Crea la tua biblioteca Iscriviti

Insieme troveremo i libri migliori

[−]
  • Cerca Conteggio caratteri ISBN valido ISBN non valido Codice a barre valido Codice a barre non valido loading search

Fidanzata in coma

Di

Editore: Feltrinelli (Universale Economica)

3.8
(535)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 280 | Formato: Tascabile economico | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Svedese , Tedesco , Spagnolo

Isbn-10: 880781613X | Isbn-13: 9788807816130 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: M. Pensante , E. Guarneri

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Science Fiction & Fantasy

Ti piace Fidanzata in coma?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis
Descrizione del libro
Canada, fine anni Settanta. Cinque adolescenti impegnati a dedicarsi airituali dell'adolescenza: sciate notturne, party-finimondo, i primi approcciamorosi. Una di loro, Karen, è perseguitata da strani sogni spesso simili avisioni del futuro. Durante una gelida notte di dicembre Karen entra in coma apparentemente senza motivo. Rimarrà in coma per i venti anni successivi; l'innocenza svanisce, la spensieratezza adolescenziale sfuma in età adulta, eil gruppo di amici si muove tra alcolismo, droghe, yuppismo. Ma quando Karen si risveglia, inconsapevole dei mutamenti avvenuti, annuncia che la fine del mondo è più vicina di quanto non si immagini. Ma dalla catastrofe emerge una possibilità, una seconda occasione per restituire senso all'esistenza.
Ordina per
  • 3

    La fine del mondo non è poi la fine del mondo...

    Vancouver, Dicembre 1979. In un tranquillo sobborgo abitato da un “ceto medio, che più medio non si può”, sei ragazzi prossimi al diploma trascorrono le loro giornate all’insegna della spensieratezza, tra gite sulla neve e allegre serate alcoliche. Hanno da poco perso un compagno cui erano tutti ...continua

