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For Whom the Bell Tolls

By ,

Publisher: Penguin Books

4.2
(4039)

Language:English | Number of Pages: 444 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Spanish , Chi traditional , French , Chi simplified , Italian , German , Portuguese , Finnish , Swedish , Slovenian , Polish , Hungarian , Bulgarian

Isbn-10: A000009437 | Publish date: 

Also available as: Hardcover , Audio CD , Audio Cassette , School & Library Binding , Library Binding , eBook , Others , Mass Market Paperback

Category: Fiction & Literature , History , Political

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Book Description
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  • 3

    Io e me non andiamo mica d

    Se dovessi stipulare una top ten dei titoli più ruffiani della letteratura di tutti i tempi e latitudini “Per chi suona la campana” occuperebbe un posto sul podio.
    Sarà per il fascino mistico della campana in sé;
    sarà perché evoca la “campana a morto” e la grande falciatrice, che dall ...continue

    Se dovessi stipulare una top ten dei titoli più ruffiani della letteratura di tutti i tempi e latitudini “Per chi suona la campana” occuperebbe un posto sul podio.
    Sarà per il fascino mistico della campana in sé;
    sarà perché evoca la “campana a morto” e la grande falciatrice, che dalle nostre parti abbiamo onorato anche con uno stupendo trionfo avendo, noi panormiti, il ticchio della morte sempre “‘n pizzu”;
    sarà perché a quattro anni –il ‘55 del pleistocene- lo vidi al cinema e il raccapriccio per quei bastoni mobili (correggiati) che battevano a morte gli uomini scamiciati che passavano tra due fila di scalmanati non mi aveva mai lasciato; sarà per tutto questo, o forse solo per il desiderio di letture” esotiche” visto i Pascoli e Carducci e i Manzoni a cui ci abbeveravano , che nell’estate del ’66 lo presi in prestito (lo sequestrai) a casa di cugini.
    Trangugiai i due volumi in due notti, nonostante le gocce di atropina - avevo misurato la vista in quei giorni - e la luce di un lumino per nascondere quella della lampadina ai miei.
    Ma la decisione di rileggerlo non è legata tanto al lontano coinvolgimento emotivo quanto al sarcasmo del mio prof liceale quando gli parlai delle mie entusiasmanti letture estive. Influenzata fino al plagio dai suoi giudizi tranchant, non lessi più Hemingway fino a una sfida d’autori qua su anobii, scegliendo proprio l’incriminato per verificare se fossi finalmente adulta e autonoma. Il prof non mi spiegò i motivi del suo “puah!”ma, anche se mi dispiace trattare H. da scribacchino, le budella mi si sono strizzate parecchio rileggendolo alla mia veneranda età.
    Questa tiritera ve l’avrei evitata se non avessi trovato una riflessione di Calvino:
    “ C’è stato un tempo in cui, per me …, Hemingway era un dio. Erano tempi seri e li vivevamo con serietà e spavalderia e purezza di cuore e in H. avremmo potuto anche trovare una lezione di pessimismo, di individualistico distacco, di superficiale adesione alle esperienze più crude; c’era anche tutto questo, in H., ma o non sapevamo leggerlo o avevamo altro per la testa… Fu il primo libro in cui ci riconoscemmo: fu di lì che cominciammo a trasformare in motivi narrativi e frasi quello che avevamo visto sentito e vissuto, il distaccamento di Pablo e di Pilar era il «nostro» distaccamento.” E conclude dicendo “Ora magari … è il libro di Hemingway che ci piace di meno”.
    E’ vero, come dice Vittorini, che è “ alla sua pertinenza culturale, non da una sua più o meno accidentale impertinenza politica, che si deve giudicare uno scrittore”. E non vorrei essere “oscurantista” (ma lo sono!) come la critica marxista di allora che lo stroncò perchè il futuro Nobel si opponeva alla letteratura come presa di posizione politica.
    Opporsi un paio di maniche! Intanto la scelta di cotanto argomento, la guerra in Spagna, per impiantarvi una storia di amore e di tenebre di un a americano venuto a dar man forte ai partigiani spagnoli non è neutrale,a meno che quello scenario non fosse usato solo un come “ set avventuroso” .
    Sul leit motiv del credo di Robert Jordan – libertè, fraternità, egalitè-, tormentone e sottotesto, non avrei niente da ridire se in quelle fatidiche settantadue ore in cui si dipana la storia, non fossero i soliti comunistazzi a macchiarsi di tutte le nefandezze, sia quelli doc- gli stalinisti acquartierati in un lussuoso hotel madrileno- sia quelli delle brigate. Non fu un caso allora l’impressione spaventosa,incredula, di violenza gratuita con relativo sapore rugginoso che ancora permane e che ebbi a quattro anni, quando sullo schermo comparve la banda di Pablo che supplizia, con i correggi, i “poveri” fascisti del villaggio. Il regista aveva ben inteso il senso di “Per chi suona la campana”.
    Tutte le azioni dei guerriglieri sono violente, laide, esplicitamente sadiche. Pilar, la mulier di Pablo, seppur burbera benefica, ha le fattezze grottesche di un’arpia e così tutti gli altri, repubblicani, anarchici o comunisti che fossero. I nemici, anche di Robert Jordan ( sempre citato con nome e cognome), invece hanno spesso volti pensosi, una vita privata che viene sconvolta dalla loro morte e minchiate varie a riguardo. Solo due episodi bollano i falangisti: il taglio delle teste di guerriglieri già morti e lo stupro di Maria, la ragazza con cui l’americano intreccia un’improbabile, liricissima anche se carnalmente consumata, storia d’amore. Si fosse trattato di una passione in cui amore/morte s’intrecciano sarebbe stata verosimile. Forse l’intento, fallito, era proprio questo.
    Niente ho sottolineato nella rilettura. Nessuna riflessione memorabile mi ha colpita. Anzi, i flussi di coscienza del suddetto guerrigliero sono risibili e ruotano tutti sul distacco interiore da quegli uomini con cui è costretto a portare a termine la sua missione di pseudo rivoluzionario, in cui peraltro non crede. Non manca, e forse è l’unica nota vera, la riflessione sul suicidio e la tecnica del dialogo stringato e a mitraglietta. Una boiata pazzesca.
    Caro prof, se ancora sei vivo, mi piacerebbe darti questa soddisfazione: avevi ragione.

