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Far from the Madding Crowd

By

Publisher: Random House USA Inc

4.0
(364)

Language:English | Number of Pages: 432 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Italian , Chi traditional , Spanish , German , Basque , Catalan

Isbn-10: 037575797X | Isbn-13: 9780375757976 | Publish date:  | Edition Modern Library

Also available as: Hardcover , Library Binding , Audio Cassette , Audio CD , Mass Market Paperback , Others , eBook

Category: Fiction & Literature , Romance , Teens

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Book Description
Far from the Madding Crowd, Hardy’s passionate tale of the beautiful, headstrong farmer Bathsheba Everdene and her three suitors, firmly established the thirty-four-year-old writer as a popular novelist. According to Virginia Woolf, “The subject was right; the method was right; the poet and the countryman, the sensual man, the sombre reflective man, the man of learning, all enlisted to produce a book which . . . must hold its place among the great English novels.” Introducing the fictional name of “Wessex” to describe Hardy’s legendary countryside, this early masterpiece draws a vivid picture of rural life in southwest England. This Modern Library Paperback Classic is set from the 1912 Wessex edition and features Hardy’s map of Wessex.
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  • 1

    Nutrivo grandi aspettative su questo libro e sono state tutte deluse: ho trovato odiosi tutti i personaggi, dai contadini che dovevano risultare allegri e simpatici e invece sono solo bigotti e voltag ...continue

    Nutrivo grandi aspettative su questo libro e sono state tutte deluse: ho trovato odiosi tutti i personaggi, dai contadini che dovevano risultare allegri e simpatici e invece sono solo bigotti e voltagabbana, al presunto eroe tragico Boldwood, l'unico che ha qualche merito è Gabriel Oak, l'unico ad avere un po' di sale in zucca ma la sua decisione finale è alquanto discutibile (Ah, avesse avuto il coraggio di andar via e ripagare Batsceba con la sua stessa moneta!). La cosa che mi lascia perplessa comunque è questa generale convinzione che la protagonista, Batsceba, sia un modello da seguire, un personaggio protofemminista che incarna l'ideale di una donna forte e indipendente...beh femminista perchè? Perchè si permette di giocare con i sentimenti di tre uomini, che si fa gabbare dal primo bel visino che incontra? Perchè è boriosa, vanitosa e irrispettosa verso tutto e tutti? Questo non è "proto femminismo" è essere insopportabili! Diciamo che è meglio lasciarsi ispirare da un personaggio come Jane Eyre.
    Comunque consiglio di leggere il romanzo in lingua originale, la traduzione italiana è pessima.

    said on 

  • 4

    Letto alla fine degli anni settanta, ancora sotto la suggestione del film di Schlesinger, e in piena cultura 'folk', questo romanzo era stato una splendida sorpresa. L'ho riletto qualche anno fa e, pe ...continue

    Letto alla fine degli anni settanta, ancora sotto la suggestione del film di Schlesinger, e in piena cultura 'folk', questo romanzo era stato una splendida sorpresa. L'ho riletto qualche anno fa e, per la verità, aveva perso ben poco del suo fascino.

    said on 

  • 5

    Thomas Hardy o, come lo definisco io, "l'autore dimenticato".
    FERMATEVI a pensare e chiedetevi se lo avete mai sentito nominare di recente, se avete visto un suo libro in una qualsiasi libreria, se vi ...continue

    Thomas Hardy o, come lo definisco io, "l'autore dimenticato".
    FERMATEVI a pensare e chiedetevi se lo avete mai sentito nominare di recente, se avete visto un suo libro in una qualsiasi libreria, se vi siete imbattuti in una qualsiasi recensione di una sua opera. Molto probabilmente la risposta sarà: NO.
    A me sembra che, almeno per quanto concerne il popolo dei lettori italiani, abbia dimenticato questo autore inglese del XIX secolo, autore di capolavori assoluti come "Tess of The D'Ubervilles" e "Jude The Obscure", solo per citare i suoi titoli più conosciuti, oltre ad aver composto meravigliose poesie.
    Per mia fortuna l'ho conosciuto ai tempi dei miei studi universitari e da allora mi sono sempre ripromessa di approfondirlo e conoscere meglio le sue opere. Peccato che ci sia messa di mezzo questa amnesia collettiva e per trovare un suo libro abbia dovuto "ripiegare" sulla biblioteca. Questo significa che, finito il mese di prestito, dovrò restituire il libro, quando invece il mio diavoletto custode vorrebbe sottrarlo al pubblico e tenerlo tutto per me!
    Perché questo libro è incantevole, bellissimo, fuori dal tempo e dagli schemi letterari attuali, lirico e in certe parti, pura poesia.

