Ferito

Di

Editore: Nutrimenti (Greenwich; 7)

4.1
(261)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 236 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese

Isbn-10: 8888389997 | Isbn-13: 9788888389998 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Marco Rossari

Genere: Narrativa & Letteratura , Fantascienza & Fantasy

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Descrizione del libro
Qualcosa sta per accadere – la consapevolezza di questa tensione è l’ossatura del libro – perché nulla accade mai a Highland, Wyoming, profondo e gelido West, dove un impenetrabile cowboy di mezz’età, uno tra John Wayne e Gary Cooper, vedovo, laureato in Storia dell’arte con una passione per Klee, Kandinskij e le caverne, vive la sua appartata quotidianità fatta di giornate che iniziano alle cinque e trenta, un centinaio di chili di merda di cavallo da spalare, cavalli difficili da addestrare, un cucciolo di coyote con tre zampe da curare. Perché la comunità locale, compresi gli amici del protagonista, apostrofa con pesanti epiteti il ragazzo gay scomparso? È l’intolleranza bruta che permea il doppio fondo dell’etica individuale, una reazione che ricorda da vicino i cartelli ("Dio odia i froci", "Cambiate o bruciate") imbracciati da migliaia di persone comuni nelle contromanifestazioni “per ristabilire i princìpi etici” dopo il tragico omicidio del giovane Matthew Shepard nel 1998. Everett, stavolta con uno stile disadorno e lontano da qualsiasi genere (“non ho mai scritto western, ho scritto alcuni romanzi ambientati nel West”), dimostra che la narrativa è un mezzo, e che qui la suspance non è tanto data da ciò che il lettore non si aspetta che accada, ma dal fatto che accada ciò che il lettore sa perfettamente debba accadere. Su tutto, tra le righe di questo romanzo, ci sono Emily, il cucciolo di coyote a tre zampe, che punteggia la neve attorno al ranch con le sue orme strane, e Peste, un mulo ingovernabile in grado di aprire i cancelli della stalla e che non sta mai fermo, come il pensiero libero di una mente liberata, finalmente, dalla disillusione della successiva ferita da curare. Perché prima o poi il tempo per le parole sarà finito.
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  • 3

    In questo romanzo ritroviamo molti elementi comuni a un certo tipo di letteratura, da taluni definita post-western, dove scopriamo uno stato americano ancora rurale, nonostante i tempi recenti: è l’Am ...continua

    In questo romanzo ritroviamo molti elementi comuni a un certo tipo di letteratura, da taluni definita post-western, dove scopriamo uno stato americano ancora rurale, nonostante i tempi recenti: è l’America delle lande naturali del Wyoming, tra deserto e ranch, coyote, cavalli e cowboy, paesaggi mozzafiato e silenzi impenetrabili come quelli generati dalla neve che con la sua coltre immobilizza ogni cosa.
    In quest’ambientazione accattivante vive John: un uomo vedovo da sei anni, che ha un rapporto difficile con l’altro sesso (ma non per questo non ne rimane attratto, nonostante sia ancora legato alla sua Susie) e che possiede una farm dove alleva cavalli, coi quali a volte si sente più in sintonia anziché con le persone.
    Insieme a lui vive lo zio Gus, novantenne ancora autonomo e soprattutto saggio, nonostante gli anni di galera. La sua vita, cadenzata dai doveri di conduzione dell’azienda e dalle scappate in paese per approvvigionarsi, sembra seguire un continuum sempre identico, ma inizia a vacillare quando il suo unico lavoratore Wallace verrà arrestato con l’accusa di aver ucciso un giovane gay, per quanto John stenti a crederci. Da questo avvenimento la sua esistenza subirà una virata esistenziale netta, in cui tutto viene messo in discussione: John non solo non conosceva l’omosessualità ma si era mantenuto ben a distanza dall’odio della gente per rendersi conto che ancora una volta, fuori dalle grandi città, la morale è differente, meno accogliente. Più dura verso il prossimo.

    Continua su:
    http://www.lastambergadeilettori.com/2017/04/ferito-percival-everett.html

    ha scritto il 

  • 5

    "Nessuno ha l'esclusiva dell'odio in questo paese."

    L'idea di scrivere questo libro è nata nell'autore dopo il brutale omicidio di Matthew Shepard avvenuto nel 1998 proprio nelle zone in cui è ambientato il romanzo.
    Nel libro si riscontrano diversi gra ...continua

    L'idea di scrivere questo libro è nata nell'autore dopo il brutale omicidio di Matthew Shepard avvenuto nel 1998 proprio nelle zone in cui è ambientato il romanzo.
    Nel libro si riscontrano diversi gradi di omofobia, di ostilità durante il procedere della storia. Da quello estremo dei gruppi neo-nazisti a quello più sottile della "brava gente" ( d'altronde in seguito all'omicidio di Matthew ci furono contromanifestazioni formate da gente comune che voleva ristabilire "i principi etici"!?!)
    Razzismo, intolleranza...temi superati penserete voi, che sanno di già visto/letto/sentito. Non credo. E soprattutto non bisogna mai abbassare la guardia.

