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Fame di realtà

Un manifesto

Di

Editore: Fazi

4.0
(25)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 262 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8864111476 | Isbn-13: 9788864111476 | Data di pubblicazione: 

Compilatore: David Shields

Genere: Fiction & Literature , Da consultazione

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Descrizione del libro
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  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    "I fatti non esistono, c'è solo l'arte."

    "Se volete ripristinare la forma originaria in cui il libro andava letto, vi basta prendere un paio di forbici o una lametta o un taglierino e staccare le pagine che vanno dalla 248 alla 262 tagliando lungo la linea tratteggiata.
    Di chi sono le parole?
    Di chi è la musica e tutto il resto della
    ...continua

    "Se volete ripristinare la forma originaria in cui il libro andava letto, vi basta prendere un paio di forbici o una lametta o un taglierino e staccare le pagine che vanno dalla 248 alla 262 tagliando lungo la linea tratteggiata. Di chi sono le parole? Di chi è la musica e tutto il resto della nostra cultura? È nostra, di tutti, anche se per ora non tutti lo sanno. Non si può imporre un diritto d'autore alla realtà. Basta, smettete di leggere."

    Un manifesto che difficilmente si "scollerà" dalla mente del fortunato lettore, una volta imbattutosi in questo stravolgente collage. Semplicemente grandioso.

    ha scritto il 

  • 5

    (RI)FORMA

    Fame di Realtà di David Shields è un libro che sfonda la verità nella teoria della letteratura. Leggibile anche da chi non si occupa di teoria della letteratura. Un libro destinato al Lettore Futuro e sopratutto allo Scrittore Futuro. Finalmente un libro che dice chiaro e tondo a chi appartiene l ...continua

    Fame di Realtà di David Shields è un libro che sfonda la verità nella teoria della letteratura. Leggibile anche da chi non si occupa di teoria della letteratura. Un libro destinato al Lettore Futuro e sopratutto allo Scrittore Futuro. Finalmente un libro che dice chiaro e tondo a chi appartiene la parola, il pensiero e la penna (o se volete la tastiera) e che scopre che mentre il mondo perde la sua Forma esiste la possibilità ancora della (ri)Forma in Letteratura

    ha scritto il 

  • 3

    La quarta di copertina recita:


    “Una della opere più importanti di teoria letteraria pubblicate negli ultimi anni”.


    Capisco le esigenze commerciali però sarei decisamente più cauta. Proseguendo nel sentiero tracciato dall’”autore”:


    1


    Una sorta di metodo aforismatico im ...continua

    La quarta di copertina recita:

    “Una della opere più importanti di teoria letteraria pubblicate negli ultimi anni”.

    Capisco le esigenze commerciali però sarei decisamente più cauta. Proseguendo nel sentiero tracciato dall’”autore”:

    1

    Una sorta di metodo aforismatico immerso in salsa pop; o forse, meglio, una parodia warholiana del Tractatus di Wittgenstein, col rischio che ciò che si guadagna in dinamismo lo si perda in profondità; risulta innanzitutto apprezzabile il postulato da cui il discorso prende le mosse: la letteratura è viva, ed è in continua evoluzione.

    2

    le pecche più evidenti si ritrovano probabilmente nell’eccessivo (nord)americanocentrismo, in una leggerezza che a volte sfiora la monodimensionalità del ready-made, e nella convinzione che in un certo metodo combinatorio usato per la costruzione del volume oltre che qualcosa di accattivante ci sia qualcosa di veramente nuovo e fresco (proprio nel momento in cui la radice post-moderna da cui esso nasce o si rigenera sembra essersi ultimamente un po’ disseccata).

    3

    Ciò che dice Walter Benjamin è vero per tutte le arti tranne che per la letteratura. La letteratura è sempre stata al di qua e al di là della riproducibilità tecnica. Il papiro, la pietra, l’acqua, la carta, lo schermo… sono semplici stampelle dell’unico hardware di cui il linguaggio necessiti: un cervello di sapiens sapiens. La letteratura è l’opera d’arte nel regno della sua riproducibilità biologica.

    4

    E’ stato detto che la Recherche sarebbe un’opera di saggistica letteraria sostanzialmente priva di trama. Ritengo che pochi saggi indaghino i meccanismi della gelosia amorosa come fa Proust nel suo romanzo. Ma per farlo con quella profondità e quella perizia non servono forse due personaggi come Charles e Odette, due personaggi come Marcel e Albertine, una città come Parigi, un salotto come quello dei Guermantes? E non è questa una trama? Non è l’insostenibile leggerezza di questi dettagli a separare fiction da non fiction?

