Ficciones

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4.4
(4025)

Language: Español | Number of Pages: 127 | Format: Hardcover | In other languages: (other languages) English , French , Italian , German , Portuguese , Swedish

Isbn-10: 8481302619 | Isbn-13: 9788481302615 | Publish date: 

Also available as: Paperback , Others , Mass Market Paperback

Category: Fiction & Literature , Philosophy , Science Fiction & Fantasy

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Book Description
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  • 5

    Quando l'ho letto la prima volta, poco più di sette anni fa, mi aveva sì colpito, ma anche lasciato un po' perplesso.

    Stavolta, però, è solo meraviglia. Questi racconti sono di una bellezza incredibil ...continue

    Quando l'ho letto la prima volta, poco più di sette anni fa, mi aveva sì colpito, ma anche lasciato un po' perplesso.

    Stavolta, però, è solo meraviglia. Questi racconti sono di una bellezza incredibile. I temi "filosofici" sono declinati in immagini, personaggi, situazioni di grande suggestione e fascino, tra labirinti e misteri, e metanarrativa di alto livello.
    La scrittura è eccezionale, nessuno al mondo ha mai scritto così. In poche pagine, "dice" tantissimo, è davvero denso, ma allo stesso tempo con leggerezza ed eleganza. Distaccato e preciso, e allo stesso tempo lirico e intenso.
    Dopo aver letto ogni racconto, non potevo fare a meno di rifletterci su. Rileggere certe frasi, rimanere in quell'atmosfera magica e inquietante.
    E riemergermi poi in una nuova, ambigua, affascinante, meraviglia letteraria.

    said on 

  • 3

    E' il libro dell'anti-libro. La ripetizione ciclica del "labirinto infinito" che accenna nel primo racconto, diventa una costante perpetua che quasi fa credere al lettore di poter chiudere il cerchio ...continue

    E' il libro dell'anti-libro. La ripetizione ciclica del "labirinto infinito" che accenna nel primo racconto, diventa una costante perpetua che quasi fa credere al lettore di poter chiudere il cerchio e arrivare alla verità. Schopenhauer è chiaramente uno tra le maggiori influenze di Borges anche se è giusto credere che, il percorso filosofico che affronta Borges nella sua scritta, si snodi in un crescendo, da Kant a Wahl sino a Heidegger e Ricoeur, forse quest'ultimo la vera anticipazione del poeta argentino. Se pensiamo infatti a Soi-même comme un autre, pubblicato nel 1987, che s'inspira a Heidegger in quanto la ipseità è, come il Dasein, quel'essere che non può essere oggetto. Il Dasein è un essere aperto e in quanto tale, interpreta e s'interpreta a sé stesso e, in questo compito, si relaziona con il mondo e con gli altri.

    Yo he de quedar en Borges, no en mí (si es que alguien soy) Borges y yo.

    La dualità interna dell'identità è quindi il tema molto discusso da Borges che in tutta la sua vita ha provato a comunicarne un messaggio in un codice di finzioni sensoriali molto complesse. Finzioni che hanno una simbologia molto forte ed evocativa. Platone condanna quei poeti che furono considerati pericolosi proprio per le loro "ficciones", in quanto arte non mimetica (copia delle idee eterne e perfette) bensì solo un riflesso dell'apparenza. A Platone lo inquietarono i prodotti dell'immaginazione più libera, perché l'uomo era capace di inventare pericolosamente a sé stesso, lontano dalle norme già stabilite. Quello che scrive Borges con le sue finzioni letterarie pone sempre l'accento su aspetti nuovi dell'esistenza, che spesso non si esauriscono nelle domande esistenziali più banali che spesso ha cercato di rispondere la filosofia; una tra queste, sicuramente la più celebre: "Chi sono?" "Che cos'è l'io" "Siamo una unità sostanziale?" Agostino, ha dato una spiegazione del tempo che ci dimostra quanto sia impossibile dare una risposta a queste domande. Secondo il filosofo, noi non ci muoviamo mai dal presente. Il passato lo possiamo vivere solamente nel presente come memoria e il futuro soltanto nel presente come attesa. Abbiamo un triplice presente: il presente del presente, come percezione in atto o attenzione, il presente del passato, come memoria, e il presente del futuro, come attesa o speranza. Agostino concepisce il tempo come risultato dell’estendersi o del contrarsi del nostro animo (distensio animi), che si comporta come una specie di fisarmonica o di elastico teso o ‘in riposo’. Da questo punto di vista, appunto, noi non ci spostiamo dal presente. In questa esistenza abituale noi abbiamo la certezza di essere uno; uno che si suddivide in molteplici atti ma che tutti si definiscono al centro del essere io. Ma effettivamente siamo uno e lo stesso? Quello che fa Borges attraverso le sue finzioni letterarie e rompere le domande convenzionali che si è posta sempre la filosofia. Il primo che letteralmente distrugge è Kant. Il filosofo tedesco vide che la ragione teoretica non può dimostrare il substrato metafisico della identità perché la ragione se ne mantiene lontano dal sapere che organizza i concetti della conoscenza. Nella Critica della Ragion pura, se da una parte vige la giustapposizione di io penso, immaginazione trascendentale, schematismo trascendentale, senza ravvisare l'identità, dall'altra è possibile individuare l’essenziale convergenza del tempo con l'io penso e con l’immaginazione trascendentale. Effettivamente Kant propone la identità solo come un postulato della ragione pratica, esigenza per la immortalità dell'anima. Fu poi Heidegger a dimostrare che tra io penso e tempo non c'era nessun paradosso bensì il tempo ne diventa uno dei fondamentali per esprimere l'individuazione dell'essere, come scrive Borges nelle sue Ficciones.
    Raccontare, in quanto linguaggio, è svolgere una storia nel tempo e l'uomo è (sostanzialmente e strutturalmente) temporale; così sarà tanto per la narrazione storica come quella ficcional, la quale legittima la domanda che ci facciamo un po' tutti "Chi sono?"
    In Ficciones, specialmente nei racconti "La biblioteca di Babel" e "Il giardino dei sentieri che si biforcano" Borges sperimenta la ri-definizione del tempo e spazio classico del realismo e li deforma sino a dargli la idea soggettiva che finisce per definire l'azione e la propria voce narrativa. Quando il lettore si rende conto che legge di una scenografia e sfondo specchio psicologico, scopre di essere chiuso e assorto in uno spazio irreale, infinito e diafano di domande senza risposta.