    Se avete intenzione di apprestarvi a leggere questo libro, o uno qualsiasi di questo autore, non fatelo a cuor leggero. Non pensate di avere a che fare con una prosa semplice, lineare, uno di quei libri "che si lasciano leggere da soli".
    Hardy pretende che gli dedichiate tutta la vostra attenzione.
    Egli non è semplice, le descrizioni e i paragoni sono pregni, spesso i giri di parole sono complicati e hanno bisogno di essere riletti due, tre volte per essere compresi appieno; ma quando vi addentrerete nella sua prosa capirete che fine narratore egli sia, al confronto del quale molti maestri di oggi impallidiscono.
    In lui le descrizioni sono vivide, ricche di particolari, liriche, poetiche.
    Se potessi vi citerei pagine intere che mi hanno rapito, ma rischierei di riscrivere il libro, perché ogni pagina è un esempio di perfezione.
    Allo stesso modo in cui le descrizioni sono lunghe e particolareggiate, i dialoghi sono arguti, fulminei, moderni, ironici.
    L'insieme di questi due elementi rendono "Via dalla pazza folla" un libro indimenticabile così come sono indimenticabili i suoi protagonisti.

    "A Londra, venti o trent'anni fa è un tempo antico; a Parigi lo è dieci o cinque anni; a Weatherbury una sessantina o un'ottantina di anni erano inclusi nell'attuale presente, e nulla che fosse inferiore al secolo lasciava qualche traccia nel suo aspetto o nel suo tono di vita. Cinque decenni riuscivano appena a modificare d'un capello il taglio delle ghette, i ricami di un camiciotto. Dieci generazioni non riuscivano ad alterare il giro di una sola frase. In quei remoti canticci del Wessex i tempi antichi dell'affaccendato forestiero non sono che i tempi vecchi; i suoi tempi vecchi sono ancora nuovi; il suo presente è il futuro."

    Avvicinandomi al libro senza sapere nulla della trama, avrei pensato di leggere la storia di un allontanamento volontario dalla città frenetica per preferire un ambiente ritirato e solitario; lo scontro interiore di un protagonista che per varie vicissitudini decidesse di abbandonare la città.
    Niente di più sbagliato.
    Hardy sceglie questo titolo per immergerci in una storia pastorale, tutta vissuta nell'idillio della campagna inglese del Wessex di sua invenzione. La storia di personaggi dall'estrazione semplice, pastori, contadini, fittavoli, ma dalla passioni tumultuose.

    Proverò a darvi qualche cenno sulla trama, anche se la vicenda è così complessa e ricca di sfumature da essere quasi impossibile da riassumere esaurientemente.
    In un paesino della regione del Wessex (antico nome del Dorset, la regione d'origine dell'autore), il giovane Gabriel Oak è riuscito a diventare fittavolo di una piccola proprietà e alleva orgoglioso le sue pecore, speranzoso di poter diventare col tempo un proprietario terriero. In questa veste conosce la giovane e volitiva Bathsheba Everdene, in visita ad una zia. Innamoratosi di lei al primo apparire della giovane, Oak le chiede di sposarlo ma viene respinto perché la ragazza lo ritiene di estrazione sociale troppo inferiore a lei. Qualche tempo dopo Oak perde tutto il suo gregge per una serie di sfortunate coincidenze ed è costretto a vagare per i paesini del Wessex in cerca di una nuova occupazione. Per caso arriva a Weatherbury e si imbatte di nuovo in Bathsheba, nel frattempo divenuta a sua volta fittavola di una grande proprietà avuta in eredità da uno zio e che ella cerca di gestire da sola, senza l'aiuto di un fattore, come d'abitudine. Oak, sempre innamorato di lei, diventa il suo pastore e confidente, una sorta di angelo custode, che da lontano segue le vicende della giovane e la protegge. Bathsceba, donna indipendente e decisa, fa innamorare di se il suo vicino, il fittavolo Boldwood, e pur non amandolo, si impegna ugualmente a sposarlo, salvo poi far cadere l'uomo nella piu totale disperazione quando s'innamora del sergente Troy, il peggior partito che potesse mai scegliere...