    Veniamo al romanzo.
    Non so se la dicitura in quarta di copertina "western post-moderno" possa essere corretta per quest'opera. Mi sembra proprio un'opera non classificabile, in senso positivo.
    Anche se ambientato nello specifico nel Wyoming, fotografa egregiamente l'America profonda (non quella delle coste per capirci), la "frontiera" come viene definita nel libro .
    Un posto dove sacche di odio sono pronte ad esplodere in qualsiasi momento sotto lo pace apparente che domina una normalissima cittadina del west/midwest.
    Lo stesso protagonista affermerà poi a ragione che la "frontiera" è ovunque, non termina mai e che la violenza è insita nell'uomo.
    Everett esplora l'altra faccia dell'America così come il protagonista esplora la caverna che gioca un ruolo fondamentale nel libro... è questo che fa tanta paura di una caverna, che qualcuno possa entrarci.

    Ferito è John Hunt, il rancher di colore attorno al quale ruota la storia.
    Ferito è il suo vicino pellerossa che verrà chiamato il "negro rosso".
    Ferito, dalla totale indifferenza della gente e dalla mancata volontà di cercare la verità da parte della legge, è Wallace.
    Ferito sarà David...
    Perchè l'odio produce ferite che guariscono...ma che a volte rimangono ferite.

    Non è un romanzo perfetto. Pur nella perfezione dei tempi della narrazione (con una suspense in crescendo), pur nella precisione dei dialoghi sempre studiati (anche troppo talvolta) e nella capacità di quest'ultimi di stemperare la tensione e di strapparti un sorriso, c'è qualcosa che stride...(ma non saprei precisamente cosa)
    Una cosa strana che ho provato è quel senso di minaccia incombente che ti accompagna durante la lettura. Laddove la maggior parte degli autori si arrovella per stupire il lettore, per spiazzarlo con qualche trovata più o meno sui generis il nostro Everett fa immancabile accadere quello che ci si aspetta (originale no?)

    Comunque dopo tutto questo bla bla bla devo ammettere che mi sono innamorato del protagonista principale, come non mi accadeva da tempo.
    Del protagonista e di tutti i suoi animali, che forzando un pò le cose rappresentano una specie di suo alter ego.
    Ad esempio: Crimen il cavallo che sta addestrando, è la sua parte istintiva, avverte ogni sua sensazione e si comporta di conseguenza; Peste, il mulo che riesce sempre misteriosamente a liberarsi dal recinto, è la sua mente che si vuole liberare dagli schemi in cui è richiusa...e anche la cucciola di coyote Emily con le sue tre zampe servirà al protagonista per capire se stesso.
    Avrei volentieri lavorato nel suo ranch, anche aggratis! Mica stupido David...

    Cinque stelle di pancia dunque.
    P.s: Grazie sisters per questo bellissimo consiglio che mi avete regalato. ;)

    E' bello amare qualcosa di più grande di noi senza averne paura. Qualsiasi cosa valga la pena di amare è più grande di noi.

    ha scritto il 

  • 3

    Lettura discreta,mi aspettavo qualcosa in più e al contempo alcuni particolari li ho trovati ridondanti (sembra un controsenso).
    In breve,un cowboy nero conduce la sua esistenza tranquilla allevando c ...continua

    Lettura discreta,mi aspettavo qualcosa in più e al contempo alcuni particolari li ho trovati ridondanti (sembra un controsenso).
    In breve,un cowboy nero conduce la sua esistenza tranquilla allevando cavalli nel midwest ma l'arrivo del figlio omosessuale di un suo amico di college coincide con episodi di violenza a sfondo razziale e omofobo che rompono l'equilibrio faticosamente raggiunto dal protagonista.
    Documentandomi ho letto che l'autore sarebbe un maestro dell' autofiction,in pratica sotto le spoglie del (in questo caso) romanzo western, metterebbe su carta e metaforizzerebbe le esperienze di discriminazione personali e collettive vissute.In effetti ci sarebbero argomenti per molto più di un libro ma in generale la resa non mi è sembrata naturale e un po' forzata.

    ha scritto il 

  • 3

    Ferito

    La storia c'è. Quello che non mi convince è la scrittura. Però forse è un problema mio. Il fatto è che questi professori di scrittura creativa, come lo stesso Percival Everett, sembrano scrivere più s ...continua

    La storia c'è. Quello che non mi convince è la scrittura. Però forse è un problema mio. Il fatto è che questi professori di scrittura creativa, come lo stesso Percival Everett, sembrano scrivere più sceneggiature da portare sullo schermo che romanzi.

    ha scritto il 

  • 4

    “’Non ti preoccupare, Robert’, ho detto. ‘Nessuno ha l’esclusiva dell’odio in questo paese’.
    ‘Già’, ha commentato Gus. ‘C’è un sacco di odio per tutti. Tenete alte le bandiere, ragazzi’.”

