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Forte come la morte

Di

Editore: Garzanti

4.0
(233)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 278 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8811362172 | Isbn-13: 9788811362173 | Data di pubblicazione:  | Edizione 5

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida , Tascabile economico

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
Spettatore di una realtà banale e tragica ad un tempo, in cui ognuno è costretto a girare a vuoto in una piattezza che non consente più invenzioni, Maupassant la riversa nelle sue pagine senza sovrapporvi fronzoli letterari o riverberi di personali empatie. Storia 'semplice' e drammatica di un amore che sboccia inatteso e divora l'anima, "Forte come la morte" punta ad annullare ogni scarto tra la vita e il suo racconto, a suscitare - come ebbe a scrivere l'autore alla madre - "una visione della vita terribile, tenera e disperata insieme".
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  • 3

    Intenso...

    Anche se la trama è semplice è un libro molto intenso... Forse un abbiamo esagerato un po' con le seghe mentali, però una donna ci si ritrova abbastanza in questo clima di tensione e ansia ...continua

    Anche se la trama è semplice è un libro molto intenso... Forse un abbiamo esagerato un po' con le seghe mentali, però una donna ci si ritrova abbastanza in questo clima di tensione e ansia varia...

    ha scritto il 

  • 4

    http://antoniodileta.wordpress.com/2014/06/12/forte-come-la-morte-guy-de-maupassant/

    “Era inutile lottare, resistere, negare, egli l’amava con la disperata consapevolezza che non avrebbe avuto da ...continua

    http://antoniodileta.wordpress.com/2014/06/12/forte-come-la-morte-guy-de-maupassant/

    “Era inutile lottare, resistere, negare, egli l’amava con la disperata consapevolezza che non avrebbe avuto da lei neppure un poco di pietà, che essa avrebbe ignorato sempre il suo atroce tormento, e che si sarebbe sposata con un altro. Per colpa di questo pensiero, che tornava incessantemente, impossibile da cacciare, era preso da una voglia animale di urlare come i cani legati, poiché si sentiva impotente, sottomesso, incatenato come loro. Sempre più si innervosiva continuando a pensare; camminava a grandi passi attraverso la vasta camera, illuminata come per una festa. Infine non potendo sopportare oltre il dolore di quella piaga riaccesa, volle cercare di placarlo con il ricordo dell’antico affetto, annegarlo nell’evocazione della prima grande passione. Nell’armadio dove era custodita, andò a prendere la copia che aveva fatto un tempo per sé del ritratto della contessa, la posò sul cavalletto, e sedutosi di fronte la contemplò. Tentava di rivederla, di ritrovarla viva, come al tempo del suo amore. Ma era sempre Annette che appariva sulla tela. La madre era scomparsa, svanita, lasciando al suo posto quell’altra figura che le assomigliava stranamente. Era la piccola, con i capelli un poco più chiari, il sorriso un poco più malizioso, un’aria un poco più irridente, ed egli aveva la esatta sensazione di appartenere anima e corpo a quella giovane creatura, come mai aveva appartenuto all’altra, proprio come una barca che affonda appartiene alle onde!” (Guy de Maupassant, “Forte come la morte”, ed. Garzanti)

    Pessimista per vocazione, ma al tempo stesso amante della vita, all’apparenza gaudente, e pure attraversato da angosce private che si riflettevano nei suoi scritti, Guy de Maupassant, morto a soli quarantatré anni, ha lasciato, tra le altre cose, una sterminata e sublime produzione di racconti, dai quali ho tratto diversi articoli, e sei romanzi. Di questi ultimi, ho apprezzato molto “Bel-Ami”, mentre “Una vita” non mi aveva colpito, anzi, a dirla tutta, mi aveva abbastanza annoiato. “Forte come la morte”, pubblicato a puntate nel 1889, quindi a pochi anni dalla morte dell’autore, prende il titolo da una frase contenuta nel “Cantico dei cantici”, la quale sostiene che “l’amore è forte come la morte”. Innanzitutto rilevo come questo romanzo mi sia piaciuto molto, sebbene resti convinto (ma non penso di essere originale nel pensarlo) che Maupassant abbia dato il meglio di sé nei suoi pregevoli racconti. Il romanzo, nel quale pure non sono risparmiate frecciate all’ipocrisia degli ambienti “alti” della Parigi fine Ottocento, è incentrato sul tema della disillusione amorosa legata alla decadenza psicofisica di un uomo che sente avvicinarsi la sua fine e che si accorge di aver ormai lasciato alle spalle tutto ciò che di meglio poteva offrirgli l’esistenza, sotto il profilo sentimentale. La natura malinconia e tragica dell’autore viene fuori da queste pagine, che pure non scadono quasi mai nel patetico e che si lasciano leggere con piacevolezza, nonostante (o grazie alla) la tristezza di fondo che ci accompagna lungo tutta la lettura. Oliver Bertin è un pittore, età imprecisata ma presumibilmente oltre i cinquanta, che ha avuto la gloria come artista, che ha dunque appagato il suo desiderio di piacere, e che da un decennio intrattiene una relazione con la contessa di Guilleroy, sposata con un amico dell’artista. In un capitolo rievocante il passato, Maupassant ci svela come e quando è nata quella storia passionale. Galeotto fu un ritratto, occasione d’incontro tra Oliver, che prima d’allora non era mai stato seriamente innamorato, e Any, la contessa, civettuola ma riservata, che vede in lui un qualcosa di estraneo rispetto ai personaggi che è solita incontrare nei salotti della Parigi “bene”. Il desiderio prevale sull’onta che potrebbe derivare alla donna da un’eventuale scoperta della tresca e l’amore tra i due sboccia. Passati gli anni, Oliver si rende conto che la donna, per lui, è diventata solo una sorta di conforto, con la quale egli tenta invano di dimenticare la sua condizione di solitario. Lei, infatti, “appartiene” pur sempre a un altro uomo, con il quale condivide gran parte delle giornate, e a lui, l’amante malinconico, resta la solitudine della sua stanza, nonché la sensazione di non poter più rivivere, con altre donne, ciò che ha provato con Any. Ma l’amore, appunto, è forte come la morte, e stravolge nuovamente il cuore di Oliver. Lo fa sotto le sembianze di Annette, la figlia di Any, tornata a Parigi dopo anni di esilio volontario presso la nonna, in campagna. L’apparizione di Annette risveglia il cuore di Oliver, ma lo fa in maniera subdola, quasi senza che egli se ne accorga. Giorno dopo giorno, a contatto con le due donne, il pittore rivede Any in Annette. Madre e figlia si somigliano in maniera impressionante, o per meglio dire, è la figlia a ricordare la giovane Any, quella che aveva saputo scaldare il cuore (e non solo) dell’uomo. In particolare, Annette somiglia in maniera impressionante al ritratto di Any, quello che Oliver aveva dipinto anni prima. Un miscuglio di esaltazione e malinconia turba l’uomo sempre più. È la sua antica fiamma, la donna più matura, a capire meglio di tutti cosa sta succedendo. È lei a spiegare all’uomo che quel ritorno di tenerezza improvvisa che egli sostiene essere dedicato a lei, in realtà è una proiezione. Lei sente che Oliver non sta più cercando lei, bensì lei e la figlia, perché è in quest’ultima, nella sua giovinezza, che egli può ritrovare la speranza. Ovvio che scatti, in lei, una gelosia pungente e difficile da gestire, perché riguardante la sua amata figlia. L’amore, a questo punto, da molla che muove gran parte dell’agire umano, diventa paralizzante, perché impedisce a Oliver, ossessionato dalla sua nuova idea fissa, cioè Annette, di pensare ad altro. L’impossibilità di quel nuovo amore, unito alla sofferenza che lo stesso genera nell’antica fiamma, diventa, per l’uomo, fonte di dolore, non più fonte di vita, bensì anticipo della morte.