    5 Non si hanno notizie di uomini trasformati in scarafaggi nella Praga degli anni Dieci, e tuttavia nessun racconto è più autobiografico della Metamorfosi di Kafka. 6 L’amore ai tempi di Saffo è diverso dall’amore ai tempi del colera è diverso dall’amore ai tempi di Amici di Maria De Filippi. Non tutte le storie sono state già scritte. 7 leggendo viene spesso la tentazione di appuntarsi a margine: “beh, se magari desse un’occhiata a una buona metà della letteratura europea dall’alto medioevo in qua…”

    8 Mi spiace quando si vuole cavalcare l’onda delle mode e si strombazzano rivoluzioni inesistenti. Visto che tutti o molti pratichiamo l’arte del copia incolla, allora vuol dire che la scrittura tradizionale è morta, mi pare come quando in tv minacciano che tutti moriremo di tunnel carpale e tutte le terribili nuove sindromi di chi usa il computer…Mi viene da ridere quando qualcuno sbandiera la morte di un media. La crisi o la fine di qualcosa in modo così millenaristico: la verità è che oggi non muore più niente, dopo pochi anni tutto torna a galla. Tra un po’ rifaremo il minuetto e il sonetto. Innovazione e rimasticazione sono quasi sinonimi ormai. 9

    Non vedo nulla di così innovativo, piuttosto mi sembra una bella furbata da parte dell’autore che, in mancanza di genio creativo, ha ben pensato di confezionare un qualcosa usando il frutto del genio letterario altrui.

    10

    Per dirla chiara e tonda, da lettore onnivoro e da scribacchino: non me ne frega niente di niente di leggere pretenziosi manifesti sui romanzi e sulle parole decontestualizzate (a parte quando fanno pubblicità). Shields dichiara: “La vostra incertezza sugli autori delle parole che avete appena letto non è un difetto ma una virtù” Io non sono per nulla d’accordo con questa sua rivendicazione di ignoranza pop-post-postmoderna. Anzi, la penso esattamente al contrario. E cito (facendone nome, cognome, data e luogo) il viennese Karl Kraus, che attorno al 1916 disse: “Non contano solo le cose dette ma anche chi le dice”

    11

    Il fatto che un libro come questo sia capace di far discutere in un modo così acceso giustifica già la sua esistenza. Farei piuttosto volentieri a meno dei libri che lasciano indifferenti, ovvero la maggior parte dei romanzi che vengono pubblicati oggi.

    Per quanto mi riguarda il giudizio è altalenante: da una lato ho apprezzato il tentativo di interrogarsi sul futuro della letteratura, dall’altro però non condivido nulla di quanto affermato in proprio dall’autore: le uniche volte che andavo a vedere chi diceva cosa, per quelle che mi sembravano colossali sciocchezze, scoprivo che non erano citazioni ma pensieri in proprio.

    1/6 Lagioia 7 Stefano Doponotaro 8 Daniele Marotta 9 Antonella Beccari 10/11 qui e là

    ha scritto il 

  • 5

    Attendevo di leggere questo "Fame di realtà" da molto tempo. Le onde telluriche di D. Shieldon stavano già cominciando a farsi sentire nella critica letteraria nostrana.
    Mi sembra che non ci libereremo molto presto di questo libro. Il mio consiglio è di acquistarlo ed analizzarlo (io l'ho riempi ...continua

    Attendevo di leggere questo "Fame di realtà" da molto tempo. Le onde telluriche di D. Shieldon stavano già cominciando a farsi sentire nella critica letteraria nostrana. Mi sembra che non ci libereremo molto presto di questo libro. Il mio consiglio è di acquistarlo ed analizzarlo (io l'ho riempito di note). La struttura è aforistica ed a me ricorda il "Tractatus logico-philosophicus" Di Wittgenstein. I pensieri vengono raccolti tematicamente attraverso brevi ed agili capitoli. Ma è bene leggerlo con calma e non farsi prendere da una certa facilità d'espressione e gusto per il paradosso. Quali le idee espresse? Eccone alcune: 1. Il romanzo è una forma narrativa superata. 2. L'originalità in letteratura è un assurdo. Basta con le citazioni dirette, un autore deve prendere il materiale da dove gli pare. 3.Esistono altre forme di intrattenimento più coinvolgenti del romanzo. 4. Al centro della Letteratura ci dovrebe essere la Vita (romanzata fin che si vuole). 5. Basta con i personaggi, le trame, i vecchi trucchi; basta con i romanzi da 400 o più pagine. L'autore dovrebbe dire quello che gli sta a cuore e farlo con chiarezza (senza aspettarsi che lo capiamo da noi).

