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Fatti di musica

La scienza di un'ossessione umana

Di

Editore: Codice Edizioni

4.1
(27)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 273 | Formato: Tascabile economico

Isbn-10: 8875780986 | Isbn-13: 9788875780982 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Susanna Bourlot

Genere: Musica

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Descrizione del libro
Se si pensa a una melodia che non si riesce a scacciare dalla testa, è frequente pensare di individuare la persona in grado di spiegare nel dettaglio perché quella particolare combinazione di ritmo, armonia e timbro si è letteralmente incollata al cervello, e ha portato quasi alle lacrime o a far ballare come degli ossessi con il sorriso sulle labbra ogni volta che la si ascolta? Daniel Levitin è quella persona. Dopo una carriera come musicista rock e produttore musicale, Levitin si è dedicato alla ricerca cognitiva e alle neuroscienze. In lui convivono, perfettamente allineate, l'anima e l'approccio dell'artista e dello scienziato rigoroso, in grado di ridurre una melodia a un impulso neurale, analizzarlo, e ripercorrere il percorso inverso per farlo ritornare a essere quello che è: una meravigliosa esperienza. E tutto questo senza privarsi del piacere di lasciarsi trasportare dalla buona musica.
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  • 5

    L'ho trovato un libro decisamente originale.
    Affronta la musica dal punto di vista delle neuroscienze cognitive e, nella parte finale del testo, dal punto di vista [quello dell'autore, ovviamente] dell'evoluzionismo.
    Se amate la musica e le neuroscienze mi sento di consigliarne vivame ...continua

    L'ho trovato un libro decisamente originale.
    Affronta la musica dal punto di vista delle neuroscienze cognitive e, nella parte finale del testo, dal punto di vista [quello dell'autore, ovviamente] dell'evoluzionismo.
    Se amate la musica e le neuroscienze mi sento di consigliarne vivamente la lettura.

    ha scritto il 

  • 2

    Pare che aver suonato in qualche band, svolto l'attività di produttore discografico e curato qualche riuscita campagna di marketing conferiscano all'autore del libro la certificazione di "esperto in musica" .
    Per dirla con le parole di Oliver Sachs riportate in quarta di copertina "Daniel L ...continua

    Pare che aver suonato in qualche band, svolto l'attività di produttore discografico e curato qualche riuscita campagna di marketing conferiscano all'autore del libro la certificazione di "esperto in musica" .
    Per dirla con le parole di Oliver Sachs riportate in quarta di copertina "Daniel Levitin ha una vastissima cultura degli sviluppi della musica a partire dagli anni Cinquanta (e prima ancora del blues e del jazz); la cultura di chi la musica l'ha suonata, ascoltata e vissuta per anni."

    Sarà per questo che la sbrigativa petizione di principio sull'esistenza di musiche vagamente altre resta nient'altro che una forma di politically correctness e in alcun modo influisce sul modus operandi dell'autore del libro; di fatto pare proprio che egli sia incapace di pensare che LA (!) musica possa anche non essere una successione di accordi e che ciò che egli immagina (in relazione alla melodia e al metro, per esempio) come caratteristiche assolute siano declinazioni particolari di essa, legate ad un tipo di sintassi che ha in fondo una storia di poche centinaia di anni.

    La conseguenza di ciò è che le sperimentazioni di cui dà conto sono praticamente tutte il frutto di somministrazioni legate ad un tipo di linguaggio musicale e che la soppesatura dei singoli elementi (il timbro, soprattutto) risulta completamente sbilanciata da un'idea di musica che si rivela infine come una grande sineddoche, inficiando così la possibilità di raggiungere risultati che si avvicinino a quella obiettività che dovrebbe essere lo scopo ultimo della ricerca sui fondamenti neurologici della percezione e della costruzione mentale del suono, sulle basi cerebrali dell'apprezzamento della musica, e sullo sviluppo delle relative reti neurali connesse alla storia adattativa dell'uomo.

