Crea la tua biblioteca Iscriviti

Insieme troveremo i libri migliori

[−]
  • Cerca Conteggio caratteri ISBN valido ISBN non valido Codice a barre valido Codice a barre non valido loading search

Frammenti di un discorso amoroso

Di

Editore: Einaudi

4.3
(1789)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 258 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8806174312 | Isbn-13: 9788806174316 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Renzo Guidieri

Disponibile anche come: Altri , Tascabile economico

Genere: Family, Sex & Relationships , Philosophy , Da consultazione

Ti piace Frammenti di un discorso amoroso?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis
Descrizione del libro
Un vocabolario che comincia con un "abbraccio" e prosegue con "cuore", "dedica", "incontro", "notte", e "piangere" in cui Barthes interviene con il suo sottile ingegno di linguista a collezionare tutti questi discorsi spuri in un unico soliloquio. Per il grande pensatore francese l'amore è un discorso sconvolgente ed egli lo ripercorre attraverso un glossario dove recupera i momenti della "sentimentalità", opposta alla "sessualità", traendoli dalla letteratura occidentale, da Platone a Goethe, dai mistici a Stendhal. Si realizza così un repertorio suffragato da calzanti riferimenti letterari e da obbligati riferimenti psicanalitici sul lessico in uso nell'iniziazione amorosa.
Ordina per
  • 5

    Anatomia ironica del discorso d'amore: immancabile, implacabile, ineluttabile

    Come cambia la comprensione delle cose…
    La prima lettura a vent’anni e un lascito di moderata indifferenza dettato forse dalla modesta esperienza e da una visione ancora caparbiamente positivista dell ...continua

    Come cambia la comprensione delle cose…
    La prima lettura a vent’anni e un lascito di moderata indifferenza dettato forse dalla modesta esperienza e da una visione ancora caparbiamente positivista della realtà.
    Lo rileggo adesso e…zac… folgorato. Folgorato dall’implacabile esattezza di queste figure che si dipanano, direi, necessariamente, nel rapporto/discorso tra erastès e eromenos, innamorato e oggetto d’amore. Un discorso sovrastorico, immune al progresso tecnico, scientifico e sociale. Un discorso per sua natura scandalosamente, oscenamente privato. E ineluttabilmente asimmetrico.
    Immagino le figure d’amore come carte di un mazzo da gioco che possono intersecarsi a piacimento, ma che emergono sempre, quasi beffardamente, indifferenti all’avversione o all’inconsapevolezza degli attori, ove si affacci anche il minimo segno dell’amore-passione. L’unicità del rapporto diventa universalità senza scampo, ogni percorso personale è inevitabile ripetizione di un altro e l’ironia da anatomopatologo di Barthes vela di gioco la profonda serietà condivisa forse solo con thanatos, del discorso amoroso.
    Ringrazio Roland Barthes per aver scritto questo libro e anche me stesso…per aver deciso di ri-leggerlo…e infine… anche la mia vita per avermi dato gli elementi per comprenderlo.

    ha scritto il 

  • 5

    Uno dei testi più belli ed intelligenti che abbia mai letto sull'amore.
    Non è scientifico, non è sdolcinato; soprattutto non tenta definizioni ma si "limita" (!) a descriverne i sintomi, o meglio, i ...continua

    Uno dei testi più belli ed intelligenti che abbia mai letto sull'amore.
    Non è scientifico, non è sdolcinato; soprattutto non tenta definizioni ma si "limita" (!) a descriverne i sintomi, o meglio, i segni, in termini di linguaggio, immaginario, apparato mitologico.
    Intriso di cultura assimilata, quella cultura che cessa di essere sovrastruttura citazioni e diventa un bagno caldo, in cui assumi le sostanze benefiche per via epidemia, senza sforzi.
    Fate un test: se non riuscite a rispecchiarvi in questo libro, non siete mai stati davvero innamorati.

    ha scritto il 

  • 4

    devo ammette che inizialmente sono stato spiazzato da questo libro, e di aver temuto di non capirci assolutamente nulla; invece poi ci sono entrato dentro e ho finito per riconoscermi in certe descriz ...continua

    devo ammette che inizialmente sono stato spiazzato da questo libro, e di aver temuto di non capirci assolutamente nulla; invece poi ci sono entrato dentro e ho finito per riconoscermi in certe descrizioni e a sorridere con altre.
    interessanti le interviste poste alla fine, che finiscono per fornire possibili chiavi di letture di questo saggio.

    ha scritto il 

  • 5

    L'amore fissato in una successione di figure. Senza ordine, mai definite una volta per tutte, ma ci sono e sono lì, davanti a noi. Barthes cerca di coglierle e investirle di un senso (parziale, una pa ...continua

    L'amore fissato in una successione di figure. Senza ordine, mai definite una volta per tutte, ma ci sono e sono lì, davanti a noi. Barthes cerca di coglierle e investirle di un senso (parziale, una parte è necessariamente individuale). Incredibile quanto sia vero: leggere questo libro è riconoscersi.
    Da leggere.