    Pensando allo stile di Hardy, l'unico paragone che mi viene in mente è la pittura fiamminga (per esempio Anton van Dyck http://it.wikipedia.org/wiki/Opere_di_Antoon_van_Dyck) o le opere di Piero della Francesca, come i ritratti di Federico da Montefeltro e della sua consorte; quei meravigliosi dipinti in cui il volto di un personaggio è ritratto in primo piano, sullo sfondo di un paesaggio lontano che lascia però intatti tutti i particolari, paesaggi piccolissimi ma pieni di vita che lasciano senza fiato, nonostante manchino di prospettiva in quanto nella realtà mai un paesaggio sarebbe così particolareggiato visto da lontano.

    Allo stesso modo Hardy tiene costantemente sul proscenio i suoi personaggi principali non abbandonandoli mai, ma nello stesso tempo dipinge alle loro spalle un mondo pieno di sfumature, personaggi secondari, descrizioni, ambienti, che arricchiscono e completano gli stessi protagonisti, gli uni non potrebbero esistere senza gli altri perché è l'ambiente a creare i personaggi e i personaggi a rendere l'ambiente in cui sono immersi così perfetto.
    Hardy è un cesellatore di immagini, uno scalpellino che lavora con la sua prosa per creare un quadro pastorale unico, fissando sulla pagina un mondo ormai scomparso e che già andava scomparendo nel momento stesso in cui egli lo descriveva. Come asserisce anche Attilio Bertolucci nell'introduzione all'edizione Garzanti del 1989 che io ho avuto la fortuna di recuperare; a differenza dei suoi contemporanei (due tra i tanti: Dickens e Thackeray) che "avevano accordato la loro fantasia creatrice allo straordinario fenomeno che era la città moderna", Hardy, pur conoscendo l'ambiente londinese, gli preferisce il suo natio Dorset, ovvero quello che lui chiama Wessex, rispolverando l'antico nome della regione. Una terra quasi avvolta dal mito dove fittavoli, pastori, braccianti, vivono in comunione con il bestiame e la natura, un mondo che sforna personaggi indimenticabili come i due protagonisti Bathsceba e Gabriel Oak.

    Il capitolo iniziale è esemplare nel modo in cui Hardy introduce i suoi protagonisti.
    L'incipit che presenta Oak rimane impresso nella mente senza volersene più andare.

    "Quando il fittavolo Oak sorrideva, gli angoli della bocca gli si slargavano fino a trovarsi a esigua distanza dagli orecchi; gli occhi gli si riducevano a due fessure; e apparivano loro intorno certe grinze divergenti che si stendevano sulla sua fisionomia come i raggi di un rudimentale abbozzo di sole nascente."

    Oak, come il suo nome stesso suggerisce, è una quercia, il pilastro portante della narrazione. Colui capace di tenere le fila della storia, granitico, calmo e sempre padrone di se anche nelle situazioni più difficili, o quando il destino gli si mette contro e lo costringe ad affrontare momenti molto difficili.
    Il fato lo mette di fronte a difficili prove come: il rifiuto di Bathsceba a sposarlo, la perdita del suo gregge e il conseguente declassamento sociale, l'amore sempre celato per la protagonista. Malgrado questo, egli rimane fermo nei suoi propositi, una presenza fondamentale dell'intero romanzo anche quando il suo autore pare momentaneamente dimenticarlo per capitoli interi e di lui niente viene detto. Egli è colui che è capace di salvare le pecore che hanno ingurgitato troppa erba, che mette in salvo il raccolto dalla tempesta e dagli incendi.

