Festa mobile

Di

Editore: mondadori

4.0
(1603)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Chi tradizionale , Spagnolo , Francese , Tedesco , Chi semplificata , Giapponese

Isbn-10: A000071736 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida , eBook

Genere: Biografia , Narrativa & Letteratura , Viaggi

Ti piace Festa mobile?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis
Descrizione del libro
Ordina per
  • 5

    Tu mi appartieni.

    Ernest Miller Hemingway è stato uno scrittore e giornalista statunitense. Autore di famosi romanzi e racconti brevi, ricevette, nel 1953, il Premio Pulitzer per “Il vecchio e il mare”. Nel 1954, vinse ...continua

    Ernest Miller Hemingway è stato uno scrittore e giornalista statunitense. Autore di famosi romanzi e racconti brevi, ricevette, nel 1953, il Premio Pulitzer per “Il vecchio e il mare”. Nel 1954, vinse il Premio Nobel per la letteratura.

    “Festa Mobile” è un libro pubblicato postumo nel 1964. Nella prima edizione l’editing venne realizzato dalla quarta moglie di Hemingway, Mary Walsh.
    Nell’edizione successiva a quella del 1964, e da me letta (Mondadori editore), l’editing venne effettuato dal nipote dell’autore Sean Hemingway, il quale curò una restaurazione filologica del testo reintegrando non solo i titoli che erano stati scartati ma anche ripristinando l’indice originale.
    “Festa Mobile”, romanzo incompiuto, custodisce i ricordi parigini degli anni ’20 di Hemingway. A quel tempo l’autore muoveva i suoi primi passi nell’ambiente letterario e artistico grazie all’incontro e all’amicizia di Gertrude Stein e Ezra Pound. Nei racconti oltre ad essere citati e, a volte, descritti autori americani espatriati in Europa come Ford, Crowley, Joyce, Belloc e Fitzgerald, vengono narrate scene di quotidiana felicità trascorse con la prima moglie Hadley.
    “Festa Mobile” è sicuramente tra i romanzi meno conosciuti di Hemingway e benché possa essere considerato una sorta di diario, il soggetto principale non è l’io narrante, quindi l’autore, ma Parigi. In questa città Hemingway imparerà e comprenderà l’arte della scrittura. Il legame che tesse con il luogo è qualcosa di magico, unico, e ciò lo si può avvertire durante tutta la lettura. I racconti, con un apparente filo cronologico, percorreranno la carriere dello scrittore che da piccolo e anonimo diverrà famoso e conosciuto tutto il mondo.
    La narrazione è fluida e travolgente, continuamente sospesa tra nostalgia, commozione e ironia. Le passeggiate tra i boulevard, i caffè ai bistrò, la libreria “Shakespeare & Company” vengono descritti così bene e con così tanto affetto, che si ha l’impressione di esser stati veramente in quei posti. Questi luoghi, così ben delineati, son stati una componente fondamentale per la sua formazione: sia letteraria che umana. L’immagine di Hemingway che vien fuori da queste righe è sorprendente. Un uomo umile che non si da mai per vinto, sicuro della sua strada e della sua vocazione.
    Quello che mi ha particolarmente colpita è l’inclinazione di quest’uomo a trasformare un momento difficile in uno produttivo: non si hanno soldi per il pranzo? Bene, si va a vedere i quadri perché da affamati si percepisce e si capisce di più.
    La lettura di “Festa Mobile” mi ha entusiasmata molto. In primo luogo perché mi ha svelato e fatto apprezzare al meglio Hemingway, svegliando ancora di più in me la curiosità per i suoi scritti. In secondo luogo perché il caso ha voluto che qualche capitolo fosse dedicato a Francis Scott Fitzgerald ed, essendo stata la lettura precedente “Il Grande Gatsby”, è stata una bellissima sorpresa leggere quelle parole perché svela dei retroscena che non mi sarei mai aspettata e che lascio così, avvolti da un alone di mistero, in modo tale che se mai doveste ritrovarvi a leggere questo libro ritroviate la sorpresa che ho avuto io.

    ha scritto il 

  • 4

    Per chi conosce Hemingway, ne apprezza il personaggio oltre che lo scrittore, questo libro rappresenta un piccolo vangelo, un diario, una parte intima di un uomo dalla vita mirabolante. Ezra, Gertrude ...continua

    Per chi conosce Hemingway, ne apprezza il personaggio oltre che lo scrittore, questo libro rappresenta un piccolo vangelo, un diario, una parte intima di un uomo dalla vita mirabolante. Ezra, Gertrude, Pablo, Scott... ci sono tutti.

    ha scritto il 

  • 1

    "Questo è un libro di fantasia."

