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Fatale

Di

Editore: Einaudi (Einaudi tascabili; 571)

3.7
(259)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 136 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Francese , Inglese

Isbn-10: 8806150472 | Isbn-13: 9788806150471 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Gualtiero De Marinis ; Postfazione: Jean Echenoz

Genere: Fiction & Literature , Mystery & Thrillers

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Descrizione del libro
Bléville è una cittadina della provincia francese, pacifica e imborghesita. Aimée Joubert, assassina di professione, è una donna con un compito preciso: uccidere gli abitanti a uno a uno.
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  • 0

    meno di cento pagine di noir scritte molto bene, con le inevitabili piccole incongruenze e semplificazioni cui il lettore [il tossico] di noir è abituato, con le azioni in primo piano, con i sentiment ...continua

    meno di cento pagine di noir scritte molto bene, con le inevitabili piccole incongruenze e semplificazioni cui il lettore [il tossico] di noir è abituato, con le azioni in primo piano, con i sentimenti messi in soffitta e sostituiti dall'urgenza di agire.
    un breve romanzo che mi fa fare quello che chiedo a un noir: saltare le righe per sapere cosa succede dopo, presto, subito, datemene ancora, ancora, ancora.

    [la recensione vera sta nell'appendice al romanzo, probabilmente aggiunta per allungare il brodino giustificando il prezzo di copertina. vi si fanno alcune considerazioni che avrei fatto io (ovviamente non così bene) se non l'avessi letta, più altre cui non avevo pensato e che condivido. chi ha scritto l'appendice? boh, non mi ricordo].

    ha scritto il 

  • 4

    Per la serie quando sei bravo ti bastano cento pagine per mettere in scena un noir coi fiocchi. Fatale è un gioiellino di stile, costruzione e personaggi. La facilità di lettura non tragga in inganno ...continua

    Per la serie quando sei bravo ti bastano cento pagine per mettere in scena un noir coi fiocchi. Fatale è un gioiellino di stile, costruzione e personaggi. La facilità di lettura non tragga in inganno è pura maestria evocare con delle pennellate brevi ma ben assestate il provincialismo opulento, gretto e corrotto dei paesotti borghesi, disporre sulla scacchiera i caratteri umani senza bisogno di descriverne esplicitamente la psicologia, tirare le fila di una storia lasciando che sia il lettore a ricomporre il quadro generale, maneggiare un registro sincopato e ridotto all'osso e trasformare senza soluzione di continuità la tensione dell'azione in grottesco. Un noir da manuale dove non ci sono innocenti né vincitori, l'ordine costituito si spezza, il caos implode ed è una donna, un killer professionista, a fare da detonatore. Una dark lady sui generis a cui Manchette dedica un affetto particolare, l'unica per cui abbozza un passato che ne lascia intuire i moventi e a cui regala da protagonista una carneficina memorabile. Solo per lei abbandona il ruolo di narratore distaccato e passa alla prima persona avvolgendola in una sorta di candore e in una quasi redenzione che ne accompagna la solitaria uscita di scena.

    ha scritto il 

  • 2

    Fatale di Jean-Patrick Manchette si prospettava come un potenziale buon romanzo e coinvolgente lettura, la storia di una killer professionista, una donna davvero fatale, appunto. E invece, l'assassina ...continua

    Fatale di Jean-Patrick Manchette si prospettava come un potenziale buon romanzo e coinvolgente lettura, la storia di una killer professionista, una donna davvero fatale, appunto. E invece, l'assassina porta a porta, itinerante - ogni città è una città del denaro e del peccato, in cui sesso, scandali, crisi e conflitti offrono buone opportunità di lavoro per una killer che sa proporsi ai suoi clienti -, pur efficace nei metodi, non è una fredda e fatale killer, ma una donna assassina un po' per caso e un po' per necessità/bisogno/desiderio economico, forse isterica più che voluttuosa e filosofica come vorrebbe il suo autore.

