Felici e sfruttati

Capitalismo digitale ed eclissi del lavoro

Di

Editore: Egea (Cultura e società)

4.0
(26)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 149 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8823832918 | Isbn-13: 9788823832916 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: eBook

Genere: Computer & Tecnologia , Non-narrativa , Scienze Sociali

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Descrizione del libro
Molti guru giurano che il capitalismo sta per lasciare il campo a un nuovo modo di produrre, a una società in cui mezzi di produzione e chance di arricchimento saranno ampiamente ridistribuiti, mentre le vecchie gerarchie lasceranno il campo ai network orizzontali di produttori-consumatori. Ma se osserviamo la realtà vediamo un altro panorama: crollo dei redditi e dei livelli occupazionali di classi medie e lavoratori della conoscenza, concentrazioni monopolistiche, inasprimento delle leggi sulla proprietà intellettuale, balcanizzazione del Web - ridotto a un arcipelago di riserve di caccia aziendali. L'autore presenta una tesi radicale: Internet non ha "ammorbidito" il capitalismo; ne ha al contrario esaltato la capacità di cavalcare l'innovazione per sfruttare la creatività e il lavoro umani. Per i (falsi) profeti della rivoluzione digitale l'obiettivo è allevare una generazione di lavoratori della conoscenza flessibili, disciplinati e convinti di vivere nel migliore dei mondi possibili. Felici e sfruttati. Con l'avallo anche di una sinistra che teme di prestare il fianco ad accuse di nostalgie classiste.

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  • 2

    Davvero non capisco gli entusiasmi degli altri lettori qui su Anobii. Il libro è pamphlettistico e le argomentazioni sono debolissime. Per il resto è la solita rassegna di posizioni, che Formetti è se ...continua

    Davvero non capisco gli entusiasmi degli altri lettori qui su Anobii. Il libro è pamphlettistico e le argomentazioni sono debolissime. Per il resto è la solita rassegna di posizioni, che Formetti è sempre bravo a sintetizzare, ma sono troppe e Formenti si fa prendere dall'ansia di classificarle una per una e renderle aprte di un qualche sistema. Il risultato è barocco e an che un po' ozioso (siete per Florida o per Aronowitz, per Rullani o per Bonomi?). Ci sono pochi numeri e l'inagine sulle corporation del web non è approfondita. Alla fine davvero non si capisce in che cosa consista questo sfuttamento. Poi ci mette in mezzo il marx del frammento sulle macchine e allora si eccita, ma il tutto davvero non sta in piedi secondo me. E poi non sono d'accordo con la maggior parte delle tesi espresse sui nuovi lavoratori. Va beh.

    ha scritto il 

  • 4

    Capitalismo digitale

    Non è tutto oro quello che luccica. La parabola del lavoro e del capitalismo vista da sinistra con rigore e serietà.

    L'economia del dono, il crowdsourcing, la creatività delle folle, la wikinomics han ...continua

    Non è tutto oro quello che luccica. La parabola del lavoro e del capitalismo vista da sinistra con rigore e serietà.

    L'economia del dono, il crowdsourcing, la creatività delle folle, la wikinomics hanno dei risvolti anche negativi.

    "Sono le grandi corporation a conoscere i metodi per estrarre profitto dall'intelligenza collettiva della rete senza renumerarne il lavoro".

    Un testo coraggioso e fuori dal coro, utile per farsi un'idea e approfondire le questioni del lavoro moderno.

    ha scritto il 

  • 4

    Quando Marx si fa 2.0

    Carlo Formenti non ha paura di passare per nostalgico. Per comprendere le trasformazioni del lavoro nell'era del web 2.0 – sostiene – lo strumento migliore è ancora Marx.

    "Felici e sfruttati – Capita ...continua

    Carlo Formenti non ha paura di passare per nostalgico. Per comprendere le trasformazioni del lavoro nell'era del web 2.0 – sostiene – lo strumento migliore è ancora Marx.

