Filologia dell'anfibio

Diario militare

Di

Editore: Laterza (Contromano)

3.9
(146)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 234 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8842090360 | Isbn-13: 9788842090366 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Altri

Genere: Narrativa & Letteratura

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Descrizione del libro
Già il destino di essere nati non è privo di stranezza, ma all'interno della condizione umana vi è qualcosa di più strano: il servizio militare.
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  • 3

    In compagnia dei lupi (della Sila)

    Non fosse che io venni spedito più o meno in quegli stessi anni dalla parte opposta della penisola, giurerei di aver prestato il servizio militare insieme a Michele Mari, tanto identiche (non assomigl ...continua

    Non fosse che io venni spedito più o meno in quegli stessi anni dalla parte opposta della penisola, giurerei di aver prestato il servizio militare insieme a Michele Mari, tanto identiche (non assomiglianti, proprio identiche, perfino nelle piantine delle camerate, “C.A.R. Avanzato” compreso…) sono le persone, gli ambienti, gli oggetti, le manie, le sofferenze descritte in questo libro.

    Ho quindi titolo per testimoniare che l’autore non ha minimamente inteso attingere alla fantasia esibita in altre sue opere. Agli anobiiani più giovani e soprattutto alle anobiiane quanto narrato potrà apparire fantascienza, ma si tratta di pura cronaca italiana, senza neppure il tasto paradossale alla Benni, perché anche i capitoli e le descrizioni apparentemente più surreali fotografano minuziosamente quanto accadeva nelle caserme, o meglio nei C.A.R., ancora negli anni ’70.

    Di suo Mari ci mette il linguaggio forbito e circonvoluto, che produce acuto stridore con la bassezza della materia trattata, e rappresenta l’unico elemento di contatto con il corpus dei romanzi e racconti dell’autore.

    Se posso aggiungere una nota autobiografica, sogghigno nell’osservare come “Filologia dell’anfibio” affronti con partecipata malinconia il tema dell’alienità dei luoghi e della lontananza fisica e psicologica della recluta dal proprio mondo abituale, descrivendo i patemi di un narratore esiliato, povera stella!, dalla natìa Milano a Como!

    E cosa avrebbe dovuto lamentare allora l’unico emiliano-romagnolo (unico, lo giuro!, su qualche centinaio di reclute) confinato al C.A.R. di Cosenza, 244° battaglione Lupi della Sila!? Del resto era notorio che, nel’77 e dintorni, ogni bolognese specie se universitario o similare fosse comunque considerato potenzialmente sovversivo e quindi da isolare nei siti più lontani della nazione.

    ha scritto il 

  • 4

    Intellettuale va alla naja, cioè quanto di più ossimòrico si possa pensare. Qui spero di fermarmi, e non utilizzerò più termini complicati, per non parafrasare Mari nella grammatica e negli accenti e ...continua

    Intellettuale va alla naja, cioè quanto di più ossimòrico si possa pensare. Qui spero di fermarmi, e non utilizzerò più termini complicati, per non parafrasare Mari nella grammatica e negli accenti e nella prosa. Insomma un neo laureato deve andare a fare il servizio militare negli anni ’70. Così parte la Filologia (ricostruzione e corretta interpretazione di una determinata cultura) dell’anfibio, che all’inizio mi ha fatto andar giù di testa per due motivi: il primo, ovvio, della scelta del linguaggio; la seconda, banale, che Mari ha svolto i due mesi di CAR a Como e il milite a Verona! Residente, il Mari, a Milano. Immantemente (mo’ ci casco) ho pensato: IMBOSCATO! Ma non c’era il capitolo all’uopo dedicato (basta!), così ho continuato la lettura (ardua), per capir dove andava a finire.
    Quello che scrive è completamente vero. Purtroppo è un qualcosa (il servizio militare), che fatto come l’ha fatto Mari (sua bicicletta e conseguentemente suo il pedalare), in quegli anni, non aveva più alcun significato (se mai l’avesse avuto anche prima). Però. Però, cosa che ho visto e toccato (San Tommaso), a qualcuno è servito. C’è gente che ha imparato a leggere e scrivere, chi è riuscito a conseguire le patenti per condurre automezzi, chi ha imparato un piccolo mestiere, e soprattutto molti hanno imparato cos’è la vita. E, non me ne voglia, forse anche il Mari, che maniacalmente non riusciva a dormire se non al buio completo e nel silenzio più totale (sua ammissione), ma che probabilmente, di necessità virtù, ne ha perso il capriccio (ancora?).
    Mari si lamenta delle perdite di tempo in fila perché il “sistema è poco organizzato, anzi nulla organizzato”. Ne vogliamo parlare? Siamo sicuri? Sono appena uscito da una fila di due ore ad INPS, dove nessuno mi ha risolto la questione e ci devo ritornare su appuntamento giovedì prossimo! E siamo nel secondo decennio del 2000, quarant’anni dopo, e non è il servizio militare. Superfluo continuare a fare esempi.
    Orsù dunque (…azz), il libro mi ha divertito molto per lo spirito e anche, in fondo, per il linguaggio. Mi ha commosso. E mi ha ricordato il mio anno passato in divisa. Come Mari. Anzi no, la bicicletta che ho scelto era leggermente diversa, e comunque io ero a 700 chilometri da casa. Vogliamo approfondire?