    Vancouver, Dicembre 1979. In un tranquillo sobborgo abitato da un “ceto medio, che più medio non si può”, sei ragazzi prossimi al diploma trascorrono le loro giornate all’insegna della spensieratezza, tra gite sulla neve e allegre serate alcoliche. Hanno da poco perso un compagno cui erano tutti legati, Jarod, stroncato dalla leucemia, ma cercano di non scoraggiarsi facendo affidamento gli uni sulla compagnia degli altri. Sarebbero solo buoni amici ma di fatto costituiscono tre potenziali coppie d’acciaio: lo scavezzacollo Hamilton e la svampita Pam, legittime aspirazioni da modella e relative ossessioni alimentari; i cervelloni Linus e Wendy, due con la testa il più delle volte tra le nuvole e voti ampiamente sopra la media; e poi Richard e Karen, quelli più “normali” della cricca, verrebbe da dire, quelli tra cui l’amore vero sembra sul punto di sbocciare. E sotto una trapunta di stelle, su una cresta innevata, una sera la magia si compie davvero. E’ la prima volta per entrambi, sembra l’inizio di una bella storia sentimentale tra adolescenti, ma qualcosa non va. Lei è strana, confessa di sentirsi minacciata da qualcosa di oscuro, lamenta una certa inquietudine per alcune fosche visioni che ha avuto e affida molti dei suoi timori sul futuro a una lettera che consegna al ragazzo, pregandolo di aprirla solo nell’eventualità che qualcosa di brutto le capiti. Il ché accade puntualmente forse neanche un paio di ore dopo. La giovane prende un valium, lo accompagna con un paio di drink annacquati e poi crolla a terra, abbattuta come da un fulmine a ciel sereno. Non si risveglierà che diciassette anni dopo, deperita nel fisico ma con lo stesso brio di un tempo, solo per scoprire di aver avuto una figlia, Megan, cresciuta poi in sinergia forzata da sua madre Lois e dal fidanzato dei giorni felici.
    E’ proprio Richard a diventare così, prestissimo, il protagonista della vicenda, il punto di osservazione privilegiata tramite cui seguire con i sei ex sodali l’appassire di un legame che non si spezzerà mai del tutto, e che troverà anzi nuova benzina dall’insperato risveglio della bella addormentata. Attraverso la soggettiva del giovane ci è offerto un manuale di disincanto in perfetto Coupland-style, amareggiato magari ma mai cinico. E si attraversano tutti d’un fiato gli anni ’80, le cui contraddizioni e falsi miti rappresentano una pietra tombale inequivocabile per i sogni ancora innocenti dei due decenni precedenti. Si entra nei novanta della “Generazione X” – sempre lei! – e le miserie di un’età adulta ormai priva di vere bussole sono apparecchiate con la consueta disinvoltura, anche grazie a un campionario simbolico che per chi abbia letto altro dell’autore non potrà che suonare risaputo, almeno in parte. Certo c’è meno ironia del solito, non si ride che a denti stretti, la rassegna di simpatiche bizzarrie è ridotta all’osso mentre l’ormai trita autoreferenzialità del romanziere canadese resta espediente non pervenuto, grazie al cielo. Il diventare adulti, in Coupland, non è mai stato tanto desolante. Chi aveva un bel cervello lo ha impiegato male. Chi ha sfondato nella moda ne è poi uscito con le ossa rotte. Chi ha ceduto alla droga è condannato a un presente di dipendenze e sostanziale solitudine. E poi c’è Richard, che continua a essere quello “normale” del lotto, anche se la paternità da minorenne non la si può archiviare tra gli eventi ordinari, e le difficoltà della salita vanno a crescere esponenzialmente con la pendenza: l’alcolismo diventa lo sbocco inevitabile per chi non aveva gli strumenti adatti a sobbarcarsi tutto il peso del mondo, e si offre anche nel contempo come il più comodo dei luoghi comuni letterari, giustificando non senza opportunismo la quotidianità sbandata dell’acerba Megan.
    Quando l’adolescenza finisce, i sei compagni un tempo inseparabili si trovano allora, spesso e volentieri, separati per forza. Dell’amica in coma finiscono per dimenticarsi tutti, tranne il padre di sua figlia, e tutti si ritrovano a vivere nella certezza che la vita “possa acquisire magicamente significato da un attimo all’altro”, credendoci però sempre meno ogni giorno che passa. Invecchiano senza diventare saggi. Si sentono persi, incarogniti, “assestati con calma in un autunno della vita prematuro” in cui il divertirsi occasionale e poco consapevole non è altro che un velo a occultare l’isteria sottostante. Come nelle tremende premonizioni ricevute in gioventù, Karen si trova circondata da una congrega di “anime impantanate” che non hanno saputo far fruttare le proprie ambizioni, che hanno dimenticato la forza propulsiva dei sogni e si sono trasformati in quel che sono “per pura inerzia”. Ma arrivati a questo punto siamo solo a metà dell’opera. Accade il miracolo, è vero; ma anziché sedersi su allori strappalacrime, Douglas regala una bella sterzata, alquanto imprevista: oscura il cielo di bei nuvoloni neri, alza la posta dell’inquietudine con nuove sinistre evocazioni e, per non farsi mancare proprio nulla, si concede una notevole sbertucciata alla tv del dolore e all’ipocrisia del circo mediatico. Quindi spalanca le porte dell’apocalisse, con una perfidia grottesca degna di un Christopher Moore – le pagine dedicate all’ecatombe collettiva sono le migliori del libro, checché se ne dica, e con la loro amabile galleria di “squaglioni” umani superano il tanto celebrato “Un Lavoro Sporco” – e segna di fatto l’avvio di un’opera del tutto diversa, cupa, conturbante e disperata, ma abbastanza avvincente. Peccato che il gioco non duri a lungo, e il canadese inquini le ultime ottanta pagine con un buonismo da “seconda opportunità” che manda in vacca il tesoretto di tensione sapientemente raggranellato e che non potrebbe essere più fuori luogo di così. Il romanzo forse più denso e irregolare del suo catalogo, quello che meglio si presterebbe per una (o più di una, vista la varietà di spunti) riduzione cinematografica, va allora in archivio all’insegna di una speranza incondizionata nelle nuove generazioni (ipsilon o zeta, se i conti sono giusti) e di una sorta di “Stay hungry, stay foolish” ante litteram che puzza di (mezza) delusione.
    Peccato, resto convinto che Coupland sia uno scrittore valido proprio per come sa gestire le emozioni, sentimentale senza sentimentalismi. Nel caso di “Fidanzata in Coma” ha finito per essere troppo didascalico proponendo a forza una morale (e un fantasma risibile) di cui non si avvertiva il bisogno, così un po’ di perplessità è da mettere in conto.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    2

    In coma deve esserci finito l'autore...

