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Fedra

Di

Editore: Rizzoli (B.U.R. 500)

3.9
(411)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 93 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Francese , Inglese , Spagnolo , Tedesco

Isbn-10: A000078636 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Ugo Dèttore

Disponibile anche come: Altri , Tascabile economico

Genere: Fiction & Literature , History , Romance

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Descrizione del libro
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  • 4

    Sintesi bruta della condizione umana - un Adamo&Eva only for adults

    Leggi la scrittura teatrale della Fedra di Racine e senti messa in crisi tutta la tua ammirazione per la forma romanzo dall'Ottocento in poi, compresi i suoi straordinari precursori del Seicento e ...continua

    Leggi la scrittura teatrale della Fedra di Racine e senti messa in crisi tutta la tua ammirazione per la forma romanzo dall'Ottocento in poi, compresi i suoi straordinari precursori del Seicento e del Settecento.

    L'essenzialità con la quale riesce a raccontare di uomini e donne e di come l'amore - che non è solo sessuale ma che se non fosse intensamente sessuale che amore mai potrebbe essere? - che ne spezza le vite con l'intemperanza di un dio pagano o di un destino.

    In una donna c'è la moglie e l'adultera, la madre e l'incestuosa, l'amante e l'odiante: un solo personaggio possiede tutti i caratteri coi quali si può dar vita a una intera commedia umana.

    Di uomini, siccome sono sempre meno capaci, ce ne vogliono almeno due.

    Poi la crisi passa perché ti dici: in Racine c'è davvero tutto il necessario, ma il bello della modernità - e del romanzo che la racconta - è la scoperta successiva, l'aver scoperto come altrettanto necessario, per l'umano, sia anche il superfluo.

    Titolo provvisorio della recensione: "Sintesi bruta della condizione umana - un po' come l'Adamo ed Eva biblico in versione adulta e non pensata apposta perché i bambini restino bambini a vita, scandalizzandoli con l'ideologia che blocca lo sviluppo invece che con le verità che lo mettono in fuga portandolo lontano."

    ha scritto il 

  • 5

    Non sono mai stata una fan delle tragedie, particolarmente di quelle da datare col Carbonio 14 o comunque di ispirazione classica, ma questa Fedra mi ha lasciata senza parole. I suoi personaggi sono ...continua

    Non sono mai stata una fan delle tragedie, particolarmente di quelle da datare col Carbonio 14 o comunque di ispirazione classica, ma questa Fedra mi ha lasciata senza parole. I suoi personaggi sono indimenticabili, cosa sorprendente per un'opera così breve; ma probabilmente questo fa parte della sua potenza. Da leggere preferibilmente in francese, ma anche la traduzione è ottima.

    ha scritto il 

  • 5

    Ritrovare lo sguardo

    Un’opera è, e appare grande, se è capace di destare in chi legge un’esperienza di vera contemplazione. “L’infinito” di Leopardi per esempio, o “Il cantico delle creature” o anche ...continua

    Un’opera è, e appare grande, se è capace di destare in chi legge un’esperienza di vera contemplazione. “L’infinito” di Leopardi per esempio, o “Il cantico delle creature” o anche versi più recenti e vicini a noi come “Talor, mentre cammino solo al sole” di Sbarbaro, sono esempi eloquenti di opere di vera contemplazione. Grazie a queste opere ci sembra di ritrovare lo sguardo, o almeno intuiamo cos’è o com’è guardare, avere o essere uno sguardo.

    “Fedra” di Racine è credo un’opera di questo tipo.

    In “Fedra” è possibile contemplare la nostra vita come un continuo sconvolgimento d’immagini e piani sotto l’azione di forze e sentimenti che sono schiaccianti come dèi. Essere “io” in un tale mondo vuol dire cercare di abitarlo secondo una misura fragile che, per quanto faticosamente guadagnata, può in un attimo venir meno lasciandoci precipitare nella sventura.

    E nell’istante in cui precipitiamo avere la grazia di non diventare sempre più ciechi, ma come Ippolito o Teseo o Fedra ottenere per un attimo lo sguardo che non poteva diventare nostro prima che noi stessi diventassimo nessuno.

    ha scritto il 

  • 5

    Non riesco a non leggere qualche verso di quest'opera ogni tanto, ne sento il bisogno perchè alcune strofe rieccheggiano così tanto dentro di me che mi fanno venire i brividi...da volermele tatuare ...continua

    Non riesco a non leggere qualche verso di quest'opera ogni tanto, ne sento il bisogno perchè alcune strofe rieccheggiano così tanto dentro di me che mi fanno venire i brividi...da volermele tatuare ;-) Questa tragedia è il paradigma delle passioni umane, prima fra tutte l'Amore, delle debolezze umane, del mistero, della verità, insomma è l'emblema di una Donna Vera, Forte Innamorata che ha rischiato tutto per questo sentimento! Amate con la stessa intensità di Phèdre!!!

