Fiesta

Di

Editore: Mondadori

3.9
(3906)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 288 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Tedesco , Spagnolo , Svedese , Portoghese , Danese , Catalano

Isbn-10: 8804450924 | Isbn-13: 9788804450924 | Data di pubblicazione:  | Edizione 21

Disponibile anche come: Paperback , Copertina rigida , Tascabile economico , eBook

Genere: Biografia , Narrativa & Letteratura , Viaggi

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Descrizione del libro
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  • 3

    Uno spaccato di vita di un gruppo di giovani espatriati in cerca di emozioni forti che, per quanto parzialmente ambientato in Spagna, non mi ha entusiasmato troppo.

    ha scritto il 

  • 3

    Meno brillante

    Forse il meno brillante dei suoi capolavori, ma resta tale. Un po' lento, un po' macchinoso nella lettura. Rimane un gran libro, assolutamente da leggere

    ha scritto il 

  • 4

    Un caposaldo

    Fiesta è probabilmente uno di quei romanzi che dettano la storia. Prima e dopo Fiesta. Letto adesso può mostrare i segni del tempo, ma è da considerarlo nella sua forza primitiva all'epoca.
    Non mi ha ...continua

    Fiesta è probabilmente uno di quei romanzi che dettano la storia. Prima e dopo Fiesta. Letto adesso può mostrare i segni del tempo, ma è da considerarlo nella sua forza primitiva all'epoca.
    Non mi ha entusiasmato, molte scene sono poco utili alla storia specialmente nel primo periodo parigino. quando arrivano a Pamplona il ritmo si alza e si imparano molte cose sulla corrida.
    Una lettura obbligata per chi vuole conoscere l'evoluzione della letteratura, da evitare per chi legge un libro all'anno

    ha scritto il 

  • 4

    - Reading Challenge 2016, un libro che parli di amicizia

    Fiesta (Il sole sorgerà ancora) è il primo romanzo dello scrittore statunitense Ernest Hemingway che venne pubblicato a New York nel 1926.
    Un libro doloroso, potente, vero, dannato, che parla di amici ...continua

    Fiesta (Il sole sorgerà ancora) è il primo romanzo dello scrittore statunitense Ernest Hemingway che venne pubblicato a New York nel 1926.
    Un libro doloroso, potente, vero, dannato, che parla di amicizia e di amore, oltre che del viaggio, e del rapporto con l’uomo con la terra.
    Fiesta racconta del viaggio di un gruppo di amici espatriati americani e britannici che intraprendono un percorso di vita da Parigi fino a Pamplona per assistere alla famosa fiesta di San Fermìn, una ricorrenza annuale che in sé fa rivivere canti, balli, riti religiosi, ma soprattutto porta con sé la famosa corrida che, ormai da innumerevoli anni, attrae tantissimi turisti che tra divertimento e curiosità si dibattono per assistere a questo tragico-comico avvenimento.
    L’armonia iniziale però che anima l’inizio del viaggio di questi sei amici con il passar del tempo viene meno e tra gli amici vengono fuori sentimenti negativi: gelosia, invidie, vizi e scaramucce che animate da alcool e superamento dei piaceri amplificano le liti.
    La causa di tutti questi litigi, disarmonie e fraintendimenti sono date da Lady Brett Ashley, una donna divorziata, promiscua, alcolizzata e ninfomane nonché bellissima che attira su di sé gli interessi di tutti gli uomini.
    Liti che prendono vita tra Mike Campbell, futuro sposo della donna, Jake Barnes, che è il protagonista del romanzo e che segna l’amore platonico di Brett e Robert Cohn, ricchissimo ebreo che non perde ogni occasione e motivo per importunare la donna.
    La donna a chi darà il suo amore?
    Ma non contenta la donna piena del suo ego, e del suo infinito senso di insazietà si innamora di un altro uomo, o meglio del giovanissimo matador Romero, con cui scapperà due volte, la prima con lui alla fine della fiesta e la seconda da lui quando gli viene offerta una proposta di matrimonio.

    In finale non voglio svelarlo, ma si pone agli occhi del lettore a metà tra il dolce e l’amaro, tra ciò che poteva essere e non è stato. Tra ciò che l’amore ti porta a fare, non chiedendo nulla indietro, tra il rifiuto palese dei sentimenti e la spietata soddisfazione di esserci sempre, anche quando numerose porte, bottiglie, litigi fanno smarrire chi sei, e credi che forse solo con l’altro puoi diventare.

    Le descrizioni sono mirabili, dettagliate, e non annoiano (mi ha ricordato vagamente Tabucchi in “Sostiene Pereira”).

    Il romanzo segna l’emblema della “generazione perduta” o “lost generation”, definizione coniata dalla scrittrice statunitense Gertrude Stein per indicare i giovani scrittori statunitensi emigrati in Francia fra il 1920 e il 1930, accomunati dalla delusione e dal disincanto.
    Si tratta di uomini che, privati di ogni fede nei valori morali, conducono un'esistenza cinica, attenti soltanto a soddisfare le proprie istanze emotive, sullo sfondo stavolta, dello spettacolo cruento della corrida.

    Un piacevole scoperta, un Hemingway che al primo suo romanzo che leggo si fa piacevolmente apprezzare.

    «Non m’importava che cosa fosse il mondo. Volevo soltanto sapere come viverci. Forse, se scoprivi come viverci, imparavi anche che cos’era».

