Folle estate

Di

Editore: Gruppo Albatros - Il Filo

2.5
(11)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 360 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8856742470 | Isbn-13: 9788856742473 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Genere: Narrativa & Letteratura

Ti piace Folle estate?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis

ACQUISTA LIBRO
Acquisto non disponibile
per questo libro
Descrizione del libro
Ordina per
  • 2

    Come la disastrosa verifica di ieri mattina ha avuto la premura di ricordarmi, io e la fisica non siamo mai andate d’accordo. Ciononostante, a volte mi capita di leggere certi romanzi che risvegliano ...continua

    Come la disastrosa verifica di ieri mattina ha avuto la premura di ricordarmi, io e la fisica non siamo mai andate d’accordo. Ciononostante, a volte mi capita di leggere certi romanzi che risvegliano l’”istinto fisico” che c’è in me e che mi facciano venire una voglia sopraffina di ripassare il moto parabolico dei proiettili, lanciando il malcapitato libro dalla finestra… Ma ho deciso che per tutte le vacanze non voglio più sentire parlare di fisica, perciò mettiamoci seri e torniamo a parlare della recensione.

    Ho fatto davvero una fatica tremenda a concludere Folle estate, tanto che più di una volta ho avuto l’istinto di seguire il 3° diritto del lettore di Pennac, quello che non obbliga a finire il libro. Tuttavia ho stretto i denti e, in un modo o nell’altro, ci sono arrivata in fondo.
    Perché tutta questa fatica?, domanderete voi. Be’, permettete che vi illustri il mio parere.
    La sensazione dominante che ha caratterizzato tutto il libro, fin dalle prime pagine, è stata una snervante pesantezza: frasi contorte e di difficile comprensione (più di una volta sono stata costretta a tornare indietro per rileggere), perlopiù scritte con un carattere aulico che però risulta spesso eccessivamente pomposo, e per questo sgradevole.
    L’aspetto peggiore di questo stile tutto sommato ridondante, tuttavia, è che in Folle estate la pesantezza gira a braccetto col fenomeno del cosiddetto “muro di testo”… che in questo caso è poco meno della Muraglia Cinese.
    In pratica, l’intera storia si articola in quattro capitoli piuttosto lunghi (il secondo, quello maggiore, è più di 100 pagine), e ciascun capitolo è un unico blocco di testo. Avete capito bene: è scritto tutto di fila, senza neanche una riga di spazio, nemmeno quando servirebbe per separare le varie scene.

    Il risultato è che, per esempio, a pagina 15, dopo aver conosciuto uno dei protagonisti che risponde al nome di Samuele, si “salta” di punto in bianco nella testa di Silvia, altro personaggio importante: dato che non era mai stata nominata prima di allora, un cambio di scena così repentino senza – ripeto – nemmeno una riga di spazio è stato piuttosto scioccante, oltre che fastidioso.
    Penso che a volte nemmeno l’editor più bravo e preparato del cosmo sia in grado di fare miracoli, ma sono del parere che, almeno in questo caso, una passata di editing più approfondita avrebbe aggiustato o perlomeno migliorato molte cose, come la scarsa scorrevolezza di stile.
    Invece, per quanto riguarda lo stile, ho beatamente ronfato per buona parte della lettura, anche se ciò non mi ha impedito di andare a caccia anche di quei (rari) aspetti positivi. Per fortuna sono riuscita a trovarne almeno qualcuno, perciò continuate a seguirmi.

    La caratteristica più evidente, secondo me, è questa: si sente che l’autore si è molto documentato sulla cronaca italiana, sulle corse dei cavalli e, in generale, sulle situazioni che fanno da sfondo al libro, e questa sua profonda conoscenza viene fuori ogni volta che se ne presenta l’occasione. Il rovescio della medaglia, però, è che spesso l’importanza data al background sia risultata a mio parere eccessiva: sembra che la storia vera e propria non fosse nient’altro che un pretesto per particolareggiare il sottofondo, l’unico autentico punto forte del libro. Il risultato, ahimè, è che la trama risulta priva di un filo conduttore che la porti dall’inizio alla fine.
    Un’altra cosa che mi è piaciuta abbastanza sono stati i personaggi: brillanti, carismatici e con una personalità fuori dagli schemi, come piacciono a me. Inoltre, l’ironia con cui descrivono le varie situazioni a volte è stata davvero divertente: si percepisce che è stata dedicata molta cura nella loro caratterizzazione, e i risultati si vedono.

