For Whom the Bell Tolls

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Publisher: Black Cat

4.2
(4301)

Language: English | Number of Pages: 144 | Format: Others | In other languages: (other languages) Spanish , Chi traditional , French , Chi simplified , Italian , German , Portuguese , Finnish , Swedish , Slovenian , Polish , Hungarian , Bulgarian , Catalan

Isbn-10: 8877546514 | Isbn-13: 9788877546517 | Publish date: 

Also available as: Paperback , Hardcover , Audio CD , Audio Cassette , School & Library Binding , Library Binding , eBook , Mass Market Paperback

Category: Fiction & Literature , History , Political

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Book Description
"Intermediate"--Cover.
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  • 0

    caini e abeli

    Non scorrevano fiumi di Alcol nella Spagna pre-franchista come nell'Italia della grande guerra di Hemingwayiana memoria di "addio alle armi", ma non si scherzava neppure allora. Si, perché l'uomo deve ...continue

    Non scorrevano fiumi di Alcol nella Spagna pre-franchista come nell'Italia della grande guerra di Hemingwayiana memoria di "addio alle armi", ma non si scherzava neppure allora. Si, perché l'uomo deve stare ubriaco, deve far innamorare di se follemente al primo sguardo tutte le donne che hanno la grazia di incrociarlo, l'uomo di Hemingway deve far apparire tutti gli altri, soprattutto se non americani, degli incapaci puerili e possibilmente ignoranti. Grazie e lode a Dio che ci fu e c'è L'America degli eroi rudi e libertini a salvare il mondo dalla propria inettitudine, grazie a Dio che esistono gli eroi stellastrisciati di cui Ernest fu il primo favellatore. Il resto è cosa nota, è noto l'essenzialismo realistico della prosa, scevra da qualsiasi inutile orpello stilistico, di qualsiasi inutile profondità psicologica, se non quello che l'occhio del cronista narratore può osservare; le considerazioni: sui massacri inutili, sull'uccisione di fratelli ancor più evidenti e drammatici nelle guerre civili, sono lasciate e facilmente deducibili dal lettore. Perché nelle guerre non ci sono i buoni e i cattivi, ma solo fratelli che uccidono fratelli. Inutile raccontare una guerra, la foto di un massacro può penetrare più di mille parole, e Hemingway era il fotografo della letteratura ma pigro, capace di regalare nella stessa opera pagine di sconcertante tangibile crudezza, ad immani scassature di palle dove si deve leggere tre pagine di cicci-cocco tra due piccioncini infoiati, dove spesso l'inutilità vanifica il bello, dove sembra manchi qualcosa di impercettibile per raggiungere la completa grandezza. Ma questo è Hemingway, lo spartiacque di molte cose che dovevano venir dopo, qui forse manca il pathos che trasmette "addio alle armi", forse non l'opera più adatta per comprendere il Nobel e l'enorme successo che ebbe in vita, forse un'opera di cui si può fare tranquillamente a meno.

    said on 

  • 3

    Devo dire la verità,non mi ha fatto impazzire.Stile di scrittura troppo semplice per i miei gusti e,non vorrei peccare di lesa maestà,finisce per essere patetico nei momenti in cui vorrebbe essere lir ...continue

    Devo dire la verità,non mi ha fatto impazzire.Stile di scrittura troppo semplice per i miei gusti e,non vorrei peccare di lesa maestà,finisce per essere patetico nei momenti in cui vorrebbe essere lirico.Darò sicuramente un'altra possibilità ad Hemingway,ma per il momento il paragone con il grande rivale Faulkner è incredibilmente sbilanciato a favore del secondo.

    said on 

  • 3

    Secondo libro che leggo di questo autore e onestamente ne sono rimasta colpita a metà, se da una parte l introspezione dei personaggi e la descrizione dei loro pensieri mi è piaciuta molto dall’ altra ...continue

    Secondo libro che leggo di questo autore e onestamente ne sono rimasta colpita a metà, se da una parte l introspezione dei personaggi e la descrizione dei loro pensieri mi è piaciuta molto dall’ altra le poche scene di azione mi hanno un po’ annoiata. È un libro che rileggerei di certo però mi aspettavo qualcosa di più. Ci sono personaggi a cui mi sono affezionata parecchio e altri che ho detestato nel profondo e che non sono riuscita a comprendere nelle loro scelte. I vari punti di vista hanno saputo rendermi chiara la situazione e l’ambiente in cui si svolge l’azione e nei tre giorni descritti l’autore ha saputo condensare bene la vicenda.

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  • 4

    iniziato in quarta con gran soddisfazione, purtroppo la lettura e' stata rallentata dagli incisi che forse appesantiscono eccessivamente la trama, addirittura tentato dall'abbandono per un periodo, pe ...continue

    iniziato in quarta con gran soddisfazione, purtroppo la lettura e' stata rallentata dagli incisi che forse appesantiscono eccessivamente la trama, addirittura tentato dall'abbandono per un periodo, per fortuna ho proseguito, per trovarmi di fronte ad alcune pagine veramente potenti.

