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Früchte des Zorns. Roman.

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Verleger: Dtv

4.5
(4011)

Language:Deutsch | Number of Seiten: 544 | Format: Others | In einer anderen Sprache: (Andere Sprachen) English , Chi traditional , French , Spanish , Italian , Swedish , Portuguese , Dutch , Norwegian , Turkish , Czech

Isbn-10: 3423104740 | Isbn-13: 9783423104746 | Publish date: 

Category: Fiction & Literature , History , Social Science

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Buchbeschreibung
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  • 5

    California, terra promessa.

    Un mese fa al cinema è uscito l'ultimo film di Cristopher Nolan, Interstellar. Ho letto diverse opinioni sul film, alcuni l'hanno definito un capolavoro, altri un flop un pò per la lunghezza un pò per la storia troppo campata in aria, e altri ancori addirittura si sono inventati scienziati e hann ...weiter

    Un mese fa al cinema è uscito l'ultimo film di Cristopher Nolan, Interstellar. Ho letto diverse opinioni sul film, alcuni l'hanno definito un capolavoro, altri un flop un pò per la lunghezza un pò per la storia troppo campata in aria, e altri ancori addirittura si sono inventati scienziati e hanno discusso sull'esistenza dei buchi neri e affini. Comunque in molti l'avreste visto e, opinioni a parte, ne conoscerete la trama: una tempesta di polvere colpisce la terra, rendendo infertile la terra e distruggendo l'agricoltura, la vita diventa quindi impossibile sul nostro pianeta e McCoughney che è un ex astronauta decide di andare nello spazio con un team di scienziati per trovare un pianeta abitabile dove "spostare" la razza umana. Ma quanti di voi sanno che, in parte, questa è una storia vera? Lo ha detto lo stesso Nolan nella presentazione del film, si è ispirato alla "dust bowl" del 1930.

    Nel 1930 infatti la costa orientale degli Stati Uniti fu colpita da una tempesta di sabbia (la "dust bowl" appunto), che distrutte la maggior parte dei terreni coltivabili degli stati colpiti. Questo, aggiunto alla grande depressione, fece si che molti contadini non riuscirono più a pagare i debiti che avevano nei confronti delle banche e quindi furono costretti a vendere le loro proprietà e a migrare verso ovest, verso la California, che divenne un pò la terra promessa in quanto ricca (almeno in apparenza) di lavoro.

    Questa è la storia che John Steinbeck ci racconta in Furore. La storia della famiglia Joad, una numerosa famiglia dell'Oklahoma che, costretta a vendere la casa, acquista un furgone e tramite la "via nazionale" (la famosa Route 66) cercano di raggiungere la California per rifarsi una vita. Non sarà un viaggio facile logicamente, i soldi sono contati, le bocche da sfamare sono tante e ci sono vecchi, bambini e donne incinte a bordo del camion. Non tutti arriveranno in California e chi ci arriverà sarà veramente salvo?

    È una storia triste, una storia di odio, rabbia, rancore. Una storia che porta a galla i lati peggiori dell'essere umano: la sopraffazione dei più deboli, lo sfruttamento, il razzismo, l'egoismo. Nel 1930 il capitalismo iniziava ad imperare in America (o forse già lo faceva da tempo) e chi aveva una proprietà ci teneva a tenersela stretta e ad averne altre, e non gli importava se magari c'era gente che letteralmente moriva di fame. L'importante era diventare più ricchi. E chi non aveva nulla? Aveva la solidarietà di chi era nelle sue stesse condizioni. E soprattutto era pronto a reagire, a trasformare la rabbia in furore. Perché è quando perdi tutto e quando non hai più nulla che sei pronto ad aiutare chi è nelle tue stesse condizioni. Solo dopo aver provato determinate situazioni capisci la sofferenza e sei pronto anche a gesti estremi (come fa Rosasharn nel finale del libro) per aiutare chi sta passando ciò che tu hai passato.
    “Se riusciste a capire questo, voi che possedete le cose che il popolo deve avere, potreste salvarvi. Se riusciste a separare le cause dagli effetti, se riusciste a capire che Paine, Marx, Jefferson e Lenin erano effetti, non cause, potreste sopravvivere. Ma questo non potete capirlo. Perché il fatto di possedere vi congela per sempre in “io”, e vi separa per sempre dal “noi”.”

