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Finestre alte

Di

Editore: Einaudi (Collezione di poesia; 306)

4.0
(52)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 82 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8806149792 | Isbn-13: 9788806149796 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Enrico Testa

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
Testo inglese a fronte Dall'incontro fra sensibilità congeniali nasce questa traduzione della quartaraccolta poetica di Philip Larkin, pubblicata per la prima volta nel 1974."Finestre alte" mette in scena il "carattere ordinario dell'esistenza"scrive Enrico Testa nella prefazione, attraverso "l'analisi del quotidiano edei suoi minimi dettagli". In uno stile antiretorico si susseguono amareriflessioni sull'esistenza e ritratti d'ambiente allestiti con procedurenarrative, motivi personali e accensioni liriche innescate da occasioni diconfronto con la natura.
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  • 3

    Traduzione di Testa a tratti davvero troppo libera e fuorviante. La poetica è spesso cruda e diretta. A volte ostica. Ma è sempre affascinante e invidiabile la capacità di visione tersa di una ...continua

    Traduzione di Testa a tratti davvero troppo libera e fuorviante. La poetica è spesso cruda e diretta. A volte ostica. Ma è sempre affascinante e invidiabile la capacità di visione tersa di una realtà senza fronzoli e ipocrisie.

    ha scritto il 

  • 4

    Philip Larkin (1922-1985) è stato il maggiore poeta inglese del secondo '900. "Master of the Ordinary", con felice formula, lo ha definito il Nobel Derek Walcott. Laureato a Oxford, bibliotecario ...continua

    Philip Larkin (1922-1985) è stato il maggiore poeta inglese del secondo '900. "Master of the Ordinary", con felice formula, lo ha definito il Nobel Derek Walcott. Laureato a Oxford, bibliotecario per tutta la vita, poeta dopo il lavoro "dalle nove alle cinque" con una produzione assai parca (quattro raccolte). Un poeta di quotidianità e di periferie, di esistenze che progrediscono per biologia e senza fare esperienza, della vecchiaia come traguardo inesorabile ("L'edificio") e della giovinezza "che non è mai tesoro perduto ma possibilità non esistita" ("Finestre alte"). Poesia narrativa e antimetafisica, antiretorica. Ironica e dolorosa, non consolatoria. Anche con se stesso, che parli delle sue tardive esperienze sessuali legandole agli esordi dei Beatles e alla riabilitazione di "Lady Chatterley" ("Annus mirabilis"), si dedichi un epitaffio ("Condoglianze in bianco maggiore") o si veda affidato a uno studioso annoiato ("Posterità"). Ma, scrive il traduttore Enrico Testa, "il sarcasmo non esclude la pietà, l'ironia non si raggela mai in ghigno". Come nella memorabile "Vecchi scemi", che dà la misura esatta dei temi e del tono:

    (...) Morendo, si va in frantumi: i pezzetti che erano te incominciano, in gran fretta, a salutarsi l'un l'altro per sempre, inavvertiti da tutti. E' solo oblio, certo: ci capitava anche prima, ma allora finiva, ed era continuamente assorbito in un unico sforzo teso a far sbocciare il fiore dal milione di petali dell'essere qua. La prossima volta non potrai fingere che ci sia qualcos'altro. E questi sono i primi sintomi: non sapere come, non sentire chi, il potere di scegliere svanito. Il loro aspetto mostra che sono prossimi: capelli di cenere, mani di rospo, volti rugosi come prugne secche- Come possono far finta di nulla?

    Ma forse essere vecchi è avere stanze illuminate dentro la testa, e in esse delle persone, che recitano. Persone che conosci, ma di cui ti sfugge il nome: ognuno appare in lontananza come un vuoto profondo che si colma: si volta sulla soglia di casa, sistema una lampada, sorride da una scala, prende un libro già letto dallo scaffale; oppure, qualche volta, soltanto quelle stanze, le sedie e un fuoco ardente o, alla finestra, un cespuglio mosso dal vento o dal sole, timido e gentile, sul muro una serata solitaria di mezza estate dopo l'acquazzone. E' là che vivono: non qui e adesso, ma là dove tutto è successo un tempo. (...)

    Poesia "postuma". Alla fine delle ideologie e di un senso della vita, alla fine dell'Inghilterra ("Andare, andare"). Poesia di una vita da affrontare a ciglio asciutto, di cui niente resterà. O forse sì. Una riunione conviviale come nel "Sabato di fiera": qualcosa da tutti condiviso che atavicamente ogni anno prorompe in rigenerata unione. Possa restare là per sempre.

    La natura, l'aria, come in "Finestre alte": E all'improvviso non una parola viene, ma il pensiero di finestre alte: il vetro che assorbe il sole, e, al di là, l'aria azzurra e profonda, che non mostra nulla, che non è da nessuna parte, che non ha fine.

    La gioventù nello sguardo di un vecchio che si è svegliato di notte: La durezza, lo splendore e la semplice e vasta unicità di quello sguardo sono un ricordo della forza e del dolore della gioventù; non potrà tornare ma in qualche parte resta, per gli anni, intatta.

    Resterà forse la gentilezza, come una possibile metafora del mondo, anche di fronte al dolore. Come, dopo lo schianto in miniera ("L'esplosione"), resta intatto un nido di uova di allodole, che un minatore aveva deposto con cura nell'erba prima di entrare nel cunicolo.

    ha scritto il 

  • 3

    Larkin è il poeta antiromantico per eccellenza, le sue composizioni, a volte ironiche ed autoironiche, a volte piene di disincanto vogliono avvicinarsi alla realtà (o meglio alla verità) delle ...continua

    Larkin è il poeta antiromantico per eccellenza, le sue composizioni, a volte ironiche ed autoironiche, a volte piene di disincanto vogliono avvicinarsi alla realtà (o meglio alla verità) delle cose e spesso ci riescono. Lasciano poco spazio alla retorica, non ci illudono, non ci aiutano a sopportare.
    "Lambiccamenti vani e l'abbraccio dell'ignoranza congelano
    il corso della vita e crollano soltanto
    quando siamo chiamati a questi corridoi."

    ha scritto il 

  • 4

    ...non una parola viene, ma il pensiero di finestre alte: il vetro che assorbe il sole,
    a, al di là, l'aria azzurra e profonda, che non mostra nulla, che non è da nessuna parte,
    che non ha fine. ...continua

    ...non una parola viene, ma il pensiero di finestre alte: il vetro che assorbe il sole,
    a, al di là, l'aria azzurra e profonda, che non mostra nulla, che non è da nessuna parte,
    che non ha fine. (p.21)

    ha scritto il 

  • 5

    "This Be The Verse" è sicuramente la poesia più nota di Larkin, ma non certo la migliore. L'occhio e la penna dell'autore riescono a compiere un'analisi del quotidiano distaccata ma incredibilmente ...continua

    "This Be The Verse" è sicuramente la poesia più nota di Larkin, ma non certo la migliore. L'occhio e la penna dell'autore riescono a compiere un'analisi del quotidiano distaccata ma incredibilmente particolareggiata.

    ha scritto il