Finzioni

(1935-1944)

Di

Editore: Einaudi (Einaudi tascabili; 328)

4.4
(3916)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 154 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Francese , Tedesco , Portoghese , Svedese

Isbn-10: 8806139886 | Isbn-13: 9788806139889 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Franco Lucentini

Disponibile anche come: Copertina rigida , Tascabile economico , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Filosofia , Fantascienza & Fantasy

Ti piace Finzioni?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis
Descrizione del libro
Un falso paese scoperto "nelle pagine di un'enciclopedia plagiaria", Uqbar, e un pianeta immaginario, Tlon, "labirinto ordito dagli uomini" ma capace di cambiare la faccia del mondo; il "Don Chisciotte" di Menard, identico a quello di Cervantes eppure infinitamente più ricco; il mago che plasma un figlio nella materia dei sogni e scopre di essere a sua volta solo un sogno; l'infinita biblioteca di Babele, i cui scaffali "registrano tutte le possibili combinazioni dei venticinque simboli ortografici... cioè tutto ciò ch'è dato di esprimere, in tutte le lingue" e che sopravviverà all'estinzione della specie umana; il giardino dei sentieri che si biforcano; l'insonne Funes, che ha più ricordi di quanti ne avranno mai tutti gli uomini insieme.
Ordina per
  • 2

    Non lo so...

    ... tanta confusione...
    Molti riferimenti mi sono sconosciuti, altri inventati, alcuni invertiti.
    Vi è molta finzione, è vero, ma i frammenti sono slegati e non si vede un filo conduttore che tenga in ...continua

    ... tanta confusione...
    Molti riferimenti mi sono sconosciuti, altri inventati, alcuni invertiti.
    Vi è molta finzione, è vero, ma i frammenti sono slegati e non si vede un filo conduttore che tenga insieme il tutto.
    Difficile.
    Aiutooo!

    ha scritto il 

  • 5

    Impressioni (notevoli) della nuova rilettura

    Non c'è il tempo né l'ambizione di "recensire" Borges…Dedicai a lui e alla mistica ebraica una mia tesi di laurea (non ne ho mille, ne ho due..) di una dozzina d'anni fa, che fu un lungo e - direbbe B ...continua

    Non c'è il tempo né l'ambizione di "recensire" Borges…Dedicai a lui e alla mistica ebraica una mia tesi di laurea (non ne ho mille, ne ho due..) di una dozzina d'anni fa, che fu un lungo e - direbbe Borges - superfluo commento a Le rovine circolari, uno dei più bei racconti di sempre (e, secondo me, il più bello di "Finzioni"…) Tesi, secondo noti relatori, di un certo pregio…,ma non tocca a me…dico solo che chi vuole annoiarsi la trova sul web…).
    Detto questo, ovviamente di tanto in tanto rileggo Borges, anche per verificare la sua nota "teoria letteraria" espressa nel "Pierre Menard, autore del Don Chisciotte", secondo cui identiche opere cambiano completamente (anzi sono completamente diverse) a seconda dell'epoca in cui vengono ripubblicate e lette…
    Ebbene, questa nuova lettura mi ha convinto che non è affatto vero un luogo comune che circola su questo enorme scrittore, e cioè che i suoi saggi-racconti sono troppo "gelidi", troppo nudi, troppo ingegnosi, troppo "sunti" di opere a vasto respiro che l'autore non poteva o non voleva scrivere (lo stesso Borges, ironicamente, disse che era troppo pigro, inetto e ragionevole per scrivere romanzi o racconti più lunghi….) .
    Al contrario, ho trovata, questa volta, straordinaria la capacità di Borges, pur "mascherata" da economia di mezzi (economia che non esclude una prosa lussureggiante, talvolta) , di creare con pochi geniali tocchi (un avverbio improbabile, un aggettivo inusuale, una giustapposizione sorprendente) atmosfere straordinarie, al punto che ogni racconto-saggio, anche il più erudito, è collocabile in un universo suo proprio….

    ha scritto il 

  • 5

    Capolavoro

    Ogni racconto una perla. Labirinti, sentieri che si biforcano, tutti i possibili libri. Mondi aperti alle infinite possibilità. Il senso del tempo, anzi i sensi del tempo. La memoria. I risultati dell ...continua

    Ogni racconto una perla. Labirinti, sentieri che si biforcano, tutti i possibili libri. Mondi aperti alle infinite possibilità. Il senso del tempo, anzi i sensi del tempo. La memoria. I risultati delle ricerche delle neuroscienze anticipati da questo grandissimo narratore.

    ha scritto il 

  • 4

    Penetrare nell’universo di Borges è allo stesso tempo affascinante e complicato, benché non sia una scusante per aver atteso così tanto. La profonda cultura che lo scrittore argentino riversa nella s ...continua

