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Fima

By Amos Oz

(12)

| Paperback | 9780156001434

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Book Description

Fima’s life in Jerusalem always manages to become enmeshed in the mundane. With wit and storytelling mastery, Oz portrays a man - and a generation - that has dreams but does nothing. Named a New York Times Notable Book of the Year. Transla Continue

Fima’s life in Jerusalem always manages to become enmeshed in the mundane. With wit and storytelling mastery, Oz portrays a man - and a generation - that has dreams but does nothing. Named a New York Times Notable Book of the Year. Translated by Nicholas de Lange. A Helen and Kurt Wolff Book

24 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    "Sta cercando qualcosa?"
    "Sì, sto cercando il domani"

    Quant'è brutto fare i paragoni. Imbarazzano sempre. Forse perché, sotto sotto, sai che c'è un fondo di verità.
    Per tutta la lettura (lenta, annoiata, svogliata, disattenta) di questo roma ...(continue)

    "Sta cercando qualcosa?"
    "Sì, sto cercando il domani"

    Quant'è brutto fare i paragoni. Imbarazzano sempre. Forse perché, sotto sotto, sai che c'è un fondo di verità.
    Per tutta la lettura (lenta, annoiata, svogliata, disattenta) di questo romanzo, non ho potuto fare a meno di operare un confronto con un altro libro di un autore israeliano, un'altra storia di crisi di mezza età, un altro cinquantenne smarrito alla ricerca di un domani mentre il presente sembra solo l'ombra gettata da un passato ingombrante (bella questa, me la segno!). Questo libro è Cinque stagioni di Yehoshua: una lettura ancora fresca, che si è posta con forza come termine di (migliore) paragone con questo vecchio libro di Oz.
    Entrambi illustrano il tramonto di un uomo, e che pure possiede ancora un guizzo di vita. Entrambi elaborano una mancanza: il lutto in Yehoshua, la separazione in Oz. Uno solo però ha successo, mentre l'altro fallisce. Le cinque stagioni di Molcho, il protagonista di Yehoshua, sono un capolavoro di realismo; il Fima di Oz è, spiace ammetterlo, una noia mortale. E qui smetto di proseguire con questo paragone.
    Fima è una noia mortale, davvero. Se non fosse che Oz rimane sempre e comunque nella trojka dei grandi scrittori israeliani, non esiterei ad assegnare una sola stellina di giudizio. E' un romanzo senza capo né coda, che si ostina ripiegarsi su se stesso e sulla sua estrema monotonia quotidiana. Certo, qui sta il genio, potrebbe dire qualcuno, perché ha perfettamente trascritto lo stato d'animo del protagonista, il collassare su se stesso di un presente immobile, i riti di una claustrofobica vita domestica. Ma Yeoshua (e qui torna il paragone!) l'ha fatto meglio, decisamente meglio, senza mai annoiare il lettore.
    Spogliamo Fima, spogliamolo di tutto, e che rimane? Rimane un povero vecchio che parla da solo e ogni cinque pagine va in bagno. Forse non tutte le quotidianità sono belle da raccontare. Certo non da leggere.

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    Tancredi said on Jul 23, 2013 | 2 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    E’ stata una lettura senza un inizio nè una fine precisa e si spegne improvvisamente così come è nata.
    Ci si perde dietro i voli pindarici del protagonista, nella confusione che regna sovrana dall’inizio alla fine e ti ritrovi a seguire Fima con a ...(continue)

    E’ stata una lettura senza un inizio nè una fine precisa e si spegne improvvisamente così come è nata.
    Ci si perde dietro i voli pindarici del protagonista, nella confusione che regna sovrana dall’inizio alla fine e ti ritrovi a seguire Fima con affetto nel suo girovagare per le vie di Gerusalemme tra odori e suoni che non riescono ad aver la meglio sull’irreale silenzio della città.

