Crea la tua biblioteca Iscriviti

Insieme troveremo i libri migliori

[−]
  • Cerca Conteggio caratteri ISBN valido ISBN non valido Codice a barre valido Codice a barre non valido loading search

Finestre alte

Di

Editore: Einaudi (Collezione di poesia, 306)

4.1
(71)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 82 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Catalano

Isbn-10: 8806149792 | Isbn-13: 9788806149796 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Enrico Testa

Disponibile anche come: Altri

Genere: Fiction & Literature

Ti piace Finestre alte?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis
Descrizione del libro
Testo inglese a fronte

Dall'incontro fra sensibilità congeniali nasce questa traduzione della quarta raccolta poetica di Philip Larkin, pubblicata per la prima volta nel 1974. "Finestre alte" mette in scena il "carattere ordinario dell'esistenza" scrive Enrico Testa nella prefazione, attraverso "l'analisi del quotidiano e dei suoi minimi dettagli". In uno stile antiretorico si susseguono amare riflessioni sull'esistenza e ritratti d'ambiente allestiti con procedure narrative, motivi personali e accensioni liriche innescate da occasioni di confronto con la natura.

Ordina per
  • 5

    La poesia è difficile

    Un monito a chi pensi che scrivere poesia possa essere alla portata di tutti. Leggete “Finestre alte”, “Sabato di fiera” o “L'esplosione”, che chiude la raccolta. Poi, provate a imitare Larkin. ...continua

    Un monito a chi pensi che scrivere poesia possa essere alla portata di tutti. Leggete “Finestre alte”, “Sabato di fiera” o “L'esplosione”, che chiude la raccolta. Poi, provate a imitare Larkin.

    ha scritto il 

  • 5

    /////////////////\////////////

    Una frattura, un'interruzione che segna un distacco tra il prima e il dopo in maniera insanabile. Il centro della poesia di Larkin è proprio in questa frattura, in questo conflitto tra l'oscuro medioe ...continua

    Una frattura, un'interruzione che segna un distacco tra il prima e il dopo in maniera insanabile. Il centro della poesia di Larkin è proprio in questa frattura, in questo conflitto tra l'oscuro medioevo e il fulgido progresso. E l'esperienza di vivere in una frattura non è mai scontata, ma può essere appagante, deve esserlo, e può essere addirittura piacevole leggendo queste poesie.
    Se questa raccolta è l'intercapedine tra due generazioni, il suo punto di forza è l'aperta zona di conflitto tra giovani e anziani; un classico, ma che qui spicca perché non è più la sola innata natura ribelle dei più giovani a portare al distaccamento, è il mondo stesso ad aver creato la frattura; cambiato profondamente con la perdita di dio, tra le due generazione non ci sarà più possibilità di incontro. La conciliazione è impossibile:

    When I see a couple of kids
    And guess he's fucking her and she's
    Taking pills or wearing a diaphragm,
    I know this is paradise

    Everyone old has dreamed of all their lives-
    Bond and gestures pushed to one side
    Like an outdated combine harvester,
    And everyone young going down the long slide

    To happiness, endlessly.

    La liberazione sessuale come fulcro della frattura, come muro innalzato tra presente e passato. Ma il vero punto nodale è che Larkin fa anagraficamente parte degli anziani ma è ideologicamente coi giovani (addirittura più senza dio dei giovani liberati sessualmente). Per questa sua doppiezza è destinato a non darsi pace, non riesce a (non può) trovarsi a suo agio con nessuna fazione. Sì, perché il distacco è talmente potente che di fazioni si può parlare.

    What do they think has happened, the old fools,
    To make them like this? Do they somehow suppose
    It's more grown-up when your mouth hangs open and drools,
    And you keep on pissing yourself, and can't remember
    Who called this morning? Or that, if they only chose,
    They could alter things back to when they danced all night,
    Or went to their wedding, or slopped arms some September?
    Or do they fancy there's really been no change,
    And they've always behaved as if they were crippled or tight,
    Or sat through days of thin continuous dreaming
    Watching light move? If they don't (and they can't), it's strange:
    Why aren't they screaming?

