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Feste galanti

Di

Editore: SE

4.0
(47)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 104 | Formato: Altri

Isbn-10: 8877105585 | Isbn-13: 9788877105585 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Tascabile economico , Paperback

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
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  • 5

    ...mixing memory and desire, stirring dull roots with spring rain

    Mentre leggevo queste liriche di Verlaine, mi è venuto in mente l'Arlecchino impersonato da Ignazio Oliva nel Trionfo dell'amore di Clare Peploe, tratto dall'omonima commedia di Marivaux. Il viso aust ...continua

    Mentre leggevo queste liriche di Verlaine, mi è venuto in mente l'Arlecchino impersonato da Ignazio Oliva nel Trionfo dell'amore di Clare Peploe, tratto dall'omonima commedia di Marivaux. Il viso austero dell'attore genovese mi sembra perfetto nell'incarnare una maschera diversissima quivi rispetto al mondo della nostrana commedia dell'arte: a contatto con la corte francese, il vitalismo plebeo si sublima in un'aggraziata semplicità percorsa da rivoli malinconici; anzi, tutte le maschere trasmigrate sul suolo gallico si velano d'un je ne sais quoi sottilmente languido: il fascino balugina in loro non dai lazzi, bensì da un motteggiare ritualizzato e galante in cui perfino la lingua fluisce châtiée, come in una conversazione di cavalieri. Sono le stesse maschere soavi che sorridono con lieve mestizia nelle tele di Watteau; ma in Watteau, a onor del vero, tutto arieggia una precarietà, una finitezza, un dolce svaporare della vita che screzia perfino le più promettenti promenades in giardini complici e i più giocondi imbarchi per Citera: non l'esplicito Et in Arcadia ego ammonitore che scoprono i pastorelli tra fronde lussureggianti nella tela del Guercino, bensì, ancora una volta, un alito disilluso e stanco, appena percepibile, che si posa come un riflesso lunare sul raso traslucido, sui velluti controtagliati, sulle trine morbide, sulle piume d'airone che tremano dai berretti setosi, mentre gli alberi enormi coprono d'ombra i sentieri e il mare incalza lontano. E le Fêtes galantes di Verlaine sono piene di Watteau e di Marivaux: in un mondo già diversissimo da quello cortigiano, attestano le straordinarie nozze di rivoluzione e di tradizione che rendono tanto differente la cultura letteraria francese dalla nostra. In Francia la Rivoluzione non rinnega, ma integra la tradizione nei suoi nuovi valori: Plutarco ispirava tanto il classicismo monarchico quanto Robespierre e Babeuf; in Italia il risorgimento non seppe far altrettanto, e l'acredine schifiltosa e risentita d'un De Sanctis valse da sola a far tabula rasa di secoli di gloria: i Comuni, le tre corone fiorentine, poi qualche monumento isolato, frammezzo uno stagno di figurette sprezzate come serve della controriforma e dello straniero invasore. Verlaine, per fortuna, nacque in Francia, e non poteva che nascere lì. Ormai è il tempo dell'Ottocento morente, secolo che avrebbe presto bruciato tutte le opposte illusioni: il 1870 non c'era ancora stato, e le illusioni sopravvivevano: la grandeur del Secondo Impero, le speranze del Conte di Chambord, il ribollire confuso che sarebbe deflagrato nel fuoco di paglia della Comune; i prussiani non erano ancora entrati da vincitori nel Salone degli Specchi: ma gli spiriti acuti degli artisti captano l'aura del momento assai meglio dei politici e dei diplomatici. E così, dopo il dandysmo di Baudelaire, innamorato del disfacimento, ecco le galanterie in maschera di Verlaine, dove la malinconia dei quadri di Watteau si sublima e si concentra non per via di sottolineatura dei toni, ma perché immersa in un'aura di rimpianto e di sogno: le temps des lilas. Erotismo lunare, onirico, frammenti d'un discorso amoroso liturgico eppure tutto spumoso e aereo, monili di doppisensi espliciti e sottilissimi, gioielli di tempra energica e rarefatta, scherzi poetici d'ineccepibile rigore formale, queste liriche brevi presentano però forse il culmine della loro natura ossimorica in un linguaggio in cui una modernità di fondo guizza tra gli arcaismi lessicali e la grazia rococò delle immagini; se ne rese conto un lettore sensibile come un Rimbaud ancora giovanissimo, quando commentava: "c’est fort bizzarre, trés drôle, mais vraiment c’est adorable. Parfois de fortes licenses, ainsi: Et la tigresse épouvantable d’Hyrcanie est un verse de ce volume": Verlaine costruiva versi regolarissimi (e disprezzerà sempre il verso libero, ma qui l’enjambement supera la misura classica, giungendo a spezzare il vocabolo épouvantable. La modernità, insomma, qui, anziché irrompere con la galleria d'immagini nuove ed esplicite che popolano il carnevale di Schumann (i suoi Eusebio e Florestano e Chopin fra Colombina ed Arlecchino, e perfino le lettres dansantes col nome in cifra d'un'antica fiamma, per la gioia di Frau Clara) s'insinua per venature sotterranee, proiettando sugl'inchini e i panneggi antichi un'inquietudine di tempi mutati, e vivendo in pieno la große Sehnsucht verso una civiltà ormai mitica: eppure, con fascinosa mise en abîme, i motivi e la musica di quella civiltà stessa spirano, appunto, già una fragranza appassita di trapasso. Ecco perché Verlaine si lascia sedurre da Watteau e non dalle imprese d'amore rinascimentali e barocche, sorridenti solo di spensieratezze alessandrine; ed ecco perché, nonostante l'ombra di morte, i suoi versi rimangono distanti dal decadentismo più tardo: almeno in sogno, il poeta crede ancora in un mondo luminoso, sebbene precario e fragile; a modo suo, forse vedeva anch'egli, con presentimento spengleriano, nel Grand Siècle e nel Settecento l'estrema e più rigogliosa fioritura europea prima d'un lento ma ineluttabile Untergang des Abendlandes. E così vi affolla un'iridescenza di echi e citazioni, che tralucono e occhieggiano cangianti come le sue immagini preziose: le donne, i cavalier, gli affanni e gli agi. Il linguaggio stesso si carica di tracce d'arcaismi e precedenti poetici: secondo i commentatori, nel finale del Colloque sentimental riecheggiano i due versi di Ronsard Ainsi disois, mais les haleines molles/ Des vents en l’air emportoient mes paroles; ma Ronsard qui non fa che rievocare il Petrarca del sonetto "Oimé il bel viso" (che funge da testo per uno dei più bei madrigali di Monteverdi), il cui endecasillabo finale difatti è "ma il vento ne portava le parole". I due innamorati ormai distanti tra loro si scambiano un lessico alato e soave di cortesia erotica, ma è come se le loro frasi risonassero da dietro uno schermo, sempre più fievoli; am Abend, da es Kühle war, il sogno d'amore tramonta in un languore di tardo autunno, con gli amanti si allontanano per i boschetti di Citera mentre i complimenti e i rimbrotti si spengono nella brezza fresca del crepuscolo, maioresque cadunt altis de montibus umbrae.