    Penetrare nell’universo di Borges è allo stesso tempo affascinante e complicato, benché non sia una scusante per aver atteso così tanto. La profonda cultura che lo scrittore argentino riversa nella sua scrittura richiede un supplemento di attenzione per cercare di cogliere il maggior numero si sfumature (di tutte non se ne parla neppure), ma al contempo ci si abbandona con estremo piacere alla dimensione fantastica che si va costruendo riga dopo riga. Il libro è l’unione di due raccolte di scritti brevi uscite in precedenza riunendo lavori pubblicati perlopiù su riviste: entrambe sono precedute da un prologo dell’autore che si incarica di suggerire alcune chiavi di lettura. La prima, intitolata ‘Il giardino dei sentieri che si biforcano’, mette in mostra una componente immaginaria più spiccata che è di notevole importanza pure nel brano a struttura più classica, quel ‘Le rovine circolari’ che pare ispirarsi alla spiritualità orientale nel narrare il potere del sogno e la capacità dell’uomo di ricrearsi fisicamente durante il medesimo. Ci sono poi le variazioni letterarie, a partire dalle argute ramificazioni di ‘Tlön, Uqbar, Orbis Tertius’ in cui si immagina un gruppo di studiosi che scrive un’enciclopedia su di una società immaginata: non da meno è l’accoppiata ‘Pierre Menard, autore del Chisciotte’ e ‘Esame dell'opera di Herbert Quain’ con la geniale sfida del primo (riscrivere il capolavoro di Cervantes identica ma se come fosse nuova) che si fa preferire di un nulla alla labirintica elaborazione del romanzo a cui aspira il secondo. In tutto il libro, i racconti tendono ad andare due per due come ben dimostra la vicinanza che si percepisce ne ‘La lotteria a Babilonia’ (la riffa eletta a regolatrice del vivere comune raggiunge una pervasività tale che vien proprio da pensare che sia dio a giocare a dadi) e nel monumentale ‘La biblioteca di Babele’, in cui la sterminata (alla lettera) costruzione raccoglie tutti i libri possibili combinando ogni segno esistente. In entrambi i casi, l’umanità è minuscola e in balia dell’ambiente: risulta perciò netta la cesura rappresentata dal pezzo che dà il titolo alla sezione: seppure vi abbiano un ruolo non secondario l’Oriente, un romanzo all’apparenza insensato e un labirinto, l’impalcatura gialla e spionistica si afferma attraverso la vicenda di una spia giapponese che dall’Inghilterra deve trasmettere un’informazione a Berlino. L’atmosfera che vi si respira si ripresenta nell’abbinata del tradimento – ‘La forma della spada’ e ‘Tema del traditore e dell'eroe’ da cui Bertolucci ha tratto ‘La strategia del ragno’ – in cui nel finale si gioca con il ribaltamento di quanto è parso fino a quel momento, specie nell’appassionata chiusa del secondo che, tra l’altro, richiama le circostanze dell’assassinio di Lincoln: un cambio di prospettiva presente inoltre ne ‘La morte e la bussola’, dove un detective troppo perspicace scorge indizi ovunque, ma non intercetta quelli che racconterebbero il suo destino. Siamo ormai nella seconda parte, ‘Artifici’, che prosegue toccando toni più mistici laddove a un drammaturgo viene sospeso l’istante del trapasso perché possa scrivere la tragedia sino ad allora rimandata (‘Il miracolo segreto’) o si ipotizza Giuda come vera figura centrale della Redenzione (‘Tre versioni di Giuda’). Dopo il breve ‘La setta della Fenice’, in cui si concentra una sorta di summa delle teorie complottarde attorno a un mistero non svelato ma che parrebbe essere l’atto sessuale, ‘Il sud’ conclude il volume con una narrazione a sorpresa più ampia accompagnando il suo incerto protagonista verso il suo incongruo fato per mano di alcuni tipacci incontrati per caso: anche in queste pagine, in ogni caso, sono presenti i richiami agli altri testi che, come una sottile ma inestricabile ragnatela, avvolgono l’intera raccolta dandole un’indiscutibile patina di unitarietà.

    ha scritto il 

  • 1

    Niente da fare, non ce la faccio proprio a leggere questo libro. È cortissimo, ma per me è un mattone indigeribile. E mi dispiace soprattutto perché mi era stato regalato da un caro amico, che purtrop ...continua

    Niente da fare, non ce la faccio proprio a leggere questo libro. È cortissimo, ma per me è un mattone indigeribile. E mi dispiace soprattutto perché mi era stato regalato da un caro amico, che purtroppo non c'è più, ma devo arrendermi all'evidenza: io e Borges siamo del tutto incompatibili.

