Flatlandia

Di

Editore: Mursia (Gruppo Editoriale)

4.0
(3162)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 136 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Portoghese , Inglese , Francese , Spagnolo , Tedesco , Catalano , Galego , Svedese , Polacco , Chi tradizionale

Isbn-10: 884250596X | Isbn-13: 9788842505969 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: M. Nascimbeni

Disponibile anche come: Tascabile economico , Copertina morbida e spillati , Paperback , Copertina rigida , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Filosofia , Fantascienza & Fantasy

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Descrizione del libro
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  • 5

    Un mondo a due dimensioni.

    Gli assiomi e i corollari presentati negli Elementi dal matematico alessandrino Euclide costituiscono un efficacie sistema matematico basato sulla logica e sulla deduzione in grado di agevolare l’appr ...continua

    Gli assiomi e i corollari presentati negli Elementi dal matematico alessandrino Euclide costituiscono un efficacie sistema matematico basato sulla logica e sulla deduzione in grado di agevolare l’apprendimento della geometria piana mediante dimostrazioni...

    http://forestadicarta.altervista.org/flatlandia-edwin-abbott-abbott/

    ha scritto il 

  • 3

    Inizialmente l'avevo preso per il mio ragazzo, poi mi sono incuriosita e ho deciso di leggerlo anche io (sebbene non sia il mio "campo" preferito).
    Ho trovato metafore e analogie davvero carine, ma nu ...continua

    Inizialmente l'avevo preso per il mio ragazzo, poi mi sono incuriosita e ho deciso di leggerlo anche io (sebbene non sia il mio "campo" preferito).
    Ho trovato metafore e analogie davvero carine, ma nulla di più.
    Certi capitoli sono troppo lenti e noiosi, altri più brillanti.
    Nel complesso ne consiglierei comunque la lettura, che può regalare un'altra visione del mondo e aprire nuovi orizzonti.

    ha scritto il 

  • 4

    FIGURE GEOMETRICHE E SCHEMI MENTALI

    In flatlandia, il mondo delle figure piane, vivono poligoni e linee rette che si muovono nello spazio talvolta ferendosi e vige un ordine gerarchico rigidissimo, dove le donne occupano l'infimo posto ...continua

    In flatlandia, il mondo delle figure piane, vivono poligoni e linee rette che si muovono nello spazio talvolta ferendosi e vige un ordine gerarchico rigidissimo, dove le donne occupano l'infimo posto della società.
    Ma il mondo in cui si vive non è sempre l'unico dei mondi possibili, perciò il nostro quadrato, protagonista e autore del saggio/racconto, conoscerà il mondo della terza dimensione.
    Il tutto farcito di descrizioni sarcastiche e brillanti. Un'idea originale, mai pedante e mai troppo difficile (ci sono anche disegni esplicativi). Mondi così lontani strutturalmente da noi, ma non troppo mentalmente. Caste quasi impossibili da superare, mentalità non facilmente scalfibili, misoginia e populismo. Insomma un mondo non troppo lontano dal nostro.

    ha scritto il 

  • 3

    Geometrie geniali (e irritanti moralismi)

    Una grande grande idea sta alla base di questo libro che - come poche altre volte - si può dire originalissimo, quasi unico. Del resto, non è affatto semplice costruire una storia/saggio su una dimens ...continua

    Una grande grande idea sta alla base di questo libro che - come poche altre volte - si può dire originalissimo, quasi unico. Del resto, non è affatto semplice costruire una storia/saggio su una dimensione del mondo che non ci appartiene; è una gran fatica, non priva di divertimento, confrontarsi con una dimensione in meno.
    Togliere è sempre più arduo che aggiungere, si sa.

    Eppure... le mie aspettative personali sono state un po' deluse: mi aspettavo un racconto di fantascienza/parascienza vintage con incursioni matematiche, mentre mi son trovata a storcere il naso per aspetti "sociologici", come in un romanzo moralista e di analisi di una società che non riesco a condividere nella sua costante misoginia.