    Non c'è soluzione, non c'è pace: i vecchi di cui fa parte sono dei fools, non hanno mai capito nulla, come i più volte citati (da me) storici sartriani, ostinati nell'attaccamento alle loro capricciose tradizioni. Perché è evidente che il capriccio è del bigotto, non del libertino, alla faccia della retorica di qualsiasi potere.
    E nella sua indagine del nuovo mondo Larkin arriva infine a identificare temporalmente quella frattura, il momento dell'abbandono delle vecchie follie. Il 1963, l'anno del primo LP dei Beatles e della fine del bando de L'amante di Lady Chatterley è il momento dell'erezione, in cui il cazzo delle frustrazioni secolari può finalmente rizzarsi, e ancor di più è il momento in cui la fica diviene libera di cercare la propria stessa libertà. Annus Mirabilis si intitola il componimento, ed è tutto un dire.

    Fino a carpire la vera essenza dell'essere giovani: ovvero decidere (perché di decisione, di propria volontà si tratta) di sbarazzarsi di ogni ingombrante retaggio:

    This is being young,
    Assumption of the startled century

    Like new store clothes,
    The huge decisions printed out by feet
    Inventing where they tread,
    The random windows conjuring a street.

    Ma scambiare un saggio filosofo, uno dei massimi poeti inglesi del '900, per un vecchio arrapato in cerca di facili coiti o per un altrettanto facile apologeta della giovinezza è il più grave degli errori. Larkin ha dalla sua la consapevolezza del mondo, e accompagnato da un nichilismo tanto selvaggio quanto incredibilmente compassato, sa che il paradiso sessuale è effimero, sa che il mondo è migliorato ma che, ahinoi, l'angoscia è insita nella condizione umana. In una potente e indignata negazione delle metafore stereotipate sulla luna l'autore la rende il memento infinito e persistente del dolore dei giovani:

    Lozenge of love! Medallion of art!
    O woles of memory! Immensements! No,

    One shivers slightly, looking up there.
    The hardness and the brightness and the plain
    Far-reaching singleness of that wide stare

    Is a reminder of the strength and pain
    Of being young; that it can't come again,
    But is for others undiminished somewhere.

    Al tema centrale della frattura si alternano anche altri contesti, meno derisori nei confronti degli old fools, ma agghiaccianti per desolazione. L'immagine, tetra, dell'albergo solitario nelle ore bianche contese tra la notte e il mattino è ad esempio ricorrente, e nelle mani di Larkin diviene una sublime opera di terrore. Terrore della solitudine. Brividi per il terrore della solitudine.

    Light spreads darkly from the high
    Clusters of lights over empty chairs
    That face each other, coloured differently.
    Through open doors, the dining-room declares
    A larger loneliness of knives and glass
    And silence laid like carpet. A poster reads
    An unsold evening paper. Hours pass,
    And all the salesman have gone back to Leeds,
    Leaving full ashtrays in the Conference Room.

    In shoeless corridors, the lights burn. How
    Isolated, like a fort, it is–
    The headed paper, made for writing home
    (If home existed) letters of exile: Now
    Night comes on. Waves fold behind villages.

    Il canto disperato nell'ultima strofa, con la prosopopea dei corridoi senza scarpe e la sensazione di esilio nei confronti di una casa che forse neppure esiste, ecco, questo è quello che io intendo per meraviglia.
    E ancora.

    Higher than the handsomest hotel
    The lucent comb shows up for miles, but see,
    All round it close-ribbed streets rise and fall
    Like a great sigh out of the last century.
    The porters are scruffy; what keep drawing up
    At the entrance are not taxis; and in the hall
    As well as creepers hangs a frightening smell.

    Non solo. Larkin sfonda le più tetre soglie anche usando l'autoironia; agghiacciante quella di Posterity, in cui si immagina le conversazioni private del suo eventuale biografo, di indomabile disprezzo nei confronti del poeta ma colme del piacere dell'attesa della sua morte, che porterà tanti bei quattrini dalle coccodrillesche vendite post-mortem del libro sulla vita dello scrittore defunto.