    «Andare in un altro paese non cambia niente. Io ho provato. Non si può sfuggire se stessi solo spostandosi da un posto all’altro. Non c’è rimedio a questo».

    «Tu sei un gran bravo tipo e io sono più affezionato a te che a chiunque altro sulla terra. A New York non potrei dirtelo. Significherebbe che sono una checca. È per questo che è scoppiata la Guerra Civile. Abraham Lincoln era checca. Era innamorato del generale Grant. E anche Jefferson Davis. Lincoln liberò gli schiavi per scommessa. Il caso Dred Scott fu montato dalla Lega antialcolica. Col sesso si spiega tutto. La Colonel’s Lady e Judy O’Grady sono lesbiche mascherate».

    ha scritto il 

  • 3

    Esperimento coraggioso di trash letterario in epoca ancora post vittoriana. In realtà melodramma antisemita, apre la season dei romanzi mondani del secolo scorso, da Parigi a Biarritz, da Pamplona a R ...continua

    Esperimento coraggioso di trash letterario in epoca ancora post vittoriana. In realtà melodramma antisemita, apre la season dei romanzi mondani del secolo scorso, da Parigi a Biarritz, da Pamplona a Roma. Vita di caffè, sputtanamento goliardico e alcoolico in un ambiente di élite cenciose, dove un cognome nobiliare aveva ancora un certo prestigio: "lady" Ashley - troietta inglese che la promette a chi non può darla - viene divinizzata dal cognome del marito, 8° baronetto britannico, nel cui letto - non sappiamo come - è riuscita a infilarsi. Un mondo idilliaco, in cui la droga si chiamava assenzio e la fiesta sembrava dovesse durare per sempre. Nonostante le estasi di Pivano & friends, H. rimane uno scrittore pop, come il suo predecessore D'Annunzio, iscritto a ragione da Dwight Macdonald tra i letterati masscult, come mentore di tutte le Liale.

    ha scritto il 

  • 3

    «Non hai mai la sensazione che tutta la tua vita stia passando senza che tu la stia vivendo sul serio?»

    Nel Giugno 1925 Ernest Hemingway intraprese un viaggio con la cara Hadley, sua prima moglie, a P ...continua

    «Non hai mai la sensazione che tutta la tua vita stia passando senza che tu la stia vivendo sul serio?»

    Nel Giugno 1925 Ernest Hemingway intraprese un viaggio con la cara Hadley, sua prima moglie, a Pamplona, affascinato dal mondo della corrida.
    Nacque cosi "The Sun Also Rises", consacrando l'americano finalmente nel panorama letterario.
    Ispiratosi per il titolo ad un capitolo dell'Ecclesiaste ("Una generazione va, e una generazione viene; ma la terra sta fino a tempo indefinito...Il sole sorge ancora, e il sole tramonta, andando al suo luogo luogo dove risorge..."), il romanzo è una perfetta fotografia della famosa "Lost Generation": sesso, alcol e avventure elettrizzanti.
    Tra la Francia e la Spagna vengono raccontate le vite di un gruppo di scanzonati protagonisti (Hemingway si ispirò realmente ai suoi amici, tanto che quest'ultimi s'infuriarono non poco vedendosi spiattellare in un'opera letteraria tutti i loro vizi e le loro piccole manie. Addirittura la bellissima Lady Duff - Twysden - amica dello scrittore - confidò nel tempo al pittore americano Clinton King che la sua descrizione nel libro influenzò i giudici, portandole guai nella sua causa di divorzio).
    Se la prima parte della narrazione, con le sue magnifiche descrizioni della Parigi anni '20, scorre che è un piacere, la seconda e la terza si fanno più tediose e lente, eppure non può non intrigarti il suo modo di scrivere.
    In un tempo in cui era famosissimo James Joyce con il suo capolavoro l'Ulisse, Ernest Hemingway con il suo stile scarno e spiccio, fu dannatamente moderno.

    ha scritto il 

  • 5

    Il sole sorge ancora

    Parigi, primo dopoguerra. Un gruppo di giovani esuli dal loro paese di origine porta avanti la propria esistenza tra sbornie, balli, notti insonni e senso del vuoto che rimbomba nelle loro esistenze.
    ...continua

    Parigi, primo dopoguerra. Un gruppo di giovani esuli dal loro paese di origine porta avanti la propria esistenza tra sbornie, balli, notti insonni e senso del vuoto che rimbomba nelle loro esistenze.
    Si parte; destinazione Pamplona, per assistere alla Fiesta di San Fermin. Il viaggio avrà esito disastroso.
    Stile asciutto che non si perde in fronzoli inutili. Dialoghi serrati e avvincenti che arrivano dritti allo stomaco. Descrizioni che restituiscono con semplicità la meraviglia della realtà.
    Semplicemente un capolavoro.

    "Pensai di aver già pagato tutto. Non come paga e paga e paga una donna. Nessuna idea di giusta punizione o di castigo. Un mero scambio di valori. Tu davi qualcosa e ricevevi qualcos'altro. O lavoravi per qualcosa. In un modo o nell'altro pagavi per tutto quello che ti capitava di buono."

    ha scritto il 

  • 2

    Niente di speciale

    Ho fatto fatica a leggerlo, mi perdevo via, non mi ha presa. Probabilmente darò un'altra possibilità a Hemingway, ma questo primo approccio non è andato come speravo. Libro troppo acerbo

    ha scritto il 

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