    Anche l'affacciarsi sulla scena della protagonista femminile Bathsceba è allo stesso modo indimenticabile. La vediamo farsi strada tra l'idilliaca campagna inglese a bordo di un carretto pieno zeppo di mobilio e suppellettili sul quale ella è posta come una regina sul trono.

    "La ragazza in cima al carico se ne stava immobile, circondata di tavole e sedie a gambe all'aria, appoggiata a una panca di quercia, e decorata sul davanti da vasi di gerani, mirti e cacti, accompagnati da un canarino in gabbia, il tutto proveniente, con ogni probabilità, dalle finestre della casa da poco evacuata. Vi era anche, in un paniere di vimini, un gatto, il quale stava affettuosamente sorvegliando ad occhi socchiusi gli uccellini all'interno, dal coperchio semiaperto."

    Da una giovane in quella posizione non ci si aspetterebbe di certo il gesto successivo: "volse il capo per vedere se il carrettiere stesse per giungere. Non era ancora in vista; e i suoi occhi ritornarono al pacco, e parve che i suoi pensieri speculassero su cosa potesse contenere. Alla fine, tirò su l'oggetto, nel proprio grembo, e disfece l'involucro; un piccolo specchio a dondolo rimase allo scoperto ed in quello essa procedette a rimirarsi attentamente."

    Nell'atto di guardarsi allo specchio, seduta su un carro, nell'estraneità di questo atto non certo consono all'ambiente in cui è immersa, sta tutta l'essenza del personaggio di Bathsceba. Una giovane ragazza di campagna dalla forte indipendenza, decisa a farsi valere in un mondo che la vorrebbe timida ed arrendevole. Ella è un carattere ambivalente, da un lato ha una sfrontatezza e una forza d'animo molto moderna e che la rende del tutto diversa dalle cedevoli eroina dell'epoca. Rifiuta quasi sdegnosamente la proposta di matrimonio di Oak perché non lo ritiene alla sua altezza, dirige con piglio quasi maschile la sua tenuta, recandosi personalmente al mercato del grano, luogo prettamente maschile, e supervisionando la tosatura delle sue pecore.
    Ella riesce perfino a smuovere l'animo di un uomo tranquillo e imperturbabile come il fittavolo Boldwood, noto a tutti per il suo carattere quieto e tranquillo. Boldwood si rivela invece la classica "acqua cheta che rompe i ponti", facendosi trasportare dalla passione per la ragazza quasi fino all'ottenebramento delle sue capacità.

    "la sua non era una natura comune. Quella tranquillità, che colpiva un osservatore occasionale, più di ogni altra cosa, nel suo carattere e nelle sue abitudini, e che somigliava così perfettamente a un residuo di vuotezza, avrebbe anche potuto essere un perfetto equilibrio di enormi forze antagonistiche, positive e negative, convenientemente aggiustate. Una volta scosso dal suo equilibrio, egli passava immediatamente all'estremo. Se mai un'emozione lo coglieva, finiva per governarlo; un sentimento che non lo governasse era del tutto latente. Stagnante o rapido, non era mai lento, era sempre o colpito mortalmente, o illeso."

    Peccato che la forza di carattere di Bathsceba verso la metà della narrazione venga messa in crisi dal giungere sulla scena del personaggio più meschino, vile, approfittare, egoista ed egocentrico nel quale mi sia mai imbattuta. Sto parlando del sergente Troy, che con i suoi modi affettati e adulatori riesce a farla cadere nelle sue spire come la più arrendevole delle eroine romantiche. In questo momento Bathsceba diventa una qualunque donna preda delle sue emozioni e subisce un'involuzione a mio avviso molto negativa.
    Questo momento di debolezza rischierà di compromettere non solo la sua vita, ma anche la sua tenuta e il duro lavoro di anni.
    Per fortuna il suo "angelo custode" Oak non la abbandonerà mai neanche nei momenti più critici e costituirà la salvezza di Bathsceba.

