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Fondamenta degli incurabili

Di

Editore: Adelphi (Piccola biblioteca, 259)

4.1
(596)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 108 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8845908089 | Isbn-13: 9788845908088 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Gilberto Forti

Genere: Art, Architecture & Photography , Fiction & Literature

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Descrizione del libro
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  • 5

    ma che diavolo ho scritto... mai recensire con 39 di febbre....

    l'autore si piace mentre scrive, di solito chi si piace troppo non mi piace, ma all'autore piace anche la città e piacendosi mentre descrive la città che gli piace mi sembra quasi che gli piaccia più ...continua

    l'autore si piace mentre scrive, di solito chi si piace troppo non mi piace, ma all'autore piace anche la città e piacendosi mentre descrive la città che gli piace mi sembra quasi che gli piaccia più questa città di quanto non si piaccia scrivendone: e sembra che sia una città bella, e non servirebbe dire altro ma lui lo dice e così uno io
    va a finire che si innamora di un posto mai visto e mai liberamente immaginato e questo
    posto adesso mi piace voglio emulare subito lo scrittore l'altro innamorato e conoscerla ora d'inverno e da solo ma solo non si può non si dice tra i pochi lettori ce n'è una più attenta e mi dirà domani sera ah preferisci andarci da solo e io ma no la ricordi Joyce è un gioco scrivo così per dare un colore com'è che diceva in quinto la stefanolo lo stream of consciousness ma tu forse non c'eri eri fuori con lui anzi è certo dovresti sentirti ancora in colpa non per me ma per Joyce e byron e shelley che lui non
    ti sarebbe piaciuto percy b ma lei oh
    ancora è lassù tra i best seller e mi sa che solo wilde te lo sei sentito tutto e ora che ho distolto l'attenzione da

    Venezia

    non l'avevo detto ci andiamo insieme tranquilla e con le bambine come no mica quando è freddo no e a piazza San Marco ci sarà un fottio di piccioni e così posso poi cantare Paolo Conte e vieni facciamo ancora un'altra foto col colombo in man, eh sì, ma scherzo su, è scarica

    ha scritto il 

  • 2

    Poetico, immaginifico... troppo... nebbioso

    Scrittura narrativa con uno stile poetico per narrare sensazioni e immagini di una bella Venezia invernale. Di trama non c'è praticamente nulla ma la lettura è facilitata da capitoli brevissimi di due ...continua

    Scrittura narrativa con uno stile poetico per narrare sensazioni e immagini di una bella Venezia invernale. Di trama non c'è praticamente nulla ma la lettura è facilitata da capitoli brevissimi di due pagine l'uno.
    Tuttavia nel mio caso lo trovo troppo pesante, cioè non mi prende, questo stile è troppo fumoso seppur bello per chi lo sa apprezzare (non per nulla la poesia in genere non riesco ad apprezzarla, purtroppo). Potrei forse leggere un capitoletto al giorno, non di più, ma non ha molto senso e quindi lo abbandono verso metà. Sufficit.

    ha scritto il 

  • 3

    Venezia. Per diciassette anni consecutivi Brodskij vi trascorre un periodo di vacanza durante l'inverno. Non è certo la miglior stagione dell'anno per visitarla: freddo, nuvole, nebbia, buio precoce, ...continua

    Venezia. Per diciassette anni consecutivi Brodskij vi trascorre un periodo di vacanza durante l'inverno. Non è certo la miglior stagione dell'anno per visitarla: freddo, nuvole, nebbia, buio precoce, acque nere. Eppure Brodskij vi fa ritorno, anno dopo anno. Arriva a Natale, o qualche giorno dopo, e vi si intrattiene per diverse settimane, straniero ricorrente consapevole che mai potrà dire di farne parte. Lui, russo esule a New York, in quelle della laguna riconosce le acque baltiche della sua patria che dall'Atlantico del nord, girando attorno all'Europa, penetrano nel Mediterraneo e risalgono malinconicamente l'Adriatico. La città, i palazzi, i suoi abitanti e i suoi ospiti, i tesori nascosti, ma è l'acqua la protagonista. L'acqua che cambia la percezione del movimento, modifica quella dell'occhio, amplifica la bellezza offrendo un doppio alle cose belle che vi si riflettono. E se la scrittura è lo specchio di uno scrittore, l'acqua, Venezia, offrono a Brodskij l'opportunità di specchiarsi doppiamente e al lettore quella di seguire quest'occhio dotato di inchiostro e visione poetica mentre si avventura nei canali, sulle facciate dei palazzi, nei corridoi e nelle stanze di quelli disabitati per effetto di bisticci tra ereditieri, sulle fondamenta, uscendo e rientrando dal suo corpo come un'anima che abbandona e ritrova il corpo prima e dopo un'esperienza intensa. L'acqua è il tempo. Venezia risulta così la città che viene da un passato lontano, fatto di miti e vita primordiale, bellezza assoluta che prosegue in un sogno futuro e inafferrabile, ma che dà senso all'esistenza del mondo. Brodskij, che ogni volta inevitabilmente l'ha persa e altrettanto inevitabilmente l'ha ritrova, è consapevole di essere condannato, un giorno, dalla sua finitezza, a non potervi più fare ritorno. E invita tutti noi a goderne finchè siamo in tempo.