    Tú, que me lees, ¿estás seguro de entender mi lenguaje

    “El jardín de los senderos que se bifurcan” è il paradigma più famoso della maniera di concepire lo spazio nei racconti di Borges. Lo spazio e il tempo assumono un ruolo da protagonista in quanto definiscono i personaggi e il loro destino, in particolare della coscienza vigliacca del protagonista in forma di fuga che diventa un cammino labirintico dove nascondersi.

    En todas las ficciones, cada vez que un hombre se enfrenta con diversas alternativas, opta por una y elimina las otras. (...) Alguna vez, los senderos de ese laberinto convergen; por ejemplo, usted llega a esta casa, pero en uno de los pasados posibles usted es mi enemigo, en otro mi amigo.

    In conclusione, lo spazio che immagina Borges è di diverse forme:
    A: Come specchio: riflesso fedele di uno stato psicologico o ideale
    B: Come sogno o visione, dove la realtà è un labirinto di disperazione, che ispira naturalezza.
    C: Come contesto confuso e spaventoso dove l'azione è indiscutibile risposta del proprio istinto.
    D. Come dubbio in forma di sentieri indefiniti ma che obbliga a una decisione tra le opzioni.

    said on 

  • 5

    In questa raccolta ogni singola storia scritta da Borges, una volta terminata, ti arricchisce, ti fa porre questioni che altrimenti non ti saresti neanche sognato. Lettura perfetta per chi ama rimette ...continue

    In questa raccolta ogni singola storia scritta da Borges, una volta terminata, ti arricchisce, ti fa porre questioni che altrimenti non ti saresti neanche sognato. Lettura perfetta per chi ama rimettersi in discussione da tutti i punti di vista.

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  • 3

    Brevitas, ovvero di come non sappia usare questo genere di raccolte.

    Non riesco ad amare troppo i racconti né le loro raccolte, forse è il mio più grande limite nel consumo di letteratura. Nell'introduzione alla prima metà di racconti di questo volumetto, Borges loda l ...continue

    Non riesco ad amare troppo i racconti né le loro raccolte, forse è il mio più grande limite nel consumo di letteratura. Nell'introduzione alla prima metà di racconti di questo volumetto, Borges loda la forma racconto breve elencando a suo favore pregi che per me altro non sono che difetti. Questione di punti di vista, appunto.

    Quello che posso dire di questi racconti di Borges è che inizialmente mi hanno colpito tantissimo. Ho letto i primi due con entusiasmo maniacale, li ho divorati. Ma l'entusiasmo è scemato rapidamente perché di racconto in racconto le circonlocuzioni usate, i toni, le figure retoriche, il pensiero e le situazioni, tutto quanto è andato a ripetersi continuamente, ciclicamente in gruppi di sei o sette pagine.
    Quindi, se è vero che una ottima idea che può esser stesa in dieci-venti pagine non deve essere obbligatoriamente snaturata e allungata perché prenda forma di romanzo perché ogni oggetto nasce nella sua dimensione e in quella esprime la sua natura, è altrettanto vero che leggere dieci volte piccole variazioni di una stessa idea generale alla lunga diventa noioso.
    Ma questo, appunto, è un mio problema col racconto breve e soprattutto con le raccolte di racconti brevi.
    È letteratura che non so usare.

    said on 

  • 4

    Il mio primo Borges!