    L'unica nota negativa che posso trovare in tutto il romanzo è nel confronti della traduzione italiana risalente agli anni '80 e che ha scelto di tradurre in italiano molti dei nomi propri dei personaggi, lasciando invariato il cognome inglese. È così mi sono dovuta sorbire per tutto il romanzo un protagonista di nome "Gabriele" Oak anziché Gabriel. Allo stesso modo molti dei personaggi di contorno hanno nomi assurdi come Giuseppe Poorgrass, Giacobbe Smallbury, Susanna e Labano Tall mentre altri conservano i loro nomi originali: Mark Clark, Jan Coggan.
    Francamente non ho capito la necessità di questa traduzione arbitraria di alcuni nomi a discapito di altri.

    So che l'anno prossimo uscirà un film tratto dall'opera, con Carey Mullighan, una delle attrici più brave del momento, nel ruolo di Bathsceba. Mi auguro che questo film serva ad attirare un po' l'attenzione su Hardy e a riportare le sue opere nelle librerie. Non fa nulla se molto probabilmente in una orrenda edizione con i protagonisti della pellicola sulla copertina. Basta che si ricominci a leggerlo. Basta che venga pubblicata una nuova traduzione aggiornata. Basta che lo si tiri fuori dal dimenticatoio nel quale lo si è ingiustamente relegato.

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  • 3

    Quando Thomas il Tragico inciampò sul "vissero felici e contenti"...

    2/3 stelline

    Quando Bathsheba Everdene, donna fiera e testarda, si stabilisce a Weatherbury per occuparsi della fattoria ereditata dallo zio, l'attenzione della gente non può che concentrarsi su di le ...continue

    2/3 stelline

    Quando Bathsheba Everdene, donna fiera e testarda, si stabilisce a Weatherbury per occuparsi della fattoria ereditata dallo zio, l'attenzione della gente non può che concentrarsi su di lei: impossibile che una ragazza tanto giovane e bella scelga di mandare avanti, tutta sola, un'attività così tipicamente maschile, e ancor più incredibile, che in nome della sua indipendenza, rifiuti le appassionate proposte di matrimonio di due rispettabilissimi pretendenti: dapprima il mite e coscenzioso Gabriel Oak, onesto fittavolo poi costretto, dalle avversità della vita, a lavorare per la stessa Bathsheba; e in seguito il serio e maturo Boldwood, anch'egli fittavolo, decisamente più agiato, che per la prima volta nella vita si vede travolto dall'amore.
    Ma la vanità, e la stupidità umana, sono cattive consigliere, e sarà proprio facendosi guidare da esse che Bathsheba, nonostante i suoi presunti ideali, si lascerà ammaliare dal sergente Troy: un giovane fatuo ed egoista la cui natura, pur nota alla fanciulla, non le impedirà di cadere rovinosamente nella sua rete.

    È un Hardy sensibilmente sottotono a intessere la trama di questo racconto campestre, pacato (persino troppo), di per sé piacevole, ma sorretto da un intreccio un po'troppo prevedibile e, soprattutto, da dei protagonisti che, privi della dell'accurata caratterizzazione che di norma contraddistingue le creature uscite dalla penna dell'autore, appaiono sbiaditi, vacui, tali da suscitare soprattutto indifferenza, quando non addirittura irritazione.
    Si sottrae a tale regola, per certi versi, solo il personaggio di Boldwood, che in un crescendo d'irrazionalità, si trasforma, nel corso dei capitoli, da uomo irreprensibile e ottimo partito, in ossessivo ed irragionevole innamorato senza dignità, i cui tentativi di estorcere promesse di matrimonio alla protagonista, si fanno via via sempre più assurdi.
    E a proposito di quest'ultima, proprio la mancanza di un'eroina con cui simpatizzare, ha costituito, per quanto mi riguarda, uno dei limiti più grandi del romanzo.
    Bathsheba, infatti, più volte indicata come una figura forte, volitiva e indipendente, è in realtà una donna frivola e piena di sé, che dietro una labile maschera di risolutezza e orgoglio, cela una natura superficiale, incoerente, e spesso tangibilmente puerile; una donna di scarso spessore, con ideali deboli e limitata consapevolezza di sé, che in ogni scelta della vita si lascia guidare dal sentimento del momento, o dalla sua stolta vanità, finendo inevitabilmente per agire in modo sconsiderato e pagarne poi il meritato fio. La profonda antipatia ispiratami dalla protagonista, dalla sua palese stupidità travestita da determinazione, e dalla sua incomprensibile e persistente considerazione per un marito completamente indegno, è stata tale da impedirmi, anche nei momenti più difficili, di dispiacermi per lei, così che il coinvolgimento stesso nella lettura ne è stato pregiudicato.

