Finzioni

(1935-1944)

Di

Editore: Einaudi (Einaudi tascabili; 328)

4.4
(4068)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 154 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Francese , Tedesco , Portoghese , Svedese

Isbn-10: 8806139886 | Isbn-13: 9788806139889 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Franco Lucentini

Disponibile anche come: Copertina rigida , Tascabile economico , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Filosofia , Fantascienza & Fantasy

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Descrizione del libro
Un falso paese scoperto "nelle pagine di un'enciclopedia plagiaria", Uqbar, e un pianeta immaginario, Tlon, "labirinto ordito dagli uomini" ma capace di cambiare la faccia del mondo; il "Don Chisciotte" di Menard, identico a quello di Cervantes eppure infinitamente più ricco; il mago che plasma un figlio nella materia dei sogni e scopre di essere a sua volta solo un sogno; l'infinita biblioteca di Babele, i cui scaffali "registrano tutte le possibili combinazioni dei venticinque simboli ortografici... cioè tutto ciò ch'è dato di esprimere, in tutte le lingue" e che sopravviverà all'estinzione della specie umana; il giardino dei sentieri che si biforcano; l'insonne Funes, che ha più ricordi di quanti ne avranno mai tutti gli uomini insieme.
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  • 1

    Tra finzioni, artifici, labirinti, specchi, Babele e Babilonia, rovine circolari e sentieri che si biforcano - porco Giuda (in tutte e tre le sue versioni) - ho perso la bussola e tutto quello che ho ...continua

    Tra finzioni, artifici, labirinti, specchi, Babele e Babilonia, rovine circolari e sentieri che si biforcano - porco Giuda (in tutte e tre le sue versioni) - ho perso la bussola e tutto quello che ho guadagnato è un gran mal di testa.
    E pensare che invece le sue poesie mi piacciono così tanto…

    ha scritto il 

  • 5

    E qual è la pretesa di chi ora si pone in procinto di recensire questo libro?
    Presentare trama e impressioni personali?
    Dire qualcosa di sensato sull’arte e sulla genialità di questo autore argentino? ...continua

    E qual è la pretesa di chi ora si pone in procinto di recensire questo libro?
    Presentare trama e impressioni personali?
    Dire qualcosa di sensato sull’arte e sulla genialità di questo autore argentino?
    Contestualizzarlo rispetto al suo tempo, alla sua patria, alla sua enorme erudizione?

    NIENTE DI TUTTO QUESTO.

    Non posso fare niente se non consigliarne la lettura. Dovrei a questo punto convincervi con valide motivazioni che mi riporterebbero a quella pretesa di cui sopra facendomi ovviamente incorrere nel pericolo di non poter riferire dignitosamente la trama di questi racconti, di non poter farne un ritratto opportuno e di non riuscire nemmeno a contestualizzarlo.

    Allora mettiamola così...

    Durante un periodo di lunga e pericolosa malattia, un ingegno ebbe modo di aguzzare la sua vista sulla realtà barcollando egli, già da piccolo, nella penombra che culminò in cecità. Amava leggere e scrivere e ragionare e cercava, come tutti, immerso in una dimensione incomprensibile, l’ultima verità.
    Vagò dunque col pensiero e con la fantasia e ci restituì un’opera bellissima, non ascrivibile a nessuna categoria, forse neanche a quella del fantastico. Sapeva egli quale effetto avrebbe fatto leggere di un’enciclopedia misteriosa che rimanda ad Uqbar e TlÖn, mondo immaginario che si fonde con la realtà?
    Sapeva egli, e si divertiva a pensarlo, che avrebbe indotto il lettore a immediata rilettura per tentare di comprendere ciò che aveva appena intuito? Gongolava nel prefigurarsi la gioia che avrebbe inondato una qualsiasi inclinazione filosofica, matematica, logica, o perfino solo letteraria, a gioire nel capire un piccolo dettaglio che avrebbe illuminato il suo cammino verso la comprensione? Sapeva dunque che non ci sarebbe stata alcuna comprensione?