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    Aspa said on Jul 16, 2013 | Add your feedback

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    "Non chiedetemi quanto di me ci sia nei miei personaggi, chiedetevi piuttosto quanto c'è di voi": così risponde Amos Oz a chi gli chiede se i suoi racconti sono autobiografici. In Fima è riuscito a tratteggiare alla perfezione un personaggio balordo, ...(continue)

    "Non chiedetemi quanto di me ci sia nei miei personaggi, chiedetevi piuttosto quanto c'è di voi": così risponde Amos Oz a chi gli chiede se i suoi racconti sono autobiografici. In Fima è riuscito a tratteggiare alla perfezione un personaggio balordo, pigro e inconcludente che sfrutta il suo "inspiegabile" fascino solo per elemosinare affetto da chi gli sta vicino. Dopo il Barney di Mordecai Richler (di cui però non raggiunge il livello) un altro antieroe irresistibile che strappa risate, riflessioni e un po' di compassione, ma a cui si ha una terribile paura di assomigliare.

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    Matteo Belluti said on Apr 11, 2012 | Add your feedback

  • 2 people find this helpful

    geografia anobiiana

    La geografia di questo libo è il commento al libro. lo colloco vicino allo zen e l'arte della manutenzione della motocicletta e a tre giorni e un bambino. Il primo (lo zen) si prende tre stelle, il secondo (tre giorni) quattro. Questo oz, due. PErchè ...(continue)

    La geografia di questo libo è il commento al libro. lo colloco vicino allo zen e l'arte della manutenzione della motocicletta e a tre giorni e un bambino. Il primo (lo zen) si prende tre stelle, il secondo (tre giorni) quattro. Questo oz, due. PErchè un pò prova ad essere filosofico (lo zen) un pò tende a quella polvere e paura di gerusalemme che poi bolano tirerà di nuovo fuori nei detectives, ma per tanti aspetti qui non si riesce in quasi nessuno di questi aspetti. Si legge, se sei all'estero e te lo trovi davanti, ma non so, qualcosa è andato storto. ho come il sospetto che ad un certo punto tiri fuori dal cappello un aborto e proprio non c'era bisogno, nell'economia generale.ma potrei ricordare male.

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    Operecomplete said on Mar 13, 2012 | Add your feedback

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    chissà perchè si tende ad associare il tema dell' inetto al genere maschile, e non femminile. Le donne sono raramente "inette", chissà perchè.
    Fima è inetto, puramente inetto. Tratteggiato bene, con amanti materne che lo soddisfano estemporaneamente ...(continue)

    chissà perchè si tende ad associare il tema dell' inetto al genere maschile, e non femminile. Le donne sono raramente "inette", chissà perchè.
    Fima è inetto, puramente inetto. Tratteggiato bene, con amanti materne che lo soddisfano estemporaneamente, un padre edipico che lo schiaccia con le sue capacità e i suoi risultati. Il tutto in una Gerusalemme laica e profana, con un' etica di sinistra culturalmente corretta e un ideologia che smuove i principi ma non muove un dito. Bel libro

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    calavinagra said on Jul 26, 2011 | Add your feedback

  • 2 people find this helpful

    Una befana OZiosa - 06 gen 11

    Ci sono voluti dieci mesi per cominciare al leggerlo, quasi che ne avessi timore. Ed a ragione. Un libro che è una spada puntata sul mio egocentrismo, e che riesce (potenza della traslazione) a tirarne fuori tutto il “cattivo” che è in me. O forse il ...(continue)