    "Felici e sfruttati – Capitalismo digitale ed eclissi del lavoro", ultimo lavoro del massmediologo, riafferma con convinzione l'attualità di termini a lungo banditi dal dibattito intellettuale e sociale: lotta di classe, modo di produzione, proletariato (ancorché digitale). Una prospettiva anacronistica? Consapevole di dover dimostrare il contrario senza poter dare nulla per acquisito, Formenti conduce un'analisi lucida e scrupolosa della condizione dei "cittadini della rete", alla luce dei contributi dei principali studiosi del campo.

    Il tono assunto dallo studioso non è però quello del saggio accademico. Al contrario, "Felici e sfruttati" è per ammissione dello stesso autore un "pamphlet polemico", orgogliosamente parziale. Non per questo però meno rigoroso: anzi, precisione, ponderatezza e pieno rispetto degli altrui punti di vista distinguono il testo da altre prese di posizione di simile orientamento recentemente apparse in rete.

    L'attacco ai miti del web

    La mappa del panorama attuale, profondamente intriso del pensiero liberal/liberista che ne ha consentito lo sviluppo, non può essere tracciata senza guardarlo dal di fuori. La prima mossa di Formenti è dunque fare piazza pulita delle mitologie libertarie che alimentano la net economy.

    L'attacco mosso tanto al "pensiero unico" neoliberista quanto all'utopismo dell'open source e del free software è profondo e scardinante: il primo nasconderebbe sotto la "foglia di fico" del libero mercato il più colossale accentramento monopolistico della storia del capitalismo; il secondo, anziché proporre un modello alternativo all'oligarchia delle grandi corporation, ne sarebbe lo strumento privilegiato.

    Nell'arco dei suoi vent'anni di vita, il web ha progressivamente cessato di essere la "terra di nessuno" in cui una ristretta comunità di visionari poteva coltivare le sue speranze di libertà e condivisione. Oggi, proprio i prodotti messi gratuitamente in circolazione dagli entusiasti della free culture sono la base degli enormi profitti dei sistemi operativi marcati Google (Android) o Apple (iOS), che con le loro app "frammentano" il web in una serie di comparti stagni ognuno destinato a far fruttare le grandi società dell'economia 2.0.

    Il non-lavoro che paga (chi sa sfruttarlo)

    Lo schema di appropriazione che sta alla base dei sistemi operativi di Google e Apple è però solo la punta dell'iceberg di un meccanismo che coinvolge l'intera esperienza online degli ormai miliardi di prosumer (neologismo che unisce le figure di produttore e consumatore) per i quali la rete è parte della vita quotidiana. Meccanismo che Formenti non esita a definire sfruttamento.

    Tanto i circuiti blog quanto i social network e i motori di ricerca fondano i propri fatturati miliardari sull'enorme massa di semilavorati informativi prodotti dai loro utenti: dalle comunicazioni personali diffuse tramite Facebook alle notizie di blog-collector come l'Huffington Post, fino al più innocuo "clic" su un link di Google che va ad arricchire l'archivio sulle preferenze degli utenti impiegato per ordinare i risultati delle ricerche successive.

    Le ragioni per cui tutti questi brandelli di informazione vengono immessi e continuamente rielaborati dagli utenti sono le più diverse: narcisismo, esigenze di socialità, volontà di condividere una passione, o nel caso dei reCAPTCHA, la banale necessità di accedere a un'altra pagina web. In quasi tutti i casi, però, gli utenti non considerano il tempo così impiegato come lavoro, e non percepiscono né pretendono alcuna forma di retribuzione.

    In che modo tutto questo incide sul mercato del lavoro vero e proprio? La crisi che investe il giornalismo è per Formenti un esempio emblematico. La possibilità di estrarre dal valore generato gratuitamente dalle masse interconnesse (il cosiddetto crowdsourcing) consente alle testate di fare a meno di migliaia di lavoratori retribuiti, che perdono il posto e non hanno prospettiva di riacquisirlo. Si ritrovano così costretti ad accontentarsi di occupazioni non solo precarie, ma anche peggio retribuite e meno qualificate.