    Creò un labirinto e ne offrì delle letterarie rappresentazioni la cui materia può essere ritrovata nel racconto “La biblioteca di Babele” aiutandosi ulteriormente col negare tutte le categorie utili alla comprensione umana: via lo spazio, via il tempo, via il finito e l’infinito. Il paradosso pare trionfare. La metafora gorgoglia, il dubbio trionfa. La letteratura? Il gioco al non c’è niente da capire.
    Perso in labirinti metafisici, approdò come “l’uomo grigio” del racconto “Le rovine circolari” ad altre forme, a pura ciclicità, a negazione di ogni concezione, al trionfo della dimensione onirica (“nel sonno dell’uomo che lo sognava, il sognato si svegliò”).
    Si svegliò? E si perse ne “Il giardino dei sentieri che si biforcano”: letteratura e realtà paiono fondersi. Già si era esercitato nella finta recensione in “L’accostamento ad Almatosin”, burlone il nostro.
    Le biforcazioni della prima parte intitolata appunto “Il giardino dei sentieri che si biforcano”, dopo evidenti tratti esponenziali dei suoi racconti lo portarono agli “Artifici”, meno criptici ma altrettanto suggestivi.
    Suggestionata io? No, direi: fortemente impressionata. Libro incorruttibile, infinito. Che si vuole di più? Pardon: sono ricaduta nelle categorie!

    ha scritto il 

  • 0

    ...mi basta avvisare che è possibile leggerlo come una narrazione diretta di fatti romanzeschi, ma anche in modo diverso.

    L’avvertenza dell’autore a chi legge Il sud, tratta dalla Premessa alla second ...continua

    ...mi basta avvisare che è possibile leggerlo come una narrazione diretta di fatti romanzeschi, ma anche in modo diverso.

    L’avvertenza dell’autore a chi legge Il sud, tratta dalla Premessa alla seconda raccolta di testi che costituisce Finzioni, è manifesto programmatico e chiave interpretativa di tutti i racconti. Impiego la parola “racconti” per mantenere questi scritti nei confini della narrativa (vedi oltre). Traducendo in racconto concetti sviscerati nella Storia dell’eternità, le Finzioni pullulano di circolarità (in alternativa: periodicità), permutazioni, specchi, scacchi, labirinti.
    Il confine tra narrativa e narrazione crolla; Borges non dice nulla in proposito perciò sta a chi legge valutarne le conseguenze. Vengono citate opere e autori reali oppure fittizi e ci si domanda se sia indispensabile discriminare tra quali sono gli uni e gli altri, sapendo che
    Perché un libro esista, basta che sia possibile.
    Analisi letterarie, ambientazioni simboliche, ardite speculazioni teologiche e gialli che ribaltano regole e prospettiva dei classici inglesi (acquisita la lezione metafisica di Chesterton): Borges si muove con la sua malizia di bibliotecario che consegna il libro lasciando l’onere (e i grattacapi) al lettore.
    Il suo metodo non è la rivelazione ma l’allusione, ripetuta nelle due Premesse, alla possibilità se non di conoscere almeno di intuire una verità (primo passo nel cammino verso la Verità) per differenza, prestando attenzione a ciò che non viene detto e nominato, smascherando scostamenti e incongruenze.

