Figlie di Diana

Di

Editore: Lettere Animate Editore

2.5
(28)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 140 | Formato: Altri

Isbn-10: 8897801145 | Isbn-13: 9788897801146 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: eBook

Genere: Fantascienza & Fantasy

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Descrizione del libro
Due giovani sorelle sono alle prese con una domanda che cambierà le loro vite: la Magia esiste? La risposta arriverà dalla saggezza della nonna che si occupa di loro e il misterioso e complesso mondo della stregoneria si rivelerà in tutto il suo misticismo, tra incantesimi, Tarocchi e rune. Ma praticare l’antica arte magica comporta delle grandi responsabilità e il Male è in agguato. La sfida che attende Selene e Caterina sconvolgerà le loro vite, ma ci sarà sempre spazio per amore e amicizia.
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  • 1

    Sembra una brutta copia di una puntata del famoso telefilm "Streghe".
    Storia banale e scontata, personaggi scialbi e poco caratterizzati, il tutto unito ad uno stile narrativo pesantuccio che rende fa ...continua

    Sembra una brutta copia di una puntata del famoso telefilm "Streghe".
    Storia banale e scontata, personaggi scialbi e poco caratterizzati, il tutto unito ad uno stile narrativo pesantuccio che rende faticosa la lettura. Sconsigliato.

    ha scritto il 

  • 2

    È giunto il momento di parlare di un romanzo che mi ha lasciata un po’… così. Come sempre non è mia abitudine scoraggiarmi alla vista di una storia non esattamente innovativa, dato che ho incontrato s ...continua

    È giunto il momento di parlare di un romanzo che mi ha lasciata un po’… così. Come sempre non è mia abitudine scoraggiarmi alla vista di una storia non esattamente innovativa, dato che ho incontrato spesso libri le cui trame non fossero nulla di speciale, ma che si sono ugualmente rivelati notevoli o addirittura indimenticabili. Non è questo il caso, purtroppo, di “Figlie di Diana”, e cercherò di raccontarvi perché la penso così proprio partendo dalla trama.

    Ammetto di aver storto il naso fin dalla prima volta che ho letto la sinossi: quella di due sorelle che scoprono di possedere poteri magici – come la capacità di leggere nel pensiero altrui – e di essere le ultime nate di un’antica stirpe di streghe, concedetemelo, non è certamente quel genere di trovata che fa esclamare: “Wow, che fantasia! Una cosa del genere non si era davvero mai sentita!” Ma ripeto: a volte la bravura dell’autore è tale da saper ricavare un libro notevole anche da una trama assai sfruttata.
    Come ho già detto, però, la storia che Stefania Tuveri costruire attorno a questa idea è proprio quella che suggeriscono le apparenze, ahimè: mi è sembrata assai piatta e piuttosto insignificante, e non vi ho scovato nulla, nemmeno una pallida scintilla di novità che la rendesse più originale e meno scontata.
    Lo stesso modo con cui è raccontata, inoltre, mi ha fatto venire più di una volta il latte alle ginocchia: tutto scorre velocemente, troppo in fretta e senza soffermarsi sulle varie vicende per il tempo dovuto.

    Per farvi un esempio concreto, se all’inizio Selene e Caterina – i nomi delle sorelle – appaiono sconvolte e spaventate dalle stranezze che capitano loro, sembrano accettare la loro condizione dopo cinque minuti, con una naturalezza fuori luogo. Lo stesso vale per gli amici amici: prima reagiscono allarmandosi, giustamente, ma passano alla completa fiducia nel giro di poche pagine.
    Quelli che dovrebbero essere i punti chiave dell’intera storia, dunque, si riducono a descrizioni quanto mai sterili che lasciano una forte sensazione di incompiutezza, e oltretutto scritte con uno stile scialbo e a tratti persino semplicistico.

    Insomma, la sensazione dominante è che tutto succeda con eccessiva smania di arrivare alla fine.
    E poi, come dicevo, un altro problema non da poco è lo stile, che oltre a sembrare tirato via presenta anche degli errori veri e propri. A volte gli esempi valgono più di mille parole, perciò eccovi di nuovo alcuni estratti che rappresentino i principali difetti che ho trovato.

