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Falling Man

(Scribner)

By

Publisher: Scribner

3.6
(697)

Language:English | Number of Pages: 246 | Format: Others | In other languages: (other languages) Norwegian , Spanish , French , German , Italian , Catalan

Isbn-10: 1416557210 | Isbn-13: 9781416557210 | Publish date: 

Also available as: Hardcover , Paperback , Audio CD , eBook

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , History

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Book Description
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  • 4

    Il libro sbagliato nel momento sbagliato

    Sono stata a chiedermi per metà del libro “ dove cavolo stava Don?” quando le torri furono abbattute. L’ho iniziato lunedì. Pensavo di finirlo in due giorni ma per un motivo o per l’altro ho rallentato la lettura fino a che il mio tran tran quotidiano, in cui i libri hanno un ruolo preponderan ...continue

    Sono stata a chiedermi per metà del libro “ dove cavolo stava Don?” quando le torri furono abbattute. L’ho iniziato lunedì. Pensavo di finirlo in due giorni ma per un motivo o per l’altro ho rallentato la lettura fino a che il mio tran tran quotidiano, in cui i libri hanno un ruolo preponderante, e la lettura si sono incrociati con l’ennesimo attacco all’occidente, il mitico, trasparente, immacolato occidente.
    E' successo a pagina 141. Non solo si incrociavano i due fatti, l’11 settembre ( locuzione mitica che si è sostituita “ad attacco terroristico di matrice islamica” perché, come dice il panzone Ferrara, non tutti i musulmani sono terroristi ma i terroristi sono musulmani, e ne consegue che in Francia si è verificato un “11 Settembre”) tema dell’ “Uomo che cade” con la strage dei giornalisti a Parigi.
    Ma anche, coincidenza nella coincidenza, nel romanzo viene riesumato un libro di un aeronautico in pensione sempre rifiutato dalle case editrici e che prediceva l’accaduto come l’attentato francese ha una sua predizione attribuita dagli inviati allupati, è il caso di dire, al romanzo di Michel Houellebecq, “Sottomissione”.

    A quel punto ho capito che non era il caso di confondere l’oro (De Lillo) con il piombo (inviati, opinionisti, esperti che sparano cazzate). Che quei newyorchesi del romanzo incapaci di reazioni umane davanti ad un evento tanto disumano non sono oggetto della sua pietà. Che quel loro sembrare avviluppati da un disturbo post traumatico non è una reazione affettiva psichica “umana” ma piuttosto uno stato costante di uomini e donne, ormai virtuali, trasformati dal “moderno tecnologico” e dalla sua capacità di alterare i comportamenti umani.
    Non è un caso che reazioni emotive di rabbia o dolore le provano solo i partecipanti a un gruppo di riabilitazione per pazienti con i primi segni di Alzheimer, Nina madre della protagonista, affetta da decadimento psico- fisico e il suo vecchio compagno, un mercante d’arte ma con un passato di terrorista nella Germania degli anni settanta.
    Come dire che la cognizione umana, nel bene e nel male, ha origini prettamente culturali. Che anche “l’anima “ è un fatto culturale.

    Keith, che aveva un ufficio in una delle torri, sopravvissuto all’attacco decide di fare il giocatore di poker professionista; Lianne, la moglie, insegue un artista performativo che si lancia dai grattacieli simulando la caduta degli uomini dalle torri e alla fine cerca un senso alla vita, alla sua vita, in una chiesa cattolica senza troppo successo; il loro figlioletto Justin sta a scrutare il cielo con un binocolo, con due amici, in attesa dell’arrivo di Bin Laden e dei suoi aerei: tanto è un gioco.

    Come a dire che mentre mercoledì gli svergognati, cinici, facce di c…lo dei governanti centrali e periferici ci trituravano i cabbasisi con appelli all’unità contro le serpi che si sono allevate in seno ( leggi migranti musulmani di I, II e III generazione), con ipocrite e false parole per la difesa della libertà di stampa nostro patrimonio ( e non a caso gli invasati hanno scelto un giornale dalla satira dissacrante, nel senso letterale del termine, e per di più sull’orlo del fallimento per i tagli economici e non le Figaro o il nostro Corriere: si sa che liberi non sono e quindi non fanno paura), giovedì mattina le borse schizzavano in alto per dimostrarci che loro, quelli che hanno in pugno il destino “dell’innocente” occidente, se ne stracatafottono di quei giornalisti dissidenti del potere. Già quale potere?
    De Lillo, che mi aveva fatto torcere le budella per la rappresentazione, anche retorica, di quegli ectoplasmi che non sanno mettere a fuoco ciò che gli è capitato per deficit emozionale, essendo programmati da una struttura mentale e sociale rigida che li vuole sottomessi ai bisogni indotti , mi appare l’ultimo combattente per la difesa della specificità umana.
    Dolente e senza ironia segue i due relitti che disvelano la loro natura disumana proprio nel momento in cui dovrebbe mostrarsi in tutta la sua forza con rabbia e rancore.
    Di contro, risalta l’umanità disumana del gruppo di terroristi che si addestrano prima l’attentato, la cui vita/morte fa da contraltare al nulla/niente degli americani, abitanti di una nazione destinata a diventare ininfluente e marginale dice Martin, il fu terrorista della banda Baader Meinhof .