    Ultimamente sono stata proprio sfigata con le letture... Leggendo la trama di questo libro speravo in qualcosa di meglio e invece... la solita delusione! Non son buona a fare recensioni poetiche ma voglio comunque dire la mia su questo libro esprimendomi a parole mie. Della serie "parlo come mang ...continua

    Ultimamente sono stata proprio sfigata con le letture... Leggendo la trama di questo libro speravo in qualcosa di meglio e invece... la solita delusione! Non son buona a fare recensioni poetiche ma voglio comunque dire la mia su questo libro esprimendomi a parole mie. Della serie "parlo come mangio".
    Fino a metà la lettura è interessante e prosegue tranquilla, anche se devo ammettere che il modo di esprimersi dei protagonisti mi ha fatto abbastanza rabbrividire... Termini come "amorino", "duuuu" (che poi che cacchio vuol dire "duuuu"?!) non si possono sentire...
    Ad un certo punto la fidanzata in coma del titolo si risveglia dopo 17 anni passati a vegetare e incredibilmente non ha perso le sue funzioni cerebrali, anzi! Certo, vive in un corpo da 34enne con una mentalità da 17enne e si vede.
    La vaccata del libro si presenta quasi subito dopo il risveglio (in effetti ero a metà libro e mi stavo chiedendo che cosa si sarebbe inventato l'autore per altre 100, 150 pagine, perché in effetti non è che c'era molto altro da dire)...
    Karen (la ragazza in questione), se ne esce con la profezia di una fine del mondo molto vicina e infatti, il giorno da lei profetizzato inizia inesorabilmente a morire tutto il pianeta. Tutti si addormentano e muoiono, senza motivi apparenti, così a caso! Solo lei e il suo gruppo di amici si salvano. Sono salvi, ma vivono in un mondo che giorno dopo giorno risente dell'estinzione dell'umanità... Un mondo post apocalittico inserito in un libro che parte come una storia normale e finisce nel surreale, un po' come il rosso e il fucsia messi insieme, un pugno in un occhio per intenderci! Quando poi una del gruppo rimane incinta per opera di un fantasma ho avuto proprio l'istinto di prendere il kindle e buttarlo dalla finestra! Ma dovevo aspettarmelo che sarebbe stato un libro porcata. All'inizio l'incipit è narrato in prima persona dal fantasma in questione. Mi ero chiesta cosa c'entrasse nella storia ma ho lasciato perdere. Ecco: mai lasciare perdere, era un segno da cogliere! Il finale è ovviamente filosofeggiante, l'autore a quel punto le aveva sparate proprio tutte e ci mancavano solo le domande esistenziali.
    Né carne né pesce, né zuppa né pan bagnato. Un libro che non sta bene né nella vostra libreria né da nessun altra parte. Evitate proprio di leggerlo.

    ha scritto il 

  • 3

    Recuperato fortunosamente tramite un’amica che sapeva come avessi curiosità di leggere ‘sto libro.
    Anche perché di questo autore non ho letto nulla.

    Quando venne eletto Reagan mi venne un brividino e durante il suo incarico, assistito da quella che sembrava la mummia di Seti con la p ...continua

    Recuperato fortunosamente tramite un’amica che sapeva come avessi curiosità di leggere ‘sto libro.
    Anche perché di questo autore non ho letto nulla.

    Quando venne eletto Reagan mi venne un brividino e durante il suo incarico, assistito da quella che sembrava la mummia di Seti con la parrucca, il brividino divenne un complesso di Cassandra. Il regno del vuoto, talmente vuoto che si inventò un’intera struttura finanziaria basata su di esso. Il problema è che certe scelte non si pagano subito. Si pagano ora.
    La letteratura produsse una generazione di autori fuori sincrono.
    La tecnologia, tra altre cose, inventò la rete, ovvero il simulacro di un incontro di tutti con tutti e la telefonia mobile, ovvero quella che ci si trasporta ovunque.
    Abbiamo imparato a fare soldi senza soldi e a sentire voci senza corpi.

    Tenendo conto di tutto questo (anche se detto di corsa) mi piacque molto American psycho (che trovai istruttivo) e il personaggio di Bateman lo ricordo ancora oggi. No, non per l’uso della sparachiodi, ma per le sedute al ristorante e per l’indifferenza con la quale viene lavata la sua biancheria da letto. Da lavanderie misteriose come il personale che pulisce la cabina di Foster Wallace durante la sua prima e unica crociera.