    Sotto questo aspetto, "Flatlandia" dimostra tutta l'età che possiede, non un anno di meno e, per questo, penso che sarebbe fantastico se un altro genio dell'invenzione letteraria scrivesse qualcosa di simile oggi.
    Ma pare che finora non sia successo, dunque: chapeau, reverendo Abbot, ovunque tu sia.
    Al cospetto di una puntuta femmina, di un regale cerchio o nel ghetto dei triangoli.

    ha scritto il 

  • 4

    Una storia in "x" ed "y" (per tacer di "z")

    Geniale libretto scritto da Edwin Abbot, un religioso inglese vissuto a cavallo tra ottocento e novecento, dove si descrive un universo a due dimensioni, (Flatlandia, la Terra Piatta) confinato nel pi ...continua

    Geniale libretto scritto da Edwin Abbot, un religioso inglese vissuto a cavallo tra ottocento e novecento, dove si descrive un universo a due dimensioni, (Flatlandia, la Terra Piatta) confinato nel piano euclideo in x ed y, prigioniero di sé stesso per l’assenza verticalizzante dell’asse z. Ma questo non fa problema all’io narrante, un Quadrato, né agli altri abitanti di questo mondo schiacciato: è il loro mondo.

    Godibili e rigorosissime le minuziose descrizioni di come si vive a Flatlandia, di come i suoi abitanti si muovono, si riconosco e comunicano tra di loro. Rigida la gerarchia sociale – Abbot era un feroce critico dell’età Vittoriana – la classe di appartenenza tanto più elevata quanti più lati si hanno, in basso i triangoli, poi i quadrati, poi ancora i poligoni e su su fino alla nobile élite dei cerchi.
    Le donne sono delle linee, in fondo alla scala sociale dunque, il che valse ad Abbot l’ accusa di misoginia, con l’aggiunta inoltre di un plus malizioso: vista da di fronte una linea è un punto e non si vede, col rischio di andarci addosso rimanendo infilzati e rimettendoci le penne. Quasi a dire che a non prenderle per il verso giusto le donne, può rivelarsi affare pericolosetto assai :)

    La svolta sta nell’impossibile (ma a volte anche l’impossibile accade) incontro di Quadrato con Sfera, e la presa di coscienza che il mondo non è così come lo vediamo, c’è dell’altro, un'altra dimensione addirittura, stupefacente e tutta da scoprire: basta avere occhi per guardare, o la fortuna di un incontro con qualcuno che sappia mutare il nostro angolo di vista, la nostra prospettiva e che ci aiuti e ci guidi nei nostri primi passi per universi insospettati ed inimmaginati.

    Sarò questione complicata per Quadrato spiegare tutto questo agli abitanti di Flatlandia, che infatti non gli credono e lo considerano un povero pazzo. Bloccato in basso il Quadrato folle non si ferma, si volta, guarda in alto, l'incontro lo ha cambiato, spazia e va oltre. Nel pieno del suo stupore in x ed y chiede a Sfera: e se ce ne fosse una quarta di dimensione? O una quinta, una sesta, e così via? Insomma, com’è fatto davvero il mondo? Sfera dall’alto della sua saccenza superiore in x y e z, (cioè la nostra) incapace di concepire un oltre né più né meno degli abitanti di Flatlandia, lo esclude: no, non c’è altro.

    Si resta schiacciati così, Quadrato e noi con lui, nel nostro modo di vedere il mondo, tra incredulità e presunzione, stretti nell'implacabile morsa a doppia pressa di un pensiero debole e riduttivo, infiacchito dai facili inganni di ciò che appare.

    Ma la domanda resta, chiudiamo il libro, lo poggiamo sul comodino e sorprendiamo noi stessi a chiederci: non c’è altro?

    ha scritto il 

  • 5

    CHI NASCE QUADRATO... NON PUO' MORIRE TONDO!

