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Finché sarà passata la tua ira

Di

Editore: Marsilio (Farfalle)

3.7
(491)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 310 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese

Isbn-10: 883170608X | Isbn-13: 9788831706087 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Katia De Marco

Disponibile anche come: eBook

Genere: Fiction & Literature , Mystery & Thrillers

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Descrizione del libro
Wilma e Simon, poco più che adolescenti, hanno scavato un buco nel ghiaccio e si preparano a immergersi nel lago di Vittangijaervi, nel profondo nord della Svezia, alla ricerca di un aereo precipitato molto tempo prima. Mentre nuotano sul fondo del lago, qualcuno scioglie la sagola di sicurezza e chiude l’apertura verso la superficie, posandoci sopra una porta di legno. Per i due non c’è scampo. Cosa cercavano nel relitto di quell’aereo? E chi ha voluto punirli con la morte? Ancora in coppia con l’ispettrice Anna-Maria Mella, Rebecka Martinsson, ora procuratore a Kiruna, sempre divisa tra l’amore per la sua terra lappone e quello per il suo ex-capo che la vuole a Stoccolma, indaga i misteri di una famiglia che dalla seconda guerra mondiale custodisce un terribile segreto e, tra minacce e intimidazioni, s’imbatte in una pericolosa rete di colpe, paura e tradimento.
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  • 4

    Altro buon lavoro della Larsson,i suoi personaggi e le sue ambientazioni sono di ottimo livello,anche se la protagonista principale appare troppo perseguitata dalla sfortuna.

    ha scritto il 

  • 4

    Terzo libro della serie dedicata all'avvocatessa Rebecka Martinsson, prende lo spunto dall'indagine relativa alla scomparsa di due giovani per rimestare in un passato con il quale non si è ancora venuti a patti, quel passato che sta come una scimmia sulle spalle dell'Europa intera e che è il nazi ...continua

    Terzo libro della serie dedicata all'avvocatessa Rebecka Martinsson, prende lo spunto dall'indagine relativa alla scomparsa di due giovani per rimestare in un passato con il quale non si è ancora venuti a patti, quel passato che sta come una scimmia sulle spalle dell'Europa intera e che è il nazismo. In questa luce l'omicidio di due ragazzi diventa quasi un sacrificio offerto agli dei oscuri del passato, e non a caso l'impalpabile presenza dell'essenza della ragazza si manifesta coi corvi, che la mitologia norrena associa a Odino, capo degli dei e dio della guerra e della morte.
    Molto piacevole come tutti i romanzi della serie.

    ha scritto il 

  • 2

    Gialle - 01 set 13

    Non è un caso la citazione in exergo (il titolo è una citazione del Libro di Giobbe). E ci vuole la pa-zienza di Giobbe per portare a termine con un sorriso sulle labbra questa fatica della scrittrice svedese. Che non a caso si chiama Åsa, dove i ben informati mi dicono possa essere tradotto con ...continua