    ha scritto il 

  • 5

    Come stupire

    Ritorno a Borges dopo anni, ma in maniera molto più consapevole.
    Non c'è che dire, ogni racconto è una sorpresa, e di racconto in racconto si desidera scoprire cosa questo grande scrittore abbia in se ...continua

    Ritorno a Borges dopo anni, ma in maniera molto più consapevole.
    Non c'è che dire, ogni racconto è una sorpresa, e di racconto in racconto si desidera scoprire cosa questo grande scrittore abbia in serbo per noi.
    Certo, a volte si perde il filo, a volte bisogna rileggere due volte, perché ci si sta misurando con un gigante dall'immensa cultura.
    Ricorderò per sempre il meccanismo narrativo perfetto de La forma della spada, o de Le rovine circolari, i racconti più belli. Ho apprezzato meno invece le recensioni di libri immaginari, un po' fini a se stesse. Funes, o della memoria, è di commozione delicata, mentre Il miracolo segreto stimola riflessioni sorprendenti.
    Ciò che mi porto a casa è come costruire un racconto perfetto, come stupire il lettore, come innescare domande, in cosa consiste il misero.

    ha scritto il 

  • 2

    Di una bellezza atteonizzante

    Le recensioni che inspiegabilmente non troverete sul retro di copertina:

    "Ciurla nel manico
    Con profondità però"
    G.B.

    "So solo che leggo con lo stesso interesse che si ha per le etichette di shampoo e ...continua

    Le recensioni che inspiegabilmente non troverete sul retro di copertina:

    "Ciurla nel manico
    Con profondità però"
    G.B.

    "So solo che leggo con lo stesso interesse che si ha per le etichette di shampoo e bagnoschiuma quando stai sul trono"
    B.G.

    "Tu, che mi leggi, sei sicuro d'intendere la mia lingua?"
    Noio volevan savuar...
    M.M.

    --------------------------------------------------------------------

    Borges, ormai cieco, dettò questo libro a Uollazio Inclemente Bonatto, pronipote di Melville, prozio di D. F. Wallace e - Borges non lo sospettava - suo acerrimo nemico per via di una brutta storia di donne capitata almeno 40 anni prima.
    Borges dettava, dettava... e Uollazio invece scriveva cose a caso, un po' ispirate da quello che Borges diceva davvero e un po' frutto del momento: si inventava libri, titoli di libri, recensioni a libri inesistenti, mondi, universi, labirinti.
    Pensava "ti farò ricordare come un vecchio bastardo che prendeva per il culo i suoi lettori!"
    Il problema è che il masochismo letterario è una pratica molto in voga nelle frange dell'esoterismo libresco. Stare in labirinti di specchi e in giardini dai sentieri che si biforcano a qualcuno piace.
    E così Uollazio rimase fregato, regalando al suo nemico un successo e una fama ch'egli voleva invece negargli (le vere pagine dettate da Borges erano di una bellezza solipsistica e inutile, pace all'anima loro).
    Solo Umberto Eco conosce la vera storia di Borges e Uollazio Inclemente Bonatto. Ne ha parlato ne Il nome della rosa, ma in maniera così criptica che nessuno l'ha capito.

    Quindi, se leggendolo vi siete sentiti inferiori, se avete pensato "capperini com'è arduo", se non vi siete sentiti all'altezza subodorando però chissà quale significato recondito... ecco, no. Era solo una presa per il culo.
    Infinite Jest... who?

    ha scritto il 

  • 3

    3☆1/2

    In realta' una rilettura. E credo gli concedero' riletture successive. Molto complesso, intricato di autorimandi, e rimandi letterari e storici, filosofici. E' fiction ma e' allo stesso tempo saggisti ...continua

    In realta' una rilettura. E credo gli concedero' riletture successive. Molto complesso, intricato di autorimandi, e rimandi letterari e storici, filosofici. E' fiction ma e' allo stesso tempo saggistica e metafisica. Difficile capire i singoli racconti senza conoscere la vita e il pensiero di Borges o senza un commento critico (grazie Adelphi!) che getti qualche lume all'indirizzo di chi brancola nel buio - come me. Ora brancolo un po' meno nelle tenebre vischiose dell'ignoranza, e con pazienza sono sicura che arrivero' a dargli le sue 5 stelline.

    ha scritto il 

  • 5

    Finzioni

    Capolavoro della letteratura. Per "entrarci" però credo bisogna avere masticato molta letteratura, in particolare sud americana. Diversamente le note suonate da Borges potrebbero essere mal interpreta ...continua

    Capolavoro della letteratura. Per "entrarci" però credo bisogna avere masticato molta letteratura, in particolare sud americana. Diversamente le note suonate da Borges potrebbero essere mal interpretate. Per me, lieve e profondo, magico e surreale. Affascinante

    ha scritto il 

Ordina per
Ordina per