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  • 3

    Non so, Hemingway non mi entusiasma particolarmente.
    Il libro scorre bene e tutto il resto.
    Però alcune cose non mi convincono. Ad esempio i pensieri di Robert Jordan e degli altri. A volte troppo lun ...continue

    Non so, Hemingway non mi entusiasma particolarmente.
    Il libro scorre bene e tutto il resto.
    Però alcune cose non mi convincono. Ad esempio i pensieri di Robert Jordan e degli altri. A volte troppo lunghi.
    I dialoghi tra Robert Jordan e Maria (che magari erano perfetti per gli anni trenta/quaranta, ma adesso sono quantomeno buffi.)
    In più alcune parti sono decisamente tirate via.
    Per esempio mi sarebbe piaciuta un'analisi più profonda dei personaggi secondari come Golz, i fascisti etc

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  • 3

    3 e mezzo

    Sì a:

    -il TITOLO. È ciò che mi ha invogliato a leggere questo romanzo.
    È una bellissima citazione dalla Meditazione 17 di John Donne: “Nessun uomo è un'isola, completo in se stesso; ogni uomo è un pez ...continue

    Sì a:

    -il TITOLO. È ciò che mi ha invogliato a leggere questo romanzo.
    È una bellissima citazione dalla Meditazione 17 di John Donne: “Nessun uomo è un'isola, completo in se stesso; ogni uomo è un pezzo del continente, una parte del tutto. Se anche solo una zolla venisse lavata via dal mare, l'Europa ne sarebbe diminuita, come se le mancasse un promontorio, come se venisse a mancare una dimora di amici tuoi, o la tua stessa casa. La morte di qualsiasi uomo mi sminuisce, perché io sono parte dell'umanità. E dunque non chiedere mai per chi suona la campana: suona per te.” Complimenti a John Donne, ci servirebbero persone con un così alto senso di umanità e fratellanza.

    -lo STILE di scrittura: stringata e con molti dialoghi. In puro Hemingway ’s style.

    -le PAROLACCE. Hemingway disse di aver preso il Nobel solo perché ne “Il vecchio e il mare” non c’erano parolacce. A me il suo essere un po’ volgare piace, è realistico. Non so voi, ma io le parolacce le dico, a maggior ragione le diranno pure i guerriglieri.

    -ANSELMO e PILAR. Un grande uomo e una grande donna. Un vecchietto sensibile, che uccide solo per dovere, che crede in un mondo migliore e combatte per esso anche se sa che in ogni caso non potrà viverci a lungo e una donna forte, a volte capricciosa, ma con le palle.

    -i PENSIERI di Jordan. È il tipico eroe però a volte ha delle incertezze, sentirle ci aiuta a empatizzare un po’ di più con lui

    -le PAGINE FINALI. Molto belle, ancora meglio gli ultimi pensieri di Jordan

    Cosa non mi ha convinto:

    -la LENTEZZA eccessiva. A volte subentrava la noia. Un po’ di dialoghi inutili avrebbero benissimo potuto essere evitati, 200 pagine in meno avrebbero fatto bene al romanzo.

    -STORIA D'AMORE un po’ sciatta. Non è una grande storia d’amore, è più un’attrazione fisica. Più che Coniglietto e Ingles non si dicono. Ti amo dopo due giorni? Bah

    -leggendo provavo una sensazione di deja vu. Poi ho capito perchè: non aggiunge poco o niente ai romanzi sulla resistenza italiana che mi è capitato di leggere. Calvino & Co. presero come modello "per chi suona la campana" e in alcuni casi la superarano, scrivendo dei romanzi simili ma meno pesanti.

    Bel libro ma non un capolavoro.

    said on 

  • 5

    Cuando apenas se llevan un par de capitulos de esta obra de Ernest Hemingway ya uno se dá cuenta de que está leyendo algo grande. Una obra que es capaz de hacer un retrato tan sumamente realista de la ...continue

    Cuando apenas se llevan un par de capitulos de esta obra de Ernest Hemingway ya uno se dá cuenta de que está leyendo algo grande. Una obra que es capaz de hacer un retrato tan sumamente realista de la vida en tiempos de guerra tiene que serlo. Y aún más cuando su autor es Hemingway.

    Por Quien Doblan las Campanas nos traslada a la Guerra Civil española, acontecimiento que Hemingway vivió como corresponsal de Guerra, en la piel de Robert Jordan (Roberto Jordán para los españoles) un profesor de Español Estadounidense enrolado en las Brigadas Internacionales que es destinado a España como dinamitero con el objetivo de volar un puente situado tras las lineas enemigas. Para ello contará con el apoyo de un grupo de Guerrilleros Republicanos que se esconden en la Sierra de Guadarrama.

    La obra nos cuenta con todo tipo de detalles las peripecias por las Roberto tiene que pasar hasta lograr su objetivo. Y lo hace abordando de lleno las relaciones personales que se establecen entre el protagonista y los guerrilleros españoles, gente acostumbrada a la guerra pero cansada de ella.