    -

    Tlön, Uqbar, Orbis Tertius
    Dieci anni fa, bastava una qualunque simmetria con apparenza di ordine – il materialismo dialettico, l’antisemitismo, il nazismo – per mandare in estasi la gente. Come, allora, non sottomettersi a Tlön, alla vasta e minuziosa evidenza di un pianeta ordinato? Inutile rispondere che anche la realtà è ordinata. Sarà magari ordinata, ma secondo leggi divine – traduco: inumane – che non finiamo mai di scoprire. Tlön sarà un labirinto, ma è un labirinto ordito dagli uomini, destinato a esser decifrato dagli uomini.
    Sin dal primo testo è chiara la catastrofe quando tra narrativa e narrazione il muro salta. L’esempio della fondazione dei Rosacroce a partire dallo studio fittizio che ne preconizzava l’esistenza è definitivo.
    È una questione umana troppo umana (per la quale,a rigore, non occorre neppure l’erudizione di un Borges; ci arriva, uno su tutti, Philip K. Dick in “Occhio del cielo”), il peccato originale ricondotto all’essenza: l’uomo non si limita a sbarazzarsi di Dio, ma cede all’impulso di sostituirglisi.
    Buckley nega Dio, ma vuole dimostrare al Dio inesistente che gli uomini mortali sono capaci di concepire un mondo.
    Evitando di riportare la storia di Tlön, di cui si raccomanda per il suo fascino la lettura, salto alla conclusione, perfino ovvia: pensiero unico, mondo unico, lingua unica.
    Esautorando Dio l’uomo è maestro nel creare mondi totalitari.
    -
    Talvolta pochi uccelli, un cavallo, salvarono le rovine di un anfiteatro.

    Pierre Menard, autore del «Chisciotte»
    Non invano sono passati trecento anni, carichi di fatti quanto mai complessi: tra i quali, per citarne uno solo, lo stesso Chisciotte.
    Nonostante le vette di erudizione di altri scritti, la storia di Menard è la più affascinante.
    Menard vuole scrivere (non riscrivere, non rielaborare, non copiare) il Don Chisciotte all’inizio del Novecento. Il romanzo che ha in mente è destinato a essere, secondo le classificazioni contemporanee, romanzo storico. L’impresa troppo ambiziosa produce pochi capitoli, sufficienti a meritarsi una recensione dal bibliotecario che non può ignorare alcun libro, anche se (o forse proprio perché) i libri possibili sono infiniti.
    Anche se Menard ha lavorato sull’ipotesi che il Don Chisciotte non esistesse prima di lui, Borges è costretto al confronto fra le due opere.
    Il testo di Cervantes e quello di Menard sono verbalmente identici, ma il secondo è quasi infinitamente più ricco.
    La scrittura delle Finzioni raggiunge il vertice quando Borges accosta un passaggio di Cervantes al passaggio corrispondente di Menard. Inutile spiegare che i due sono identici alla lettura ma la grandezza del bairense si consacra in due parole: per contro; con la rigorosa dimostrazione del perché i due passaggi non sono identici, neppure alla lettura.
    Ogni uomo dev’esser capace di ogni idea, e credo che nell’avvenire sarà così.
    È in questo racconto mascherato da critica letteraria che Borges ci offre qualche soluzione agli eccessi degli altri testi. È vero che i libri sono infiniti perché un qualunque libro esiste sempre, basta che sia possibile. È vero che ogni uomo è tutti gli uomini e l’uomo che recita due versi di Shakespeare è Shakespeare. Eppure.
    Il Chisciotte di Menard non è il Chischiotte di Cervantes. Menard non è Cervantes. Il tempo puntuale in cui qualcosa, nello specifico: un’opera letteraria, accade non è indifferente. Ed è ancor meno indifferente chi sia l’artefice di quel qualcosa, nello specifico: un’opera letteraria, che accade.
    Altrove Borges ci mette nelle pesti con il tempo che non esiste e con l’ogni-uomo che è tutti-gli-uomini. Il Menard salva il tempo e l’individuo. Sarà forse costata quest’ammissione al suo autore, ma a noi lettori risolve un sacco di guai.
    -
    Il censurare e il lodare sono operazioni sentimentali, che non hanno nulla a che vedere con la critica.
    ***
    Non v’è un esercizio intellettuale che non sia finalmente inutile.