    ha scritto il 

  • 4

    La sordida, corrotta, immorale e ipocrita provincia francese, che ben conosciamo attraverso i magistrali ritratti proposti da Simenon, ha questa volta un problema in più: si chiama Aimee Joubert, si m ...continua

    La sordida, corrotta, immorale e ipocrita provincia francese, che ben conosciamo attraverso i magistrali ritratti proposti da Simenon, ha questa volta un problema in più: si chiama Aimee Joubert, si materializza dal nulla in un’apparentemente tranquilla cittadina di provincia francese, se ne insinua come un tumore all’interno (puntando ai notabili di paese e alle loro infedeli mogli), ne individua debolezze, vizi, crimini inconfessabili e segreti peccati e li sfrutta implacabilmente, trasformandosi in multiforme e spietata nemesi di chi ha vissuto ingannando e tradendo ed ingannato e tradito muore.

    Con Fatale, Manchette confeziona un noir bellissimo, tostissimo, non convenzionale e molto pulp (il finale ricorda molto il “tutti contro tutti” de Le Iene), con una protagonista che arriva decenni prima de La Sposa di Kill Bill (ancora di tarantiniana memoria) o di Vanilla Ride (cazzutissima avversaria di Hap & Leonard in un paio di episodi della fortunata saga made by Joe Lansdale), disturbante nella sua psico-patologia mentale e sentimentale e, malgrado il suo nome, incapace di amore per alcuno, a partire da sé stessa.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    3

    70-80%

    è la percentuale del libro che mi è piaciuta molto; poi, dalla morte del barone, penso che abbia perso lo spessore e la tensione che era riuscito a comunicare.
    Al contrario di tanti - sempre fino allo ...continua

    è la percentuale del libro che mi è piaciuta molto; poi, dalla morte del barone, penso che abbia perso lo spessore e la tensione che era riuscito a comunicare.
    Al contrario di tanti - sempre fino allo stesso punto - ho adorato il personaggio di Aimée, un insieme di killer prezzolato e angelo vendicatore. Poi, purtroppo, il grottesco prende il sopravvento e la sospensione della realtà pervade lòe ultime venti pagine. Noir come stile di narrazione e come creazione della suspense, soffre, secondo me, un po' troppo della mancanza della fase investigativa. Forse con il successo finale della protagonista avrebbe avuto un impatto diverso sui miei gusti personali di lettore.

    ha scritto il 

  • 2

    «Cagna maledetta.»

    (Doppia cit.*)

    Inizia bene "Fatale", con un omicidio incomprensibile, anche al lettore, durante una battuta di caccia.
    Inizia bene, per me, perché l'atmosfera è quella della piccola provincia francese ...continua

    (Doppia cit.*)

    Inizia bene "Fatale", con un omicidio incomprensibile, anche al lettore, durante una battuta di caccia.
    Inizia bene, per me, perché l'atmosfera è quella della piccola provincia francese che tanto mi piace e mi affascina in letteratura: quel microcosmo che condensa in sé vizi e virtù della piccola borghesia, che ritrae con dovizia pettegolezzi e dissapori sommersi, piccole e grandi ipocrisie, relazioni e scheletri chiusi a più mandate negli armadi in legno massello.
    E anche il personaggio fatale di Aimée, assassina prezzolata, all'inizio affascina, perché inconsueto, perché ingenuo, perché sembra che debba celare in sé chissà quale segreto diverso dal fatto di essere solo un killer che si è insinuato, grazie all'aspetto intrigante ma innocente, nella vita della piccola comunità in cerca di una vittima.
    Ma poi, dopo l'avvio promettente, la storia - brevissima, meno di duecento pagine - si smonta pian piano, le situazioni e i dialoghi diventano dei cliché così evidenti e smaccati da sfiorare, per anacronismo, il ridicolo, e alla fine la lettrice (cioè io) non vede l'ora di arrivare alla fine per iniziare a leggere una nuova storia.
    E così il cagna maledetta, unito al sempreverde muori puttana che mi guarderò bene dal rivelare chi di dice a chi, lascia, oltre al retrogusto amaro della delusione, anche la possiblità di farsi una bella risata per aver reso possibile ciò che non credevo lo fosse: usare uno stereotipo che di più non si può in un romanzo che non è stato scritto negli anni Trenta, ma nel 1977, e che è ambientato a Bléville nel secondo dopoguerra.
    Un romanzo di genere, indubbiamente, ma di sicuro non il mio.
    Adieu, fatale.