    Un romanzo stupendo che ha vinto un premio Pulitzer e National Book Award nel 1940 ed ha fatto vincere al suo autore un premio Nobel per la letteratura nel 1962, inoltre è stato incluso al settimo posto della classifica dei migliori libri del 1900 secondo i lettori di Le Monde, ed è stato portato al cinema nel 1941, regista John Ford, protagonista Henry Fonda. Un libro di 600 pagine dallo stile semplice e diretto ma dall'impatto immenso.
    Insomma, un vero e proprio capolavoro, una pietra miliare, i titoli parlano per lui. Leggetelo.

    gesagt am 

  • 5

    Es un libro desgarrador por la cruel realidad que refleja, pues ésta no se queda en los Estados Unidos de la Gran Depresión, sino que toca a toda la pobreza y miseria que se vive en un mundo cubierto por las apariencias y el capitalismo. Sin embargo, John Steinbeck no cae en el sermón. Deja que e ...weiter

    Es un libro desgarrador por la cruel realidad que refleja, pues ésta no se queda en los Estados Unidos de la Gran Depresión, sino que toca a toda la pobreza y miseria que se vive en un mundo cubierto por las apariencias y el capitalismo. Sin embargo, John Steinbeck no cae en el sermón. Deja que el lector saque sus propias conclusiones, que viva las emociones de los personajes y reflexione sobre lo que se presenta ante él en las páginas, limitándose a mostrar "los hechos", por demás increíbles aunque ciertos, que vivieron y viven todavía millones de personas que tratan de sobrevivir.

    La narración es simple y se concentra sobre todo en el diálogo entre los personajes, a través del cual podemos conocerlos e identificarlos, pues en un principio simplemente son un montón de nombres que con el transcurso del tiempo, las adversidades y la esperanza, pronto toman forma ante nosotros. Los entendemos, los compadecemos, nos indignamos ante su situación pero también, y en esto Steinbeck hace un trabajo digno de aplaudirse, también los odiamos y nos desesperamos de ellos. No son mártires, son personas como cualquier otra, como nuestros vecinos, familiares o amigos y en eso reside la fuerza de esta novela. En ver a seres humanos, sin ir más lejos como nosotros mismos, con todos sus defectos y virtudes, que de pronto se ven despojados de todo salvo de su voluntad de vivir seguir adelante pese a todo.

    Este libro es una reflexión sobre el capitalismo, sobre la crueldad, la pobreza y la miseria, pero sobre todo habla de la esperanza y del poder que tenemos como seres humanos para hacer algo; para cambiar la situación de todos aquellos que sufren y de nosotros mismos.

    gesagt am 

  • 5

    Ogni persona dovrebbe averne una copia in bella vista nella propria libreria.

    Da leggere assolutamente. È un capolavoro. Nella versione integrale è il top. Il protagonista e la sua famiglia intraprendono un viaggio disperato che dovrebbe portarli al benessere...... Leggetelo tutti. Perché questa è una storia che si ripete sempre. Che sia duecento anni fa o oggi. Le persone ...weiter

    Da leggere assolutamente. È un capolavoro. Nella versione integrale è il top. Il protagonista e la sua famiglia intraprendono un viaggio disperato che dovrebbe portarli al benessere...... Leggetelo tutti. Perché questa è una storia che si ripete sempre. Che sia duecento anni fa o oggi. Le persone continuano a soffrire. Per questo fanno questi viaggi disperati cercando di arrivare in posti dove potrebbero stare meglio. Come ad esempio ora gli immigrati arrivano in Italia o come in nostri nonni che partivano per l'America. Siamo tutti uguali. Siamo esseri umani. RIFLETTETE GENTE.

    gesagt am 

  • 4

    En un principio, era reticente a leerme Las Uvas de la Ira, un libro que, como otras grandes obras, es conocido por todos, pero pocos se atreven con él.


    La primera parte me pareció aburrida y lenta, lo que confirmaba mi sospecha de que este libro me iba a resultar un tomento. Y sin embarg ...weiter

    En un principio, era reticente a leerme Las Uvas de la Ira, un libro que, como otras grandes obras, es conocido por todos, pero pocos se atreven con él.

    La primera parte me pareció aburrida y lenta, lo que confirmaba mi sospecha de que este libro me iba a resultar un tomento. Y sin embargo cuando empezó la segunda parte, la del viaje, el libro empezó a gustarme y me enganchó hasta el final.
    Ya me gustó el estilo y forma de escritura en La perla, el único libro de Steinbeck que me había leído. En este libro, el autor conserva y mejora la forma de escribir, de tal forma que la historia fluye haciendo que sea dinámica, lo que contribuye a engancharte.

    Uno de los mejores logros de la novela son los personajes. Están maravillosamente bien construidos. Son fuertes, pero a la vez humanos, cercanos y entrañables. Hacen lo que tienen que hacer, y sin embargo no se callan ante las injusticias.

