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Foto di gruppo con signora

By Heinrich Böll

(124)

| Others | 9788806402617

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99 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    L'innocenza

    Leni e Boris, due figure statuarie. Bellissimo.

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    Lau 10 said on Aug 28, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Romanzo complesso proprio per la sperimentazione che l'autore compie nel ricostruire la vita di Leni attraverso tesimonianze e documenti, questo modo frammentato di raccontare una storia ti obbliga a ricostruirla dentro di te e non sempre questo ries ...(continue)

    Romanzo complesso proprio per la sperimentazione che l'autore compie nel ricostruire la vita di Leni attraverso tesimonianze e documenti, questo modo frammentato di raccontare una storia ti obbliga a ricostruirla dentro di te e non sempre questo riesce facile per cui certi passaggi restano un po' oscuri. Molto lento nella lettura proprio perché c'era sempre bisogno di riallacciare decine di fili e d personaggi per rendere il tutto lineare. Se Boll voleva comunicarci l'impossibilità di arrivare alla verità attraverso la soggettività c'è riuscito perfettamente, la verità non è che un frammento di realtà che si riflette in ognuno di noi e solo ricostruendo tutti i frammenti forse riusciamo a capirci qualcosa. Sembra molto il mito della caverna platoniano perché sparsi nel romanzo ci sono pulviscoli di comprensione quasi totale di quello che sta succedendo, ma restano sospesi come la polvere in un giorno accecante di sole.
    Resta la consapevolezza di aver faticato ma non invano, la polvere, si sa, prima o poi su una superficie si posa e più è lucida e più la rende opaca e reale.

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    Elisa said on Jul 8, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Io e Leni.

    È inutile lasciarlo sullo scaffale a prender polvere, dovrò ricominciare a leggerlo.
    Non era il suo momento, non era il mio momento, non era il momento giusto per noi.

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    Piperitapitta said on May 25, 2014 | 5 feedbacks

  • 2 people find this helpful

    Sarà la suggestione di due letture avvenute entrambe in tempi recenti, ma la prima cosa che mi salta alla mente di riferire in queste righe è la sia pur lontana parentela fra l'opera in questione (risalente peraltro al 71') e "La famiglia Winshaw" ...(continue)

    Sarà la suggestione di due letture avvenute entrambe in tempi recenti, ma la prima cosa che mi salta alla mente di riferire in queste righe è la sia pur lontana parentela fra l'opera in questione (risalente peraltro al 71') e "La famiglia Winshaw" di Coe (pubblicata nei pieni anni 90'). Forse sarà perché entrambi gli autori si avvalgono dell'artificio di porre come voce narrante un biografo che, attraverso testimonianze di varia natura concernenti il percorso esistenziale di un determinato gruppo di persone ricostruisce mezzo secolo di storia - a volte lambendo appena, e a volte dissezionando determinate criticità insite nella vita politica e sociale - del Regno unito nel caso di Coe, e della Germania nel caso di Boll. Altra particolarità saliente che accomuna i due romanzi è individuata dalla critica contro l'arido cinismo dei gruppi di potere; si può quasi dire che gli avidi proprietari edilizi Hoyser sembrano i cugini "crucchi" e ancora un po' parvenus dei britannici Winshaw. Inoltre entrambi i biografi entrano a far parte della trama, e sebbene l'autore della biografia di Leny Gruyten non entri mai a piedi uniti nella storia come lo straripante Owen di Jonathan Coe, entrambi usano un registro comico- parodistico per riferire fatti e misfatti risultanti dalle reciproche inchieste.
    Ma...congediamo una volta per tutte i Winshaw e dedichiamoci come merita all'innocente e taciturna Leni: per lei, o meglio ...di lei parlano un nugolo di personaggi che l'hanno a vario titolo frequentata o anche indirettamente ne hanno sentito parlare. Se il libro fosse tanto costante nell'estro creativo quanto lo è nella struttura, avremmo una delle più originali e straordinarie figure di donna della letteratura.
    Tanto per cominciare Leni non ama le grandi astrazioni, la sua intelligenza si attiva grazie alla concretezza immediata dei sensi e si manifesta tramite intuizioni. Rahel, una suora "sui generis" erudita in scienze mediche e biologiche, è la guida insostituibile di Leni fin dai tempi del collegio, e con opera quasi maieutica tira fuori dalla bella allieva la sua attitudine al "materialismo mistico". Così come Rahel, palpando le braccia delle allieve riesce a sentire il calore di intime effusioni scambiate con l'altro sesso, così Leni rifiuterà di iniziarsi alle gioie dei sensi con un incolpevole giovane architetto, solo perché durante un ballo preliminare a più concreti carnali cimenti, ha constatato che le mani di lui non erano carezzevoli. Come dimenticare poi la brama famelica dell'ostia che Leni, ancora piccola comunicanda, aveva manifestato impudicamente al severo catechista? E la delusione che poi trasse da quella insipida e tiepida fettina amidacea?
    Certo questo istinto sicuro che nasce dai sensi, pare tradirla quando conosce e si abbandona al "soldato fanfarone" che la sposerà e subitaneamente la renderà vedova, ma è dato di fatto la constatazione che l'istinto di Leni è quasi infallibile, e la porta sempre, candidamente, a fare del bene a chi la conosce, anche a detrimento della sua sicurezza personale e del suo benessere materiale.
    La fisicità di Leni pare contagiare il suo stesso biografo, che presenta il suo personaggio fornendocene peso e altezza -oggi sarebbe ricorso forse al'indice di massa corporea, con tanto di percentuale di massa grassa- e non pago di ciò, si chiede in più circostanze quale incidenza hanno le lacrime, la sofferenza e il dolore nel determinare variazioni nella composizione e nel volume del corpo umano.
    Purtroppo la cornice di testimonianze e aneddoti che circonda il personaggio centrale, riferite da terze persone e perdipiù riportate con il discorso indiretto, ci trasmettono troppo mediata la personalità della protagonista e del suo entourage, al punto da impedirci spesso un'autentica empatia con la vicenda tutta. Del resto Leni è taciturna: preferisce esprimersi cantando i versi che il suo perduto amore Boris le ha fatto amare, ed è impossibile avere da lei organiche spiegazioni sulle sue gioie e le sue peripezie. come già detto,a colmare tale lacuna provvedono i suoi molto meno laconici amici, parenti e vecchi datori di lavoro: le loro dissertazioni sui perché e i percome, divengono però, specie nella seconda parte del romanzo, talmente macchinose e prolisse da stremare i più entusiasti lettori.
    La risultante di tutto ciò è un'opera ricchissima di spunti e persino di richiami letterari -voluti o meno poco importa- basti pensare al culto per il mondo organico di Hans Castorp, il protagonista della "Montagna incantata" di Thomas Mann, o alla beatifica sensazione di piacere colta da una Leni giovinetta nell'imbattersi in una asperità del terreno su cui cammina, che ci richiama uno egli episodi cruciali de" Il tempo ritrovato". Come se non bastasse il romanzo è attualissimo quando affronta il tema dell'integrazione degli immigrati, del conflitto fra l'istinto al bene e il cinismo degli interessi economici, fra la necessità di una comunanza di vita fondata sull'amore disinteressato, e i pregiudizi dei benpensanti. Senza dimenticare le pagine più dense e simboliche: quelle di un amore consumato all'interno di una cappella mortuaria, mentre i bombardamenti imperversano sopra Berlino. Molti sono quindi i motivi per consigliare la lettura di questo libro, che approda ad esiti interessanti servendosi di un'ispirazione comunque discontinua.

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    Teofano said on May 21, 2014 | 1 feedback

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