    Le rovine circolari
    Comprese con una certa amarezza che suo figlio era pronto per nascere.
    È la storia dell’uomo artefice, ovvero: creatore (il mago con cui Borges qualifica l’uomo venuto da sud suona perfino riduttivo) che, esaurito l’orgasmo dell’onnipotenza, messo faccia a faccia con la sua propria precarietà e fragilità, ha paura.
    La liberazione arriva e richiede all’uomo di accettare la realtà, cosa che l’ormai ex onnipotente è ben disposto a fare.
    -
    Nessuno lo vide sbarcare nella notte unanime.
    ***
    …poi, verso sud, un cielo rosa come la gengiva del leopardo…

    La lotteria a Babilonia
    Il bisogno che hanno gli uomini di sapere che il bene e il male che gli arrivano hanno un significato li spinge ad accettare un caos rigorosamente codificato e paradossalmente manipolato.
    La lotteria offre speranza e terrore ed è curioso (o forse no? non ci ho pensato troppo) che sia quest’ultimo a determinarne la fortuna, non essendo stata sufficiente la prima.
    -
    …v’era una latrina segreta chiamata Qaphqa…

    Funes, o della memoria
    Nel mondo sovraccarico di Funes non c’erano che dettagli, quasi immediati.
    Un’ossessione dell’uomo è che per realizzare le imprese, e specialmente la più sovrumana: la conoscenza di tutto, gli manchi il tempo. Dopo aver risolto l’organizzazione del tempo diurno, Funes è “aiutato” dalla condizione di paraplegico, l’ultimo tempo che può essere guadagnato è quello del sonno.
    Borges racconta la storia di un uomo a cui l’insonnia non ha dato in cambio la conoscenza di tutto a cui aspirava.
    (La citazione che segue è un possibile antidoto per chi è colpito dalla malattia di Funes.)
    -
    Il fatto è che viviamo ritardando tutto il ritardabile; forse sappiamo tutti profondamente che siamo immortali e che, presto o tardi, ogni uomo farà tutte le cose e saprà tutto.

    -

    L’accostamento ad Almotasim
    È opinione comune che derivare da un libro antico, per un libro attuale, sia cosa di molto merito; forse perché non piace a nessuno dovere qualcosa ai propri contemporanei.

    Esame dell’opera di Herbert Quain
    …la buona letteratura è piuttosto comune…

    La biblioteca di Babele
    È ormai risaputo: per una riga ragionevole, per una notizia corretta, vi sono leghe di insensate cacofonie, di farragini verbali e di incoerenze.
    ***
    La certezza che un qualche scaffale d’un qualche esagono celava libri preziosi e che questi libri preziosi erano inaccessibili, parve quasi intollerabile.
    ***
    Perché un libro esista, basta che sia possibile.
    ***
    Parlare è incorrere in tautologie.
    ***
    Tu, che mi leggi, sei sicuro d’intendere la mia lingua?
    ***
    So di distretti in cui i giovani si prosternano dinanzi ai libri e ne baciano con barbarie le pagine, ma non sanno decifrare una sola lettera.

    Il giardino dei sentieri che si biforcano
    …mi dissi addio allo specchio…
    ***
    Prevedo che l’uomo si rassegnerà a imprese ogni giorno più atroci; dò loro questo consiglio: l’esecutore di un’impresa atroce immagini d’averla già compiuta, s’imponga un futuro che sia irrevocabile come il passato.
    ***
    Pensai che un uomo può esser nemico di altri uomini, di altri momenti di altri uomini, ma non d’un paese: non di lucciole, di parole, di giardini, di corsi d’acqua, di tramonti.

    Il miracolo segreto
    Poi rifletté che la realtà non suole coincidere con le previsioni; con logica perversa ne dedusse che prevedere un dettaglio circostanziale è impedire che esso accada.

    La setta della Fenice
    Il Segreto è sacro, ma pur sempre un po’ ridicolo.

