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Falling Man

(Scribner)

By

Publisher: Scribner

3.6
(707)

Language:English | Number of Pages: 246 | Format: Others | In other languages: (other languages) Norwegian , Spanish , French , German , Italian , Catalan

Isbn-10: 1416557210 | Isbn-13: 9781416557210 | Publish date: 

Also available as: Hardcover , Paperback , Audio CD , eBook

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , History

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Book Description
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  • 4

    "L'uomo che cade" di Don DeLillo è un romanzo incentrato sul tragico attentato dell' 11 settembre 2001 e come tale trovo difficile giudicarlo per il rispetto nei confronti di un dolore che ogni americ ...continue

    "L'uomo che cade" di Don DeLillo è un romanzo incentrato sul tragico attentato dell' 11 settembre 2001 e come tale trovo difficile giudicarlo per il rispetto nei confronti di un dolore che ogni americano ha vissuto intimamente e la cui portata probabilmente sfugge a chi non è un cittadino statunitense. Confesso, comunque, di non aver particolarmente apprezzato la lettura del libro che ho trovato abbastanza pesante, seppure decisamente interessante. Spesso mi è capitato di trovarmi a pensare ad altro mentre leggevo perchè faticavo a seguire il flusso dei pensieri dell'autore, ma probabilmente a causa di miei limiti.

    said on 

  • 4

    Il libro sbagliato nel momento sbagliato

    Sono stata a chiedermi per metà del libro “ dove cavolo stava Don?” quando le torri furono abbattute. L’ho iniziato lunedì. Pensavo di finirlo in due giorni ma per un motivo o per l’altro ho rallen ...continue

    Sono stata a chiedermi per metà del libro “ dove cavolo stava Don?” quando le torri furono abbattute. L’ho iniziato lunedì. Pensavo di finirlo in due giorni ma per un motivo o per l’altro ho rallentato la lettura fino a che il mio tran tran quotidiano, in cui i libri hanno un ruolo preponderante, e la lettura si sono incrociati con l’ennesimo attacco all’occidente, il mitico, trasparente, immacolato occidente.
    E' successo a pagina 141. Non solo si incrociavano i due fatti, l’11 settembre ( locuzione mitica che si è sostituita “ad attacco terroristico di matrice islamica” perché, come dice il panzone Ferrara, non tutti i musulmani sono terroristi ma i terroristi sono musulmani, e ne consegue che in Francia si è verificato un “11 Settembre”) tema dell’ “Uomo che cade” con la strage dei giornalisti a Parigi.
    Ma anche, coincidenza nella coincidenza, nel romanzo viene riesumato un libro di un aeronautico in pensione sempre rifiutato dalle case editrici e che prediceva l’accaduto come l’attentato francese ha una sua predizione attribuita dagli inviati allupati, è il caso di dire, al romanzo di Michel Houellebecq, “Sottomissione”.

    A quel punto ho capito che non era il caso di confondere l’oro (De Lillo) con il piombo (inviati, opinionisti, esperti che sparano cazzate). Che quei newyorchesi del romanzo incapaci di reazioni umane davanti ad un evento tanto disumano non sono oggetto della sua pietà. Che quel loro sembrare avviluppati da un disturbo post traumatico non è una reazione affettiva psichica “umana” ma piuttosto uno stato costante di uomini e donne, ormai virtuali, trasformati dal “moderno tecnologico” e dalla sua capacità di alterare i comportamenti umani.
    Non è un caso che reazioni emotive di rabbia o dolore le provano solo i partecipanti a un gruppo di riabilitazione per pazienti con i primi segni di Alzheimer, Nina madre della protagonista, affetta da decadimento psico- fisico e il suo vecchio compagno, un mercante d’arte ma con un passato di terrorista nella Germania degli anni settanta.
    Come dire che la cognizione umana, nel bene e nel male, ha origini prettamente culturali. Che anche “l’anima “ è un fatto culturale.

