Fondamenta degli incurabili

Di

Editore: Adelphi (Piccola biblioteca, 259)

4.1
(650)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 108 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8845908089 | Isbn-13: 9788845908088 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Gilberto Forti

Genere: Arte, Architettura & Fotografia , Narrativa & Letteratura

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Descrizione del libro
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  • 4

    Poesia in forma di prosa dedicata a Venezia. E agli occhi senape-e-miele.

    "In questa città si può versare una lacrima in diverse occasioni. Posto che la bellezza sia una particolare distribuzione dell ...continua

    Poesia in forma di prosa dedicata a Venezia. E agli occhi senape-e-miele.

    "In questa città si può versare una lacrima in diverse occasioni. Posto che la bellezza sia una particolare distribuzione della luce, quella più congeniale alla retina, una lacrima è il modo in cui la retina - come la lacrima stessa - ammette la propria incapacità di trattenere la bellezza. In generale, l'amore arriva con la velocità della luce; la separazione con quella del suono. Ciò che inumidisce l'occhio è questo deterioramento, questo passaggio da una velocità superiore a una inferiore."
    [...]
    "La lacrima [...] è ciò che rimane sottraendo qualcosa di superiore a qualcosa di inferiore: la bellezza all'uomo. Lo stesso vale per l'amore, perché anche l'amore è superiore, anch'esso è più grande di chi ama."

    ha scritto il 

  • 2

    Inutile. C'è poco di Venezia (e troppo di B.) se non lo stupore normale di chiunque la veda e la viva. Non aggiunge nulla all'esperienza e alla comprensione.
    Avrà aggiunto qualcosa al conto in banca d ...continua

    Inutile. C'è poco di Venezia (e troppo di B.) se non lo stupore normale di chiunque la veda e la viva. Non aggiunge nulla all'esperienza e alla comprensione.
    Avrà aggiunto qualcosa al conto in banca di B. visto che gli era stato commissionato.

    ha scritto il 

  • 4

    Amava l’acqua Josif Brodskji. Amava l’acqua e l’odore delle alghe.
    Nativo di San Pietroburgo, aveva trovato in Venezia la città ideale, l’unica capace di calmarlo e distenderlo. Città sinonimo d’incan ...continua

    Amava l’acqua Josif Brodskji. Amava l’acqua e l’odore delle alghe.
    Nativo di San Pietroburgo, aveva trovato in Venezia la città ideale, l’unica capace di calmarlo e distenderlo. Città sinonimo d’incanto, bellezza, pace.
    Per diciassette anni vi soggiornò, e sempre d’inverno, approfittando della sospensione del suo lavoro all’università e ritenendo che fosse proprio l’inverno l’unico periodo possibile per viverla: la nebbia gli consentiva di dimenticarsi di sé, in una città che aveva smesso di farsi vedere.

    Per Brodskji acqua e tempo si collegano, si fondono e Venezia, che dall’acqua è toccata, “migliora l’aspetto del tempo”.
    “Il pizzo verticale delle facciate veneziane è il più bel disegno che il tempo-alias-acqua abbia lasciato sulla terraferma, in qualsiasi parte del globo. In più esiste indubbiamente una corrispondenza – se non un nesso esplicito – tra la natura rettangolare delle forme di quel pizzo –ossia degli edifici veneziani –e l’anarchia dell’acqua, che disdegna la nozione di forma. È come se lo spazio, consapevole – qui più che in qualsiasi altro luogo – della propria inferiorità rispetto al tempo, gli rispondesse con l’unica proprietà che il tempo non possiede: con la bellezza”.

    Il primo approccio a Venezia avviene una sera di dicembre, alla stazione. Il viaggiatore straniero arriva da solo ed è atteso dall’unica persona che conosce in tutta la città: una donna. Una bella donna, incontrata per la prima volta parecchi anni prima in Russia.
    E’ dalla stazione che, attraverso brevi capitoletti, comincia a narrarla. Poi i canali, i campielli, gli interni abitativi, marmi, statue, capitelli… Una città labirintica dove lo spostarsi sull’acqua significa anche perdere l’orientamento (quindi perdere se stessi) ed il principio d’orizzontalità, trasformando anche i piedi in organi di senso.

    Il libro si rivela una lunga, continua dichiarazione d’amore per una città unica al mondo, “la città dell’occhio” perché “lo scopo comune di tutte le cose, qui, è sempre lo stesso: farsi vedere”.
    ..................
    Il titolo deriva da un curioso episodio.
    Durante uno dei suoi soggiorni veneziani, Brodskji, insieme a un’amica, fece visita all’anziana vedova di Ezra Pound. La donna durante tutto l’incontro non fece altro che difendere le idee e le azioni del marito. Non un ripensamento, non un dubbio.
    Usciti da casa Pound, i due visitatori si ritrovarono sulle Fondamenta degli Incurabili, “nome che ben si adattava alle caratteristiche della signora, incapace di muovere una critica agli errori antisemiti del consorte”.

    ha scritto il 

  • 3

    Ho aspettato di visitare Venezia prima di leggere questo libro. A parte per avere un'immagine mentale quando leggevo di Brodskij fuori dalla stazione o quando veniva nominato Rialto, però, potevo anch ...continua

