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Faust e Urfaust - Volume II

Di

Editore: Feltrinelli

4.0
(136)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 430 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8807820196 | Isbn-13: 9788807820199 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Giovanni Vittorio Amoretti

Genere: Fiction & Literature , Science Fiction & Fantasy

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Descrizione del libro
Testo originale a fronte
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  • 5

    "MEFISTOFELE: Passato! che parola sciocca. Passato e nulla sono la stessa cosa! A che pro dunque l'eterno creare? Per far sparire il creato nel nulla. Che senso ha quel che è passato? Come se non fosse mai esistito, eppure gira in tondo, come se fosse qualcosa. Ma io preferisco il Vuoto eterno."< ...continua

    "MEFISTOFELE: Passato! che parola sciocca. Passato e nulla sono la stessa cosa! A che pro dunque l'eterno creare? Per far sparire il creato nel nulla. Che senso ha quel che è passato? Come se non fosse mai esistito, eppure gira in tondo, come se fosse qualcosa. Ma io preferisco il Vuoto eterno."

    ha scritto il 

  • 2

    Sicuramente meno bello del primo tomo.

    Sebbene tutte le premesse che ho fatto per il primo tomo (preparazione, conoscenza del tedesco) valgano anche per questo volume, ho tuttavia trovato che la seconda parte della storia fosse fin troppo confusa ed artefatta. Tanto la vicenda di Margherita è straziante e completa (analisi sociale e m ...continua

    Sebbene tutte le premesse che ho fatto per il primo tomo (preparazione, conoscenza del tedesco) valgano anche per questo volume, ho tuttavia trovato che la seconda parte della storia fosse fin troppo confusa ed artefatta. Tanto la vicenda di Margherita è straziante e completa (analisi sociale e morale) e tanto invece Faust continua ad essere estremamente egoista e maschilista (spero che egli non debba rappresentare il genere umano perchè altrimenti saremmo messi male) tanto quella di Elena è confusa e "appicciata". Inoltre in questa seconda parte viene meno la figura di Mefistofele che invece è sicuramente l'anima del poema: intelligente, umano, sarcastico, beffardo, sapiente. A conferma è la lettura dell'Urfaust, che a me è piaciuto quasi di più che il Faust e che non contiene la parte di Elena.

    ha scritto il 

  • 4

    Splendido (inutile dirlo)!
    Anche se la traduzione di Amoretti - di grande valore storico, ma con più di mezzo secolo di vita - e le numerose note - fondamentali, ma alla fine del libro e non a pié di pagina - appesantiscono un po' la lettura.
    Il volume I, però, mi ha appassionato di pi ...continua

    Splendido (inutile dirlo)!
    Anche se la traduzione di Amoretti - di grande valore storico, ma con più di mezzo secolo di vita - e le numerose note - fondamentali, ma alla fine del libro e non a pié di pagina - appesantiscono un po' la lettura.
    Il volume I, però, mi ha appassionato di più...

    ha scritto il 

  • 2

    Una parodia involontaria. Agghiacciante.

    Detesto i principi d'autorità, dunque sarò spietatamente franco - a costo di sembrare irriverente o, peggio, presuntuoso.
    Solo il primo atto del Faust di Goethe - in cui si gioca e termina la storia d'amore con Margherita - è davvero godibile; primo atto che, non a caso, risulta press ...continua

    Detesto i principi d'autorità, dunque sarò spietatamente franco - a costo di sembrare irriverente o, peggio, presuntuoso.
    Solo il primo atto del Faust di Goethe - in cui si gioca e termina la storia d'amore con Margherita - è davvero godibile; primo atto che, non a caso, risulta pressoché identico alla giovanile operetta Urfaust, di cui costituisce nient'altro che una versione perfezionata e più matura. Tale episodio infatti, pur non vedendo la conclusione del dramma vero e proprio (il patto con Mefistofele), risulta in sé compiuto, coerente e sensato.

    Mi perdonino puristi e letterati, ma - chi può negarlo? - a partire dal secondo atto il Faust prende perigliosamente a sbandare, mutandosi in un'accozzaglia farraginosa di personaggi, scene e suggestioni fondamentalmente caotici e privi di nessi reali e intelligibili. Una galleria mitologica così enciclopedica avrebbe forse potuto vantare una propria ratio in un saggio filologico, ma in un'opera drammatica riesce necessariamente didascalica: un ozioso sfoggio di cultura. Di davvero faustiano, in fin dei conti, qui non c'è che il tedio del lettore.

    Ma su, dai, al bando le ipocrisie, diciamocela tutta: 'sto Faust è 'na ciofeca senza capo né coda. Secondo voi quel poveraccio di Mefisto sarebbe un (o persino il) diavolo? Ma dai, siamo seri! E poi tutta quella pagliacciata classica ("Notte classica di Valpurga" in primis) non sta né in cielo né in terra. Va bene la fantasia, campi pure la poesia, abbia Mefisto tutti i poteri diabolici (?) concepibili, ma - ditemi - com'è mai possibile che Faust seduca uno spirito (Elena, morta e defunta da un pezzo) e ne abbia un figlio che cresce in un batter d'occhio e quindi prende a saltare e rimbalzare su, sempre più su, in alto, fino a trovar la morte sfracellandosi a terra? La trama dei Puffi era più credibile. E almeno divertente.

    Ma il piatto forte è il finale. Avete letto cosa succede a Faust dopo la sua morte? Praticamente, riassumendo in concreta prosa tutta quella schiuma verbale, viene assunto in cielo accanto alla Madonna (anche se nella sola anima). Sul serio.

    Non fosse stato Goethe, qualunque critico assennato gliele avrebbe cantate di santa ragione.

    In definitiva, il Faust di Goethe non è nient'altro che una parodia - involontaria: ed è questo il dramma.
    Agghiacciante.

    ha scritto il 

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