    Para mi la importancia de la obra es la crudeza con la que Hemingway es capaz de trasladarnos lo horrores de la guerra y a las emociones que sienten aquellos, que por desgracia, la viven en primera persona. Emociones no siempre negativas. Todo ello lo hace con un realismo brutal, con descripciones terrorificas de las atrocidades que fueron capaces de llevar a cabo los 2 bandos implicados, pero tambien de los lazos de amor y amistad que se establecen entre los protagonistas.

    Desde mi punto de vista una novela imprescindible, que como leí hace tiempo en algún lugar “nunca me habia resultado tan interesante un libro en el que pasan (en el tiempo real de lo narrado) tan pocas cosas”.

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  • 5

    guardare la propria morte

    Robert Jordan lascia gli U.S.A. per arruolarsi nelle Brigate Internazionali. Morirà sulle colline tra Segovia e Madrid dopo aver fatto saltare un ponte. Di Robert vengono narrati gli ultimi tre giorni ...continue

    Robert Jordan lascia gli U.S.A. per arruolarsi nelle Brigate Internazionali. Morirà sulle colline tra Segovia e Madrid dopo aver fatto saltare un ponte. Di Robert vengono narrati gli ultimi tre giorni di vita, quelli trascorsi preparando l’azione di guerra con i partigiani della banda di Pablo. Pur dandosi un tempo del racconto così breve, Hemingway, tuttavia, riesce, attraverso lunghi flash back ed intensi monologhi interiori del protagonista, a restituire un’immagine abbastanza definita della guerra civile spagnola e dell’ampio e variegato ventaglio di forze che supportavano l’esercito repubblicano. L’attenzione si concentra, in particolare, sui partigiani spagnoli che presidiavano il territorio occupato dai franchisti. Con loro, gente del popolo, senza istruzione, Robert, l’intellettuale, condivide gli ultimi giorni; tra loro trova Maria, la donna che gli farà provare un sentimento profondo, un amore pieno. Pablo, Anselmo, Pilar sono le figure meglio tratteggiate, quelle che incarnano l’anima popolare spagnola. Anselmo disarma per la sua semplicità. E’ l’uomo su cui Jordan sa subito di poter fare affidamento. Anselmo uccide solo se deve farlo; è animato da un sentimento di umana pietà che si estende anche ai suoi avversari. E’ il personaggio attraverso il quale Hemingway rende subito evidente il tema di fondo del romanzo, ovvero la crudezza della guerra, carattere costantemente emergente nelle diverse situazioni narrative e che tiene distante Hemingway dalla rappresentazione in chiave agiografica della resistenza repubblicana. Crudo è il resoconto che Pilar, la donna anziana del gruppo, fa della pubblica “mattanza” di fascisti ad opera dei partigiani guidati da Pablo, supportati dagli abitanti inferociti del paesino appena liberato. La sequenza è particolarmente significativa per l’attenzione prestata da Hemingway nel tratteggiare umori e reazioni della folla. E’ evidente che all’autore interessa descrivere la dinamica che determina le azioni,le motivazioni riposte, quelle non dichiarabili o non manifestabili che nelle situazioni estreme. Illuminante, a questo proposito, è il modo in cui Hemingway descrive Golz il generale delle Brigate Internazionali che ha affidato a Robert la missione di far saltare il ponte per rendere più agevole l’offensiva nella zona di Segovia. Nella parte finale del romanzo, il generale sovietico, pur potendo e dovendo fermare l’azione bellica, preferisce darle corso per non comprometterne il perfetto ordito, per non interrompere il sofisticato meccanismo già avviato. Golz sembra avere della guerra una visione estetica, tanto da portarne in secondo piano la funzione ideale, quella di battaglia per l’affermazione di princìpi democratici o per la tutela di quelle stesse vite in nome delle quali si dice di combattere. Le ragioni ideali, nel romanzo, continuamente si misurano con il fattore umano, con la fragilità dell’uomo, dando la sensazione che Hemingway dello scenario della guerra civile si serva essenzialmente per approfondire la conoscenza dell’uomo, dei suoi sentimenti, dai più elementari ai più complessi, dei moventi più oscuri delle sue azioni. La guerra civile diventa, in questo senso, una sorta di laboratorio ideale visto che, proprio in un contesto del genere, l’uomo si trova, volente o nolente, ad uscire allo scoperto, ad affrontare se stesso e a mettersi alla prova. Non è un caso che in più momenti del romanzo venga sfiorato il tema della corrida. Come in guerra, nella corrida, vita e morte si guardano in faccia, si confrontano, si misurano. A portare il torero nell’arena è la volontà di affrontare la propria morte e poterle opporre la propria vitalità, la propria energia che avverte tanto più forte quanto più si sente in grado di sostenere la vista della morte. L’ultima immagine che Hemingway ci lascia di Robert è quella di un uomo che, in modo non dissimile da un torero in un’arena, guarda venirgli incontro la morte e sente di dover ringraziare la vita per avergli dato l’intensità dell’amore di Maria, per avergli consentito di aver consapevolezza di sé e della propria forza fino alla fine.

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