    *E io che pensavo che una frase del genere ormai l'avrei sentita uscire solo dalla bocca di René- Boris-Ferretti!

    http://youtu.be/IbAZQ-bHu14

    ha scritto il 

  • 3

    Un buontempone che scrive noir. Una donna killer professionista nel 1977 era piuttosto innovativa come idea. Con tutto il rispetto per le donne, dice ridendo.

    ha scritto il 

  • 0

    Una killer bien-aimée

    Letto da cima a fondo in una serata, il mio primo Manchette è arrivato per caso e al momento giusto. Un noir classico, preciso e veloce, una storia compiuta, tutta trama e colpi di scena, senza involu ...continua

    Letto da cima a fondo in una serata, il mio primo Manchette è arrivato per caso e al momento giusto. Un noir classico, preciso e veloce, una storia compiuta, tutta trama e colpi di scena, senza involuzioni e nemmeno l'ombra di una richiesta di giudizio verso il lettore.
    Si legge e basta, questa storia: grande Manchette*.
    Presente in ogni pagina, Aimée, femme fatale nel vero senso della parola (che sia letta in francese o in italiano), protagonista assoluta che tenta di stravolgere il normale corso dell'esistenza di alcune persone, muovendosi fra segni e segnali, con freddezza e incosciente coraggio. Un po' stereotipati gli altri personaggi, che, tuttavia, contribuiscono a disegnare quel determinato posto al meglio.

    * che non mi va di giudicare con le consuete stelline, perché i libri di genere mi disordinano le preferenze... Piacevolissimi mentre li leggo, accantonati appena dopo la conclusione.

    (ebook)

    ha scritto il 

  • 4

    una splendida antieroina

    Fatale, pubblicato per la prima volta nel 1977, è un romanzo strettamente noir in cui i riferimenti politici espliciti, paiono assenti, eppure il progetto della protagonista, la bella Aimèè Joouber, è ...continua

    Fatale, pubblicato per la prima volta nel 1977, è un romanzo strettamente noir in cui i riferimenti politici espliciti, paiono assenti, eppure il progetto della protagonista, la bella Aimèè Joouber, è in qualche modo un progetto politico.
    Ambientato nella tranquilla cittadina di Blèville, “l’antieroina" riesce in breve tempo a farsi accettare dalla società borghese e detentrice del potere, per assestare con grazia e ferocia il suo piano: "impadronirsi del denaro là dove si trova” eliminandone fisicamente e progressivamente i vari proprietari.
    Nella città in cui giunge Aimè è il denaro a dettare legge, le relazioni sono solo strettamente economiche e di profitto (“qualsiasi via s’imbocchi, c’è sempre una lunga slalita da fare per uscire da Blèville) e tutti hanno qualcosa da nascondere. e’ proprio questo l’elemento da sfruttare.

    Aimè di cui conosciamo solo qualche accenno del passato, rimane comunque sconfitta e sola ma, secondo l’intenzione dell’autore, “in questo fallimento raggiunge la realizzazione di sé”.

    "Non dico di essere io il killer.
    Dato che sono una donna, non mi prenderebbero sul serio."

    ha scritto il 

  • 4

    Un breve noir freddo, veloce, spiazzante e al tempo stesso cosi' particolare da restare appiccicato al ricordo. Un che di grottesco regala un tocco straniante che lascia fino in fondo indecisi tra il ...continua

    Un breve noir freddo, veloce, spiazzante e al tempo stesso cosi' particolare da restare appiccicato al ricordo. Un che di grottesco regala un tocco straniante che lascia fino in fondo indecisi tra il sogno (incubo) e la realta'.

    ha scritto il