    La cosa in sè potrebbe collocare il libro nell'innocua categoria dei libri ininfluenti (anche per la modalità del resoconto: puro e semplice affastellamento di teorie altrui, aneddoti personali, esito di esperimenti collocati nel tempo fiabesco "una volta"...alla cazzo, come direbbe un mio amico sofisticato), ma l'utilizzo -già dal sottotitolo- del termine "scienza" conferisce a quest'opera quell'aura di insindacabilità che pare ormai inscindibilmente connessa al termine.
    Scienza come galbani, insomma, il che trasferisce il libro dallo scaffale "innocui" a quello "pericolosi".

    Oltretutto, pur riconoscendo all'autore lo sforzo divulgativo e facendo quindi l'opportuna tara sull'intolleranza talebana dei musicisti in ordine alle disinvolture lessicali (con l'aggravante che io sono pure della Vergine), le parti relative all'emozione -dalle quali mi attendevo informazioni succulente sul legame tra percezione del suono e sistema limbico- risultano obiettivamente parecchio evanescenti (e in fondo molto meno convincenti del buon vecchio Leonard B. Meyer), con una avvilente sfumatura Madame Verdurin laddove l'attenzione si sposta sull'emozione dell'esecutore.
    Tralascio di segnalare le imprecisioni e inesattezze o le notizie biografiche che si sanno false da almeno cinquant'anni ogni qualvolta l'autore si sposta dalle figure che gli sono familiari a gente come Beethoven, colgo però l'occasione per consigliargli l'ascolto dell'ultimo brano di Kreisleriana op.16 di Schumann, un investimento di pochi minuti che gli risparmierebbe parecchi "oh!" e "uh!" per cose successe più di cent'anni dopo.

    Per finire, un pensiero commosso e riconoscente a Marcel Proust che di queste faccende aveva capito certamente di più di chi si illude che il possesso di sofisticati strumenti diagnostici possa essere altro che la possibilità (preziosissima, e io odio gli sprechi) di verificare ipotesi fondate su conoscenze non occasionali.

    No, nel libro Marcel Proust non c'è.

    ha scritto il 

  • 5

    Libro ben scritto, curato (ottima anche l'edizione Codice) e competente. In realtà l'autore non si limita ad affrontare la musica dal punto di vista di quel che accade nel cervello ascoltandola (e qui riesce bene nell'opera anche se a tratti risulta un po' noioso), ma giunge a comporre una delle ...continua

    Libro ben scritto, curato (ottima anche l'edizione Codice) e competente. In realtà l'autore non si limita ad affrontare la musica dal punto di vista di quel che accade nel cervello ascoltandola (e qui riesce bene nell'opera anche se a tratti risulta un po' noioso), ma giunge a comporre una delle più accessibili introduzioni ad alcuni concetti musicali ostici ai più (mi riferisco alle trattazioni di pitch, timbro, ritmo, intensità e armonia). Inoltre contiene moltissimi esempi musicali che, se già non li si conosce, viene voglia di andarsi ad ascoltare.

    ha scritto il 

  • 3

    La materia riveste sicuro interesse, e gli aneddoti musicali sono buffi. La parte neurologica è invece per me assai noiosa, anche se l'autore ce la mette tutta per renderla intelleggibile, simpatica e discorsiva.

    Codice Edizioni sembra comunque gravida di titoli interessanti.

    ha scritto il 

  • 5

    La musica, lungi dall'essere un orpello dell'evoluzione (pennacchio), ha una propria base, e quindi una propria ragion d'essere, evolutiva - sesso/riproduzione, socialità, ecc. L'ascolto della musica coinvolge quindi svariate aree del cervello, dal cervelletto ai lobi frontali.
    Libro appass ...continua

    La musica, lungi dall'essere un orpello dell'evoluzione (pennacchio), ha una propria base, e quindi una propria ragion d'essere, evolutiva - sesso/riproduzione, socialità, ecc. L'ascolto della musica coinvolge quindi svariate aree del cervello, dal cervelletto ai lobi frontali.
    Libro appassionante, l'autore è oltre che neuroscienziato, musicista.

    ha scritto il