    Dopo "Il vecchio e il mare" mi sono lasciato tentare di nuovo da quella leggenda letteraria che è Hemingway e il consiglio altrui mi ha portato a "Festa mobile".
    Ho iniziato pieno di entusiasmo questa ...continua

    Dopo "Il vecchio e il mare" mi sono lasciato tentare di nuovo da quella leggenda letteraria che è Hemingway e il consiglio altrui mi ha portato a "Festa mobile".
    Ho iniziato pieno di entusiasmo questa nuova avventura letteraria, ma mi sono trovato subito ad arrancare per tutto il libro e finirlo è stata una liberazione.
    Lo stile di Hem non incontra il mio gusto. La sua scrittura pulita e sincera qui non mi emoziona, non ho trovato il cuore e quella passione necessaria che cerco dentro un libro. C'è indubbiamente la capacità dello scrivere e metto in conto lo scarto della traduzione, che inevitabilmente toglie sempre qualcosa (il quanto è imponderabile) all'originale. Ma ho avvertito un'assenza emotiva (qualche traccia è affiorata negli ultimi "sketch parigini") che ha appesantito ogni parola, zavorrandola di una sensazione di inutilità difficile da sopportare.
    Senza avere la minima pretesa di giudicare altro che la mia esperienza diretta, esprimo un'opinione strettamente personale.

    ha scritto il 

  • 5

    A me non piace sempre Hemingway, la scrittura è semplice e piacevole, probabilmente non troppo difficile da tradurre e da rendere, ma lo stile non è tutto! Ernest mi sembra falso e caricato tranne qu ...continua

    A me non piace sempre Hemingway, la scrittura è semplice e piacevole, probabilmente non troppo difficile da tradurre e da rendere, ma lo stile non è tutto! Ernest mi sembra falso e caricato tranne qualche volta che è magnifico. E qui mi sembra che lo sia, in molte pagine, anche se non in tutte. E poi sembra sincero nella sua malinconia e nel rimpianto: finalmente un "uomo vero" e non solo un "vero uomo".

    ha scritto il 

  • 5

    Hemingway macho e maschilista, compiaciuto dei suoi vezzi letterari, ridotto ormai a monumento? Può darsi, ma la capacità di scrittura che restituisce una Parigi ormai scomparsa insieme agli scintilla ...continua

    Hemingway macho e maschilista, compiaciuto dei suoi vezzi letterari, ridotto ormai a monumento? Può darsi, ma la capacità di scrittura che restituisce una Parigi ormai scomparsa insieme agli scintillanti anni '20 ce l'ha solo lui.

    ha scritto il 

  • 2

    Midday in Paris

    Festa Mobile vuole essere un ritorno all'epoca d'oro di Hemingway, il racconto di una Parigi in pieno fervore culturale che brulicava di artisti e scrittori, ritrovo della Generazione Perduta dove si ...continua

    Festa Mobile vuole essere un ritorno all'epoca d'oro di Hemingway, il racconto di una Parigi in pieno fervore culturale che brulicava di artisti e scrittori, ritrovo della Generazione Perduta dove si viveva molto poveri e molto felici, un libro di ricordi. Il libro d'addio.
    Sarò sincera, non mi ha preso per niente.
    Quello che mi aveva ammaliato in Fiesta l'ho ritrovato solo in parte ne Il Vecchio e il Mare e perso del tutto in Festa Mobile.
    Racconti, ma soprattutto descrizioni che ho trovato poco incisive -ad eccezione forse dei capitoli riguardanti Fitzgerald- gli splendidi scatti di Lisetta Carmi mi hanno raccontato molto in più di Ezra Pound rispetto alle pagine scritte da Hemingway.
    Leggere questo libro a pancia vuota non è bastato a renderlo più bello.

    ha scritto il 

  • 5

    Quando ero piccolo mia mamma mi ripeteva sempre che non appena fosse riuscita mi avrebbe portato a Disneyland. Ero un accanito ammiratore di Walt Disney, amavo ogni suo cartone animato, nonostante non ...continua