    Ci sono voluti dieci mesi per cominciare al leggerlo, quasi che ne avessi timore. Ed a ragione. Un libro che è una spada puntata sul mio egocentrismo, e che riesce (potenza della traslazione) a tirarne fuori tutto il “cattivo” che è in me. O forse il dolente, l’irrisolto. Sono passati venti anni dal mio Michele, e qui Amos si immerge nel maschile. Forse per questo lo sento meglio, lo capisco meglio. Anche se, probabilmente, lo sento e lo capisco perché Efraim detto Fima, in molti sensi, mi è uguale. Rivedo in lui tutto il concentrarsi sulla propria persona, sul proprio io, ma in quel senso dolente che fa sì non tanto che si voglia attirare tutti e tutto su di sé, quasi un narcisismo dell’egoismo, ma quel farsi per pagine e pagine dei film in testa, scordandosi che quello che succede intorno è altro, ma se quello che succede introno sapesse quanto io-Fima siamo bravi, capaci di ragionare, capaci di trovare soluzioni. Peccato che poi dalla testa esca poco. E soprattutto esca in momenti e modi sbagliati. Perché Fima saprebbe come risolvere la questione dei rapporti tra arabi ed israeliani, ma il governo fa sempre altro. Ed altro fanno gli intellettuali. E se Fima scendesse in campo saprebbero tutti dove si dovrebbe andare per aver il successo. Perché Fima conosce il nome del generale finlandese che ha fermato Stalin, ma io ho risolto prima di lui la domanda sullo stato africano con una L come seconda lettera. Perché Fima cita poeti, scrittori, fatti, personaggi. Perché è capace di fermarsi a leggere sui costumi sessuali degli eschimesi come se fosse la cosa più importante per arrivare alla fine della giornata. Perché Fima non sa cambiare le lampadine. E lascia i piatti sporchi nel lavello (lui, sfortunato, non ha la santa signora Elisabetta!). Perché ad un certo punto si trova in una stanza con una decina di amici, e gli viene in mente che è andato a letto con tutte le donne presenti nella stanza. Perché legge tre giornali. Perché è pieno di buoni consigli, ma sbaglia sempre il modo di porgerli. Perché in venticinque anni non ha avuto modo di capire fino in fondo la lettera di addio di Yael. Perché pensa che il figlio di Teddy e Yael sia “quasi” suo figlio. Perché poteva raggiungere tanti traguardi, ma ad un certo punto si è perso. E sono trenta anni che non solo non si ritrova. Ma non capisce che si deve ritrovare. Succederà qualcosa, ci sarà un po’ di quella sana agnizione che un bravo scrittore non può non mettere. Ma servirà? Cambierà? Migliorerà? Questo certo non ve lo vado a dire. Ma oltre ad un parallelo con me-lettore, più interessante è il suscitare in me un parallelo tra Fima e l’essenza stessa dell’ebreo-israeliano-intellettuale (e qualche altro aggettivo, anche se in ebraico, come in arabo, non c’è sintassi che regga un doppio stato costrutto). Si vede in controluce, l’irrisolutezza del ben pensante di sinistra, che ben saprebbe consigliare Rabin, o mettere a posto Sharon. Che sa cosa vorrebbero gli arabi. Ma che poi incontra l’ortodosso che gli regala un fiore, il soldato che gli augura un buon Sabato. E si perde nel pantano. L’Israele, come Fima, è sempre pieno di buoni propositi. Ma non riesce mai a metterli in pratica. Alla fine, questa doppia cavalcata di lettura è stata sfibrante. Perché mi fa riflettere su quello che avviene in quei posti a me comunque cari. E perché mi fa riflettere sulla cosa che di più caro ho: me stesso. Ma io dirò buona giornata lo stesso all’autista dell’autobus, e continuerò a leggere il giornale. Ed a rispondere quando mi si chiede qualcosa.
    “Il suo tempo libero lo trascorreva in compagnia delle donne.” (67)
    “I cherokee hanno una legge che proibisce di buttar via qualunque cosa. … Tutto quello che ti è servito una volta … non buttarlo, forse ora è lui ad avere bisogno di te.” (138)
    “Fima … decise in cuor suo che non avrebbe fatto più lo scemo in sua presenza. O in presenza di altri. D’ora in poi si sarebbe concentrato.” (258)

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    Giogio53 said on Jan 9, 2011 | Add your feedback

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