    ha scritto il 

  • 4

    Unite l'occhio penetrante e allusivo di Baudelaire e l'estetica coraggiosa, avanguardista (ma comunque ispirata) di Apollinaire e avrete Verlaine. Generalmente non amo le impressioni criptiche , ma pe ...continua

    Unite l'occhio penetrante e allusivo di Baudelaire e l'estetica coraggiosa, avanguardista (ma comunque ispirata) di Apollinaire e avrete Verlaine. Generalmente non amo le impressioni criptiche , ma per il simbolismo faccio volentieri un'eccezione...

    ha scritto il 

  • 4

    Se Verlaine avesse mantenuto tale rotta stilistica, sicuramente sarebbe stato uno dei tanti. Parlo molto spesso della sua vita suddivisa in due particolari periodi: il prerimbaudiano e il rimbaudiano, ...continua

    Se Verlaine avesse mantenuto tale rotta stilistica, sicuramente sarebbe stato uno dei tanti. Parlo molto spesso della sua vita suddivisa in due particolari periodi: il prerimbaudiano e il rimbaudiano, poiché in tale fasi Verlaine ha conosciuto due mondi introspettivi completamente differenti tra loro. Nel primo, di cui fa parte Feste Galanti, necessità di libertà, di comprensione, di piacere estatico del movimento, ma anche dei giochi retorici mantenuti sin dalla poetica settecentesca; mentre il secondo periodo è fatto di allusione, di devastazione, di distruzione dell'Io e del proprio mondo per formarne uno alternativo: per Verlaine più che maledizione si può parlare di rinascita poetica, di scagionamento del pensiero sino alla conduzione della sua conversione al cattolicesimo che, però, lo allontanerà dal suo amore omosessuale per il poeta Rimbaud, una personalità artistica tutt'oggi enigmatica e dalla forza poetica assoluta e caotica. Feste Galanti, pertanto, presenta un esercizio di stile ove il movimento poetico si fonda sull'incontro della Modernità e della Classicità del tempo.

    ha scritto il 

  • 4

    Stavo per assegnare tre stelle, forse due, poi ho letto l'ultima poesia (Colloque sentimental)

    Nel vecchio parco gelido e deserto
    sono appena passate due forme.

    Hanno occhi morti, e labbra molli,
    e le ...continua

    Stavo per assegnare tre stelle, forse due, poi ho letto l'ultima poesia (Colloque sentimental)

    Nel vecchio parco gelido e deserto
    sono appena passate due forme.

    Hanno occhi morti, e labbra molli,
    e le loro parole si odono a stento.

    Nel vecchio parco gelido e deserto
    due spettri hanno evocato il passato.

    - Ricordi la nostra estasi d’allora?
    - E perché vuoi che la ricordi?

    - Batte ancora il tuo cuore solo a udire il mio nome?
    Ancora vedi in sogno la mia anima? – No.

    - Ah, i bei giorni d’indicibile felicità
    quando univamo le nostre bocche! – Può darsi.

    - Com’era azzurro il cielo, e grande la speranza!
    - Vinta, fuggì la speranza, nel cielo nero.

    Andavano così tra l’avena selvatica,
    e le loro parole le udì solo la notte.

    ha scritto il 

  • 5

    IL FAUNO

    Un vecchio fauno di terracotta
    ride al centro della radura,
    presagisce forse un seguito agli istanti sereni

    che mi han condotto e ti han condotta,
    malinconici pellegrini,
    fino a quest'ora di cui la fuga
    v ...continua

    Un vecchio fauno di terracotta
    ride al centro della radura,
    presagisce forse un seguito agli istanti sereni

    che mi han condotto e ti han condotta,
    malinconici pellegrini,
    fino a quest'ora di cui la fuga
    volteggia al suono dei tamburelli

    ha scritto il