    A mio parere, dunque, Folle Estate è uno di quei romanzi che solo i diretti appassionati possono gustare veramente: i pregi non mancano, ma bisogna saper scavare a fondo per riuscire a trovarli e ad apprezzarli, e purtroppo non è sempre facile.

    (Recensione completa qui: http://pensieridinchiostro.wordpress.com/2012/04/05/recensione-folle-estate/ )

    ha scritto il 

  • 3

    Finalmente riesco a scrivere la recensione!. Il libro in questione non è tra i soliti che leggo, nonostante ciò mi è piaciuto abbastanza.
    La storia è incentrata sull'estate del 1997 della coppia costi ...continua

    Finalmente riesco a scrivere la recensione!. Il libro in questione non è tra i soliti che leggo, nonostante ciò mi è piaciuto abbastanza.
    La storia è incentrata sull'estate del 1997 della coppia costituita da Samuele e Silvia. Lui è un vice commissario tifoso sfegatato della Juventus, lei un'insegnante in un liceo statale e in una scuola privata di proprietà della famiglia, entrambi hanno una visione della legalità altamente discutibile. Il romanzo è suddiviso in quattro capitoli che equivalgono a quattro parti distinte.
    Il primo capitolo è incentrato sugli ultimi giorni di lavoro di Samuele, impegnato nelle indagini di un caso di rapimento in cui, si scoprirà in seguito, è coinvolto anche un vescovo, e sulla gara di corsa di Silvia tenutasi a Milano. Già un prima critica la si può fare all'inizio. Ho capito l'intenzione di costruirlo in medias res, calando il lettore nel bel mezzo della vicenda, ma, anche per il fatto che alcuni personaggi si identificano con nomi in codice, disorienta e non si capisce bene cosa stia succedendo, perdendo, così, le informazioni iniziali. Devo dire che la prima parte "investigativa" è quella che mi è piaciuta di più, soprattutto quando si parla della "Uno" bianca (vista anche l'attuale semilibertà concessa a Occhipinti), insieme alle ultime trenta pagine dedicate al caso Moro. La successiva gara di corsa di Silvia, tuttavia, mi ha un po' annoiata, forse per via del fatto che di ippica ne so poco e quella descritta è, invece, una parte piuttosto tecnica. Inoltre, secondo me, qui emerge il carattere forte ma anche abbastanza arrogante di lei e quello sottomesso di lui.
    Il secondo capitolo parla, invece, della vacanza a Coriano, in Emilia Romagna, della giovane coppia. Questa è anche la parte centrale del libro dove mi sono segnata alcuni punti da riportare. Prima di ciò, è doveroso fare una piccola premessa: Silvia e Samuele (e l'autore) sottolineano come, purtroppo, viviamo in un mondo corrotto e, a confronto, i nostri piccoli illeciti sono quasi giustificabili. Al di là del fatto che questa conclusione può essere più o meno accettata, i protagonisti, ad un certo punto, cercano di giustificare ciò che fanno in un modo non troppo efficace. Ad esempio: "Tu, che per far prendere il diploma ai somari raglianti ne combini di tutti i colori e ne fai combinare di tutti i colori anche a me, ora ti metti a fare la moralista?!". "Nelle nostre scuole facciamo prendere il diploma a tanti ragazzi, dando loro molte più opportunità per quel che riguarda l'inserimento nel mondo del lavoro, e offriamo un'occupazione a persone che altrimenti, malgrado la laurea, si ritroverebbero disoccupate o con un impiego inadeguato alle loro capacità professionali, visto che con la nostra situazione demografica avere una cattedra nella scuola pubblica è diventato molto difficile. Tutti i professori che lavorano da noi stanno in regola e non gli versiamo i contributi solo per paura delle 'beccate dei canarini', ma perché siamo contro il lavoro sommerso. [...] Per quel che concerne le facoltà umanistiche, visto che poi molti son andati a insegnare, ciò ha prodotto una catena di asini, ma credo che non abbia ucciso nessuno; per quanto riguarda invece quelle scientifiche, temo che qualche decesso l'abbia causato e lo causerà" (pp. 166-167). Inoltre, nel romanzo viene descritta un'opulenza a mio avviso irrealistica. Specificando questo punto, sembra che la stragrande maggioranza degli italiani siano benestanti, tanto che si parla di milioni (di lire) come fossero caramelle, anche a portata di bambino: 'Scartato il regalo, Emilia [una bambina] volle subito collaudarlo e pretese anche la sostituzione delle fiche da gioco con soldi veri, provocando l'alleggerimento di molti portafogli. Prima che il senatore decidesse di andarsene sua figlia aveva vinto più di un milione!' (p.172).