    Quando ero piccolo mia mamma mi ripeteva sempre che non appena fosse riuscita mi avrebbe portato a Disneyland. Ero un accanito ammiratore di Walt Disney, amavo ogni suo cartone animato, nonostante non li conoscessi tutti. Per dire, “Il Re Leone”, “La Sirenetta”, “Toy Story” non li ho ancora visti. Ma il punto non è questo. Il punto è che il mio amore per Parigi nacque sin dalla mia più tenera età, senza averla visitata (ancora oggi non ci sono andato nemmeno una volta, ma la amo, ne sono convintissimo). Bastò la promessa che un giorno sarei andato là, e che là ci sarebbero state tutte le atmosfere che avevo conosciuto nelle pellicole cinematografiche.
    Alle elementari con la scuola organizzammo una giornata a Briançon, cittadina francese non molto distante dal confine italiano. Mi piacque la lingua, mi piacquero alcuni piatti tipici francesi che assaggiai, mi piacque quella specie di canale piccolissimo che spaccava in due la strada principale, che era in discesa e ai cui lati si trovavano negozi e ristorantini. Briançon non era Parigi, lo so, lo sapevo. Ma era comunque una cittadina francese, e a quell’età mi sembrava un po’ la stessa cosa.
    Poi per caso vidi “Midnight in Paris”, il film di Woody Allen. E Parigi fu davvero Parigi: la città dei pittori e degli artisti, le luci della sera, i bistrot aperti al mattino. Un vero gioiellino.
    Ancora devo visitarla, da ormai anni mi racconto che prima o poi ci andrò, e so che succederà. Ma adesso è tutto in forse, un progetto che va ancora ben definito. Tuttavia, pensare che in futuro farò questo viaggio al momento mi basta. So che un giorno la sola immaginazione si farà insopportabile e che quindi cederò, all’ultimo organizzerò questo dannato viaggio spendendo un sacco di soldi. Ma ne varrà la pena, sento che per Parigi ne varrà la pena.
    Un po’ per caso e un po’ no, quattro giorni fa mi sono imbattuto in “Festa Mobile” di Ernest Hemingway, autore che non conosco benissimo ma che per quel poco che ho letto apprezzo moltissimo. Questo libro è la raccolta delle sue memorie parigine, dal 1921 al 1926. Più che memorie sono veri e propri scorci su Parigi che lo scrittore ci racconta e ci regala come un dono prezioso. Perché quei racconti profumano di pane appena sfornato e di caffelatte, di tensione e di sudore, di fatica ma anche di speranza. Leggere “Festa Mobile” significa aprire il libro con la scusa di voler conoscere la vita artistica e culturale di Parigi degli anni ’20 e ritrovarti con un pezzo di vita di un autore estremamente prolifico ed onesto, avido lettore e assiduo frequentatore dei caffè più belli o più anonimi della città. Insieme ad Hemingway impariamo a conoscere gli angoli di Parigi da percorrere al mattino quando hai voglia di uscire di casa ma non hai un soldo da spendere per il pranzo: se segui l’autore riuscirai a girare la città senza passare davanti alle panetterie che sfornano il pane, senza passare davanti ai ristoranti che non ti puoi permettere, andrai al museo del Luxembourg a contemplare i quadri di Cézanne e capirai che la fame è un’ottima disciplina, che a pancia vuota e con una fame da lupi i quadri si vedono e si apprezzano con più chiarezza. Conoscerai Gertrude Stein, la sua casa piena di quadri in rue de Fleuers, i suoi giudizi sugli scritti di Hemingway e di altri autori, i suoi capricci. Farai amicizia con Sylvia Beach, la libraia della “Shakespeare & Co.”, la biblioteca circolante e libreria al 12 si rue de l’Odéon, donna dolce e gentile senza la quale Hemingway non avrebbe avuto la possibilità di leggere quello che lesse, di amare gli autori che amò: Turgenev, D.H. Lawrence, Dostoevskij. E poi ancora Fitzgerald, amico insopportabile ma onesto, alcolizzato ma leale, al quale Hemingway in questo libro dedica ben venti pagine.
    “Festa Mobile” è Parigi, è Hemingway nella sua veste migliore, è Gertrude Stein, è Francis Scott Fitzgerald e Zelda, è l’amore per i libri, è la somma delle bancarelle dei libri usati a poco prezzo, è incontrare scrittori famosi e sconosciuti in un caffè all’aperto, andare alle corse dei cavalli, esercitarsi a scrivere seguendo una rigorosa disciplina e un buon metodo, tornare a casa dopo un’intensa giornata di lavoro e trovare tua moglie e farci l’amore alla sera, affidare al gatto le cure di tuo figlio a F. Puss, il grande, meraviglioso gatto di famiglia; fidarsi di Ezra Pound e scambiare un satanista per un artista; patire il freddo negli inverni gelidi ma trovare ristoro in un caffè a poco prezzo, bevendo qualche alcolico e scrivendo nel modo più onesto possibile quello che hai dentro, nonostante il rumore, gli attaccabrighe e gli impiccioni che ti si siedono vicino.
    “Festa Mobile” mi ha tenuto compagnia per diversi giorni, e ora che ho finito di leggerlo mi sento dolcemente malinconico. Mi manca Hemingway. Mi manca come potrebbe mancarmi un amico che conosco poco ma che mi racconta storie interessanti. Mi manca come potrebbe mancarmi uno scrittore che in questi giorni di vacanze pasquali è stato sveglio con me seduto al tavolo della cucina con una luce leggera leggera fino alle cinque del mattino – perché davvero, finalmente posso dirlo: ho trovato un libro che mi ha levato il sonno, che mi ha tenuto sveglio anche quando avevo sonno, che mi ha letteralmente stretto a sé. Cercare di dosare la lettura perché non finisse subito è stata dura, l’impulso era quello di finire queste 190 pagine in pochissime ore. Ma non volevo farlo, me ne sarei poi pentito.
    Adesso è tutto finito, il libro è qui accanto a me. Mi sembra di aver percorso diversi angoli di Parigi, di aver bevuto e mangiato in ottima compagnia, di essermi divertito con Fitzgerald e Gertrude Stein, di aver scommesso su qualche cavallo, di aver sofferto il freddo e la povertà, ma di essermi anche confortato davanti alla persona che amo. È tutto finito, mi dico, ma lo splendore di Parigi non finisce mai.

    ha scritto il 

Ordina per
Ordina per
Ordina per