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Fool

By

Publisher: Harperluxe

3.9
(418)

Language:English | Number of Pages: 413 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) German , Italian

Isbn-10: 0061719870 | Isbn-13: 9780061719875 | Publish date: 

Also available as: Hardcover , Others , eBook

Category: Fiction & Literature , Humor , Science Fiction & Fantasy

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Book Description
The author of A Dirty Job, Bloodsucking Fiends, and numerous additional best-sellers applies his satirical wit and offbeat storytelling style to a wacky new ...
Sorting by
  • 4

    I enjoyed this version of "King Lear" as told by the Fool, with various cameos from other plays (witches from "Macbeth"). I especially liked Pocket's interactions with Lear and Cordelia.

    said on 

  • 4

    Un satanasso nel Taschino

    Nel castello della Torre Bianca il vecchio re della fantomatica Britannia, Lear, ha deciso di farsi da parte e lasciare il regno a quella tra le sue eredi che mostri di amarlo con gli argomenti più co ...continue

    Nel castello della Torre Bianca il vecchio re della fantomatica Britannia, Lear, ha deciso di farsi da parte e lasciare il regno a quella tra le sue eredi che mostri di amarlo con gli argomenti più convincenti. Tra le due figlie maggiori, le campionesse di perversione e crudeltà Goneril e Regan, è una bella sfida: con opportunismo da fuoriclasse, si servono delle lusinghe più spudoratamente false per gratificare il genitore, e il gioco paga. Non si abbassa al medesimo baratro di ipocrisia la più giovane Cordelia, che non nega all’anziano monarca lealtà e affetto ma nemmeno gli promette l’amore sopra ogni cosa, e per questo viene ripudiata, diseredata e costretta a un matrimonio senza dote con l’effemminato regnante di Francia. La partenza di quest’ultima, la messa al bando del più integerrimo dei cavalieri, il vecchio Conte di Kent, e l’esilio volontario del sovrano con un esiguo seguito di uomini in armi, spalanca di fatto le porte a foschi scenari e lotte intestine, con le sorelle pronte a strapparsi a vicenda l’altra metà del regno e l’infame figlio illegittimo del Conte di Glouchester, Edmund, pronto ad approfittare di una situazione generale non proprio trasparente per usurpare il titolo nobiliare e, se possibile, mettere le mani sulla corona dopo aver sedotto una a scelta tra le principesse fedifraghe.

    Il solo ad aver intuito la gravità della situazione non è un nobiluomo, né un prelato o un magistrato, bensì il black fool, Taschino, il matto nerovestito, quella maliziosa e irriverente “sputacchiera di saliva ancora calda” che un po’ tutti a corte vorrebbero da tempo veder morto, forse perché la sua “finissima arte” sfugge regolarmente ai malcapitati bersagli della sua satira. Un po’ tutti, si diceva, tranne quei pochi che, in un modo o nell’altro, stanno appunto levando le tende. Anche a lui è riservata la medesima sorte, per fortuna, una temporanea fuga dal centro del pericolo, ideale per architettare con pochi fidati assistenti – l’amichevole apprendista minus habens Drool, il Conte di Kent ringalluzzito da un incantesimo, uno spettro in forma di fanciulla che dispensa enigmi in rima, una terna di streghe bonaccione, e il severo alter ego in miniatura Jones, picchiatore manifesto in stretta sinergia con la sua velenosa linguaccia – un ardito piano di riscossa che rimetta tutto a posto e regali all’ultima pagina il più scintillante degli “…e vissero felici e contenti”. Per la redenzione dei malvagi irrecuperabili, come per il riscatto di chi era marcio nonostante le apparenze, non ci sarà spazio ma l’amore, almeno quello, non potrà che trionfare.

    E’ un Medioevo distopico ma incredibilmente attuale quello in cui si trovano a recitare – in certi frangenti, letteralmente – gli attori di “Fool”. Proprio come oggi ci sono due papi (uno “scontato” e uno “al dettaglio”) e il sesso è al centro di tutto, un’ossessione quotidiana declinata con gioiosa esuberanza, quasi come in una versione del Decamerone riveduta e corretta per restare al passo coi tempi. In quello che è un mirabolante minestrone di tòpoi shakespeariani – intrighi, sotterfugi, sensi di colpa, sprofondi a intermittenza nella pazzia, streghe e fantasmi, mutuati per ammissione dell’autore da una dozzina abbondante di opere del Bardo – Christopher Moore si prende la briga di riscoprire e nobilitare la figura del matto, da semplice dotazione o “divertimento ornamentale” di corte a metafora stessa di vitalismo e imprevedibilità, da cantastorie, giocoliere e diletto per infante (più o meno cresciute) a strumento del caso come nelle carte, il “numero zero” dei tarocchi che sfugge qualsivoglia categorizzazione e può rimettere ogni dettaglio in discussione, persino farsi motore dell’azione in un’esilarante black comedye scatenare una guerra senza spade (ma con pugnali) e armate, con la sola forza dell’arguzia e di un bastone con la testa da giullare.