    Il terzo capitolo narra la visita della coppia ad un 'malavitoso', denominato lo 'Scienziato', amico del vice commissario Samuele, a San Lorenzo in Campo. Il paese sembra il regno dei matti e degli ubriachi, dal benzinaio tirchio, al prete donnaiolo, passando per il cugino alcolizzato dell'amante dello Scienziato. Sostanzialmente questa è la parte più breve e forse anche la meno interessante.
    Il quarto capitolo determina la conclusione dell'estate. Qui la giovane coppia si reca a Milano dalla zia di lei, Sabrina, per assistere alla gara di ippica a San Siro. Prima della manifestazione, però, Sabrina chiede a Samuele e a Silvia di aiutarla a rimettere insieme una coppia che lei ha contribuito a distruggere. Qui non posso non sottolineare il mio disappunto nell'assoluta semplicità irrealistica di risoluzione della faccenda. "Se provassi che scopa con un altro, potreste arrestarla per adulterio. Non è vero?" "Allora prima dovrei arrestare anche lei, visto che ha una relazione extraconiugale" gli disse sorridendo. Ma io sono un uomo e lei è una donna!". "Questo cosa significa?". "Per la legge qualcosa significa! Mia zia è andata dentro per adulterio!!". [...] Il Fascismo riteneva la donna importante quasi soltanto per le sue virtù domestiche, ma ormai è un pò fuori moda! [fuori moda??? e basta???] [...] "Non pensi che per il bene di voostra figlia sia il caso di ricucire il vostro rapporto?". "Mi ha tradito troppo spesso, io l'ho fatto per ripicca soltanto una volta e quando l'ha saputo mi ha mandata all'ospedale!! Mi ha picchiata anche altre volte, a casa ho un fascicolo di cartelle cliniche alto come un vocabolario". [...] "Ascolta cosa ti propongo: tu dai le tue cartelle cliniche a Samuele, lui va da Marco e gli fa un bel discorsetto. Credo che di fronte allo spettro di un soggiorno a San Vittore, se tornaste a vivere insieme, lui ci penserebbe due volte prima di picchiarti". Rosalba dopo tre giorni di titubanza accettò la proposta di Silvia ed il loro matrimonio proseguì a gonfie vele. [sèèèèèè...] (pp. 283,285). Purtroppo di vicende così eccessivamente semplificate ne ho trovate altre. Infine, si passa alla seconda parte del capitolo, che preferisco, dove si parla del caso Moro, speculando sul probabile svolgimento del rapimento, includendo la possibilità che l'assassino, Mario Moretti, non fosse un brigatista ma un infiltrato per conto del governo. Prendendo spunto da questa vicenda, come ho già anticipato, il romanzo si conclude con una "morale" (visto come i potenti sono corrotti, cosa serve che noi ci comportiamo secondo giustizia?) che può essere più o meno condivisa.
    Ora, una critica che si estende per tutti i capitoli, sta nel fatto che si passa da una situazione e un argomento all'altro senza uno stacco narrativo di introduzione, o meglio, c'è, ma spesso di un riga soltanto e successivamente vi è il dialogo tra i protagonisti della scena seguente. Di solito il cambiamento di situazione è anche "fisico", nel senso che è presento uno spazio bianco, e comunque i passaggi non sono così bruschi. Devo dire che è la prima volta che trovo questo difetto e quindi l'ho notato molto.
    Poi, ho visto un'analisi psicologica dei personaggi poco approfondita. Si è puntato il riflettore sugli eventi narrati dimenticandosi un po’ di chi li vive.
    Un'ultima critica, già letta in altre recensioni di questo libro, va al linguaggio usato: a volte inappropriatamente aulico. Ciò lo si può notare già dalla trama.
    In conclusione, nonostante abbia qui sopra evidenziato i lati negativi, il libro è stato abbastanza piacevole, soprattutto dove si è cercato di inserire alcune "nozioni erudite", anche se, ammetto, non tutte di facile comprensione per gli ignoranti in materia. Detto ciò, è da considerare che questa è l'opera prima di un esordiente e quindi c'è sempre tempo per migliorare.