    I suoi genitori erano sul famoso volo 5022 della Spanair, diretto alle isole Canarie, schiantatosi al suolo poco dopo il decollo il 20 agosto 2008.
    Quando Selene vide il servizio al telegiornale sull’accaduto, si sentì morire. Crollò in ginocchio e pregò che i suoi genitori avessero perso quell’aereo o che fossero tra i supersiti. […] Selene aveva solo quindici anni e Caterina diciotto. Dopo quell’avvenimento, il loro legame era divenuto fortissimo e vennero affidate alle cure della nonna materna, l’unica parente che poteva occuparsi di loro.

    Sto parlando, naturalmente, della consecutio temporum non rispettata, problema che si incontra numerose volte nell’intero romanzo.
    Un altro esempio si trova più avanti, quando Selene e i suoi amici si mettono a guardare il film “Giovani streghe”, di cui viene raccontata per filo e per segno la trama al presente: questo non solo spezza la narrazione (e succede un sacco di volte, come illustrerò fra poco), ma per giunta suona pedante e antipatico. Dopotutto, se avessi voluto leggere il riassunto del film in stile Wikipedia sarei andata, appunto, su Wikipedia… non trovate?

    Poi troviamo il quasi onnipresente problema del “punto di vista ballerino”, anche se qui occorre fare una precisazione: dato che Selene e Caterina possono leggere i pensieri degli altri, questi cambi di PoV possono essere giustificati almeno in parte… ma non sempre.
    In pratica, per tutto il romanzo siamo costretti ad assistere a uno scambio continuo tra il punto di vista di Selene e quello di Caterina. D’accordo, le due possono sapere l’oggetto del pensieri dell’altra, ma ciò non toglie che cambi così repentini siano ugualmente fastidiosi. Inoltre, aspetto assai più importante, generano confusione in chi legge, cosa che l’autore dovrebbe evitare nel modo più assoluto.

    Continuiamo con i problemi di stile: ‘sta volta tocca al nostro amico Show, don’t tell, regola che per buona parte della storia viene ignorata del tutto:

    [Marta] Era una ragazza seria sempre pronta per gli amici ed era diretta, delle volte fin troppo. Chiara, invece, tendeva a giudicare, facendolo senza rendersene conto. Delle volte sembrava una moralista astrusa, ma sapeva essere anche comprensiva quando si sforzava.

    Infine troviamo quei passi che io, nel mio file ePub, ho evidenziato e archiviato sotto il nome “Chiacchiere inutili”: passi in cui l’autrice fa capolino all’interno della sua storia e fa un commento personale su quello che sta succedendo, talvolta anche condito da una sorta di morale assai antipatica, e dove si perde in divagazioni in tono aulico-poetico… nonché, appunto, in chiacchiere inutili.

    Ecco cos’è la vera amicizia. Un legame che la lontananza non è in grado di intaccare e che nemmeno il feroce tempo può combattere.

    Per non parlare di alcune delle trovate stilistiche più banali che esistano:

    Selene si abbandonò a Morfeo sul divano accanto a loro.

    … e anche delle situazioni impossibili:

    [...] Caterina era concentrata sul notiziario che stava dando una notizia sconcertante. In un paesino vicino a Milano un uomo era stato ucciso in modo alquanto macabro. Mancavano brandelli di carne dalle braccia, dalle gambe e dal torace e si potevano distintamente riconoscere le ossa.

    Ditemi un po’: quali giornalisti si sognerebbero mai di riferire una notizia del genere in televisione e di mostrare al pubblico lo stato del suddetto cadavere nei minimi dettagli?