    Fino all'amarissimo distacco di ogni pretesa sociale e al rifiuto dell'arma vile dell'economia e del denaro, oggetti incomprensibili, eppure traino delle esistenze:

    So I look at others, what they do with theirs:
    They certainly don't keep it upstairs.
    By now they've a second house and car and wife:
    Clearly money has something to do with life

    E infine l'apice assoluto, a mio modo di vedere, raggiunto dalla descrizione della morte nella seconda strofa di una poesia già citata in precedenza:

    At death, you break up: the bits that were you
    Start speeding away from each other for ever
    With no one to see. It's only oblivion, true:
    We had it before, but then it was going to end,
    And was all the time merging with a unique endeavour
    To bring to bloom the million-petalled flower
    Of being here. Next time you can't pretend
    There'll be anything else. And these are the first signs:
    Not knowing how, not hearing who, the power
    Of choosing gone. Their looks show that they're for it:
    Ash hair, toad hands, prune face dried into lines–
    How can they ignore it?

    In una meravigliosa accumulazione di poesia e fisica (qualcosa che verrà tentato, pochi anni dopo, anche da Longley, con risultati buoni ma non così straordinari) ancora è il volto anziano, sfigurato dagli anni, a divenire presagio del trapasso. Non c'è pietà per chiunque sia incanutito, sia invecchiato, abbia semplicemente vissuto secondo le vecchie regole. Con dolore (lui c'era in mezzo). Con violenza. Probabilmente con torto.
    Ma anche con alcuni dei versi più belli che io abbia mai avuto la fortuna di leggere.

    ha scritto il 

  • 3

    Traduzione di Testa a tratti davvero troppo libera e fuorviante. La poetica è spesso cruda e diretta. A volte ostica. Ma è sempre affascinante e invidiabile la capacità di visione tersa di una realtà ...continua

    Traduzione di Testa a tratti davvero troppo libera e fuorviante. La poetica è spesso cruda e diretta. A volte ostica. Ma è sempre affascinante e invidiabile la capacità di visione tersa di una realtà senza fronzoli e ipocrisie.

    ha scritto il 

  • 4

    Philip Larkin (1922-1985) è stato il maggiore poeta inglese del secondo '900. "Master of the Ordinary", con felice formula, lo ha definito il Nobel Derek Walcott. Laureato a Oxford, bibliotecario per ...continua

    Philip Larkin (1922-1985) è stato il maggiore poeta inglese del secondo '900. "Master of the Ordinary", con felice formula, lo ha definito il Nobel Derek Walcott. Laureato a Oxford, bibliotecario per tutta la vita, poeta dopo il lavoro "dalle nove alle cinque" con una produzione assai parca (quattro raccolte). Un poeta di quotidianità e di periferie, di esistenze che progrediscono per biologia e senza fare esperienza, della vecchiaia come traguardo inesorabile ("L'edificio") e della giovinezza "che non è mai tesoro perduto ma possibilità non esistita" ("Finestre alte"). Poesia narrativa e antimetafisica, antiretorica. Ironica e dolorosa, non consolatoria. Anche con se stesso, che parli delle sue tardive esperienze sessuali legandole agli esordi dei Beatles e alla riabilitazione di "Lady Chatterley" ("Annus mirabilis"), si dedichi un epitaffio ("Condoglianze in bianco maggiore") o si veda affidato a uno studioso annoiato ("Posterità"). Ma, scrive il traduttore Enrico Testa, "il sarcasmo non esclude la pietà, l'ironia non si raggela mai in ghigno". Come nella memorabile "Vecchi scemi", che dà la misura esatta dei temi e del tono:

    (...)
    Morendo, si va in frantumi: i pezzetti che erano te
    incominciano, in gran fretta, a salutarsi l'un l'altro per
    sempre,
    inavvertiti da tutti. E' solo oblio, certo:
    ci capitava anche prima, ma allora finiva,
    ed era continuamente assorbito in un unico sforzo
    teso a far sbocciare il fiore dal milione di petali
    dell'essere qua. La prossima volta non potrai fingere
    che ci sia qualcos'altro. E questi sono i primi sintomi:
    non sapere come, non sentire chi, il potere di scegliere
    svanito. Il loro aspetto mostra che sono prossimi:
    capelli di cenere, mani di rospo, volti rugosi come prugne
    secche-
    Come possono far finta di nulla?