    "Ripeto: acqua è uguale a tempo, e l'acqua offre alla bellezza il suo doppio. Noi, fatti in parte d'acqua, serviamo la bellezza allo stesso modo. Toccando l'acqua, questa città migliora l'aspetto del tempo, abbellisce il futuro. Ecco la funzione di questa città nell'universo. Perchè la città è statica mentre noi siamo in movimento. La lacrima ne è la dimostrazione. Perchè noi andiamo e la bellezza resta. Perchè noi siamo diretti verso il futuro mentre la bellezza è l'eterno presente. La lacrima è una regressione, un omaggio del futuro al passato. Ovvero è ciò che rimane sottraendo qualcosa di superiore a qualcosa di inferiore: la bellezza all'uomo. Lo stesso vale per l'amore, perchè anche l'amore è superiore, anch'esso è più grande di chi ama".

    ha scritto il 

  • 2

    Sarà che a me a me Venezia non fa impazzire, o sarà che impazzire può sembrare affascinante solo a chi pazzo non lo è mai stato.

    O sarà che a Venezia ci sono stato nei mesi estivi, o peggio ancora: sarà che io a Venezia, quando ci sono stato, mi sono proprio divertito: con gli amici giocammo a nascondino tra le calli, gettandoc ...continua

    O sarà che a Venezia ci sono stato nei mesi estivi, o peggio ancora: sarà che io a Venezia, quando ci sono stato, mi sono proprio divertito: con gli amici giocammo a nascondino tra le calli, gettandoci di sestiere in sestiere cambiando traghetti senza criterio, e non è che avessi dieci anni, ne avevo più di venti e in quel periodo cercavo lavoro a Modena e le vacanze me le inventavo tra un colloquio con una agenzia interinale e l’altro e la macchina ce la prestava un amico quando lui era di turno e non poteva venire con noialtri a non sapere che fare, fin troppo soddisfatti di non saper fare i turisti per voler imparare. Venezia non mi ha mai angosciato metafisicamente, purtroppo.

    Per noi Venezia era Venezia come Pistoia è Pistoia e Trapani è Trapani: una città che non può pretendere di campare di gloria preconfezionata, che deve venirci incontro come fosse stata costruita ieri, perché con le città è come per le donne: me ne frego di chi l’ha amate prima di me, non me la renderanno più belle le passioni che ci hanno sprecato gli altri, solo più vecchie.

    Venezia è bella, bellissima, coi suoi tralci di pizza all’origano che costano sei euro e il suo tanfo così intimo e spregevole e i suoi gondolieri che con noi si attaccano: eravamo in tre e, per quel che ne sapevamo allora, tutti etero senza morbosità romantiche tipo penetrazioni barocche tra un corpo di fabbrica targato Antonio Rizzo e una cupoletta basilicale alla Pietro Lombardo.

    O sarà che aver letto a inizio di volume che il libretto ‘è stato scritto da Iosif Brodskij su invito del Consorzio Venezia Nuova’ mi ha un po’ infastidito, non che pensi che un poeta scacciato dai sovietici si sia messo a fare le care a una loffia lobbyna di veneziani, sarà stata per spontaneità e gratitudine, per non svenarsi lo stipendio durante un’altra permanenza in città, ma a me un’opera che non nasce per propria necessità ma su invito di qualcun altro mi sa di superfluo fin da subito, e in effetti questa opera è superflua, per quanto provi a poeticizzare sull’acqua da cui tutto si genera e sul rispecchiamento tra essere e bellezza sulla somma e sottrazione delle parti.

    Però Brodskij ha vinto il Nobel e io mi sono smarcato un altro autore-da-Nobel di cui leggere almeno un’opera in questa vita, fermo restando che le poesie di Brodskij voglio leggermele. Ah, e il suo essersi immaginato Auden scaricato dal suo accompagnatore in un ristorantino non mi ha commosso per niente, e il postribolo del maggiordomo con televisorino nemmeno.

    ha scritto il 

  • 4

    62

    C'era qualcosa di erotico, senza dubbio, nel trascorrere del suo agile corpo sull'acqua, senza rumore, senza traccia - qualcosa che somigliava molto allo scorrere della tua mano sulla pelle levigata d ...continua

    C'era qualcosa di erotico, senza dubbio, nel trascorrere del suo agile corpo sull'acqua, senza rumore, senza traccia - qualcosa che somigliava molto allo scorrere della tua mano sulla pelle levigata di una donna. Erotico: perché non c'erano conseguenze, perché la pelle era infinita e pressoché immobile, perché la carezza era astratta.

    ha scritto il 

  • 3

    Bello ma...non balla!

    Venezia attraverso un inimitabile gioco di specchi....cartoline e pensieri profondi......ma poco coinvolgente, forse troppo freddo per essere vero!

    ha scritto il 

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