    Non è un caso la citazione in exergo (il titolo è una citazione del Libro di Giobbe). E ci vuole la pa-zienza di Giobbe per portare a termine con un sorriso sulle labbra questa fatica della scrittrice svedese. Che non a caso si chiama Åsa, dove i ben informati mi dicono possa essere tradotto con Tea, nome femminile dedicato agli dei. E qui, più che in altre prove, nel nord della pur pacifica provincia svedese, ci vogliono tutte le raccomandazioni di un dio benevolo, per portare avanti una storia così poco “affascinante”. Non è un vero thriller, che sappiamo subito chi muore e subito dopo si capisce l’assassino o gli assassini. Mancano solo le modalità ed il movente, ma ci si arriverà ben presto, e sicuramente prima della fine. Per il resto, è come una puntata di passaggio di una serie televisiva altrimenti ben fatta. Capita, che a volte si debba fare un passaggio minore che non si hanno molte idee e si voglia arrivare presto a nuovi personaggi e nuove situazioni. Ricordo che siamo a Kiruna, località spesso coperta di ghiacci. Che c’è il protagonista principale, modellato sull’autrice, l’avvocato ora procuratore Rebecka. C’è la poliziotta capace, bassa e procace Anna-Maria. Ci sono i cani da neve ed il loro addestratore. C’è il vicino di casa che invecchia ma cucina da dio. C’è l’amante di Rebecka che vorrebbe riportarla a Stoccolma, ma non ne capisce il desiderio di “aria del Nord”; e penso che si cominci a sentire l’allontanamento tra i due. L’indagine parte dalla morte nel lago ghiacciato di due fidanzati alla ricerca di improbabili tesori sommersi. La ragazza viveva con la bisnonna, la quale ha una sorella sposata con un losco figuro che si è arricchito non poco durante la guerra facendo favori ai tedeschi (ma anche la sorella sembra…). E i due hanno due figli: il maggiore forte di fisico ed amante della matematica, il minore un insolente pezzo di m… Capite presto chi dei due è il capintesta dei casini (anche se ci sarà qualche sorpresa nel finale, che i figli son sempre figli di qualche genitore, e non a caso). E pare che il pagamento ai coniugi Kerula doveva essere trasportato da un idrovolante, che si inabissa nel lago. I giovani cercano di ritrovarlo come detto, e vi muoiono. Basta questo per farvi riannodare i fili della trama. Inclusa l’inutile uccisione di un solitario anziano che l’estate per il caldo (caldo? In Svezia a Nord del Circolo Polare Artico?) gira nudo non solo nei boschi, ma anche per la cittadina, e che è stato l’ultimo a vedere vivi i giovani. Per il resto, appunto, qualche fior di penna senza affondi. Anna-Maria ed il suo vice sono sempre ai ferri corti che nel romanzo precedente la sventatezza della prima stava per far uccidere il secondo. Rebecka sente la mancanza del suo amante cittadino, ma si prenderà cura del cane del vecchio ucciso, e si vede che sta per nascere una simpatia con l’addestratore di cani. L’ottima Katia Di Marco non ha avuto problemi questa volta nei titoli, che appunto sono una citazione del libro di Giobbe. E quanta pazienza deve avere il maggiore dei Kerula, per resistere alle intemperanze del padre, ai rimproveri della madre, alle incursioni nella violenza del fratello, per studiare anche se la famiglia non vuole, e laurearsi di nascosto in matematica. E fare lezioni di matematica alla nipote che sarà la morta di cui all’inizio. Ma tutta queste citazioni bibliche sono un po’ incomprensibili per noi non pervasi dalla cultura luterana del profondo nord. Come inutili mi sembrano le concessioni ai fantasmi che pervadono il testo. La fanciulla che svolazza dall’inizio alla fine, e che ci conduce per mano nella trama, e che muore nella seconda pagina, è un espediente meta-letterario poco efficace. Anzi, mi ha lasciato decisamente freddo. Come il tempo di Kiruna (ho controllato, solo tre mesi all’anno il termometro sale sopra 0°!). Tornerei volentieri verso il Polo Nord, ma solo per diporto, che ormai il tanto sbandierato “giallo svedese” lascia il tempo che trova. Operazione di marketing, ha cercato di sfruttare alcuni filoni di buona levatura (con il compianto Stig Larsson in testa). Ma come ovunque, a fronte di un paio di autori degni, vengono scaraventati milioni di scribacchini a volte inutili. La nostra Åsa certo sa scrivere e non è una scribacchina, ma ho letto di meglio (anche se insiste troppo sul lato “religioso” delle sue avventure del profondo nord). [PS: certo che le mie alternanze di libri a volte fanno strani giri, che questi è un regalo del “pacco” di Rosa&Emilio, ma del 2012!!]
    “La vita è troppo breve per tenersi il broncio.” (174)

    ha scritto il 

  • 4

    Questo è il primo romanzo che leggo di Åsa Larsson e devo dire che mi ha lasciato un'ottima impressione. Ero un po' perplessa dal fatto che la protagonista fosse una donna e invece si è rivelato proprio quel tocco che rende questo giallo un po' diverso dal solito. La scrittura è chiara e rende la ...continua

    Questo è il primo romanzo che leggo di Åsa Larsson e devo dire che mi ha lasciato un'ottima impressione. Ero un po' perplessa dal fatto che la protagonista fosse una donna e invece si è rivelato proprio quel tocco che rende questo giallo un po' diverso dal solito. La scrittura è chiara e rende la lettura molto scorrevole, i paesaggi sono quelli tipicamente svedesi (neve neve neve!) e che nei gialli mi piacciono tanto, la protagonista è tipicamente imperfetta e afflitta da mille problemi, senza però quella rudezza che invece mi dà fastidio in Wallander. I personaggi sono tutti delineati molto bene e, siccome si capisce chi è l'assassino fin dalle prime pagine, il romanzo si concentra soprattutto sull'introspezione psicologica e ad alcuni personaggi mi sono davvero affezionata.
    Unica nota negativa: la Larsson ha inserito il punto di vista del morto dopo che è morto. Il suo "fantasma" segue le persone ancora in vita, i loro pensieri, dà le sue opinioni. Mah, francamente mi sembra un espediente piuttosto macabro e che non dà nulla di più alla storia, ma da quello che ho capito c'è in tutti i romanzi della Larsson, dev'essere un suo tratto caratteristico.