    Moore è scrittore effervescente e pirotecnico come pochi, anche genuino con quel suo entusiasmo refrattario alle etichette e ai filtri di tanta letteratura di successo. Non sempre, tuttavia, i suoi pastiche pop grotteschi riescono gustosi e convincenti fino in fondo. Il deragliamento è eventualità sempre plausibile, il rischio di indigestione kitsch molto più che concreto, per cui si rischia di ultimare la lettura dei suoi coloratissimi romanzi (uno per tutti, “Un Lavoro Sporco”) quantomeno provati dal bombardamento di rimandi alla cultura di massa. In “Fool” questo inconveniente è scongiurato dalla fluidità della sua penna, per una volta equilibrista con i fiocchi, e dalla felicissima maestria con cui questa piccola farsa è costruita e raccontata. Ma realmente cruciale, ancor più dei dialoghi efficacissimi o di una parodia che non si fa mai travolgere dall’amore viscerale per i suoi modelli, è il protagonista incontrastato. Lo scrittore statunitense è davvero sorprendente nell’animazione del suo genio fuori dalla lampada, incalzante nelle allusioni e salace negli affondi, ma sempre con una sottigliezza che gratifica e profuma d’intelligenza. Libertino, caustico, amarissimo: Taschino suona come una via di mezzo tra il Woody Allen migliore (quello anni settanta) e un buffone coprolalico e sessuomane à la Luttazzi dei bei tempi andati. Il bello, peraltro, è che non si esaurisce solo nella maschera comica. Supera lo stereotipo in agilità perché è figura umanissima con un triste passato alle spalle e, in barba ai connotati logori del matto, si muove nella storia con una lucidità che a tutti gli altri pare preclusa.

    Un libro, insomma, divertentissimo. Il titolo ideale, forse, per chi voglia fare amicizia con Christopher Moore.

    (8.7/10)

    said on 

  • 4

    Irriverente, maleducato, scurrile: è il trionfo del turpiloquio... ma è anche divertente e acuto. Il mio preferito rimane sempre "Uno stupido angelo", ma ho adorato Taschino e il suo essere politicam ...continue

    Irriverente, maleducato, scurrile: è il trionfo del turpiloquio... ma è anche divertente e acuto. Il mio preferito rimane sempre "Uno stupido angelo", ma ho adorato Taschino e il suo essere politicamente scorrettissimo, così come ho amato lo stile di questo libro che, come minimo, avrà fatto rivoltare nella tomba il povero Bardo, però, credetemi, ne valeva la pena!

    said on 

  • 5

    Mettiamola così.
    Da anni ho iniziato a scrivere una storiona infinita per sollazzo personale.
    In questa storiona il protagonista maschile è un orfano bassino (nel mio caso grasso), ironico, dalla ling ...continue

    Mettiamola così.
    Da anni ho iniziato a scrivere una storiona infinita per sollazzo personale.
    In questa storiona il protagonista maschile è un orfano bassino (nel mio caso grasso), ironico, dalla lingua lunga e senza rispetto per nessuno, che ama circondarsi di altri personaggi sfigati, un po' freak, sottovalutati, caduti in rovina o comunque in difficoltà, per i quali parteggia, e che s'impegna (nel mio caso da sempre) in piani arzigogolati e vagamente manipolatori per ottenere una propria vendetta.
    In più, ad un certo punto della sua storia, questo personaggio è diventato una sorta di giullare/comico di compagnia alla corte di un Re, con il compito di rallegrare e far uscire dal guscio una piccola principessa traumatizzata dall'aver assistito alla morte violenta della madre.

    Ora... come pensate possa essermi sentita scoprendo che quello che potrei dichiarare tranquillamente il mio autore preferito ha scritto prima di me (ma a mia insaputa) qualcosa di tanto simile a ciò che il mio cervellino da niente ha prodotto?