    ha scritto il 

  • 5

    Maupassant dà tutto sè stesso in questo romanzo, una storia d'amore appassionata e struggente che tocca nel profondo il lettore. Le descrizioni dei due protagonisti e del sentimento che li lega ...continua

    Maupassant dà tutto sè stesso in questo romanzo, una storia d'amore appassionata e struggente che tocca nel profondo il lettore. Le descrizioni dei due protagonisti e del sentimento che li lega indissolubilmente sono veramente eccezionali e curate nei minimi dettagli. Il finale è a dir poco sublime.

    ha scritto il 

  • 4

    Un bel romanzo. Pieno di malinconia e di disperazione. Storia di amore. Storia sull'invecchiamento e sui sentimenti che ne accompagnano la lenta consapevolezza nei protagonisti.

    ha scritto il 

  • 5

    Non avevo letto niente di Guy, e mi è piaciuto tantissimo. Il suo stile è raffinato, il tema romantico gli si addice, è uno scrittore molto sensibile che sa cogliere tutte le sfumature dell'amore ...continua

    Non avevo letto niente di Guy, e mi è piaciuto tantissimo. Il suo stile è raffinato, il tema romantico gli si addice, è uno scrittore molto sensibile che sa cogliere tutte le sfumature dell'amore e il finale...bè è poesia allo stato puro!!! Da leggere!

    ha scritto il 

  • 0

    Il pittore Olivier Bertin si innamora un giorno di una delle sue modelle, la borghese Anne De Guilleroy, figlia di un ricco commerciante e moglie di un deputato con il quale ha una figlia, Annette, ...continua

    Il pittore Olivier Bertin si innamora un giorno di una delle sue modelle, la borghese Anne De Guilleroy, figlia di un ricco commerciante e moglie di un deputato con il quale ha una figlia, Annette, di sei anni. Olivier e Anne restano amanti per dodici anni, quando dopo un lungo periodo di assenza per studio, Annette ricompare in società diciottenne. Olivier rimane sconvolto dalla somiglianza che Annette ha con la madre da giovane, i cui tratti sono stati da lui eternati in alcuni suoi quadri. La pacifica accettazione dell'invecchiamento della persona amata, a cui Olivier era pervenuto col tempo, subisce in lui una crisi improvvisa e irreversibile. Maupassant racconta, con un ritmo febbrile che accompagna passo per passo il protagonista fin sull'orlo della follia, lo scatenarsi dello scontro fra la morale e il desiderio, fra la realtà dell'amore deperito e l'immaginazione di un passato in cui quell'amore ritorna rigenerato nel corpo e nello spirito, fra il mondo dei ricordi e dei quadri piatti e la vita fatta di carne e passioni.

    ha scritto il 

  • 5

    Il finale, l'avrò riletto 100 volte: La comtesse immobile sentait grandir en son âme une intolérable terreur. Des cauchemars l'assaillaient; des idées effrayantes lui troublaient l'esprit; et ...continua

    Il finale, l'avrò riletto 100 volte: La comtesse immobile sentait grandir en son âme une intolérable terreur. Des cauchemars l'assaillaient; des idées effrayantes lui troublaient l'esprit; et elle crut s'apercevoir que les doigts d'Olivier se refroidissaient dans les siens. Était-ce vrai? Non, sans doute! D'où lui était venue cependant la sensation d'un contact inexprimable et glacé? Elle se souleva, éperdue d'épouvanté, pour regarder son visage.—Il était détendu, impassible, inanimé, indifférent à toute misère, apaisé soudain par l'Éternel Oubli.

    ha scritto il