    D. Shields ha molto da dire sul diritto d'autore nell'era di Internet ed altrettanto sulla brevità delle nuove forme di letteratura. Potreste non essere d'accordo con lui (io non lo sono in molti punti), ma credo proprio che questo sia un libro necessario.

    PS: è un libro "americano" rivolto ad un pubblico "americano" (non è una banalità) ed il mondo culturale che rievoca non è esattamente il nostro. Pensiamo ad esempio a quanto ha furoreggiato il decostruzionismo di Deridda e la lettura critica di P. de Man in USA, oppure al riferimento d'obbligo ai DJ, alla musica, al crossover musicale, etc. Eppure non può non riguardare anche noi. Non so se questo sia il nuovo manifesto della letteratura a venire, ma credo che in ogni caso sarà necessario maneggiarlo e rileggerlo parecchio prima di liberarcene definitivamente.

    ha scritto il 

  • 0

    Ci sono libri che vanno oltre il loro presunto significato. Ci sono libri che trasfigurano il loro contenuto. Ci sono libri che si trasformano in oggetti mutanti, divenendo strutture sfuggenti, impossibili da classificare e viventi quasi di vita propria. Fame di realtà va ben oltre il messaggio c ...continua

    Ci sono libri che vanno oltre il loro presunto significato. Ci sono libri che trasfigurano il loro contenuto. Ci sono libri che si trasformano in oggetti mutanti, divenendo strutture sfuggenti, impossibili da classificare e viventi quasi di vita propria. Fame di realtà va ben oltre il messaggio che intende trasmettere. La sua stessa veste tipografica ne fa una sorta di dashboard o di timeline. Una sorta di versione cartacea di quell'incessante fluire di informazioni che possiamo quotidianamente veder scorrere all'infinito su tumblr o su twitter. Come una creazione dadaista o futurista o surrealista, come una di quelle installazioni di arte contemporanea che fanno da sfondo ai romanzi di DeLillo, Fame di realtà è una performance che porta ad esempio prima di tutto se stessa. Il libro, il saggio, l'oggetto narrativo che permettono al mezzo e al messaggio di (con)fondersi, sovrapponendosi così al loro stesso contenuto, come la carta 1:1 dell'impero di borghesiana memoria. Provocatorio come un film di Andy Warhol o, meglio ancora, di Kenneth Anger, Fame di realtà non può essere una realizzazione legata ad una dinamica spaziotemporale tradizionale. Senz'altro è stato letto da Leopold Bloom, in qualche passaggio nascosto dell'Ulisse. Certamente una sua copia è stata nelle mani di V. o di Oedipa Maas. Myra Breckinridge ne avrà valutate alcune parti e una sua copia sarà sicuramente oggetto di qualche Culto del Cargo, in qualche sperduta isoletta del Pacifico. Fame di realtà è un libro già morto prima ancora di nascere, anzi prima ancora di essere concepito, nella misura in cui esiste da sempre. Come scrive Shields al punto 10, citando Terenzio: "E' impossibile dire qualcosa che non sia già stato detto." http://nottedinebbiainpianura.blogspot.com/2010/12/fame-di-realta-di-david-shields-fazi.html

    ha scritto il 

  • 5

    alcuni frammenti (è un libro di frammenti)

    6 Non devo dire niente, mi basta esporre.
    45 Dopo Freud, dopo Einstein, il romanzo ha preso le distanze dalla narrativa, la poesia dalla rima e l'arte dal figurativo rifugiandosi nell'astrattismo.
    82 L'arte non è la verità: l'arte è una menzogna che ci permette di riconoscere la verità.
    95 E se l ...continua

    6 Non devo dire niente, mi basta esporre. 45 Dopo Freud, dopo Einstein, il romanzo ha preso le distanze dalla narrativa, la poesia dalla rima e l'arte dal figurativo rifugiandosi nell'astrattismo. 82 L'arte non è la verità: l'arte è una menzogna che ci permette di riconoscere la verità. 95 E se l'America in realtà non fosse il tipo di posto dove un marchettaro può arrivare al successo grazie allo studio e al talento? Non sarà invece il tipo di posto dove le storie sui bambini stuprati che trionfano attraverso mille avversità vengono inventate e vendute bene? 126 La dote essenziale per un bravo scrittore è avere incorporato un rilevatore di stronzate a prova di bomba. 162 Solo nella memoria la realtà prende forma. 196 Vai, vai, vai, disse l'uccellino: il genere umano Non riesce a sopportare troppa realtà.

    ha scritto il 

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