    Il sud
    Cieco alle colpe, il destino può essere spietato per le minime distrazioni.

    ha scritto il 

  • 5

    Come in L'Aleph, i racconti di Borges sono brevi ma in grado di spaziare su temi vasti e profondi. La potenza creativa dell'autore sembra non avere limiti. Essa è in grado di generare lievi alterazion ...continua

    Come in L'Aleph, i racconti di Borges sono brevi ma in grado di spaziare su temi vasti e profondi. La potenza creativa dell'autore sembra non avere limiti. Essa è in grado di generare lievi alterazioni della vita reale, che poi però dischiudono nuovi mondi o nuovi modi di concepire il mondo.
    Risulta difficile esprimere lo stupore, la meraviglia e l'ammirazione che si possono provare leggendo questo autore. Lo stile può apparire a tratti non immediato o quantomeno altalenante, ma questo è dovuto all'abilità dell'autore stesso, che sa adattare la propria scrittura al tema del racconto, che sia un breve trattato, un poliziesco o, cime in molti casi, qualcosa che non rientra negli schemi tradizionali.

    ha scritto il 

  • 5

    Quando l'ho letto la prima volta, poco più di sette anni fa, mi aveva sì colpito, ma anche lasciato un po' perplesso.

    Stavolta, però, è solo meraviglia. Questi racconti sono di una bellezza incredibil ...continua

    Quando l'ho letto la prima volta, poco più di sette anni fa, mi aveva sì colpito, ma anche lasciato un po' perplesso.

    Stavolta, però, è solo meraviglia. Questi racconti sono di una bellezza incredibile. I temi "filosofici" sono declinati in immagini, personaggi, situazioni di grande suggestione e fascino, tra labirinti e misteri, e metanarrativa di alto livello.
    La scrittura è eccezionale, nessuno al mondo ha mai scritto così. In poche pagine, "dice" tantissimo, è davvero denso, ma allo stesso tempo con leggerezza ed eleganza. Distaccato e preciso, e allo stesso tempo lirico e intenso.
    Dopo aver letto ogni racconto, non potevo fare a meno di rifletterci su. Rileggere certe frasi, rimanere in quell'atmosfera magica e inquietante.
    E riemergermi poi in una nuova, ambigua, affascinante, meraviglia letteraria.

    ha scritto il 

  • 3

    E' il libro dell'anti-libro. La ripetizione ciclica del "labirinto infinito" che accenna nel primo racconto, diventa una costante perpetua che quasi fa credere al lettore di poter chiudere il cerchio ...continua

    E' il libro dell'anti-libro. La ripetizione ciclica del "labirinto infinito" che accenna nel primo racconto, diventa una costante perpetua che quasi fa credere al lettore di poter chiudere il cerchio e arrivare alla verità. Schopenhauer è chiaramente uno tra le maggiori influenze di Borges anche se è giusto credere che, il percorso filosofico che affronta Borges nella sua scritta, si snodi in un crescendo, da Kant a Wahl sino a Heidegger e Ricoeur, forse quest'ultimo la vera anticipazione del poeta argentino. Se pensiamo infatti a Soi-même comme un autre, pubblicato nel 1987, che s'inspira a Heidegger in quanto la ipseità è, come il Dasein, quel'essere che non può essere oggetto. Il Dasein è un essere aperto e in quanto tale, interpreta e s'interpreta a sé stesso e, in questo compito, si relaziona con il mondo e con gli altri.

    Yo he de quedar en Borges, no en mí (si es que alguien soy) Borges y yo.