    Intanto, tra estemporanei - e un po'ridicoli - innamoramenti a prima vista (o per meglio dire, anche senza vista alcuna, dato che Boldwood s'innamora prima ancora di aver incontrato la sua bella), interminabili siparietti tra gli "allegri" lavoratori di Weatherbury (talmente ripetitivi da appesantire il racconto invece che stemperarne il clima), e squarci (talvolta tragicomici) di vita pastorale, il filo della narrazione si dipana, regalando indiscutibilmente svariati momenti gradevoli e significativi, senza però arrivare mai ad appassionare, e scivolando, a tratti, perfino nella banalità.
    Neppure la seconda parte, che segnata da rivelazioni del passato, morti presunte, e tragedie incombenti, ci restituisce lo spirito più tipico di Hardy, riesce a riscattare del tutto un romanzo dove anche il lieve pathos dei capitoli più riusciti (uno su tutti: l'esibizione in incognito di Troy di fronte a un'ignara moglie), sconfina troppo spesso nella comicità, o finisce per dissolversi puntualmente in deludenti soluzioni mai all'altezza delle aspettative.

    Far from the madding crowd, col suo titolo spiccatamente ironico, culmina infine nell'insoddisfacente epilogo, in cui lo scrittore inglese, ineguagliabile maestro della tragedia, dà il peggio di sé, proponendo questa volta una conclusione forzata e banale, all'insegna di un poco convincente "vissero felici e contenti", dove l'immutata e, a parer mio, del tutto ingiustificata devozione di Oak per la sdegnosa padrona, trova finalmente (o, dovrei dire, tristemente) la sua agognata ricompensa.
    Un finale che, non l'avrei creduto, mi ha fatto amaramente rimpiangere quelli più tragici, ma di gran lunga più riusciti e memorabili, del miglior Hardy.

    Un'ultima, doverosa, e imprescindibile nota di demerito va alla pessima traduzione Garzanti: un'autentica violenza inflitta all'ineccepibile prosa dell'autore, per colpa della quale risulta impossibile persino apprezzare la meravigliosa scrittura hardiana e le celebri descrizioni paesaggistiche (che nella versione originale del romanzo sono invece presenti) che, contribuendo a creare le suggestive atmosfere del Wessex, costituiscono da sempre il 50% del fascino dei romanzi di Hardy, nonché l'autentico punto di forza del suo stile. Imperdonabile davvero.

    said on 

  • 4

    Credevo che Hardy fosse uno scrittore drammatico, cupo e pessimista come sono i suoi ultimi e più famosi romanzi, Tess dei d’Urbeville e Jude l’Oscuro. Sbagliato. In gioventù, come tanti altri, Hardy ...continue

    Credevo che Hardy fosse uno scrittore drammatico, cupo e pessimista come sono i suoi ultimi e più famosi romanzi, Tess dei d’Urbeville e Jude l’Oscuro. Sbagliato. In gioventù, come tanti altri, Hardy fu molto meno tetro. Questo romanzo si ispira ai toni di una ballata popolare di carattere agreste, ed è una lettura davvero divertente e appassionante. Abbiamo una giovane e bella eroina molto speciale, Batsceba, che si intestardisce a voler condurre da sola una tenuta senza l’aiuto di un fittavolo, va fiera della sua indipendenza e non ha voglia di sposarsi. Ma, proprio come la Isabel Archer del Ritratto di signora, incapperà in tre proposte di matrimonio e soccomberà alla peggiore. In un rocambolesco e vertiginoso susseguirsi di avventure e sventure, si passa dall’inafferrabile felicità alla tangibile tragedia, accompagnati sempre dal sottofondo del comico chiacchiericcio dei contadini, dal poetico avvicendarsi delle stagioni, e dallo sguardo maligno del Fato che gioca a dadi con le vite degli uomini; e alla fine, come narrerebbe un cantastorie strimpellante in un'antica fiera campestre, tutto passa.