    Insomma, per quanto riguarda lo stile, trovo che ci sia ben poco in “Figlie di Diana” che si possa salvare: tutto mi è parso monotono e sostanzialmente anonimo, un po’ come se fosse stato scritto di getto e rivisto poco o per niente.
    A pensarci, forse non è un’ipotesi completamente azzardata, considerato che l’autrice non ha neanche 19 anni. In ogni caso, l’impressione che tutto questo fosse dettato dall’ingenuità e dall’inesperienza è nata fin da subito, prima ancora di scoprire che Stefania Tuveri era effettivamente giovanissima quando lo ha scritto. Probabilmente troppo, mi verrebbe da pensare, dato che ho trovato il suo romanzo insufficiente sotto la maggior parte degli aspetti.

    Forse l’unico punto favorevole che potrei concedergli riguarda le protagoniste: essendo l’intero libro incentrato su loro due e sui loro pensieri, alla lunga Caterina e Selene risultano anche ben caratterizzate. Ciò non vuol dire che mi siano piaciute, ma perlomeno le trovo più riuscite degli altri personaggi, che invece risultano quasi tutti privi di spessore a causa del mancato Show, don’t tell. Ciò accade dall’inizio fino alla fine, che tra parentesi reputo scontata e incolore: forse è perché l’ho trovata assai veloce, ma non è comunque riuscita a lasciarmi niente.

    Certo, può capitare che la prima ciambella non esca col buco (tanto per usare un modo di dire originale ^^), specialmente se non c’è molta esperienza alla base dell’impasto: nessuno rimprovererà l’autrice di questo, ma l’importante è che non si dia per vinta e che continui a scrivere e a migliorare sempre di più.

    Recensione completa qui: http://pensieridinchiostro.wordpress.com/2012/08/27/recensione-figlie-di-diana/

    ha scritto il 

  • 2

    Figlie di Diana è il romanzo d'esordio di Stefania Tuvieri e in comune con la sua autrice ha una caratteristica fondamentale: è giovane. E' giovane nel senso che è fresco, scorrevole, a tratti vivace ...continua

    Figlie di Diana è il romanzo d'esordio di Stefania Tuvieri e in comune con la sua autrice ha una caratteristica fondamentale: è giovane. E' giovane nel senso che è fresco, scorrevole, a tratti vivace ma al tempo stesso ingenuo e immaturo.
    Una delle qualità più apprezzabili di questo romanzo è il fatto che l'autrice ha saputo evitare la trama-tipo di ogni Young Adult che si rispetti da Twilight a questa parte: una protagonista "sfigatina" ed emarginata ma in possesso di qualità nascoste che invariabilemente attirano l'attenzione del bello e impossibile della scuola, destinato a diventare l'amore della sua vita. Al contrario, Selene, la protagonista di Figlie di Diana, è un'adolescente normale, ben integrata a scuola ed in famiglia, dove condivide una relazione speciale con la sorella maggiore Caterina. Questo però non è sufficiente a rendere la trama di Figlie di Diana originale in tutto e per tutto; al contrario non poche parti del romanzo ricordano il telefilm Streghe. Selene infatti scopre di possedere poteri telepatici proprio mentre la sorella realizza di avere qualità empatiche superiori alla norma; da lì a scoprire di essere due Streghe il passo è breve, è sufficiente un giro su internet ed una chiacchierata con l'immancabile nonnina. Se accetteranno di acquisire la Consapevolezza della loro natura, il loro compito sarà quello di proteggere gli esseri umani da mostri di vario tipo con il solo aiuto dei loro poteri e dell'altrettanto immancabile librone di magia. La somiglianza con Streghe non si limita, per quel che mi riguarda,a solo intreccio ma caratterizza l'intera concezione della magia e degli eventi sovrannaturali. Per quanto simpatico fosse il telefilm, non sono mai riuscita a scrollarmi di dosso la sensazione che tutto fosse gestito in maniera un po' semplicistica; allo stesso modo gli eventi in Figlie di Diana si sviluppano in modo lineare, poco elaborato, con un approccio quasi scolastico. La facilità con cui le sorelle accettano l'idea di avere poteri magici, la naturalezza con cui gli amici di Selene passano dalla diffidenza alla cieca fiducia nelle sue capacità magiche dopo un'improbabile lettura dei tarocchi,e soprattutto la scelta di risolvere ogni nodo della trama tramite la semplice lettura del "sussidiario" di magia sono tutti elementi che pregiudicano la maturità dell'opera, lasciando nel lettore un senso di incompletezza.
    In ogni caso,il romanzo è piacevolmente ben scritto anche se la narrazione non è prima di imperfezioni, probabilmente imputabili all'inesperienza, prima fra tutte il continuo passaggio di prospettiva fra le due protagoniste, i cui punti di vista nel racconto si alternano a volte nello spazio di poche righe, generando una fastidiosa sensazione di discontinuità. L'autrice inoltre ha la tendenza ad intervenire nel racconto un po' troppo attivamente, fornendo riflessioni personali sulla maturità di Caterina e Selene nel gestire il ruolo di responsabilità che la magia comporta, quasi a voler influenzare positivamente il lettore nei confronti delle ragazze invece di lasciare che egli tragga da solo le proprie conclusioni.
    Molta attenzione, infine, è dedicata alla psicologia delle protagoniste mentre i personaggi secondari rimangono un po' piatti e stereotipati. La Tuvieri è sicuramente più a suo agio nei confronti di Selene, alle prese con i piccoli grandi drammi adolescenziali, rispetto a Caterina, il cui rapporto con il fidanzato Alessandro nasce e si evolve tra banalità e superficialità. Forse minore spazio poteva essere dedicato alle liti (un po' infantili) che dividono la compagnia di Selene, destinandolo invece a quelle parti del racconto relative alla catena di efferati omicidi in cui le due ragazze finiscono per trovarsi coinvolte in modo improvviso e un po' pretestuoso. Quest'aspetto della trama risulta infatti poco amalgamata con il resto e risolta in modo un po' sbrigativo, soprattutto se si considera la relativa facilità con cui le protagoniste riescono ad indentificare e rintracciare l'autore dei delitti.

