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Favole

Di

Editore: Rizzoli (B.U.R. 369-370)

4.0
(438)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 187 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese

Isbn-10: A000035872 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Elena Ceva Valla

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida , Tascabile economico

Genere: Children , Fiction & Literature , Science Fiction & Fantasy

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Descrizione del libro
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  • 3

    Esopo è considerato l’iniziatore della favola come forma letteraria scritta. Per "Favole di Esopo" (in lingua greca: Aἰσώπου μῦθοι) si intende la raccolta di 358 favole contenute nell’edizione critica curata da Émile Chambry[3] costituite probabilmente da un nucleo primario di favole a cui nel c ...continua

    Esopo è considerato l’iniziatore della favola come forma letteraria scritta. Per "Favole di Esopo" (in lingua greca: Aἰσώπου μῦθοι) si intende la raccolta di 358 favole contenute nell’edizione critica curata da Émile Chambry[3] costituite probabilmente da un nucleo primario di favole a cui nel corso dei secoli se ne sono aggiunte altre di varia origine. Le favole di Esopo si possono descrivere come archetipiche; la stessa definizione corrente di "favola" è basata principalmente sulla favola esopica. Si tratta di componimenti brevi, in genere con personaggi che sono animali personificati, con lo scopo esplicito di comunicare una morale. Molte di queste favole sono talmente celebri da aver acquisito nella cultura moderna il ruolo di proverbio; alcuni esempi sono La volpe e l'uva, La cicala e la formica, Al lupo! Al lupo!, La gallina dalle uova d'oro. Molte furono anche riadattate da grandi scrittori di fiabe (per esempio Fedro o Jean de La Fontaine). Le favole di Esopo divennero proverbiali anche in epoca medievale, quando non si conoscevano più gli originali, con le volgarizzazioni in lingua francese dette Isopet (il cui nome deriva chiaramente da Esopo)[4] o con l’Esopo volgare in lingua volgare[5]. Recentemente viene segnalato "Esopo in Toscana", di Lido Pacciardi[6], con tutte le favole esopiche conosciute (Esopo, Fedro, Babrio e altri), in rima, e con una nutrita raccolta delle facezie di Leonardo da Vinci, sempre in versi, più alcune moderne favole dell'autore.

    ha scritto il 

  • 3

    L'edizione BUR si rifà alla famosa ed. Chambry del 1925-26 con 359 favole all'attivo, anche se, in particolare, è una traduzione della editio minor (1927), in cui manca la favola n° 100 (facendo sì che la 100° italiana sia la 101° dell'ed. originale e così via). L'ed. Chambry maior, inoltre, è am ...continua

    L'edizione BUR si rifà alla famosa ed. Chambry del 1925-26 con 359 favole all'attivo, anche se, in particolare, è una traduzione della editio minor (1927), in cui manca la favola n° 100 (facendo sì che la 100° italiana sia la 101° dell'ed. originale e così via). L'ed. Chambry maior, inoltre, è ammirabile perché contiene le diverse varianti di ogni favola tramandate tramite i manoscritti, cosa che manca nella BUR, la quale propone un'unica versione. Assenti, per terminare, 3 favole incomplete presenti nell'appendice di Chambry e, soprattutto, l'intero comparto di note. La traduzione di Elena Ceva Valla è, inoltre, continua a non convincermi.

    Tutto questo non è correlato con il voto mediocre dato all'opera. Ciò che qui è possibile leggere è un rimaneggiamento durato almeno un millennio delle opere originali di Esopo. Tanto per fare un esempio esplicativo: la favola 252 (253) è in realtà tratta dall'Antico Testamento. È molto emozionante rileggere alcune storie presenti ancora ora nella cultura popolare ("al lupo, al lupo", "la gallina dalle uova d'oro", "la formica e la cicala/scarabeo" etc.), così come è molto emozionante riscontrare una certa sagacia in certi fulmines in cauda. La maggioranza delle storielle, però, è abbastanza scialba. Dev'essere dovuto alla quantità, ma in molti casi i concetti morali di base semplicemente si ripetono a ruota in modo eccessivamente monotono. C'è da dire, comunque, che repetita iuvant.

    ha scritto il 

  • 5

    Copia in neogreco con bellissima dedica d'autore (non Esopo, naturalmente)

    Non posso dire di averlo finito, perché la mia versione è in neogreco e il neogreco non lo so (anche se mi piacerebbe saperlo), ma le illustrazioni sono davvero molto speciali!

    ha scritto il 

  • 0

    ieri sera sono stato costretto a lavare i piatti a
    casa di mia mamma eh ma

    ciccia che mi rivedono adesso, a ora di cena
    io mi presento verso le dieci, le dieci e venti

    non son mica scemo, io
    eh no

    ha scritto il 

  • 3

    una voce ancestrale, dal mondo contadino...