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  • 4

    Un romanzo scritto in maniera brillante e mai noioso,che sa scandagliare in profondità l'animo umano e sa rivelare le conseguenze delle scelte di vita,a volte felici ed altre tragiche.Meravigliose le ...continue

    Un romanzo scritto in maniera brillante e mai noioso,che sa scandagliare in profondità l'animo umano e sa rivelare le conseguenze delle scelte di vita,a volte felici ed altre tragiche.Meravigliose le descrizioni della campagna inglese e della mentalità che vi regnava quando il romanzo è stato scritto.

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  • 4

    Dal titolo mi ero immaginata un libro diverso, pensavo a una fuga dalla città verso la campagna, invece quel "via" è da intendersi proprio come un "lontano".
    La storia infatti è ambientata nella campa ...continue

    Dal titolo mi ero immaginata un libro diverso, pensavo a una fuga dalla città verso la campagna, invece quel "via" è da intendersi proprio come un "lontano".
    La storia infatti è ambientata nella campagna inglese di fine '800 ed è davvero una bella storia ricca di emozioni e colpi di scena ma mai sdolcinata grazie a personaggi forti e coraggiosi, moderni nonostante l'epoca.
    Lo stile ovviamente è diverso da quello di oggi, più lento e descrittivo, ma vale la pena di dedicare al libro una lettura attenta e minuziosa per carpirne ogni stilla.
    Alle lunghe descrizioni si contrappongono dialoghi veloci e risolutivi, a volte poche parole pronunciate da uno dei protagonisti fanno precipitare la storia in una ripida discesa rispetto all'ardua salita impiegata per arrivare fin lì.
    Questo contrasto tra lentezza narrativa e incalzare di eventi mi è rimasto dentro, credevo di aver fatto una tranquilla passeggiata nella campagna inglese e invece guarda lì quante cose son successe mentre leggevo...

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  • 5

    Un bella sinfonia del mondo rurale

    Sono sempre stata attratta dal titolo ma ero un po' titubante nel decidere se leggere o no questo libro di Thomas Hardy; credo che alcuni libri siano particolarmente adatti ad una stagione e quelli de ...continue

    Sono sempre stata attratta dal titolo ma ero un po' titubante nel decidere se leggere o no questo libro di Thomas Hardy; credo che alcuni libri siano particolarmente adatti ad una stagione e quelli dello scrittore inglese (secondo me) sono da leggere generalmente nella stagione autunnale.
    Sarò ripetitiva (non mi importa), ma, come ho già detto per “Il bosco”, credo che Hardy utilizzi la penna come un pittore impressionista il pennello e anche in questo libro descrive il paesaggio con dettagli raffinati che sembrano delle vere e proprie pennellate di colore.

    Questo libro è una ballata popolare, un coro pastorale. Ambientato nell'immaginario Wessex racconta le vicende del fittavolo Gabriel Oak, piccolo proprietario di un gregge di pecore nella rurale campagna inglese, che un bel giorno vede sopra un carro pieno di suppellettili una giovane ragazza, Batsceba Everdene, di cui subito si innamora. Tempo dopo Oak le chiede di sposarlo ma lei rifiuta e così le strade dei due si dividono.
    Un bel giorno il fato (come sempre nei libri di Hardy) ci mette lo zampino e Gabriel perde tutto ciò che possiede così è costretto a vagare nei villaggi della campagna inglese alla ricerca di una nuova occupazione fin quando non trova lavoro presso una fattoria; qui scoprirà che la padrona è proprio Batsceba, la donna che lo ha rifiutato, divenuta ormai fittavola di una grande proprietà...