    Quest’opera del reverendo Abbott, datata 1882, è un intrigante gioco intellettuale che ha in sé la magia dell’ingegno simbolico del Lewis Carroll di “Alice in Wonderland”.
    “Flatlandia” è un raffinato ...continua

    Quest’opera del reverendo Abbott, datata 1882, è un intrigante gioco intellettuale che ha in sé la magia dell’ingegno simbolico del Lewis Carroll di “Alice in Wonderland”.
    “Flatlandia” è un raffinato gioco geometrico-matematico che, come tale, si presenta anche come un gioco dei sensi e della percezione, poiché, quest’ultima, non può prescindere dal numero delle dimensioni all’interno delle quali essa è collocata. E, di dimensioni, infatti, questo testo ci parla; dimensioni dello spazio, sì, ma anche simbolicamente dimensioni dell’essere, in quanto, nella Flatlandia, maggiore è il numero dei lati di una figura geometrica, e quindi di un individuo, più elevato è il rango sociale al quale egli appartiene. Come dire, per parafrasare un detto popolare: “chi nasce quadrato non può morire tondo!”
    Ma, come se non bastasse, questo scritto ha in sé anche l’afflato del testo religioso, che, nell’ambito della narrazione, si manifesta con la Rivelazione; la Rivelazione “dell’eresia sediziosa della Terza Dimensione”!
    A mio avviso, il tutto, rende quest’opera davvero molto bella.

    ha scritto il 

  • 4

    Una questione di punti di vista

    Il reverendo Edwin Abbott nacque a Londra nel 1838. Dopo aver speso una vita nell'insegnamento scrisse nel 1882 "Flatlandia”.

    Flatlandia è un libro fantastico, ma non è di fantascienza. E' didattico, ...continua

    Il reverendo Edwin Abbott nacque a Londra nel 1838. Dopo aver speso una vita nell'insegnamento scrisse nel 1882 "Flatlandia”.

    Flatlandia è un libro fantastico, ma non è di fantascienza. E' didattico, ma non è scritto per educare. E' semplice, ma tutt'altro che banale.
    E' strano, ma molto molto interessante e scritto in modo mirabile.

    Le "persone" nel libro sono rappresentate da figure geometriche. Il protagonista è un Quadrato che abita nella Flatlandia, ovvero la terra delle due dimensioni, che per caso avrà l'opportunità di scoprire altri mondi, quali la Linelandia, terra ad una dimensione e la Spacelandia, terra delle tre dimensioni.
    Purtroppo la scoperta degli altri mondi lo porterà ad essere additato come folle dalla società di appartenenza (dura la vita per chi fa nuove scoperte...).

    Questa società è basata sulla “Regolarità, cioè dell’uguaglianza degli angoli”. Ossia l'irregolarità degli angoli (leggi "diversità") ha in Flatlandia il significato di stortura morale o di criminalità, ed è trattata di conseguenza, ossia eliminata (molto difficile anche oggi trattare la "diversità").

    “Le nostre Donne sono delle Linee Rette. I nostri Soldati e gli Operai delle Classi Inferiori sono dei Triangoli con due lati uguali. La nostra Borghesia è composta da Equilateri. I nostri Professionisti e Gentiluomimi sono Quadrati e Pentagoni. Subito al di sopra di costoro viene l’Aristocrazia, divisa in parecchi gradi, cominciando dagli Esagoni per continuare, via via che il numero dei lati aumenta, fino a ricevere il titolo onorifico di Poligonali. Infine, quando il numero dei lati diventa tanto grande, e i lati tanto piccoli, che la Figura non è più distinguibile da un Cerchio, si entra a far parte dell’ordine Circoloare o Sacerdotale, e questa è la classe più elevata di tutte”.