    ha scritto il 

  • 4

    Dei tanti autori gialli nordici che sono spuntati come funghi, solo questa e Liza Marklund per me sono meritevoli di essere seguite. In particolare questo libro, il terzo dell'autrice che leggo e della serie dell'avvocato Rebecka Martinsson, è quello che mi è piaciuto di più, non tanto per la tra ...continua

    Dei tanti autori gialli nordici che sono spuntati come funghi, solo questa e Liza Marklund per me sono meritevoli di essere seguite. In particolare questo libro, il terzo dell'autrice che leggo e della serie dell'avvocato Rebecka Martinsson, è quello che mi è piaciuto di più, non tanto per la trama gialla che tutto sommato viene svelata abbastanza velocemente, ma per la psicologia dei personaggi, e per come viene caratterizzato il personaggio della protagonista.

    ha scritto il 

  • 0

    Sarà un problema mio, ma con questa nouvelle vague del giallo nordico proprio non mi trovo.
    Faccio addirittura fatica a identificare questo romanzo come “giallo”.
    Di fatto non c’è indagine, solo una serie di narrazioni nel presente e nel passato che danno informazioni al lettor ...continua

    Sarà un problema mio, ma con questa nouvelle vague del giallo nordico proprio non mi trovo.
    Faccio addirittura fatica a identificare questo romanzo come “giallo”.
    Di fatto non c’è indagine, solo una serie di narrazioni nel presente e nel passato che danno informazioni al lettore.

    Sento spesso il paragone con Simenon, perché più che intreccio c’è psicologia e riflessione sui temi morali. Questo romanzo mi sembra piuttosto scarno, sotto questo aspetto.
    L’investigatore dovrebbe essere particolare perché ha le sue fisime personali? Ma ormai abbiamo conosciuto qualunque tipo di detective.
    L’unica rivelazione degna di questo nome, poi, non dovrebbe essere nemmeno una sorpresa per chi ha letto il testo in lingua originale.

    Forse si salva qualcosa sugli aspetti storici e sociali.
    Si fa riferimento all’ambiguità svedese durante la seconda guerra mondiale, quando il collaborazionismo passivo con la Germania nazista divenne gradualmente attivo, generando inevitabilmente (e fortunatamente) la reazione di un movimento resistenziale.
    L’ambientazione, poi, potrebbe essere una sorta di “il re è nudo” sulla fragilità della Svezia, apparente paradiso della socialdemocrazia, non per questo immune da tensioni e polvere sotto il tappeto – la rivolta di Stoccolma del 2013 docet.

    In conclusione, so che il giallo nordico ha molti estimatori: chiedo venia se qualcuno si sente urtato. Né, tanto meno, voglio scoraggiare nessuno dalla lettura di questo volume ma credo sia corretto invitare a non avere aspettative eccessive.

    ha scritto il 

  • 0

    Più che giallo, biondo svedese

    Boh: mi ha infastidita fin dal suo primo apparire la protagonista di questo libro, che so essere tale di tutta una serie. Già vista, già sentita, già immaginata. D'impulso ho chiuso pensando che non avrei più riaperto.

    ha scritto il 

  • 4

    A me gli scandinavi piacciono tanto!

    Il primo capitolo da brivido puro: angosciante, clautrofobico, micicdiale e purtroppo ineluttabile.
    Da leggere: non voglio scrivere di più per non svelare troppo.

    ha scritto il 

  • 4

    io non amo i thriller, ma questo mi ha letteralmente conquistata! amo i personaggi che hanno uno spessore. In modo particolare mi sono innamorata del personaggio di Hjamar (si scriverà così?), che mi faceva una grandissima tenerezza e mi ricorda (alla lontana) Ammaniti (e per me che amo questo au ...continua

    io non amo i thriller, ma questo mi ha letteralmente conquistata! amo i personaggi che hanno uno spessore. In modo particolare mi sono innamorata del personaggio di Hjamar (si scriverà così?), che mi faceva una grandissima tenerezza e mi ricorda (alla lontana) Ammaniti (e per me che amo questo autore alla follia è un grande complimento). Mi è piaciuto tantissimo il fatto che spesso la vittima interviene per narrare la vicenda... Quindi se voi cercate un libro pieno di colpi di scena e di morti violente, state lontani da questo libro, ma se cercate un thriller carino con pochi colpi di scena ma che vi faccia uscire "la lacrimuccia" allora precipitatevi in libreria.

    ha scritto il