    La dualità interna dell'identità è quindi il tema molto discusso da Borges che in tutta la sua vita ha provato a comunicarne un messaggio in un codice di finzioni sensoriali molto complesse. Finzioni che hanno una simbologia molto forte ed evocativa. Platone condanna quei poeti che furono considerati pericolosi proprio per le loro "ficciones", in quanto arte non mimetica (copia delle idee eterne e perfette) bensì solo un riflesso dell'apparenza. A Platone lo inquietarono i prodotti dell'immaginazione più libera, perché l'uomo era capace di inventare pericolosamente a sé stesso, lontano dalle norme già stabilite. Quello che scrive Borges con le sue finzioni letterarie pone sempre l'accento su aspetti nuovi dell'esistenza, che spesso non si esauriscono nelle domande esistenziali più banali che spesso ha cercato di rispondere la filosofia; una tra queste, sicuramente la più celebre: "Chi sono?" "Che cos'è l'io" "Siamo una unità sostanziale?" Agostino, ha dato una spiegazione del tempo che ci dimostra quanto sia impossibile dare una risposta a queste domande. Secondo il filosofo, noi non ci muoviamo mai dal presente. Il passato lo possiamo vivere solamente nel presente come memoria e il futuro soltanto nel presente come attesa. Abbiamo un triplice presente: il presente del presente, come percezione in atto o attenzione, il presente del passato, come memoria, e il presente del futuro, come attesa o speranza. Agostino concepisce il tempo come risultato dell’estendersi o del contrarsi del nostro animo (distensio animi), che si comporta come una specie di fisarmonica o di elastico teso o ‘in riposo’. Da questo punto di vista, appunto, noi non ci spostiamo dal presente. In questa esistenza abituale noi abbiamo la certezza di essere uno; uno che si suddivide in molteplici atti ma che tutti si definiscono al centro del essere io. Ma effettivamente siamo uno e lo stesso? Quello che fa Borges attraverso le sue finzioni letterarie e rompere le domande convenzionali che si è posta sempre la filosofia. Il primo che letteralmente distrugge è Kant. Il filosofo tedesco vide che la ragione teoretica non può dimostrare il substrato metafisico della identità perché la ragione se ne mantiene lontano dal sapere che organizza i concetti della conoscenza. Nella Critica della Ragion pura, se da una parte vige la giustapposizione di io penso, immaginazione trascendentale, schematismo trascendentale, senza ravvisare l'identità, dall'altra è possibile individuare l’essenziale convergenza del tempo con l'io penso e con l’immaginazione trascendentale. Effettivamente Kant propone la identità solo come un postulato della ragione pratica, esigenza per la immortalità dell'anima. Fu poi Heidegger a dimostrare che tra io penso e tempo non c'era nessun paradosso bensì il tempo ne diventa uno dei fondamentali per esprimere l'individuazione dell'essere, come scrive Borges nelle sue Ficciones.
    Raccontare, in quanto linguaggio, è svolgere una storia nel tempo e l'uomo è (sostanzialmente e strutturalmente) temporale; così sarà tanto per la narrazione storica come quella ficcional, la quale legittima la domanda che ci facciamo un po' tutti "Chi sono?"
    In Ficciones, specialmente nei racconti "La biblioteca di Babel" e "Il giardino dei sentieri che si biforcano" Borges sperimenta la ri-definizione del tempo e spazio classico del realismo e li deforma sino a dargli la idea soggettiva che finisce per definire l'azione e la propria voce narrativa. Quando il lettore si rende conto che legge di una scenografia e sfondo specchio psicologico, scopre di essere chiuso e assorto in uno spazio irreale, infinito e diafano di domande senza risposta.

    Tú, que me lees, ¿estás seguro de entender mi lenguaje

    “El jardín de los senderos que se bifurcan” è il paradigma più famoso della maniera di concepire lo spazio nei racconti di Borges. Lo spazio e il tempo assumono un ruolo da protagonista in quanto definiscono i personaggi e il loro destino, in particolare della coscienza vigliacca del protagonista in forma di fuga che diventa un cammino labirintico dove nascondersi.

    En todas las ficciones, cada vez que un hombre se enfrenta con diversas alternativas, opta por una y elimina las otras. (...) Alguna vez, los senderos de ese laberinto convergen; por ejemplo, usted llega a esta casa, pero en uno de los pasados posibles usted es mi enemigo, en otro mi amigo.

    In conclusione, lo spazio che immagina Borges è di diverse forme:
    A: Come specchio: riflesso fedele di uno stato psicologico o ideale
    B: Come sogno o visione, dove la realtà è un labirinto di disperazione, che ispira naturalezza.
    C: Come contesto confuso e spaventoso dove l'azione è indiscutibile risposta del proprio istinto.
    D. Come dubbio in forma di sentieri indefiniti ma che obbliga a una decisione tra le opzioni.

    ha scritto il 

  • 5

    In questa raccolta ogni singola storia scritta da Borges, una volta terminata, ti arricchisce, ti fa porre questioni che altrimenti non ti saresti neanche sognato. Lettura perfetta per chi ama rimette ...continua

    In questa raccolta ogni singola storia scritta da Borges, una volta terminata, ti arricchisce, ti fa porre questioni che altrimenti non ti saresti neanche sognato. Lettura perfetta per chi ama rimettersi in discussione da tutti i punti di vista.

    ha scritto il 

  • 3

    Brevitas, ovvero di come non sappia usare questo genere di raccolte.