    Felici e sfruttati

    Formenti analizza la costante diminuzione dei lavoratori dipendenti in senso stretto, e osserva l'ideologia che accompagna l'emergere di nuove figure, "autonome" sulla carta ma spesso meno tutelate e dunque più ricattabili.

    Anch'essa sarebbe legata a doppio filo coi principi-guida della free culture: dedizione al lavoro; autogestione di tempi, ritmi e obiettivi (col conseguente sfumare della distinzione tra lavoro e tempo libero); assunzione di rischi e responsabilità del proprio operato; continuo sforzo di aggiornamento; rifiuto dei rapporti gerarchici in nome del riconoscimento tra pari; identificazione col proprio brand e gestione della rete di rapporti da questo generata come risorsa strategica.

    Quest'ottica, sulla carta accattivante, implica tuttavia una de-collettivizzazione del lavoro sia personale (viene meno il gruppo di lavoratori) sia geografica (anche il posto di lavoro non è più comune), che renderebbe impossibile ai milioni di "lavoratori della coscienza" implicati nel fenomeno di organizzarsi attorno a obiettivi comuni ed esercitare rivendicazioni.

    Ecco dunque l'argomento forte di Formenti: l'evoluzione dell'economia capitalista dalla rigida gerarchia della fabbrica taylorista alla flessibilità di una rete delocalizzata impedisce ai nuovi lavoratori di maturare una coscienza di classe e, assieme ad essa, la consapevolezza del proprio sfruttamento. A mascherare questa forma di ri-proletarizzazione della società sarebbero proprio i principi libertari che fanno apparire il nuovo modo di produzione come fonte di realizzazione personale per i lavoratori ignari del meccanismo – felici e sfruttati.

    Una nuova consapevolezza

    Formenti non propone vie d'uscita dal quadro che tratteggia. Più che riproporre il motto "proletari di tutto il mondo, unitevi!", il suo obiettivo pare quello di controbilanciare gli eccessivi entusiasmi di studiosi e guru dei nuovi media come Rifkin, Castells, Lessig e il gruppo di giornalisti che orbita attorno a Wired.

    Contraddizioni e ingenuità sono evidenziati "dall'interno", senza ricorrere all'arsenale marxista che viene sfoderato solo in chiusura e dopo una seria critica delle principali visioni post-marxiste della società contemporanea. Il vantaggio è duplice: da un lato, le obiezioni alle prospettive apologetiche dell'economia 2.0 restano valide anche per chi non condividesse il quadro teorico dell'autore; dall'altro, il ritorno alle categorie marxiane appare un approdo giustificato dai fatti - e consapevole dei suoi limiti – anziché una riproposizione fuori tempo massimo di idee superate.

    A conti fatti, "Felici e sfruttati" è un libro franco e bilanciato. Il disincanto che suscita - salutare, se non illuminante – è quello di mostrare finalmente come mezzo vuoto un bicchiere che troppo a lungo è stato visto solo come mezzo pieno.

    ha scritto il 

  • 4

    Formenti scrive un pamphlet sull'economia digitale, sostenendo che e' un momento di riorganizzzione capitalistica.Nega l'economia del dono, rifiuta il crowdsourcing come momento di aggregazione positi ...continua

    Formenti scrive un pamphlet sull'economia digitale, sostenendo che e' un momento di riorganizzzione capitalistica.Nega l'economia del dono, rifiuta il crowdsourcing come momento di aggregazione positiva, lo legge invece come sfruttamento dei semi monopoli verso gli inconsapevoli internauti.
    E' un libro da leggere, utile per riflettere, unilaterale e profondamente pessimista verso la partecipazione di massa.
    Non mi convince la lettura negativa della realta'che propone, che rischia di essere l'apologia di un capitalismo totalizzanet e sempre vincente