    said on 

  • 4

    quello che mi piace di questo libro non è il racconto ma il modo unico di raccontare un'emozione nascosta tra avvenimenti che non c'entrano nulla. Eppure c'è questo filo nascosto, come il capello dorato di un cherubino caduto tra le pagine del libro che, forse, vale la pena di cercare....

    said on 

  • 2

    Allora...
    Ho fatto una fatica micidiale a terminare questo libro. Il motivo è semplice: l'ho trovato molto noioso. Poco mi importa se è stato scritto da Hemingway, ed è quindi ritenuto da "tutti" (ma poi, tutti chi?) un capolavoro della letteratura moderna. Sarà pure un capolavoro, ma è una ...continue

    Allora...
    Ho fatto una fatica micidiale a terminare questo libro. Il motivo è semplice: l'ho trovato molto noioso. Poco mi importa se è stato scritto da Hemingway, ed è quindi ritenuto da "tutti" (ma poi, tutti chi?) un capolavoro della letteratura moderna. Sarà pure un capolavoro, ma è una palla colossale. Per carità, sarò sicuramente io ad essere ignorante come un sasso, però non è che sto libro sia poi il massimo. E' diventato bello verso la fine, mentre per le prime 500 pagine (su 530) sono state soporifere assai. Va bhe, finito e ciao.

    said on 

  • 4

    Amore e guerra...

    Un classico che non ha bisogno di presentazioni. Forse a tratti un po' prolisso, ma uno spaccato assolutamente realistico sulla guerra: da leggere.

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  • 5

    La morte aleggiante. La vita, nonostante.