    ha scritto il 

  • 2

    Figlie di Diana è il romanzo d'esordio di Stefania Tuvieri e in comune con la sua autrice ha una caratteristica fondamentale: è giovane. E' giovane nel senso che è fresco, scorrevole, a tratti vivace ...continua

    Figlie di Diana è il romanzo d'esordio di Stefania Tuvieri e in comune con la sua autrice ha una caratteristica fondamentale: è giovane. E' giovane nel senso che è fresco, scorrevole, a tratti vivace ma al tempo stesso ingenuo e immaturo.
    Una delle qualità più apprezzabili di questo romanzo è il fatto che l'autrice ha saputo evitare la trama-tipo di ogni Young Adult che si rispetti da Twilight a questa parte: una protagonista "sfigatina" ed emarginata ma in possesso di qualità nascoste che invariabilemente attirano l'attenzione del bello e impossibile della scuola, destinato a diventare l'amore della sua vita. Al contrario, Selene, la protagonista di Figlie di Diana, è un'adolescente normale, ben integrata a scuola ed in famiglia, dove condivide una relazione speciale con la sorella maggiore Caterina. Questo però non è sufficiente a rendere la trama di Figlie di Diana originale in tutto e per tutto; al contrario non poche parti del romanzo ricordano il telefilm Streghe.

    Continua su:
    http://www.lastambergadeilettori.com/2012/06/figlie-di-diana-stefania-tuveri.html

    ha scritto il 

  • 3

    Le streghe del XXI secolo

    Selene e Caterina sono due giovani sorelle (diciassette anni la prima, poco più grande la seconda) che hanno perso i genitori in un incidente aereo, cosicché da due anni vivono con la nonna, loro amor ...continua