    ha scritto il 

  • 5

    Insopportabile, snob, geniale!

    E' la prima volta che affronto un libro di Mari, dietro prestito della preziosa amica Marina che lo idolatra e ha voluto condividere con me la sua adorazione. Ebbene, missione compiuta: all'inizio il ...continua

    E' la prima volta che affronto un libro di Mari, dietro prestito della preziosa amica Marina che lo idolatra e ha voluto condividere con me la sua adorazione. Ebbene, missione compiuta: all'inizio il libro è semplicemente insopportabile, con lo stile aulico, l'utilizzo di termini e allocuzioni coltissime, uno stile spocchioso e snob all'inverosimile. Poi però ti rendi conto della grandezza dell'operazione, emerge potentemente, in maniera straniante, da questo linguaggio così grandioso tutta l'assurdità della vita militare. Chi, come me, ha avuto la fortuna di evitare tale tortura riscopre in queste pagine la vittoria del non senso che informa di sé la vita militare e la rende così aliena, riascolta i racconti di chi dovette subire tale tortura (a me bastarono i famosi tre giorni, proprio al distretto di Como di cui parla l'autore, per assaggiare la follia e l'assurdità di quella vita). Ebbene, questa operazione viene arricchita dalla forma in cui viene narrata, al punto che la sensazione di repulsione suscitata all'inizio si tramuta ben presto in adorazione pura: aspetti che Mari ti racconti, a suo modo, un nuovo episodio che ha mandato in corto circuito il suo cervello, abituato a ben altre altezze...
    Insomma, credo di poter dire che un libro come questo possa polarizzare i lettori: o un odio viscerale o un amore incondizionato...come nel mio caso!

    ha scritto il 

  • 2

    Preso in mano diverse volte mossa dall'ostinazione, alla fine ho issato bandiera bianca.
    Nonostante l'arguzia e l'ironia mescolate ad un aulico linguaggio, il narrato è di letale pesantezza.
    Potabile ...continua

    Preso in mano diverse volte mossa dall'ostinazione, alla fine ho issato bandiera bianca.
    Nonostante l'arguzia e l'ironia mescolate ad un aulico linguaggio, il narrato è di letale pesantezza.
    Potabile per chi ha tempo da spendere e pochi libri 'in panchina'. Io no.

    ha scritto il 

  • 5

    Con Michele Mari non sono obiettivo,mi piacerebbe anche se descrivesse la lista della spesa.
    In questo caso la sua perizia è destinata ai ricordi del periodo della leva militare.
    L'espediente che rend ...continua

    Con Michele Mari non sono obiettivo,mi piacerebbe anche se descrivesse la lista della spesa.
    In questo caso la sua perizia è destinata ai ricordi del periodo della leva militare.
    L'espediente che rende mirabile il tutto è adoperare un linguaggio aulico per narrare fatti, ordinari e non, di questo anno temuto fino (almeno)alla mia generazione.Superlativo.

    ha scritto il 

  • 3

    Lettura per soli iniziati, vivamente sconsigliata a coloro che non conoscono l'autore e il di lui stile. L'argomento, del resto, non ha alcunché di attraente. Tutto si regge sul linguaggio - altissimo ...continua