    Keith, che aveva un ufficio in una delle torri, sopravvissuto all’attacco decide di fare il giocatore di poker professionista; Lianne, la moglie, insegue un artista performativo che si lancia dai grattacieli simulando la caduta degli uomini dalle torri e alla fine cerca un senso alla vita, alla sua vita, in una chiesa cattolica senza troppo successo; il loro figlioletto Justin sta a scrutare il cielo con un binocolo, con due amici, in attesa dell’arrivo di Bin Laden e dei suoi aerei: tanto è un gioco.

    Come a dire che mentre mercoledì gli svergognati, cinici, facce di c…lo dei governanti centrali e periferici ci trituravano i cabbasisi con appelli all’unità contro le serpi che si sono allevate in seno ( leggi migranti musulmani di I, II e III generazione), con ipocrite e false parole per la difesa della libertà di stampa nostro patrimonio ( e non a caso gli invasati hanno scelto un giornale dalla satira dissacrante, nel senso letterale del termine, e per di più sull’orlo del fallimento per i tagli economici e non le Figaro o il nostro Corriere: si sa che liberi non sono e quindi non fanno paura), giovedì mattina le borse schizzavano in alto per dimostrarci che loro, quelli che hanno in pugno il destino “dell’innocente” occidente, se ne stracatafottono di quei giornalisti dissidenti del potere. Già quale potere?
    De Lillo, che mi aveva fatto torcere le budella per la rappresentazione, anche retorica, di quegli ectoplasmi che non sanno mettere a fuoco ciò che gli è capitato per deficit emozionale, essendo programmati da una struttura mentale e sociale rigida che li vuole sottomessi ai bisogni indotti , mi appare l’ultimo combattente per la difesa della specificità umana.
    Dolente e senza ironia segue i due relitti che disvelano la loro natura disumana proprio nel momento in cui dovrebbe mostrarsi in tutta la sua forza con rabbia e rancore.
    Di contro, risalta l’umanità disumana del gruppo di terroristi che si addestrano prima l’attentato, la cui vita/morte fa da contraltare al nulla/niente degli americani, abitanti di una nazione destinata a diventare ininfluente e marginale dice Martin, il fu terrorista della banda Baader Meinhof .

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  • 3

    Ma davvero questo libro parla dell'11 settembre?

    Avevo sentito parlare molto bene di Don DeLillo (e del suo Cosmopolis), e i libri sull'11 settembre mi interessano molto.
    Compro "L'uomo che cade", ma dell'11 settembre trovo davvero poco: i due prota ...continue

    Avevo sentito parlare molto bene di Don DeLillo (e del suo Cosmopolis), e i libri sull'11 settembre mi interessano molto.
    Compro "L'uomo che cade", ma dell'11 settembre trovo davvero poco: i due protagonisti - lui sopravvive all'attentato e torna dall'ex moglie - sono in crisi amorosa ma potrebbe essere una storia completamente avulsa dagli "aeroplani". Le pagine dedicate alle Torri gemelle e alle conseguenze avute sul popolo newyorkese occupano pochissimo spazio: il più è dedicato a pensieri contorti su una separazione-non separazione, seghe mentali della mezza età e altri personaggi abbastanza scialbi.
    La parte più interessante (quella sull'"uomo che cade" del titolo e sulla storia di Hammad... non vi dico niente di lui) è infima. Non basta per risollevare un libro da cui mi aspettavo molto di più e che non riuscivo più a finire.
    Salvo l'ottima prosa di Don DeLillo, che scrive da dio, per usare un eufemismo.
    Riproverò con Cosmopolis.

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  • 5

    L'uomo che cade è l'uomo che sbaglia

    L'uomo che cade è un performer che dopo l'11 settembre organizza il suo show facendo finta di cadere, come le persone che si sono buttate dalle Torri per sfuggire alle fiamme. Dal racconto capisco che ...continue

    L'uomo che cade è un performer che dopo l'11 settembre organizza il suo show facendo finta di cadere, come le persone che si sono buttate dalle Torri per sfuggire alle fiamme. Dal racconto capisco che questo show rappresenta gli errori dell'uomo, che a causa di questi può essere colpito in ogni momento. Chi sbaglia, cade.
    Stupendo. Atmosfera visionaria ma allo stesso tempo con un messaggio chiaro.
    Per chi ama gli scrittori visionari: scrittorivisionari.blogspot.it

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