    Steinbeck divide en libro en dos partes. En una de ellas te cuenta toda la historia de la familia Joad, lo que constituye en núcleo central de la novela. Esta maravillosa historia tiene un final abierto y, extrañamente, enternecedor. En mi opinión personal, esta historia no puede tener otro final, puesto que el final mismo es un símbolo persistente en la novela: pase lo que pase, siempre hay que mirar hacia adelante.
    La segunda parte, lo constituyen los capítulos intercalados entre la historia central, donde se cuenta con más detalle la realidad de la época. Con estos episodios, el lector es capaz de ubicarse mejor en la época de la historia, aunque no deja de sorprenderte y horrorizarte la forma en la que son tratados los emigrantes, ciudadanos del mismo país, y las condiciones en las que viven. Esta parte, le valió a Steinbeck toda la crítica negativa que ha tenido este libro.

    Para terminar ya, solo me queda recomendar este libro a todos los lectores. Puede parecer angustioso o brutal en algunos momentos, pero también humano y muy emotivo. Es el retrato de una familia intemporal, símbolo de lo que desesperación y el hambre pueden motivar al ser humano a hacer.

    gesagt am 

  • 5

    Da Vedere e sopratutto da leggere nella NUOVA (finalmente) traduzione.

    Capolavoro assoluto, NUOVA traduzione eccelsa, ed è dire poco.
    Consiglio vivamente di guardare anche il film omonimo di John Ford.
    E' un libro drammatico, non una barzelletta comica, con un finale non proprio lieto, non è una favola, siete stati avvisati, non postate poi puerili recen ...weiter

    Capolavoro assoluto, NUOVA traduzione eccelsa, ed è dire poco.
    Consiglio vivamente di guardare anche il film omonimo di John Ford.
    E' un libro drammatico, non una barzelletta comica, con un finale non proprio lieto, non è una favola, siete stati avvisati, non postate poi puerili recensioni del tipo "triste, pessimista" ecc ecc.
    ciaoooo

    gesagt am 

  • 5

    Il sogno americano...

    Di Steinbeck avevo letto "L'inverno del nostro scontento" e non ne ero rimasta entusiasta. Mi domandavo perché l'autore fosse considerato un caposaldo della letteratura mondiale, ma mi dicevo che, forse, valeva la pena di tentare con altro di suo.
    Adesso so che la fama di Steinbeck è senza ...weiter

    Di Steinbeck avevo letto "L'inverno del nostro scontento" e non ne ero rimasta entusiasta. Mi domandavo perché l'autore fosse considerato un caposaldo della letteratura mondiale, ma mi dicevo che, forse, valeva la pena di tentare con altro di suo.
    Adesso so che la fama di Steinbeck è senza ombra di dubbio guadagnata con questo incredibile capolavoro.
    "Furore" è una medicina per l'anima, un monito, un esempio, una storia che fa vergognare noi contemporanei viziati dal consumismo e dalla scarsità di Valori Veri.
    La grande depressione degli anni '30 del secolo scorso uccide gli stati agricoli americani, invade i terreni fertili, scaccia i mezzadri dalle loro terre, converte il lavoro manuale meccanizzandolo e togliendo, così, case, lavoro, cibo, serenità, vita alle migliaia di famiglie che, da generazioni, coltivavano i campi.
    I Joad sono una delle famiglie che si vede togliere tutto ed è costretta a spingersi verso Ovest, attratta da un'illusione di Eldorado nella ricca e rigogliosa California.
    Padre, madre, zio, figli di ogni età, ammassano i pochi averi su di un camion di seconda mano e iniziano, così, un viaggio della speranza. La ricerca di lavoro diventa un'ossessione; ad ogni tappa del viaggio, la speranza si accende brevemente e si spegne nella delusione: il lavoro pubblicizzato dai volantini, è quasi sempre una miseria, una paga da fame. Gli alloggi sono catapecchie prive di qualsiasi conforto, la fame non si placa mai. Ma la famiglia non demorde, spinta da un'incrollabile madre, incredibile forza motrice del nucleo.
    Da un campo di lavoro a un altro, stringendo amicizie con altri derelitti, derisi e odiati da chi offre un lavoro vergognoso, i Joad proseguono il cammino.
    Non c'è lieto fine, in questo susseguirsi di quadri impressionisti dipinti da Steinbeck, ma c'è un finale grandioso ugualmente.
    Ho macinato le 633 pagine con il cuore pesante e con un senso di vergogna per come siano sconosciuti ai più, me compresa, oggi, il sacrificio e la privazione.
    La scrittura di Steinbeck è straordinariamente visiva, le pagine iniziali, che descrivono l'avvicendarsi delle stagioni nei campi coltivati, sono fra le più belle che io abbia mai letto.
    Le descrizioni dei meravigliosi rapporti umani che si instaurano fra gli emigranti, uniti nella disperazione, sono pura poesia.