    Le favole esopiche non sono favole per bambini: esse, infatti, non si rivolgono al loro immaginario fantasioso per farli entrare in un mondo fiabesco ed avventuroso.
    Piuttosto, esse sono la trasposizione allegorica di una realtà squallida e desolante, quella della vita di tutti i giorni, pi ...continua

    Le favole esopiche non sono favole per bambini: esse, infatti, non si rivolgono al loro immaginario fantasioso per farli entrare in un mondo fiabesco ed avventuroso.
    Piuttosto, esse sono la trasposizione allegorica di una realtà squallida e desolante, quella della vita di tutti i giorni, piena di miserie e di una continua lotta per la sopravvivenza, e parlano degli uomini con le loro debolezze e i loro vizi, del loro muoversi dominati dall'ambizione, dalla voglia di potere, dalla presunzione e dalla vanità.
    Gli animali, data la loro psicologia univoca, sono assunti come maschere e simboli: il leone è la potenza e la maestà, la volpe è l'astuzia e la prudenza, il lupo è malvagio e balordo, il cervo è vile e pauroso, l'asino è operoso ma anche un po' grullo e vanesio, l'aquila è, tra gli uccelli, il corrispettivo del leone, e così via tutta una galleria di personaggi.

    La morale rispecchiata nelle favole esorta alle virtù sociali come la laboriosità, la lealtà e la fedeltà dell'amicizia, la riconoscenza, la rassegnazione, la moderazione e la prudenza per guardarsi dal male ma anche per cogliere le occasioni favorevoli.
    I grandi ideali delle classi alte, propri della poesia epica, come l'acquisto della fama, la generosità, la nobiltà, la brama della gloria oltre la morte, sono estranei alla morale esopica.

    Un contadino che era in punto di morte, volendo che i suoi figli diventassero dei buoni coltivatori dei campi, chiamatili vicino a sé, disse loro: 'Figli miei, è tempo per me di andarmene da questo mondo, ma voi, se cercherete, troverete tutto ciò che da me è stato sotterrato nella vigna.' Essi dunque pensarono che lì, in qualche punto, fosse stato sotterrato un tesoro e, dopo la scomparsa del padre, vangarono tutta la terra della vigna. E se non trovarono alcun tesoro, la vigna però, rivangata così bene, produsse un raccolto molte volte più abbondante.
    La favola insegna che il lavoro è la vera ricchezza dell'uomo.

    ha scritto il 

  • 4

    Piacevoli. Davvero molto piacevoli. L'unica pecca che sono riuscito a trovare è la traduzione, che trovo un po' troppo "vecchia" (parlo dell'edizione BUR): se si volessero leggere queste favole a dei bambini, di sicuro risulterebbero un po' difficili e, per quanto ne so io, la favola è tendenzial ...continua

    Piacevoli. Davvero molto piacevoli. L'unica pecca che sono riuscito a trovare è la traduzione, che trovo un po' troppo "vecchia" (parlo dell'edizione BUR): se si volessero leggere queste favole a dei bambini, di sicuro risulterebbero un po' difficili e, per quanto ne so io, la favola è tendenzialmente scritta in un linguaggio semplice. Non discuto la qualità e precisione della traduzione, invece, perché semplicemente non conosco il greco. Un po' fastidiosa diventa dopo essere avanzati un po' nella lettura la cantilena "la favola insegna che...", ma vabbeh.
    Sarò onesto: prima di leggerle, mi aspettavo le solite storielle per bambini, qualcosa che fosse più fiaba che non favola, e leggerle mi ha fatto ricredere eccome. Non mi aspettavo certo che così tante finissero in modo così cruento (e realistico).

    ha scritto il