    Sto ancora metabolizzando la gioia infinita.
    E no, so che una volta di più non posso giudicare Moore in modo obiettivo.
    Il problema è che lo amo troppo.

    said on 

  • 4

    dai, non si puo' non amare christopher moore!
    e' uno dei pochi, forse l'unico scrittore che mi fa ridere a voce alta mentre leggo i suoi libri.
    in questo caso il king lear e' uno splendido pretesto. ...continue

    dai, non si puo' non amare christopher moore!
    e' uno dei pochi, forse l'unico scrittore che mi fa ridere a voce alta mentre leggo i suoi libri.
    in questo caso il king lear e' uno splendido pretesto.

    said on 

  • 4

    Amanuense!

    Moore è un fottutissimo genio. Non aggiungo altro. Questo libro mi ha fatto morire. La figura di Taschino è talmente surreale e la vicenda è a volte grottesca, ma è tutto talmente ben strutturato, e l ...continue

    Moore è un fottutissimo genio. Non aggiungo altro. Questo libro mi ha fatto morire. La figura di Taschino è talmente surreale e la vicenda è a volte grottesca, ma è tutto talmente ben strutturato, e la storia mi ha coinvolto tantissimo. Mi piace l'ironia ed il sarcasmo dell'autore. Bello. Amanuense! Da oggi in poi rivaluterò il significato di questa parola...

    said on 

  • 4

    ...continue

    <i<Quella che andiamo a raccontare è una storia oscena. Vi troverai sesso, omicidi, sculacciate, mutilazioni e tradimenti gratuiti, volgarità e profanità portate a livelli finora inesplorati, oltre a una grammatica non convenzionale e a qualche atto di masturbazione. Se simili indecenze offendono il tuo gusto, allora gentile lettore passa avanti, perché noi siamo qui per divertire, e non per recare offesa. Detto ciò, se pensi che tutto questo possa piacerti, allora ti è capitata tra le mani la storia giusta! Così avverte Moore i suoi lettori, ma è un'esagerazione, si ride dalla prima all'ultima pagina scoprendo che cosa abbiano fatto re Lear e le sue tre figlie, ma soprattutto l'imbattibile Taschino, il matto di corte, degno eroe di questa comica avventura. Il suo personaggio ritornerà anche in un altro libro di Moore, pubblicato da poco in italiano "Il serpente di Venezia".

    said on 

  • 1

    No, cribbio!

    Questa volta non ci siamo. L'ironia e l'inventiva di Moore, in generi mai da cabaret e mai fini a se stesse, non vanno da nessuna parte. O almeno non riescono a decollare.

    said on 

  • 3

    Si, ma anche no.
    Bella ed intrigante l'idea di rivisitare la storia dalla parte del Matto, da quel mondo che dimentichiamo spesso a favore dei Re, ma che è quello che intriga e che crea. Belle le cita ...continue

    Si, ma anche no.
    Bella ed intrigante l'idea di rivisitare la storia dalla parte del Matto, da quel mondo che dimentichiamo spesso a favore dei Re, ma che è quello che intriga e che crea. Belle le citazioni, belli i riferimenti, tante risate a denti stretti.
    Chi si scandalizza del tanto sesso, vada a vedere con occhi sciacquati quanta spazzatura abbiamo nel mostro tempo. Almeno qui è "pulito", ovvio, scontato, alla luce del sole e senza malizia, scodellato come fosse normale. Certamente, io avrei preferito più "storia", più battute, più qualcosa di diverso, alla Sacre Bleu per intenderci.
    Quindi si, l'ho letto volentieri, e anche no, non mi ha fatto impazzire. Non lo ricomprerei, difficilmente lo consiglierei.

    said on 

  • 4

    scacco matto

    Poco medioevo ma tanto sarcasmo e offese irripetibili per questa opera che non avevo mai sentito e che ho pescato a caso in una libreria in un momento di "non so che cavolo leggere". Quella che cominc ...continue

    Poco medioevo ma tanto sarcasmo e offese irripetibili per questa opera che non avevo mai sentito e che ho pescato a caso in una libreria in un momento di "non so che cavolo leggere". Quella che comincia come una parodia shakespeariana, si trasforma nella tipica carneficina da tragedia del Bardo, con in più sesso e roba oscena varia. La storia intricata non fa comunque perdere di vista l'humor di fondo. Complimenti al Matto, che da pedina diventa burattinaio facendoci fare grasse risate, cazzarola!

    said on 

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