    Selene e Caterina sono due giovani sorelle (diciassette anni la prima, poco più grande la seconda) che hanno perso i genitori in un incidente aereo, cosicché da due anni vivono con la nonna, loro amorevole tutrice.
    Alle prese con la quotidianità e le vicende tipiche della loro età (studi, amicizie e primi amori) un giorno Selene s'accorge di percepire chiaramente i pensieri della nonna, ma quando si decide a parlarne con la sorella, scopre che anche Caterina è sconvolta: il notiziario dice che un uomo è stato ucciso brutalmente dalla fidanzata tradita; si tratta di un omicidio passionale, eppure Caterina ha la netta convinzione che l'accusata sia innocente. Telepatia ed empatia sono i doni propri della loro vera natura: Selene e Caterina sono streghe.
    A rivelarglielo è la nonna, e nel farlo, mostra loro quel misterioso libro di cui lei conosce solo la copertina: "Figlie di Diana". Per la nonna quel libro è un tomo di pagine bianche perché lei ha scelto di restare umana, eppure basta una firma in prima pagina per cominciare il cammino verso la Consapevolezza, condizione che implica l'accettazione e permette d'accedere all'antico sapere delle streghe, lettura dei tarocchi e formule magiche incluse. Selene non ha dubbi, la sua curiosità la spinge a firmare subito, mentre Caterina è riluttante, specie perché teme le responsabilità che ne derivano. Intanto, gli omicidi si ripetono: stessa scena, stesso movente; uomini uccisi e donne colpevoli.
    Riusciranno le nostre streghe a risolvere il caso del serial (paranormal) killer?

    Il racconto (o romanzo breve, che dir si voglia) colpisce subito dall'incipit: qui, alle protagoniste è consentito di scegliere tra una vita umana o una da strega, e dato che sono giovani, tra piccoli turbamenti o problemi dal peso universale. Tutto ruota intorno alla parola "responsabilità", e spesso leggeremo le riflessioni, soprattutto per quanto riguarda la diciassettenne Selene, tra quella che poteva essere una vita normale e quella che invece è fatta di magia, inoltre, visto che la sua è stata una decisione presa d'impulso, Selene sarà sfiorata anche dal desiderio di un ritorno alla normalità e alla spensieratezza, ma d'altra parte, quando dovrà affrontare le divergenze creatasi all'interno del suo gruppo di amici, si rivelerà essere più matura dei suoi coetanei.
    Le sorelle sono profondamente diverse, di carattere opposto ma dal comportamento esemplare; insomma, due ragazze modello. Sono legatissime e complici, tuttavia non mancheranno di litigare in quello che è uno dei temi più "scottanti" trattati nel racconto: con quale diritto si può togliere la vita a qualcuno, fosse anche un assassino? Riflettere sulle ragioni che muovono il serial killer, comprenderlo e compatirlo perfino, pensare alla pena di morte e al fatto che chi giustizia non è poi così diverso da chi compie omicidi, fino ad arrivare al tentativo di redenzione; raramente si leggono queste cose, è più facile che l'eroe di turno giustizi il cattivo senza tanti preamboli, per cui sono doverosi i complimenti all'autrice.

    Nel corso della narrazione si percepisce il pensiero dell'autrice; le riflessioni delle protagoniste sembrano appartenerle in prima persona, e ciò non infastidisce, tutt'altro, perché scrive con uno stile semplice e diretto di temi profondi come il perdono e il coraggio di continuare a vivere nonostante il dolore, diffondendo concetti maturi e positivi che non possono che garantire una lettura piacevole, fatta di verità e buoni sentimenti.
    Ho trovato, però, anche qualche "difettuccio": la lettura dei tarocchi, ad esempio, rovina completamente l'effetto sorpresa riguardo Alessandro; capisco l'esigenza di mostrare che Selene sappia cimentarsi bene in questo campo, tuttavia penso che sarebbe stato meglio mantenere un alone di mistero. In secondo luogo, il gruppo di amici: sono tanti, troppi! Il fatto è che a differenza delle protagoniste, i personaggi secondari non sono caratterizzati, quindi poco distinguibili l'uno dall'altro.
    Per quanto riguarda l'epilogo, è una conclusione che colpisce (ancora una volta) per la parte riflessiva, eppure non soddisfa il finale della storia: non ci sono spiegazioni riguardo l'esito dei processi, e anche se si può intuire, penso sia necessario spendere qualche parola in più sulla trama.
    Nel complesso, un buon esordio e un'autrice da tenere d'occhio.

    Questa e altre recensioni su
    http://valentinabellettini.blogspot.com

    ha scritto il