    “Il cavallo ...continua

    “’Non ti preoccupare, Robert’, ho detto. ‘Nessuno ha l’esclusiva dell’odio in questo paese’.
    ‘Già’, ha commentato Gus. ‘C’è un sacco di odio per tutti. Tenete alte le bandiere, ragazzi’.”

    “Il cavallo non dovrebbe prendere decisioni. Questa è la regola numero uno. La regola numero due è che le decisioni dovrebbe prenderle il cavaliere. Se il cavallo ti anticipa, rischi di restare indietro. È un vecchio proverbio. Quindi ogni tanto devi cambiare direzione al cavallo, rompere la routine, farlo passare in mezzo a dei cespugli senza alcuna ragione apparente. Non lasciarlo partire al galoppo su una collina ripida.”

    La prima citazione è per dire di cosa parla il romanzo.
    La seconda per dire come ne parla.

    C’è una storia che incasellarla in un genere sarebbe riduttivo.
    Ci sono dei personaggi che a uno dispiace non poterli ritrovare in un altro libro.
    E poi dialoghi con un buon ritmo, flashback e sogni nella giusta misura.
    Sembra un film. Ma per fortuna è un libro, e io non mi addormento.

    ha scritto il 

  • 4

    Esistono delle storie maschie? Secondo me, sì e questa lo è. Un rude cowboy nero, ma dal cuore tenero, vedovo e con al seguito lo zio, si trova a dover affrontare violenza e pregiudizi nel suo ranch d ...continua

    Esistono delle storie maschie? Secondo me, sì e questa lo è. Un rude cowboy nero, ma dal cuore tenero, vedovo e con al seguito lo zio, si trova a dover affrontare violenza e pregiudizi nel suo ranch dove accudisce, quasi magicamente, dei cavalli. Alcune battute ironiche (ma non salaci) e gli argomenti toccati (omosessualità, razzismo) mi hanno fatto sentire dalle parti del buon Lansdale. Un Lansdale nero però. Ad un certo punto infatti, la storia ha virato, non che non me lo aspettassi, ma è diventata più dura del previsto e quasi senza spiragli, per la serie “quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare”. Al secondo incontro con Everett, ha vinto lui e a man basse. Western sì e con qualcosa da dire.

    ha scritto il 

  • 3

    Non so, pensavo meglio visto le recensioni entusiastiche. Everett è bravo, la storia non è male, i personaggi sono ben delineati, ma il tutto è un po' leggerino, non è graffiante, sta in superficie, s ...continua

    Non so, pensavo meglio visto le recensioni entusiastiche. Everett è bravo, la storia non è male, i personaggi sono ben delineati, ma il tutto è un po' leggerino, non è graffiante, sta in superficie, sembra di leggere un romanzo di Lansdale solo meno divertente.

    ha scritto il 

  • 4

    Semplice e cazzuto (o semplicemente cazzuto?)

    Avete presente quel vecchio che si mette a raccontare una storia davanti al fuoco, quello che tutti ci immaginiamo ma nessuno ha mai conosciuto? Ecco, Percival Everett è quel vecchio, Ferito la storia ...continua

    Avete presente quel vecchio che si mette a raccontare una storia davanti al fuoco, quello che tutti ci immaginiamo ma nessuno ha mai conosciuto? Ecco, Percival Everett è quel vecchio, Ferito la storia.
    Per leggere la recensione completa: http://wp.me/p4X9gY-7J

    ha scritto il 

  • 3

    LETTURA COLLETTIVA (GRUPPO OMONIMO) DI NOVEMBRE 2014 consigliato da SERY-AMENTE

    Ho comperato e letto questo libro dopo aver letto recensioni molto favorevoli ma ammetto che non mi ha convinto fino in fondo......
    Lo stile con cui l'autore scrive è scorrevole e la vicenda, pur con ...continua

    Ho comperato e letto questo libro dopo aver letto recensioni molto favorevoli ma ammetto che non mi ha convinto fino in fondo......
    Lo stile con cui l'autore scrive è scorrevole e la vicenda, pur con un tocco di "giallo", facile da seguire però le importanti tematiche trattate (omosessualità, razzismo e tumore dello zio del protagonista) sembrano affrontate con leggerezza e "servono" , a mio avviso, solo da cornice alle vicende della storia d'amore del protagonista.
    Le sue 230 pagine ( e poco più) mi sono sembrate poche per raccontare una vicenda dai numerosi risvolti....... Forse sviluppato in maniera più ampia mi avrebbe sicuramente coinvolto di più!

    ha scritto il 

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