    Lettura per soli iniziati, vivamente sconsigliata a coloro che non conoscono l'autore e il di lui stile. L'argomento, del resto, non ha alcunché di attraente. Tutto si regge sul linguaggio - altissimo, in bilico fra volgare trecentesco e idioma del '700 - che da mezzo di cronaca si fa arma satirica, parodica. Se qui c'è una lezione, il Mari moralista evidenzia la stupidità della forma mentale militarista, mentre suggerisce in conclusione che perfino da esperienze tanto abiette (dodici mesi di vita sciupati) si può ricavare, separandosene, uno struggente, letterario senso di rimpianto.

    ha scritto il 

  • 2

    Va bene il linguaggio aulico-arcaico così come il fotografico occhio-sguardo dello scrittore Mari. Ciò che però non si riesce a scorgere, sono le sensazioni di cuore-pancia dell'uomo Mari. Per carità: ...continua

    Va bene il linguaggio aulico-arcaico così come il fotografico occhio-sguardo dello scrittore Mari. Ciò che però non si riesce a scorgere, sono le sensazioni di cuore-pancia dell'uomo Mari. Per carità: forse un modo come un altro per difendersi da inevitabili "rimembranze" di noia e violenza verbale-fisica-psicologica e non-senso, ecc. Certo: l'autore era completamente libero di non scegliere la strada del servizio civile, di non volere essere riformato per depressione od omosessualità, ecc. Ma da quella che avrebbe dovuto essere (almeno nelle intenzioni) una goliardica pseudodenuncia dell'assurdità di tale istituzione italiana obbligatoria (allora), traspare invece un'amebica e totale rassegnazione, quasi che quel coercitivo e grottesco "rullo trasportatore" in cui Mari si è sentito sbattuto, sia nel corso del "viaggio" divenuta una specie di esperienza di vita tutto sommato simpatica, quasi divertente. Insomma: fare buon viso a cattivo gioco. Un'occasione a dir poco sprecata. E non bastano mica i disegnini per riempire quel vuoto di emozioni e sentimenti che le parole si rifiutano di colmare. Credo che gli autentici e più profondi stati d'animo di uno scrittore moralista-fustigatore-poeta sia ciò che manca (pesantemente) a questo diario di naja.

    ha scritto il 

  • 3

    Mari racconta il suo servizio militare - anzi, ad esser più precisi, la prima parte, il cosiddetto C.A.R. (Centro Addestramento Reclute). Chi, come me, ebbe modo di evitare quell'esperienza, può viver ...continua

    Mari racconta il suo servizio militare - anzi, ad esser più precisi, la prima parte, il cosiddetto C.A.R. (Centro Addestramento Reclute). Chi, come me, ebbe modo di evitare quell'esperienza, può viverla qui per interposta persona in maniera molto esauriente: Mari da informazioni dettagliate su tutto (e così ora so tutto quel che mi è stato risparmiato). La lettura è a tratti piacevole, per la maestria narrativa dell'autore e per l'arguzia, perlopiù sottilmente irridente, ma si fa invece pesante laddove le descrizioni diventano estremamente minuziose e le elencazioni hanno lo stile dei manuali d’uso: eccesso di dettaglio, insomma... e il troppo stroppia.

    ha scritto il 

  • 5

    Filologia

    come sempre Mari stupisce per la sua capacità di far capire che la filologia va ben al di là di studi libreschi. Qui la filologia si applica alla vita stessa quasi in senso Perechiano.
    Il senso e non ...continua

    come sempre Mari stupisce per la sua capacità di far capire che la filologia va ben al di là di studi libreschi. Qui la filologia si applica alla vita stessa quasi in senso Perechiano.
    Il senso e non senso le derivazioni le motivazioni la storia che stanno dietro il servizio militare qui divengono diario di campo degno di un raffinato antropologo.

    ha scritto il 

  • 4

    all'inizio mi lasciava perplesso il linguaggio aulico soprattutto perché sovraccarico di termini desueti, talvolta troppo lezioso e ridondante, ma tant'è, il contraltare animalesco dei fatti e la luci ...continua

    all'inizio mi lasciava perplesso il linguaggio aulico soprattutto perché sovraccarico di termini desueti, talvolta troppo lezioso e ridondante, ma tant'è, il contraltare animalesco dei fatti e la lucida ironia che analizza la vita di caserma finiscono per prevalere e far divertire, con una punta di nostalgia per ricordi del tutto simili. ci vorrebbe il seguito.

    ps: l'apoteosi personale a pag. 149, dove le "caserme operative in zone di confine" vengono subito prima delle "carceri militari", buone ultime come destinazione da evitare per la ferma…

    ha scritto il