    Ho aspettato di visitare Venezia prima di leggere questo libro. A parte per avere un'immagine mentale quando leggevo di Brodskij fuori dalla stazione o quando veniva nominato Rialto, però, potevo anche non aspettare: la Venezia di questo libro ha poco a che vedere con quella reale che ho vissuto io, quella chiassosa e strapiena di turisti; mi ha ricordato piuttosto quella letteraria di Non voltarti e de Il carteggio Aspern, una Venezia che dal vivo sono riuscito a intravedere solo in qualche angolo tranquillo e isolato.
    Brodskij, ritornando spesso sull'acqua e sul riflesso degli edifici, descrive una Venezia onirica. Direi, quindi, che non è poi così importante aver visitato Venezia per leggere e apprezzare Fondamenta degli incurabili. Quel che conta è avere salda in mente una Venezia immaginaria, fatta di suggestioni, altrimenti la differenza tra le due nuocerebbe sia la città ideale che quella reale.

    ha scritto il 

  • 4

    Il rapporto che l'A. ha con la città lagunare - acquatico regno di specchi profondi, di pizzi, di vicoli, esperienza della vista innanzitutto con i suoi palazzi su cui sfavilla questa luce quasi astra ...continua

    Il rapporto che l'A. ha con la città lagunare - acquatico regno di specchi profondi, di pizzi, di vicoli, esperienza della vista innanzitutto con i suoi palazzi su cui sfavilla questa luce quasi astratta, che vibra nel freddo decembrino come una rivelazione - è meraviglioso. Lo stesso Brodskij ricorda che "La vita viene vissuta con una buona percentuale di noia." E' la condizione esistenziale dell'uomo, che oscilla fra sensazioni forti come anche il dolore e sensazioni deboli come la noia. L'immagine che ne viene fuori di Venezia è stupenda, quasi come una nebulosa che non puoi identificare con esattezza che sfugge a qualsiasi cliché, in una tensione di pacata gioia, di memorabile dolore e di imprecisabile noia.

    ha scritto il 

  • 3

    Brodskij è poeta, e si sente. La scrittura è pregevole e raffinata, quasi un merletto, i pensieri sono suggestivi, sottili, corrono sul pelo dell'acqua. Però non mi convince, mi pare che giri attorno ...continua

    Brodskij è poeta, e si sente. La scrittura è pregevole e raffinata, quasi un merletto, i pensieri sono suggestivi, sottili, corrono sul pelo dell'acqua. Però non mi convince, mi pare che giri attorno al punto senza arrivarci mai, che costruisca una struttura delicata e preziosa senza un centro di gravità. Soprattutto, non ci ho riconosciuto tanto la "mia" Venezia quotidiana. Brodskij dice, giustamente, che sarebbe sbagliato fare della città un museo, ma poi si sforza per renderla astratta, eterea, rimarca lo stereotipo di una Venezia che è bella solo quando è ferma, svuotata e sospesa (e per farlo esagera sugli effetti di nebbia e acqua alta). Tutto il contrario di quello che Venezia deve essere se vuole sopravvivere come città. Non lo so, sarà che questo libretto è stato scritto su commissione, ma c'è qualcosa che non mi torna.
    "Forse Venezia ho paura di perderla tutta in una volta, se ne parlo.", diceva Marco Polo nelle Città invisibili di Calvino. Forse aveva ragione. Alla fine del libro di Brodskij, che resta comunque una lettura bella e piacevole, mi pare di aver trattenuto solo un pugno di nebbia.

    p.s. è un problema di traduzione, il povero Brodskij non c'entra, ma non si può leggere "le fondamenta". Non sono le fondazioni degli edifici, a Venezia le strade che costeggiano i canali sono le fondamentE (sing. la fondamenta).

    ha scritto il 

  • 4

    Mr Brodsky aveva questo meraviglioso dono di mostrarci che tutto è importante, le nostre parole, i nostri pensieri, i nostri antenati, la nostra mortalità, ci rendono ciò che siamo e ciò che siamo esi ...continua

    Mr Brodsky aveva questo meraviglioso dono di mostrarci che tutto è importante, le nostre parole, i nostri pensieri, i nostri antenati, la nostra mortalità, ci rendono ciò che siamo e ciò che siamo esiste in un eterno presente. Ogni suo scritto è un viaggio attraverso le benedizioni accattivanti della grandezza dello spirito, ho amato ogni parola, ogni metafora, lettera e titolo che ha scritto.

    ha scritto il 

  • 5

    per me Brodskij è un amico.
    per intenderci: quelli che vorresti chiamare di tanto in tanto al telefono, per chiedergli come gli gira il mondo in testa, da quale parte lo stanno vedendo per quale parte ...continua

    per me Brodskij è un amico.
    per intenderci: quelli che vorresti chiamare di tanto in tanto al telefono, per chiedergli come gli gira il mondo in testa, da quale parte lo stanno vedendo per quale parte hanno deciso di andare.
    egli amò venezia prima di vederla, come tutti i grandi poeti, prima di averla negli occhi se la ricostruì nella mente, campo dopo campo, canale dopo canale. Non la fotografò perché preferì sovraccaricare l'inconscio della sua bellezza. DI Venezia ringrazia le cose minime: la nebbia, le onde contro le finestre, lo sciabordio delle imbarcazioni, le alghe marine sotto zero. Di Venezia conosce tutto e tutto dimentica per assaporarla come un fantastico relitto della memoria. Gioca con il romanticismo della sua perdita perché oltre a essere un puro cristallo, Brodskij sa che Venezia è un crepuscolo, un oscuro fondale che ruba la scena a tutti e da sola rimane, per sempre.

    ha scritto il 

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