    In questo libro si vive una giovinezza racchiusa nel piccolo mondo del quartiere e degli amici. Con due tragedie al centro del gruppo: la prematura morte per leucemia di Jared ed il coma inspiegabile di Karen.
    Il mondo che devono affrontare i giovani che crescono (tranne Karen, che dorme e invecchia solo nel corpo) non è quello che si aspettavano. E’ tutto diverso dalle loro aspettative, anche se lo loro non se ne accorgono. Fare la modella significa solo finire tossica e senza rapporti reali. Fare il medico significa lavorare come una pazza, cercando di dimenticare un amore mai concretizzato. Fare il geologo significa accettare le regole e non giocare con la dinamite. Fare ingegneria elettrica diventa solo routine. Solo Richard, padre per caso, broker fallito, immobiliarista per necessità, alcolizzato per scelta, rimane un po’ legato al sé stesso ragazzo, tramite la presenza di Karen alla quale continuare a fare visita, in un angoscioso ritorno ad un tempo felice.
    Karen, dopo quasi vent’anni si sveglia. E qui il romanzo prende una strada curiosa.
    Avrebbe potuto diventare una specie di L’ombra dello scorpione o di L’ultima spiaggia.
    Invece prevale La vita è meravigliosa. Jared, come un l’angelo di seconda classe Clarence, rivela che hanno avuto il privilegio di vedere, non come il mondo sarebbe stato senza di loro, ma come sarebbero loro senza il mondo. Dalla fine del mondo si può tornare indietro e cambiare la propria vita. Diventando cosa? Tanti Giovanni Battista che gridano nel deserto “attenti a quello che fate” o forse Klaatu, Barada, Nikto!

    Insomma tant’an so, tan’an savevo (1). Che non è una lingua aliena, ma dialetto spezzino.

    (1) ora ne so tanto quanto ne sapevo prima. Si dice quando una cosa ci lascia perplessi e basiti.

    Curiosità: il titolo è stato usato per un documentario di produzione inglese sulla situazione politico/economica dell’Italia nell’ultimo ventennio, dove Karen è l’Italia.

    ha scritto il 

  • 3

    Sentirsi il migliore e poi no

    Ogni tanto mi sento il migliore. Il migliore di tutti. Faccio le giuste battute, ascolto bella musica, leggo libri e so un sacco di cose che stupiscono le persone. So di non essere affatto il migliore di tutti, anzi, ma ogni tanto mi capita questa sensazione.
    Non è una sensazione bella, sia ...continua

    Ogni tanto mi sento il migliore. Il migliore di tutti. Faccio le giuste battute, ascolto bella musica, leggo libri e so un sacco di cose che stupiscono le persone. So di non essere affatto il migliore di tutti, anzi, ma ogni tanto mi capita questa sensazione.
    Non è una sensazione bella, sia chiaro. È una situazione che genera in me un sacco di problemi, mi spinge in un noioso autocompiacimento che poi diventa un vortice e alla fine non lascia nulla se non solitudine. Leggendo Douglas Coupland, leggendo questo tristissimo libro, mi sono sentito per l'ennesima volta il migliore. Questa volta ero sdraiato su un lettino al bagno 40 di Bellaria, guardavo tutti divertirsi o rilassarsi e io mi sono sentito per un tratto la persona più figa della spiaggia. Peccato che tutti avevano un sorriso, qualcuno con cui chiacchierare di calcio mercato e preliminari di Champions League e io solo una drammatica sensazione di solitudine. Per fortuna, come spesso accade a Coupland, ad un certo punto il libro è andato in vacca. Decisamente in vacca. E io, fortunatamente ho smesso di sentirmi il migliore di tutti. 5 stelle per la prima parte, zero per la seconda che mediano in un 3.

    ha scritto il 

  • 1

    Se Moccia fosse nato in Canada

    Un gruppo di adolescenti canadesi in gita sugli sci, una di loro entra in coma e ci rimane per 17 anni, quindi si sveglia e annuncia la fine del mondo ai suoi amici. Sopravviveranno solo loro e passeranno il tempo a parlare dei tempi del liceo e della loro solitudine esistenziale, accompagnati da ...continua

    Un gruppo di adolescenti canadesi in gita sugli sci, una di loro entra in coma e ci rimane per 17 anni, quindi si sveglia e annuncia la fine del mondo ai suoi amici. Sopravviveranno solo loro e passeranno il tempo a parlare dei tempi del liceo e della loro solitudine esistenziale, accompagnati dal fantasma di un vecchio amico. Ne usciranno trasformati e migliori, finalmente ometti (a 35 anni).