    Al centro del romanzo ci sono le vicende, gli eventi che travolgono le vite dei personaggi principali. Mentre lo leggevo mi è venuta in mente una frase di una famosa canzone Il triangolo no, non l'avevo considerato, infatti non è il classico triangolo lui, lei, l'altro ma in questo caso un quadrato: Batsceba, Gabriel, Boldwood e il sergente Frank Troy.
    Gabriel Oak, fittavolo che dopo aver perso tutto riparte da zero con grande forza e dignità. Paziente, devoto e costante, nonostante tutto e tutti, nel suo amore per quella ragazza incontrata tempo fa sopra un carro; Batsceba Everdene, giovane ragazza all'inizio del romanzo nullatenente, che rifiuta la proposta di matrimonio di Gabriel, perché quest'ultimo non ha nulla da offrirle e non lo ama. Intelligente, indipendente, testarda, risoluta, vanitosa, Batsceba è un grande personaggio femminile nelle sue contraddizioni nonostante a volte agisca in maniera avventata e testarda. Un personaggio veramente moderno per l'epoca in cui è ambientato il romanzo; il fittavolo Boldwood, uomo di circa quarant'anni, ricco e associale, fittavolo della fattoria vicino a quella di Batsceba, a cui basta un biglietto, mandato per scherzo, con la parola sposami per sconvolgergli totalmente la vita; più che innamorato sembra sia ossessionato da Batsceba e questa ossessione lo porterà alla follia; il sergente Troy, è un giovane un po' superficiale, spaccone, comparso improvvisamente, corteggia Batsceba e lei perderà la testa per lui tanto da mandare (quasi) in rovina la sua proprietà.

    Hardy è sempre magnifico, un vero poeta nel descrivere i personaggi che animano le pagine di questo bel romanzo, i paesaggi, lo scorrere delle stagioni, la vita della comunità rurale. La natura è descritta in maniera così vivida che sembra di essere lì, in mezzo alla campagna, a guardare i suoi mille colori; inoltre riesce a trasmettere sensazioni talmente reali che sembra di sentire il fruscio delle foglie, il profumo del fieno, il belare degli animali, le voci e le risa degli agricoltori, uno straordinario temporale tutto fulmini e tuoni senza pioggia.
    Tutto sembra scorrere in maniera tranquilla ma basta una cosa banale a scatenare una tragedia. È quasi sempre al buio che accade qualcosa che sconvolge la vita dei personaggi (ad esempio la perdita del gregge, l'incendio della stalla, l'incontro tra Batsceba e Troy, una sconvolgente scoperta, un ritorno dal passato, ecc.); il buio che confonde i contorni delle persone e delle cose e che viene rischiarato solo dalla luce di una lampada, di una candela, dalla luna.

    Come dicevo ero titubante prima di iniziarlo ma, fin dalle prime pagine mi sono ampiamente ricreduta perché sono stata conquistata e travolta ancora una volta dalla magnifica prosa di Thomas Hardy.
    Romanzo scorrevole, una storia che trascina e incuriosisce, appassionante, coinvolgente, ironico, commovente, una trama avvincente con alcuni colpi di scena ben dislocati.
    Un romanzo che riesce a coinvolgere tutti e cinque i sensi, che trasmette il lento scorrere della vita campestre e da cui non riesci a staccartene facilmente.

    Anche nel fare ispezioni orizzontali e chiare, noi coloriamo o plasmiamo secondo i nostri desideri interiori ciò che i nostri occhi ci presentano.

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  • *** This comment contains spoilers! ***

    5

    incredibile

    Per una volta il finale è ottimo!!! Finisce bene! In mezzo ad una stragea almeno i nostri 2 si sppsano dopo anni di peripezie e di tristezza... Batsceba rifiuta Gabriele Oak all'inizio del racconto pe ...continue

    Per una volta il finale è ottimo!!! Finisce bene! In mezzo ad una stragea almeno i nostri 2 si sppsano dopo anni di peripezie e di tristezza... Batsceba rifiuta Gabriele Oak all'inizio del racconto perché non ha nulla e non lo ama, poi le posizioni economiche si ribaltano lei eredita e diventa una fittavola, mentre lui cade in miseria. Batsceba si innamora di un sergente che è implicato in altre storie e non la ama, ma da vera cocciuta lo sposa... alla fine però i nostri saranno riuniti e vivranno insieme felici!

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