Foglie d'erba

Poesie scelte e tradotte da Enzo Giachino

Di

Editore: Mondadori

4.1
(26)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 291 | Formato: Tascabile economico

Isbn-10: A000077410 | Data di pubblicazione: 

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Descrizione del libro
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    Il mio proverbio preferito è un proverbio persiano sull'importanza del "qui ed ora", come dice una psicologa che conosco. Il proverbio dice più o meno così: era un'inutile sera, ma i secoli l'avevano ...continua

    Il mio proverbio preferito è un proverbio persiano sull'importanza del "qui ed ora", come dice una psicologa che conosco. Il proverbio dice più o meno così: era un'inutile sera, ma i secoli l'avevano attesa. C'è in questo proverbio un'idea molto bella e il più nobile consiglio morale: tutto l'universo ha cospirato da sempre per fondere quel minuto che noi ora, con il nostro pressappochismo, stiamo trascurando. Mia madre rimaneva sempre scioccata quando la sera mi alzavo di scatto dal divano e cominciavo a sfruculiare tra i libri, a sbrigare, a camminare avanti e dietro, come faceva Raskol'nikov di fronte a Razumichin nella sua claustrofobica stanzetta di San Pietroburgo. La lettura dei persiani mi aveva messo addosso molta ansia (non meritavo l'esistenza di quell'attimo), ma mi aveva anche insegnato che ogni cosa, compresa l'arte, ha bisogno dell'intero universo per essere spiegata e concepita. Non possiamo capire che cosa è che ci cattura nella morsa malinconica di alcuni girasoli di un pittore d'Olanda, se non presupponiamo l'eterno. Whistler, il pittore statunitense tanto avversato da Ruskin (finirono anche in tribunale!), a quanti gli domandavano quanto tempo gli fosse occorso per l'esecuzione di uno dei suoi Notturni, rispondeva: "Tutta la vita". Non c'è cosa di noi stessi che possiamo spiegare con meno parole di quelle usate da Whistler.
    Mettere in versi “tutta la vita” è stato l’alto proposito di Walt Whitman. Se l’uomo si è fatto muto nel suo tormento, a Whitman, come avrebbe detto Goethe, un dio ha concesso di esprimere quanto soffre. E Whitman soffre (e gioisce) per tutti. Il figlio di Manhattan saluta il mondo, invita, condivide, share the love, share the love. “Questi sono in verità i pensieri di tutti gli uomini, non sono originali miei. Se sono meno tuoi che miei, sono niente o quasi niente. Se non sono l’enigma e la soluzione dell’enigma, sono niente. Se non stanno vicino e lontano, sono niente”. L’inutile sera persiana è tanto importante per Whitman quanto il giorno in cui viene pugnalato Giulio Cesare. Non solo, il momento culminante, la corda da far vibrare e che sottende l’arco inconcepibile dell’universo, potrà essere nel futuro e Walt non vuole essere in nessun luogo e in nessun tempo che non sia là, in quel tempo e in quel luogo, lì dove un libro sta per diventare un uomo. Whitman, con meravigliosa generosità, si lascia in eredità alla terra, rinasce con l’erba, ci invita a cercarlo sotto la suola delle scarpe. Come nel proverbio persiano, quell’inutile sera potrebbe farci calpestare l’immarcescibile poesia della vita. Su Whitman pesa l’universo. Lo assillano quesiti provenienti da lontano. Una domanda lo perseguita sopra tutte: Che cosa v’è di buono in tutto questo, o Vita?

    RISPOSTA
    Che tu sei qui – che esiste la vita e l’individuo,
    che il potente spettacolo continua e che tu puoi contribuirvi con un verso.

    ha scritto il