    "La notte incalza. Il bimbo è raffreddato. Tieni, piglia questa coperta. E' lana. Era la coperta di mia madre, usala per il tuo piccolo. E' questa la cosa da bombardare. E' così che comincia: da 'io' a 'noi'. Se riusciste a capire questo, voi che possedete le cose che il popolo deve avere, potreste salvarvi. Se riusciste a separare le cause dagli effetti, se riusciste a capire che Paine, Marx, Jefferson e Lenin erano effetti, non cause, potreste sopravvivere. Ma questo non potete capirlo. Perché il fatto di possedere vi congela per sempre in 'io' e vi separa per sempre dal 'noi'."

    "Quando le mani in cui si accumula la ricchezza sono troppo poche, finiscono per perderla; quando una moltitudine di uomini ha fame e freddo, il necessario se lo prende con la forza."

    "Sto imparando una cosa importante, -disse-. La sto imparando ogni momento, tutt'i giorni. Quando stai male o magari hai bisogno o sei nei guai...va' dalla povera gente. Soltanto loro ti danno una mano...soltanto loro."

    gesagt am 

  • 4

    impara dal passato per rifare gli stessi errori

    Un viaggio disperato alla ricerca del benessere; "mangeremo pesche ed uva fino a scoppiare" pensava il nonno Joad. La carovana verso la California invece diventa un processo di disumanizzazione. Poveri contadini prima scacciati dai loro campi dalle banche, si vedeno trattare peggio delle bestie. ...weiter

    Un viaggio disperato alla ricerca del benessere; "mangeremo pesche ed uva fino a scoppiare" pensava il nonno Joad. La carovana verso la California invece diventa un processo di disumanizzazione. Poveri contadini prima scacciati dai loro campi dalle banche, si vedeno trattare peggio delle bestie. Repressi, privi di diritti, pagati miseramente e visti come invasori scomodi. Vedere l'unita famiglia Joad disgregarsi chilometro dopo chilometro, indifferenti alla morte dei propri cari, per puro spirito di sopravvivenza è stata una cosa difficile da digerire.
    Poi anche senza rifletterci tanto, si nota che tutto il mondo è un paese, che le cose fondamentalmente non cambiano mai nonostante si dica "imparare dalla storia per non sbagliare nel futuro". In questo libro erano gli Okies, ieri erano gli Italiani, poi gli Albanesi, poi i Senegalesi, Messicani, Nigeriani, Rumeni. Ogni qual volta ci sia stata un invasione di un paese povero, subito un altro popolo ha provato il furore, l'odio, la paura.
    Ma le persone disperate non hanno più nulla da perdere tanto che si fanno ammazzare per una gallina, devono adattarsi, ed ecco che un vecchio morente beve il latte materno di una giovane donna direttamente dal suo seno.
    Tom Joad sembrava il personaggio principale, poi scompare senza mai riapparire. Nessuno sa che fine abbia fatto, ma nell'animo il lettore spera stia facendo giustizia, anche da morto come il famoso Bašmačkin del "cappotto" di Gogol. Una giustizia che va ben oltre la grande depressione americana ma che arriva ai nostri giorni, mentre noi leggiamo questo capolavoro.

    gesagt am 

  • 5

    Furore

    Gli americani come non li avete mai sentiti descrivere, esodi di ieri e di oggi. L'America nel periodo della grande depressione descritta con realismo, attraverso la storia di una famiglia che percorre da est a ovest gli Stati per raggiungere la California.
    Ci fa sente la mancanza di uno sc ...weiter

    Gli americani come non li avete mai sentiti descrivere, esodi di ieri e di oggi. L'America nel periodo della grande depressione descritta con realismo, attraverso la storia di una famiglia che percorre da est a ovest gli Stati per raggiungere la California.
    Ci fa sente la mancanza di uno scrittore come Hemingway per comprendere l'America di oggi.

    gesagt am 

  • 5

    Mine eyes have seen the glory of the coming of the Lord: He is trampling out the vintage where the grapes of wrath are stored; He hath loosed the fateful lightning of His terrible swift sword: His truth is marching on

    Se siete in cerca di racconti di supereroi con caratteristiche sovrumane, di re e regine impegnati a gestire le loro ricchezze e i loro regni sconfinati, allora vi prego, NON LEGGETE QUESTO LIBRO.