    ha scritto il 

  • 4

    la tesi del libro si pone nettamente controcorrente, rispetto al generale ottimismo di alcuni guru rispetto alle innovazioni apportate da internet al mondo del lavoro: secondo l'autore, internet non è ...continua

    la tesi del libro si pone nettamente controcorrente, rispetto al generale ottimismo di alcuni guru rispetto alle innovazioni apportate da internet al mondo del lavoro: secondo l'autore, internet non è il mondo in cui tutti possono lavorare quando vogliono, tutti possono diventare ricchi, tutti, partendo da una buona idea, possono emergere; non è quindi il luogo della fine del capitalismo. Anzi: internet ha esaltato la capacità del capitalismo di sfruttare - gratis - la capacità, la creatività e la naturale attività di ogni essere umano.
    E di questo abbiamo ampie prove: i tester della versione beta di google siamo noi, che gratuitamente consentiamo agli ingegneri di google di analizzare le nostre ricerche e di perfezionare i risultati dell'algoritmo di ricerca; eccetera, eccetera.
    Ma secondo l'autore c'è di più: i "lavoratori", nell'era di internet, non solo lavorano gratis, ma nemmeno se ne accorgono, imbevuti come sono delle idee della propaganda; in altre parole, sono felicemente flessibili, entusiasti senza rimedio, disciplinati e obbedienti a ideali che mascherano la realtà.
    In fondo, anche questa recensione - come tutte le recensioni - non è forse un mio "regalo" ad anobii?

    ha scritto il 

  • 5

    Rispetto alla quasi unanime euforia nei confronti di Internet, del Web e delle loro ultime evoluzioni socio-economiche, Formenti assume una posizione apertamente critica, antimistificatrice nei riguar ...continua

    Rispetto alla quasi unanime euforia nei confronti di Internet, del Web e delle loro ultime evoluzioni socio-economiche, Formenti assume una posizione apertamente critica, antimistificatrice nei riguardi della celebrazione delle magnifiche sorti e progressive della Rete. Come chiarito nella prefazione, altri saggi sono stati dedicati a uno studio analitico delle conseguenze dell'irresistibile sviluppo di Internet negli ultimi due decenni, sul piano non solo sociale ed economico, ma probabilmente anche sulla psiche e sulle capacità cognitive degli utenti.

    Questo è un pamphlet che grida ai quattro venti che è giunto il momento di svegliarsi: chi è rimasto prigioniero dell'incantesimo second cui il Web prima, e la sua evoluzione poi, il cosiddetto Web 2.0, sarebbero un magnifico strumento di libertà espressiva, di emancipazione dallo sfruttamento, di democratizzazione delle società o addirittura di superamento del capitalismo, è ora che prenda atto della realtà: il Web è diventato una formidabile macchina da guerra che sta allargando sempre di più i confini del potere capitalista, spingendosi in territori che fino a poco tempo fa gli erano estranei, e riducendo a merce e monetizzando tutta l'esperienza umana, non soltanto il lavoro.

    Le speranze e le utopie anarchico-libertarie si sono trasformate in nuove opportunità per spregiudicate pratiche neoliberiste, l'illusione di diventare "imprenditori di se stessi" si è ribaltata nell'estendersi dello sfruttamento al di là dell'ambito del lavoro - la cui distinzione rispetto ad altre attività umane è andata sempre più scemando, man mano che gli orari e i contratti sono diventati sempre più flessibili - sia per politiche di smantellamento dei diritti conquistati, sia per libera scelta "indotta" - il miraggio di accedere ad un'immensa disponibilità di beni immateriali a costo zero, di liberare la "proprietà intellettuale" e il sapere dal monopolio dell'industria ha condotto alla fine alla paradossale situazione in cui la creatività degi stessi utenti viene imbrigliata nelle maglie dello sfruttamento da parte di corporation sempre più grandi e sempre più potenti, la finanziarizzazione spinta dell'economia concomitante alla nascita della New Economy ha reso più frequenti le crisi e allargato come mai prima d'ora la forbice della distribuzione della ricchezza, aumentando precarietà e povertà.