    Ma forse essere vecchi è avere stanze illuminate
    dentro la testa, e in esse delle persone, che recitano.
    Persone che conosci, ma di cui ti sfugge il nome:
    ognuno appare in lontananza come un vuoto profondo
    che si colma:
    si volta sulla soglia di casa, sistema una lampada, sorride
    da una scala,
    prende un libro già letto dallo scaffale; oppure, qualche
    volta,
    soltanto quelle stanze, le sedie e un fuoco ardente
    o, alla finestra, un cespuglio mosso dal vento o dal sole,
    timido e gentile, sul muro una serata solitaria
    di mezza estate dopo l'acquazzone. E' là che vivono:
    non qui e adesso, ma là dove tutto è successo un tempo.
    (...)

    Poesia "postuma". Alla fine delle ideologie e di un senso della vita, alla fine dell'Inghilterra ("Andare, andare"). Poesia di una vita da affrontare a ciglio asciutto, di cui niente resterà. O forse sì. Una riunione conviviale come nel "Sabato di fiera":
    qualcosa da
    tutti condiviso
    che atavicamente ogni anno prorompe in
    rigenerata unione. Possa restare là per sempre.

    La natura, l'aria, come in "Finestre alte":
    E all'improvviso
    non una parola viene, ma il pensiero di finestre alte:
    il vetro che assorbe il sole,
    e, al di là, l'aria azzurra e profonda, che non mostra
    nulla, che non è da nessuna parte, che non ha fine.

    La gioventù nello sguardo di un vecchio che si è svegliato di notte:
    La durezza, lo splendore e la semplice
    e vasta unicità di quello sguardo
    sono un ricordo della forza e del dolore
    della gioventù; non potrà tornare
    ma in qualche parte resta, per gli anni, intatta.

    Resterà forse la gentilezza, come una possibile metafora del mondo, anche di fronte al dolore. Come, dopo lo schianto in miniera ("L'esplosione"), resta intatto un nido di uova di allodole, che un minatore aveva deposto con cura nell'erba prima di entrare nel cunicolo.

    ha scritto il 

  • 3

    Larkin è il poeta antiromantico per eccellenza, le sue composizioni, a volte ironiche ed autoironiche, a volte piene di disincanto vogliono avvicinarsi alla realtà (o meglio alla verità) delle cose e ...continua

    Larkin è il poeta antiromantico per eccellenza, le sue composizioni, a volte ironiche ed autoironiche, a volte piene di disincanto vogliono avvicinarsi alla realtà (o meglio alla verità) delle cose e spesso ci riescono. Lasciano poco spazio alla retorica, non ci illudono, non ci aiutano a sopportare.
    "Lambiccamenti vani e l'abbraccio dell'ignoranza congelano
    il corso della vita e crollano soltanto
    quando siamo chiamati a questi corridoi."

    ha scritto il 

  • 4

    ...non una parola viene, ma il pensiero di finestre alte: il vetro che assorbe il sole,
    a, al di là, l'aria azzurra e profonda, che non mostra nulla, che non è da nessuna parte,
    che non ha fine. (p.21) ...continua

    ...non una parola viene, ma il pensiero di finestre alte: il vetro che assorbe il sole,
    a, al di là, l'aria azzurra e profonda, che non mostra nulla, che non è da nessuna parte,
    che non ha fine. (p.21)

    ha scritto il 

  • 5

    Avere l'edizione Einaudi con doppio testo ha reso obsoleto questo libro nella mia biblioteca, ma mi restano i ricordi che gravitano intorno al suo acquisto. E' un commento inutile. Get over it! ...continua

    Avere l'edizione Einaudi con doppio testo ha reso obsoleto questo libro nella mia biblioteca, ma mi restano i ricordi che gravitano intorno al suo acquisto. E' un commento inutile. Get over it!

    ha scritto il 

  • 5

    "This Be The Verse" è sicuramente la poesia più nota di Larkin, ma non certo la migliore. L'occhio e la penna dell'autore riescono a compiere un'analisi del quotidiano distaccata ma incredibilmente pa ...continua

    "This Be The Verse" è sicuramente la poesia più nota di Larkin, ma non certo la migliore. L'occhio e la penna dell'autore riescono a compiere un'analisi del quotidiano distaccata ma incredibilmente particolareggiata.

    ha scritto il