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  • 3

    Ma davvero questo libro parla dell'11 settembre?

    Avevo sentito parlare molto bene di Don DeLillo (e del suo Cosmopolis), e i libri sull'11 settembre mi interessano molto.
    Compro "L'uomo che cade", ma dell'11 settembre trovo davvero poco: i due protagonisti - lui sopravvive all'attentato e torna dall'ex moglie - sono in crisi amorosa ma po ...continue

    Avevo sentito parlare molto bene di Don DeLillo (e del suo Cosmopolis), e i libri sull'11 settembre mi interessano molto.
    Compro "L'uomo che cade", ma dell'11 settembre trovo davvero poco: i due protagonisti - lui sopravvive all'attentato e torna dall'ex moglie - sono in crisi amorosa ma potrebbe essere una storia completamente avulsa dagli "aeroplani". Le pagine dedicate alle Torri gemelle e alle conseguenze avute sul popolo newyorkese occupano pochissimo spazio: il più è dedicato a pensieri contorti su una separazione-non separazione, seghe mentali della mezza età e altri personaggi abbastanza scialbi.
    La parte più interessante (quella sull'"uomo che cade" del titolo e sulla storia di Hammad... non vi dico niente di lui) è infima. Non basta per risollevare un libro da cui mi aspettavo molto di più e che non riuscivo più a finire.
    Salvo l'ottima prosa di Don DeLillo, che scrive da dio, per usare un eufemismo.
    Riproverò con Cosmopolis.

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  • 5

    L'uomo che cade è l'uomo che sbaglia

    L'uomo che cade è un performer che dopo l'11 settembre organizza il suo show facendo finta di cadere, come le persone che si sono buttate dalle Torri per sfuggire alle fiamme. Dal racconto capisco che questo show rappresenta gli errori dell'uomo, che a causa di questi può essere colpito in ogni m ...continue

    L'uomo che cade è un performer che dopo l'11 settembre organizza il suo show facendo finta di cadere, come le persone che si sono buttate dalle Torri per sfuggire alle fiamme. Dal racconto capisco che questo show rappresenta gli errori dell'uomo, che a causa di questi può essere colpito in ogni momento. Chi sbaglia, cade.
    Stupendo. Atmosfera visionaria ma allo stesso tempo con un messaggio chiaro.
    Per chi ama gli scrittori visionari: scrittorivisionari.blogspot.it

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  • 3

    Il più grande Real TV della storia recente.

    L'11 settembre del 2001 stavo studiando a casa un esame per l'università. Sentii mio padre gridare vieni vieni, in America sta succedendo nu burdell. Mi ritrovai davanti allo schermo da 24 pollici con quelle immagini della torre che fumava. Pochi minuti dopo, mi sembrava di sognare, un aereo sbat ...continue

    L'11 settembre del 2001 stavo studiando a casa un esame per l'università. Sentii mio padre gridare vieni vieni, in America sta succedendo nu burdell. Mi ritrovai davanti allo schermo da 24 pollici con quelle immagini della torre che fumava. Pochi minuti dopo, mi sembrava di sognare, un aereo sbatte contro la sua gemella, penetrando e sparendo tra nuvole marroncine. E' tra questi due attimi che De Lillo tira fuori il meglio. Alla prima torre siamo tutti spaventati, impietriti, colpiti. Ma la seconda torre che fuma era già qualcosa di ripetuto, eravamo tutti più vecchi e saggi.
    Questa visione sembra più applicabile per gli americani, mentre per noi alle pendici del Vesuvio sembrava di rivedere un film americano con gli effetti hollywoodiani. Mo' ci avete abituato agli effetti speciali, quindi tenetevi una reazione lontana, colpita sì, ma non così partecipata da trasformarci in persone più vecchie e sagge. Perchè, per noi da qui, l'11 settembre era un video di Real TV. Spettacolare, ma pur sempre lontano.
    De Lillo cerca di trasmettere gli effetti più microscopici sui newyorkesi derivanti da cotanta enormità. Ci riesce ma solo in parte, perchè forse la parete da scalare era troppo complessa anche per lui. I personaggi languono, si oscilla tra i protagonisti che vivono il post apocalisse e i terroristi che si preparano alla missione della vita, ovvero quella della morte. Rapporti familiari di quella complessità nascosta, strisciante, ma presente. Eppure l'autore sembra fallire in quei collegamenti così difficili da evidenziare tra catastrofe incomprensibile ed effetti sulla vita delle persone.
    Detto questo, l'uomo che cade, inteso come fenomeno estremo del post 11 settembre, è forse la cosa migliore del libro. Perchè è lì che la razionalità della rappresentazione si scontra con l'incomprensibilità dell'autolesionismo, con il ricordo dell'immagine più indimenticabile della storia recente: un colletto bianco che si lancia dall'n-simo piano con quel braccio tenuto su, teso, quasi a dire "io sono qui, anche se dovrei essere lì su". Un vero inno alla presa d'atto dell'incomprensibilità del genere umano e le sue azioni.

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