    La pars construens, Formenti lo ammette, è carente, ma di sicuro deve passare per la ridefinizione del concetto di classe, operazione oggi non facile, e per l'individuazione di nuove modalità di rappresentazione e di lotta. Obbiettivi che presuppongono comunque, come premessa, la presa di coscienza dello status quo, ovvero di vivere in una condizione di "felici e sfruttati".

    ha scritto il 

  • 0

    Panem Et Newmedia

    Può essere interessante come percorso personale di uno studioso cresciuto a pane e nuovi media che rompe la gabbia e si aggira nel disastrato mondo delle sinistre dell'ultimo decennio, alla ricerca di ...continua

    Può essere interessante come percorso personale di uno studioso cresciuto a pane e nuovi media che rompe la gabbia e si aggira nel disastrato mondo delle sinistre dell'ultimo decennio, alla ricerca di un pensiero (preferibilmente rivoluzionario, ma non si sputa su un po' di riformismo serio) che riesca a fare i conti con la realtà. E, devo dire, non sono privo di identificazione (parzialmente) autobiografica, grazie anche alla formazione lasciatami in eredità dagli anni dell'Università di Bergamo.

    Detto questo, il Formenti si presenta in maniera onesta: dopo anni di titoli accademici di comparazione tra i Castells, Florida, Negri&Hardt, epigoni dell'hackerismo e altri autori "2.0", è giunta l'ora di buttarla un po' in caciara! O per dirla meglio: di fare un libro ad elevato tasso di polemica, esplicitamente indirizzato a smuovere le acque di una sinistra italiana che ha ormai come orizzonte teorico i pastoni di Internazionale (l'Economist + Negri + Anderson... uau!)

    Certo, non dice nulla di nuovo (a parte il commentario sul caso Wiki"segretidipulcinela"leaks), però l'obiettivo di aprire le finestre dell'asfittico mondo del dibattito culturale ddesinistra comincia a essere raggiunto: lo recensisce Linus, lo recensisce Mario Tronti, c'ha il blog su Micromega...
    Insomma, dopo le infatuazione da NoLogo abbiamo bisogno di un bel reverse, questo non sarà SiLogo, ma quantomeno si inizia a parlare

    ha scritto il 

  • 0

    Felici e sfruttati un pmphlet politico sulla nuova economia

    Quando mi chiedono di scrivere qualcosa sulla rete ho sempre timore di essere banale e ripetitivo. I motivi sono due: il primo è che i temi e le problematiche da affrontare, seppure declinate in ragio ...continua

    Quando mi chiedono di scrivere qualcosa sulla rete ho sempre timore di essere banale e ripetitivo. I motivi sono due: il primo è che i temi e le problematiche da affrontare, seppure declinate in ragione degli avanzamenti tecnologici, sono sempre gli stessi da 20 anni a questa parte (privacy, IPR, censura e libertà d'espressione, infrastrutture e sicurezza, con le relative proposte legislative e l'impatto sulla società) e il secondo è che mi sembra che sia stato già detto tutto e spesso meglio da parte di grandi pensatori.
    Ho appena finito di leggere l'ultimo libro di Carlo Formenti pubblicato neanche un mese fa Egea "Felici e sfruttati: capitalismo digitale ed eclissi del lavoro" e l'impressione di cui vi parlo è ancora più forte. In questo libro c'è tutto. La lucidità, la profondità e l'ampiezza dell'analisi di Formenti fanno strame di tutti questi nuovi e presunti esperti e teorici del capitalismo delle reti e della nuova economia. Per dirla in maniera più prosaica, Morozov, Lanier e Keen gli fanno un baffo, mentre Carlo riesce a spiegare Castells meglio di Castells e Benkler meglio di Benkler. Se venisse tradotto in inglese gli italiani sarebbero famosi nel mondo come i teorici della rete più attenti e capaci. Altro che il buon Lessig.
    Insomma, vi consiglio di leggervelo.

    ha scritto il 

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