    Sembra che Abbott descriva, invece che un mondo immaginario, la nostra società. Una buona parte del romanzo è dedicato alla donna, che in Flatlandia è una linea retta e quindi la più pericolosa tra gli abitanti, perché capace di pungere o infilzare un uomo. Per ovviare a questo "inconveniente", sono promulgate leggi che prevedono che “a ogni Femmina sia proibito sotto pena di morte di camminare in pubblico senza emettere ininterrottamente il suo Grido di pace e senza muovere continuamente il posteriore da sinistra a destra, in modo da segnalare la propria presenza”. In altre parole sembra che Abbott dica che in Flatlandia la donna, per essere visibile socialmente, debba dichiararsi inoffensiva e sculettare in continuazione. Inquietante direi (ma molto attuale?).

    E' curioso il gioco di parole. Quando uno ha un comportamento rigido si dice testa quadra. Qui il narratore è il quadrato e sembra essere l'individuo più flessibile di questa strana società. Le figure con più di quattro lati (che qui hanno uno stato sociale elevato) hanno angoli ottusi (ottusità?). Quelli con meno di quattro lati hanno angoli acuti (più acuti?). Gli individui con l'acutezza maggiore sarebbero quindi le donne, che però sono ritenute più pericolose e con meno importanza sociale...

    In questa strana società gli abitanti hanno comportamenti rigidamente codificati, applicano la pena di morte, usano la chirurgia plastica (per aumentare il numero di lati...), sono governati da un complesso sistema di caste e ritengono assolutamente inconcepibile un mondo diverso dal loro, tanto da imprigionare chi provi solamente a immaginarlo. Una società composta di individui ignoranti ma saccenti che hanno paura di confrontarsi con ciò che potrebbe intaccare le loro certezze; una società che si chiude così allo sviluppo sociale ed intellettuale.

    La mancata conoscenza di una o più dimensioni diviene una metafora della mancanza di conoscenza in generale. Osservando la felicità e la totale soddisfazione di un essere vivente in una dimensione che a noi pare confinata e ristretta, il Quadrato considera:

    "L'essere soddisfatti di sé significa essere vili e ignoranti; è meglio aspirare a qualcosa che essere ciecamente, e impotentemente, felici."

    Una metafora dunque, questa Flatlandia. Una invenzione scritta con un linguaggio accessibile a tutti e in netto anticipo sui tempi; Abbott infatti nel 1882 addirittura si immaginò una quarta dimensione, ben prima di altri illustri matematici.

    Un romanzo molto breve e divertente, solo circa 160 pagine, ma geniale. E che in ogni caso renderà più simpatica la geometria....

    ha scritto il 

  • 4

    È un libro molto originale. La prima parte sembra quasi un trattato scientifico sulla Flatlandia e sulle sue caratteristiche, la seconda è un po' più narrativa. La scrittura è scorrevole, intervallata ...continua

    È un libro molto originale. La prima parte sembra quasi un trattato scientifico sulla Flatlandia e sulle sue caratteristiche, la seconda è un po' più narrativa. La scrittura è scorrevole, intervallata da disegni esplicativi dei concetti esposti.
    Immagino che possa non piacere per la sua particolarità è il richiamo continuo a concetti matematici e geometrici, ma io l'ho apprezzato molto.

    ha scritto il 

  • 5

    Breve ma intenso

    Una cosa è certa: da che mondo è mondo la femmina è stata la spina nel fianco del maschio: quella ‘cosa’ che continuamente mette in discussione il suo potere, che lo aggredisce con armi subdole da cui ...continua