    Prima opera di Borges che leggo (e piacevolmente).

    Un falso paese scoperto "nelle pagine di un'enciclopedia plagiaria", Uqbar, e un pianeta immaginario, Tlön, "labirinto ordito dagli uomini" ma capace ...continue

    Prima opera di Borges che leggo (e piacevolmente).

    Un falso paese scoperto "nelle pagine di un'enciclopedia plagiaria", Uqbar, e un pianeta immaginario, Tlön, "labirinto ordito dagli uomini" ma capace di cambiare la faccia del mondo; il "Don Chisciotte" di Menard, identico a quello di Cervantes eppure infinitamente più ricco; il mago che plasma un figlio nella materia dei sogni e scopre di essere a sua volta solo un sogno; l'infinita biblioteca di Babele, i cui scaffali "registrano tutte le possibili combinazioni dei venticinque simboli ortografici... cioè tutto ciò ch'è dato di esprimere, in tutte le lingue" e che sopravviverà all'estinzione della specie umana; il giardino dei sentieri che si biforcano; l'insonne Funes, che ha più ricordi di quanti ne avranno mai tutti gli uomini insieme.

    said on 

  • 1

    Un libro che non includa il suo antilibro è considerato incompleto.

    Forse non sono all’altezza, forse non comprendo questo “capolavoro classico”. Ho dovuto abbandonarlo. È insopportabilmente complesso e veramente poco attraente. Confuso, ricco di riferimenti, di nomi ...continue

    Forse non sono all’altezza, forse non comprendo questo “capolavoro classico”. Ho dovuto abbandonarlo. È insopportabilmente complesso e veramente poco attraente. Confuso, ricco di riferimenti, di nomi sconosciuti, di paradossi difficili da comprendere. Sono arrivato a metà e ho lasciato dopo aver letto senza capire nulla. Non è un libro che può entrarmi nel cuore e rischiava di essere quasi “odiato”. L’ho lasciato prima di fargli del male.

    said on 

  • 5

    FANTASTICO

    Opera fondamentale nel panorama fantastico del ‘900,Finzioni non perde,a tutt'oggi,il suo fascino e la sua importanza.Borges ha tracciato un solco indelebile sul terreno di un genere che,se da un lato ...continue

    Opera fondamentale nel panorama fantastico del ‘900,Finzioni non perde,a tutt'oggi,il suo fascino e la sua importanza.Borges ha tracciato un solco indelebile sul terreno di un genere che,se da un lato,ha visto ridursi negli anni il numero di autori che vi si sono dedicati,dall'altro ha avuto un impatto notevole sull'immaginario collettivo.Non me la sento di giudicare ad uno ad uno ogni singolo racconto perché ciascuno,in modo diverso,lascia un segno,un'immagine che meraviglia e porta a rimuginarci anche ben dopo averne terminato la lettura.Se proprio dovessi indicare,a tutti i costi,quello che mi ha colpito di più,la mia preferenza andrebbe a "La biblioteca di Babele",per la bellissima raffigurazione dell'universo.Mi sento,per concludere,di fare una piccola osservazione sul racconto"Il miracolo segreto":ho l'impressione che l'autore possa essersi ispirato ad un racconto di Ambrose Bierce.Ma si tratta di una pura curiosità che nulla toglie al merito di Borges.

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  • 3

    Un percorso con alcuni racconti notevoli

    Ho trovato questo libro indigesto.
    Come anche l'Aleph si tratta di una raccolta di racconti nati come una specie di concept album.
    L'autore vuole creare una sorta di enciclopedia immaginaria, di realt ...continue

    Ho trovato questo libro indigesto.
    Come anche l'Aleph si tratta di una raccolta di racconti nati come una specie di concept album.
    L'autore vuole creare una sorta di enciclopedia immaginaria, di realtà alternativa, partendo con recensioni di libri e di autori e con racconti verosimiglianti.
    Ho trovato molti racconti noiosi ma mentre li si legge il contesto viene creato e questo permette poi di apprezzare alcuni altri racconti che sono delle chicche.

    said on 

  • 4

    In questi racconti la finzione, la dimensione fantastica, assumono una importanza centrale nella ricerca dell’uomo del superamento dei propri limiti imposti dalle convenzioni sociali e culturali, dive ...continue

    In questi racconti la finzione, la dimensione fantastica, assumono una importanza centrale nella ricerca dell’uomo del superamento dei propri limiti imposti dalle convenzioni sociali e culturali, diventano quasi più reali della realtà stessa, in un gioco illuminato e illuminante che l’autore compie insieme al lettore dando sfoggio di una ricchezza culturale ed umana immensa. Ogni racconto è straordinario e ho solo letto l'edizione ridotta dell'Einaudi....

    said on 

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