    La vita è quello che ti succede un giorno dopo l'altro, nonostante la morte aleggi su di te. Qui forse puoi scoprire il vero significato della vita. Un meraviglioso romanzo sulla vita, la morte, la guerra, la pace, la libertà, la fiducia, l'amore e l'abnegazione.

    said on 

  • 3

    Ho letto commenti su come Hemingway avesse un "immenso talento". Boh, per me il talento è, a proposito di americani, quello di autori come Cormac McCcarthy, oppure, completamente diverso, quello dell'inglese Nick Hornby, oppure della spagnola Rosa Montero...
    Il Nobel, come la maggior parte ...continue

    Ho letto commenti su come Hemingway avesse un "immenso talento". Boh, per me il talento è, a proposito di americani, quello di autori come Cormac McCcarthy, oppure, completamente diverso, quello dell'inglese Nick Hornby, oppure della spagnola Rosa Montero...
    Il Nobel, come la maggior parte dei premi, è quasi sempre solo chiachiere e distintivo...

    said on 

  • *** This comment contains spoilers! ***

    3

    Confesso che ho fatto molta fatica con questo libro di Hemingway, infarcito di dialoghi non sempre all'altezza e con una trama che potrebbe risolversi in poche pagine anziché in 500. Ho trovato la scrittura di Hemingway regredita rispetto ad altri suoi libri, quasi infantile in certi tratti, e la ...continue

    Confesso che ho fatto molta fatica con questo libro di Hemingway, infarcito di dialoghi non sempre all'altezza e con una trama che potrebbe risolversi in poche pagine anziché in 500. Ho trovato la scrittura di Hemingway regredita rispetto ad altri suoi libri, quasi infantile in certi tratti, e la traduzione datata non aiuta. I personaggi non sono particolarmente caratterizzati, ciò anche a causa della preponderanza del dialogo sulla parte narrativa, e posso dire di essere entrato in sintonia col protagonista Robert Jordan solo nelle ultimissime righe, quelle che portano alla sua morte e che sono credo le uniche ad essere state scritte bene. L'opera, per finire, è senza dubbio partigiana nel trattare della guerra civile spagnola, dimenticando che misfatti atroci furono condotti anche dalle truppe repubblicane, facendo una divisione netta tra "buoni" e "cattivi" che non rispecchia la reatà dei fatti (è sicuramente più veritiero e meritevole da questo punto di vista il libro di Javier Cercas I soldati di Salamina, che ho letto e apprezzato molto qualche anno fa). Voto 3-

    said on 

  • 0

    Ho apprezzato molto il linguaggio crudo utilizzato dall'autore per descrivere l'esperienza partigiana sui Pirenei, contro le linee fasciste.
    Molto toccanti anche i soliloqui fatti dal protagonista Robert Jordan sulla vita e sul ruolo che l'amore ha avuto per lui, durante i tre giorni trasco ...continue

    Ho apprezzato molto il linguaggio crudo utilizzato dall'autore per descrivere l'esperienza partigiana sui Pirenei, contro le linee fasciste.
    Molto toccanti anche i soliloqui fatti dal protagonista Robert Jordan sulla vita e sul ruolo che l'amore ha avuto per lui, durante i tre giorni trascorsi con la banda di Pablo e, più in generale, le riflessioni maturate intorno alla caducità dell'uomo.
    Mi sono piaciute molto anche le descrizioni del paesaggio in cui è avvenuto lo scontro a fuoco e le descrizioni dettagliate sulle modalità con cui è avvenuta la guerra.

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  • 5

    Molto bello il fatto che praticamente fin dall'inizio l'autore ci fa capire come finirà la storia, attraverso una specie di profezia. Questa cosa si propaga per tutto il romanzo, e H. ci racconta come il protagonista affronta il suo destino attraverso le introspezioni di Robert Jordan.

    said on 

  • 5

    Un realismo agghiacciante

    Meraviglioso romanzo il quale insegna che nella guerra non esistono buoni o cattivi, non c'è una ragione o un torto, ma si è tutti egualmente colpevoli, ognuno con i suoi demoni, le sue paure e i suoi peccati. Nel mezzo, una tenerissima storia d'amore sincero e incondizionato, disilluso per via d ...continue

    Meraviglioso romanzo il quale insegna che nella guerra non esistono buoni o cattivi, non c'è una ragione o un torto, ma si è tutti egualmente colpevoli, ognuno con i suoi demoni, le sue paure e i suoi peccati. Nel mezzo, una tenerissima storia d'amore sincero e incondizionato, disilluso per via di un destino segnato, ma allo stesso tempo completamente libero d'esprimersi, senza remore o rimpianti.

    said on 

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