    Una cosa è certa: da che mondo è mondo la femmina è stata la spina nel fianco del maschio: quella ‘cosa’ che continuamente mette in discussione il suo potere, che lo aggredisce con armi subdole da cui non può difendersi. Altro che vecchie e care fionde, spade, bombe, mitra: tutta roba ‘onesta’ usata da loro, i maschi, in canonici campi di battaglia per giocare al celodurismo (ultimamente hanno alzato l’ingegno, senza privarsi del piacere del gioco: scenari di guerra in climi poco temperati per non incorrere in contrattempi metereologici, e rintanati in carlinghe a prova di missili da cui sganciano ordigni alla ‘ a chi piglio piglio’).
    Il geniale reverendo Alcott, nella sua Flatlandia mondo a due dimensioni fascistissimo, se le ritrova fastidiosamente tra i piedi. (Centocinquant’anni fa era lungi da venire la possibilità della clonazione in provetta, che ha spalancato gli orizzonti maschili, rendendo finalmente realtà il loro sogno: liberarsi anche del nostro utero).
    Vuole, nella sostanza, fustigare la mentalità chiusa e retriva dei suoi tempi (di tutti i tempi e luoghi) immaginando una società composta da elementi geometrici , gerarchizzati in base all’ampiezza degli angoli e al numero dei lati su su fino al cerchio, la forma nobile degli aristocratici. E che per giunta sono convintissimi che il loro sia l’unico mondo possibile, oltre il più degno. Le figure maschili, infatti, a partire da una condizione di semplice triangolazione, possono aspirare a diventare cerchi compiuti. Naturalmente il cerchio rappresenta la perfezione, l’esattezza, l’unione, ciò che non ha rottura e cesura. Ma delle donne che ‘figura’ farne? Manco a pensarci affiancare all’avvocato Quadrato – nella fattispecie il narratore di questo mondo distopico- la signora Quadrato, o al maggiorente Circolo la signora Circolo!
    Le donne sono tutte uguali qualunque sia il ceto e il censo, ma la sorte riservata loro in Flatlandia (specchio distopico dell’epoca vittoriana) è un tantino esagerata: sono rette prive di qualsiasi dimensione – prive di spessore, si dice nella nostra spacelandia-.
    Sono linee con punte perforanti posteriori che svettano con alto potere di attrazione, ma il cui ondeggiare, a differenza del nostro ancheggiare, le fa invisibili. Un depotenziamento del potere attrattivo dello sculettare, vile strumento di sottomissione sul maschio ahimè. E per sovrappiù “ad ogni femmina è proibito sotto pena di morte camminare in qualsivoglia luogo pubblico senza emettere ininterrottamente il suo Grido di Pace” (versione flatlandinese dei campanacci portati dai lebbrosi).
    Sono così ingombranti, le donne, che quasi tutta la prima parte, scritta dal Quadrato come prefazione storico-sociologica del mondo a due dimensioni all’incontro/scontro con Spacelandia, diventi storia delle donne. È chiaro che il reverendo inglese sia un progressista sensibile alle istanze delle protosuffraggette, ma, evidentemente, non fino a immaginarne una sorte migliore nel mondo a tre dimensioni. E infatti, di quello che succede alla ‘Donna, Femmina, Sesso Debole, Sesso Sottile’ (quante denominazioni per spersonalizzarla!) tra i cubi, i coni, le piramidi e le sfere non ci è dato sapere.
    Meglio rimuovere ‘la spina’ – si sarà detto il confuso prelato - e parlarci, un po’ alla Swift e un po’ alla Carol, della limitatezza mentale, in special modo semantica, compagna inseparabile della xenofobia. E Flatlandia diventa il prototipo del pensiero unico: unico mondo possibile, racchiuso in un piano in cui ogni spostamento è limitato in avanti/dietro/di lato. Il sopra e il sotto sono dimensioni di cui non possiedono le parole per definirle, quindi semplicemente non esistono. Peggio ancora è messo il mondo lineare a una dimensione – incubo notturno del Quadrato-. Per gli unidimensionali (ogni riferimento ai sedicenti padani è puramente casuale) non esiste altra dimensione che quella puntiforme disposta su una linea. Il punto è il ‘Tutto’.
    La scoperta delle tre dimensioni porterà il povero “Quadrato” a marcire in carcere a vita, sorte riservata a tutti i grandi portatori di idee che sovvertirebbero l’ordine costituito. Tutto il suo tempo trascorre a vagheggiare mondi a quattro, cinque, sei dimensioni e, contemporaneamente, a temere di dimenticare quello a tre che ha potuto solo intravedere.
    Raccomando la dotta postfazione di Giorgio Manganelli e soprattutto la lettura di questo intelligente libro.

    ha scritto il 

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