    Dalla trama sembra una cagata e infatti lo è. Avrei dovuto capirlo fin dall'indice, che sfoggia titoli tipo: "it's all fake", "every idea in the world is wrong", "in the future everything will cost money" e così via... Un vero spasso.

    Il libro non ha né capo né coda. Sfacciata e sgangherata rivisitazione in versione anni '90 del canto di Natale di Dickens, non si avvicina nemmeno minimamente alla sua magia e delicatezza. Invece barcolla tra i generi (la fiaba morale, la distopia, la narrativa catastrofica) andando a finire in una letteratura adolescenziale di una banalità sconcertante. I personaggi sono totalmente monodimensionali, i dialoghi sembrano tratti da episodi di Scooby Doo quando va bene, da Beverly Hills 90210 il più delle volte, lo svolgimento fa rimpiangere Twilight. Il messaggio finale è patetico.

    Non riesco a capacitarmi del successo di questo libro. Una delle peggiori letture degli ultimi 20 anni.

    ha scritto il 

  • 3

    Mi ha lasciato un po’ perplessa, mi attendevo decisamente molto di più avendo cercato questo libro per anni sperando in una sua ristampa, finalmente reperito in biblioteca.
    Genere apocalittico, visionario, ma soprattutto un romanzo sull’amicizia dove i protagonisti, sebbene diventati ad ...continua

    Mi ha lasciato un po’ perplessa, mi attendevo decisamente molto di più avendo cercato questo libro per anni sperando in una sua ristampa, finalmente reperito in biblioteca.
    Genere apocalittico, visionario, ma soprattutto un romanzo sull’amicizia dove i protagonisti, sebbene diventati adulti e a causa di un trauma che li ha colpiti collettivamente rimangono marmoricamente bloccati in una eterna adolescenza, giocosa, deresponsabilizzata, ma travagliata e contradditoria come tutte le fasi adolescenziali che ben si rispettino.

    Interessante l’opportunità offerta ai protagonisti di sfuggire alla fine del mondo dando una svolta redentrice alle loro esistenze.

    Tre stelle scarse o due stelle abbondanti, deciso per le tre stelle perché l’autore mi piace comunque assai.

    ha scritto il 

  • 3

    Lettore in coma

    la storia è semplice: un gruppo di adolescenti che fa le solite cose degli adolescenti, durante un party da fine del mondo una di loro va in coma per un lungo periodo di tempo e gli altri si fanno la vita intorno alla salma, poi lei si sveglia e il libro svacca...
    arriva la fine del mondo, ...continua

    la storia è semplice: un gruppo di adolescenti che fa le solite cose degli adolescenti, durante un party da fine del mondo una di loro va in coma per un lungo periodo di tempo e gli altri si fanno la vita intorno alla salma, poi lei si sveglia e il libro svacca...
    arriva la fine del mondo, la gente finisce a vagare per le strade, niente deliri alla King che almeno avrebbero dato un senso alla storia, solo deliri e basta...
    c'è persino un pezzo tipo Le Ultime cinque ore con l'aereoporto deserto...
    un libro inutile, o forse sono cresciuta e sta roba non fa più per me...

    ha scritto il 

  • 3

    Il meglio e il peggio di Coupland, in uno dei suoi romanzi comunque più sostanziosi.


    Perché se da un lato la qualità di scrittura è sicuramente su livelli alti e l'autore canadese ci ha risparmiato un'altra opera di copia&incolla (forse erano finite le lettere da mettere dopo "generazione- ...continua

    Il meglio e il peggio di Coupland, in uno dei suoi romanzi comunque più sostanziosi.

    Perché se da un lato la qualità di scrittura è sicuramente su livelli alti e l'autore canadese ci ha risparmiato un'altra opera di copia&incolla (forse erano finite le lettere da mettere dopo "generazione-"...), dall'altro risulta incomprensibile la virata del racconto di una generazione di falliti in un pistolotto morale a forza di metafore forzate.

    E alla fine è proprio la Karen del titolo - origine, causa e possibile soluzione di uno scenario apocalittico - ad essere poco credibile.

    Mischiare reale e mistico è opera da fuoriclasse, anche per chi riesce bene in tutti e due campi separatamente.

    Insomma, 1Q84 non era ancora uscito ai tempi di questo libro. Ed era già inarrivabile.

    ha scritto il 

Ordina per