    Se siete INVECE interessati alle persone comuni, o semplici (n.b. mai banali!), dalle umili o ...weiter

    Se siete in cerca di racconti di supereroi con caratteristiche sovrumane, di re e regine impegnati a gestire le loro ricchezze e i loro regni sconfinati, allora vi prego, NON LEGGETE QUESTO LIBRO.

    Se siete INVECE interessati alle persone comuni, o semplici (n.b. mai banali!), dalle umili origini (in questo caso contadini, immersi quindi in un'atmosfera estremamente bucolica, ma ci vuole solo un po’ di immaginazione per sostituirli, in chiave moderna, con operai, cassintegrati, chi è in cerca di un lavoro o una vita migliore, chi è pieno di debiti, chi è senza soldi, o senza casa, sempre perennemente in movimento, chi in fuga da un paese e cerca accoglienza in un altro stato, o qualunque altro possa fare al caso vostro), LE QUALI, nonostante l’aspro impatto con la terra promessa, con una dura realtà che cerca di distruggerli imprimendo loro una visione cinica-nichilista totalitaria, CONTINUANO a credere nei loro sogni, nelle loro aspirazioni di una vita migliore (n.b. e con sogni non intendo essere ricchi, belli e perfettamente in salute, ma anche + semplici, come una famiglia, una casa, un lavoro), ALLORA suggerisco vivamente la lettura di questo libro, nonchè la Valle dell’Eden (dello stesso autore, dove, secondo il mio modesto parere, c’è TUTTO, anche + di Furore, però anche molti lati oscuri in + da dover reggere).

    Un ulteriore consiglio: suggerisco FORTEMENTE di INTERROMPERE la lettura del suddetto romanzo se si prova COMMISERAZIONE/PIETISMO per i personaggi, anzichè una forma di EROISMO E OSTINAZIONE nelle loro storie (ribadisco, di persone comuni e/o umili) mentre si scontrano quotidianamente con quello che sembra impossibile (dove anche un pezzo di pane per i propri figli può diventarlo durante la Grande Depressione Americana degli anni '30), e suggerirei di passare a qualcosa che possa rilassarvi. Questo però dipende solo dalle necessità fisiologiche di ognuno.

    Tanto per darvi un'idea:
    "How can you frighten a man whose hunger is not only in his own cramped stomach but in the wretched bellies of his children? You can't scare him – he has known a fear beyond every other"

    %-----------------------------------------------------------------%
    Quello che segue NON RIGUARDA STEINBECK, ma altri libri e autori, in qualche modo ricollegabili, quindi, se volete, potete evitare di leggerlo:

    Se siete invece interessati al ricerca del male in tutte le sue forme, alle debolezze umane e alle paure + estreme, che forse neanche Freud e Jung avevano ipotizzato negli antri più remoti dell’inconscio umano, sempre però con l’obiettivo di scriverle per poterle esorcizzare, mediante la continua interrogazione su profonde questioni morali (decisamente + complesse di Steinbeck), ALLORA suggerisco la bibliografia di un altro, a mio avviso, straordinario autore, William Faulkner (al momento, mio riferimento nella mia piccola e modesta libreria, assieme a Steinbeck e ai loro libri che mi rimangono da leggere).

    Siete stati avvertiti.

    Quanto a me, finito di leggere Born on the 4th of July di Ron Kovic (racconto autobiografico devastante ma sincero), si continua (non so però se a breve) con “To Kill a Mockingbird”, di Harper Lee, in inglese, in modo da cercare di analizzare le importanti questioni morali del libro, nonchè l’integrità ai propri principi e la caratterizzazione psicologica del personaggio principale del romanzo, archetipo dell’avvocato in un sistema basato sul common law (nonchè riferimento per molti avvocati moderni), avendo Faulkner come mio non-necessariamente-definitivo benchmark personale (ovviamente senza preconcetti, perchè leggendo diverse recensioni sui 2 autori si notano forti assonanze), vedendo se riesce a spodestarlo (si preavvisa un confronto TUTT’ALTRO che semplice, in quanto entrambi rilevanti nel loro panorama letterario), e “The Age of Reason” (di Sartre, sempre in inglese, sul quale non servirebbero introduzioni, tantomeno da un pischello come il sottoscritto, ma, poichè era un noto ammiratore di Steinbeck e Faulker, sarebbe almeno un doveroso motivo in + per approfondirlo per chi non lo ha ancora fatto).

    Ciao a tutti!

    gesagt am 

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