    Non riesco ad amare troppo i racconti né le loro raccolte, forse è il mio più grande limite nel consumo di letteratura. Nell'introduzione alla prima metà di racconti di questo volumetto, Borges loda l ...continua

    Non riesco ad amare troppo i racconti né le loro raccolte, forse è il mio più grande limite nel consumo di letteratura. Nell'introduzione alla prima metà di racconti di questo volumetto, Borges loda la forma racconto breve elencando a suo favore pregi che per me altro non sono che difetti. Questione di punti di vista, appunto.

    Quello che posso dire di questi racconti di Borges è che inizialmente mi hanno colpito tantissimo. Ho letto i primi due con entusiasmo maniacale, li ho divorati. Ma l'entusiasmo è scemato rapidamente perché di racconto in racconto le circonlocuzioni usate, i toni, le figure retoriche, il pensiero e le situazioni, tutto quanto è andato a ripetersi continuamente, ciclicamente in gruppi di sei o sette pagine.
    Quindi, se è vero che una ottima idea che può esser stesa in dieci-venti pagine non deve essere obbligatoriamente snaturata e allungata perché prenda forma di romanzo perché ogni oggetto nasce nella sua dimensione e in quella esprime la sua natura, è altrettanto vero che leggere dieci volte piccole variazioni di una stessa idea generale alla lunga diventa noioso.
    Ma questo, appunto, è un mio problema col racconto breve e soprattutto con le raccolte di racconti brevi.
    È letteratura che non so usare.

    ha scritto il 

  • 4

    Il mio primo Borges!

    Prima opera di Borges che leggo (e piacevolmente).

    Un falso paese scoperto "nelle pagine di un'enciclopedia plagiaria", Uqbar, e un pianeta immaginario, Tlön, "labirinto ordito dagli uomini" ma capace ...continua

    Prima opera di Borges che leggo (e piacevolmente).

    Un falso paese scoperto "nelle pagine di un'enciclopedia plagiaria", Uqbar, e un pianeta immaginario, Tlön, "labirinto ordito dagli uomini" ma capace di cambiare la faccia del mondo; il "Don Chisciotte" di Menard, identico a quello di Cervantes eppure infinitamente più ricco; il mago che plasma un figlio nella materia dei sogni e scopre di essere a sua volta solo un sogno; l'infinita biblioteca di Babele, i cui scaffali "registrano tutte le possibili combinazioni dei venticinque simboli ortografici... cioè tutto ciò ch'è dato di esprimere, in tutte le lingue" e che sopravviverà all'estinzione della specie umana; il giardino dei sentieri che si biforcano; l'insonne Funes, che ha più ricordi di quanti ne avranno mai tutti gli uomini insieme.

    ha scritto il 

  • 1

    Un libro che non includa il suo antilibro è considerato incompleto.

    Forse non sono all’altezza, forse non comprendo questo “capolavoro classico”. Ho dovuto abbandonarlo. È insopportabilmente complesso e veramente poco attraente. Confuso, ricco di riferimenti, di nomi ...continua

    Forse non sono all’altezza, forse non comprendo questo “capolavoro classico”. Ho dovuto abbandonarlo. È insopportabilmente complesso e veramente poco attraente. Confuso, ricco di riferimenti, di nomi sconosciuti, di paradossi difficili da comprendere. Sono arrivato a metà e ho lasciato dopo aver letto senza capire nulla. Non è un libro che può entrarmi nel cuore e rischiava di essere quasi “odiato”. L’ho lasciato prima di fargli del male.

    ha scritto il 

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