    Ecco le tanto amate parole che porterò sempre nel cuore: Acte premier, Scène III

    "Je le vis, je rougis, je pâlis à sa vue ; Un trouble s'éleva dans mon âme éperdue ; Mes yeux ne voyaient plus, je ne pouvais parler, Je sentis tout mon corps et transir et brûler. (...) J'ai conçu pour mon crime une juste terreur. J'ai pris la vie en haine et ma flamme en horreur ; Je voulais en mourant prendre soin de ma gloire, Et dérober au jour une flamme si noire."

    ha scritto il 

  • 4

    Davvero un bel leggere. Mi sembra di ricordare, dai tempi del liceo, che quella di Seneca fosse un po' più brutale, mentre questa ci va forse un po' più "morbido". Rispetto invece a Euripide, qui ...continua

    Davvero un bel leggere. Mi sembra di ricordare, dai tempi del liceo, che quella di Seneca fosse un po' più brutale, mentre questa ci va forse un po' più "morbido". Rispetto invece a Euripide, qui si mette al centro Fedra anziché Ippolito; però non saprei proprio fare un confronto. Quel che posso aggiungere è che quella di Racine andrebbe letta in francese, soprattutto per godere delle rime che in italiano non sono rese sempre alla perfezione.

    ha scritto il 

  • 5

    E vi diffonde il segreto d'un respiro gelato: Già vedo attraverso una nube, un denso velo, Lo sposo offeso dalla mia presenza, il cielo; E la morte, togliendo ai miei occhi la chiarezza, Al giorno ...continua

    E vi diffonde il segreto d'un respiro gelato: Già vedo attraverso una nube, un denso velo, Lo sposo offeso dalla mia presenza, il cielo; E la morte, togliendo ai miei occhi la chiarezza, Al giorno che insozzavo rende la sua purezza.

    ha scritto il 

  • 5

    Una nuova Fedra

    Un mito già trattato teatralmente da Euripide e Seneca, al quale Racine aggiunge la fatalità del peccato, il senso di una sorta di predestinazione che spinge Fedra ineluttabilmente al male, con ...continua

    Un mito già trattato teatralmente da Euripide e Seneca, al quale Racine aggiunge la fatalità del peccato, il senso di una sorta di predestinazione che spinge Fedra ineluttabilmente al male, con l'aggiunta di uno scavo psicologico accanito, che mette a nudo la sua anima.

    Scrive De Sanctis: «la sua passione, dopo tre atti, sembra esausta [..] ed ecco comparire al quarto un nuovo elemento, la gelosia, che accresce l'ansietà e da una nuova ricchezza al carattere». Qui sta il trionfo di Racine!

    ha scritto il 

  • 5

    "Moi qui des faibles mortels déplorant le naufrage, Pensais toujours du bord contempler les orages, Asservi maintenant sous la commune loi, Par quel trouble me vois-je Emporté loin de moi?"

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    Fedra é la perfetta incarnazione di tutte le donne innamorate o che hanno amato: passa dalla follia più accecata - e accecante - al romanticismo più dichiarato, alla collera, al pianto, alla ...continua

    Fedra é la perfetta incarnazione di tutte le donne innamorate o che hanno amato: passa dalla follia più accecata - e accecante - al romanticismo più dichiarato, alla collera, al pianto, alla sofferenza. L'orgoglio, ferito, si dispiega come una successione di comportamenti isterici e vagamente immorali. Ippolito invece, che é l'unico personaggio coerente della situazione, viene trucidato da un inutile mostro marino arrivato chissà da dove. Standing ovation per Euripide. (Non ho condiviso molto il pensiero di Racine che, nella prefazione all'opera, dichiara di aver sostituito a Fedra la nutrice nell'impresa di rivelare la violenza sessuale - che anzi, qui, sempre secondo una scelta raciniana, non si manifesta nell'atto ma solo nell'intenzione; sarebbe stato molto più ad effetto lasciare tutto come lo aveva predisposto Euripide. Le donne innamorate, e di conseguenza spinte alla e dalla follia, sono veramente capaci di tutto.)

    ha scritto il