    ha scritto il 

  • 3

    per chi ama il mondo delle corse dei cavalli, è curioso di cronaca nera e tifa Juventus

    A mio modesto parere, ci sono due grossi punti di forza e un grosso punto deboli.
    Il primo punto di forza è che l'autore, di certe cose, ne sa davvero tanto e si vede. Dalle vicende di cronaca italian ...continua

    A mio modesto parere, ci sono due grossi punti di forza e un grosso punto deboli.
    Il primo punto di forza è che l'autore, di certe cose, ne sa davvero tanto e si vede. Dalle vicende di cronaca italiana all'equitazione alle corse dei cavalli alla storia dell'arte alla realtà delle scuole superiori non pubbliche. C'è materiale a sufficienza per ambientare non uno, ma venti romanzi.
    Il secondo punto di forza sono i personaggi: mi piace l'idea dei due protagonisti ciascuno un po' fuori dagli schemi e che "mediano" l'etica con il buon senso. La vita reale ci insegna che la gente è molto più colorata in toni di grigio che di solo bianco o solo nero. Straordinarie, poi, certe macchiette: il mio preferito è stato il Bestemmiatore.
    Il punto debole è la trama. La storia si dipana in episodi, per lo più raccontati dai due protagonisti l'uno all'altra o ad altri amici e conoscenti. A volte sembra quasi che la storia sia una scusa per raccontare ciò che l'autore sa(e ripeto, è molto) sui vari argomenti oggetto delle conversazioni.
    Questo fa sì che i dialoghi spesso diano la sensazione di essere un po' artefatti e troppo didattici. Manca, in sostanza, quel filo conduttore che porti il lettore dall'inizio alla fine della storia. A far pendere in positivo la bilancia, è il finale, che lascia un retrogusto dolce, ma non troppo zuccherato.

    ha scritto il 

  • 2

    L'unica cosa che mi ha colpito di questo libro è l'ambientazione..gli anni 90 mi piacciono molto.Per il resto la storia non ha capo ne coda, i personaggi (soprattutto Silvia) mi sono risultati insoppo ...continua

    L'unica cosa che mi ha colpito di questo libro è l'ambientazione..gli anni 90 mi piacciono molto.Per il resto la storia non ha capo ne coda, i personaggi (soprattutto Silvia) mi sono risultati insopportabili, troppe parolacce e soprattutte parolacce alternate a frasi con paroloni senza senso.Veramente inutili.Mi dispiace ma non lo consiglio proprio a meno che a qualcuno non interessi l'ippica,eventi illegali e una ragazza fastidiosa e saputa che dice frasi, addirittura notizioni complete, da wikipedia.

    ha scritto il 

  • 3

    Ho letto "Folle Estate" prima e dopo le feste di Natale, l'ho trovato interessante in alcuni punti e istruttivo, anche se leggermente puntiglioso. L'autore si è dilungato, alcune volte, in passaggi in ...continua

    Ho letto "Folle Estate" prima e dopo le feste di Natale, l'ho trovato interessante in alcuni punti e istruttivo, anche se leggermente puntiglioso. L'autore si è dilungato, alcune volte, in passaggi inutili. E' scritto in maniera complicata ma di facile comprensione, ho apprezzato la storia che si dirama fra i due personaggi "Silvia & Samuele" sempre in cerca di qualcosa di diverso e che troveranno e supereranno alla fine. I due protagonisti ci porteranno in un "mondo" diverso...specialmente Giulia che par nascondere qualcosa ma aiuterà il suo amato anche nella sua inchiesta. Il tutto condito da una leggera ironia. Alcuni argomenti trattati anhe ai giorni nostri affrontati, il libro ci metterà difronte a personaggi strani e corrotti ma insieme riusciranno a superare il tutto...un pò come nella vita REALE... non vi resta che leggerlo.

    ha scritto il