    ha scritto il 

  • 4

    Fragmenta

    « La necessità di questo libro sta nella seguente considerazione: il discorso amoroso è oggi d'una estrema solitudine.[...] Quando un discorso viene, dalla sua propria forza, trascinato in questo modo ...continua

    « La necessità di questo libro sta nella seguente considerazione: il discorso amoroso è oggi d'una estrema solitudine.[...] Quando un discorso viene, dalla sua propria forza, trascinato in questo modo nella deriva dell'inattuale, espulso da ogni forma di gregarietà, non gli resta altro che essere il luogo, non importa quanto esiguo, di un'affermazione. Questa affermazione è in definitiva l'argomento del libro che qui ha inizio. »

    ha scritto il 

  • 2

    Quando l'originalità delude

    Nonostante la struttura del libro venga chiarita dall'autore già all'inizio, ciò che rende questo libro speciale, originale e, in un certo senso anche "innovativo" finisce con l'essere il suo principa ...continua

    Nonostante la struttura del libro venga chiarita dall'autore già all'inizio, ciò che rende questo libro speciale, originale e, in un certo senso anche "innovativo" finisce con l'essere il suo principale difetto.
    Frammenti gettati alla rinfusa agli occhi del lettore che si trova di fronte ad una lettura che sa di inconcludenza e perdita di tempo: un catalogo di momenti letterari, utile solo per cercare brani all'occorrenza di una ricerca.

    ha scritto il 

  • 5

    L'amore è come le foglie di lattuga

    Una delle preoccupazioni maggiori di Barthes nello scrivere questo libro, è la stessa che ha il lettore nello spiegare cosa ha letto ed evitare qualsiasi fraintendimento sul fatto che non sia un banal ...continua

    Una delle preoccupazioni maggiori di Barthes nello scrivere questo libro, è la stessa che ha il lettore nello spiegare cosa ha letto ed evitare qualsiasi fraintendimento sul fatto che non sia un banale libro sull’amore.

    Barthes riesce a fugare ogni dubbio a partire dal titolo, io (lettrice) ovviamente devo abbassare il tiro e rifugiarmi in metafore.

    Sgombrate la mente e immaginate di essere dal fruttivendolo. Comprate una lattuga. Non una di quelle perfette, asettiche, simmetricissime e pulitissime che si trovano facilmente sui banchi del supermercato, ma una di quelle che vengono direttamente dalla campagna. Sporca di terra, irregolare, coi bordi arricciati in maniera diseguale, e con probabili lumachine a dimora tra le foglie più tenere. Tornate a casa con il vostro ciuffo verde-speranza in braccio, e in vista del pranzo procedete ad un attento lavaggio del vostro piccolo tesoro. È probabile che priviate il cespo delle prime foglie, più brutte e più dure, ma dopo incomincerete a “svestirlo” e a lavare le foglie ad una ad una. Pur mettendole sotto l’acqua corrente, vi accorgerete che per mondarle dalla terra e dai micro moscerini, dovrete armarvi di santa pazienza e seguire il percorso delle venature col dito accompagnando l’acqua negli angoli più nascosti, nelle insenature a ridosso del bordo, allargare le onde più strette, sentire al tatto le increspature più sottili per capire se sono naturali o trattengono ancora qualche briciola di terra. Arrivati alla rosetta centrale, l’aprirete dolcemente ma con fermezza per scovare rimasugli di sporcizia e sfrattare inquilini abusivi. Solo dopo averla guardata per l’ennesima volta, magari persino in controluce, potrete dire che la lattuga non ha più segreti per voi, e decidere su quale secondo immolarla a mo’ di contorno.

    Se con un agile balzo della mente (qua vi voglio disinvolti) trasformate la lattuga nell’enunciazione amorosa di un soggetto innamorato qualunque, ecco il lavoro che fa Barthes: tolte le foglie grossolane dei luoghi comuni, sfrondata dagli schemi più prevedibili, passa a una disamina attenta, analitica e impietosa di qualsiasi declinazione possa prendere il discorso amoroso. Dribbla qualsiasi ostacolo dettato dai meccanismi contorti di chiunque sia preso dal vortice della passione, sbugiarda qualsiasi sillogismo, e svela che non c’è nulla di contorto, perché tutto si ripete in modo uguale per tutti, anche se “il soggetto amoroso” è fermamente convinto dell’unicità delle proprie sensazioni.

    Se Werther avesse avuto modo di leggere il libro di Barthes, di sicuro non sarebbe finito nel modo che sappiamo, ma piuttosto avrebbe scritto pamphlet umoristici burlandosi delle proprie tragedie sentimentali, una sorta di Woody Allen ante litteram. E si sarebbe consolato del fatto di essere l’unica vittima di cotanto mal d’amore, insieme al resto del genere umano.

    Ma del resto, il bello è proprio questo: assumere l’aria del veterano ogni volta che guardiamo gli altri innamorarsi, e poi cadere a nostra volta innamorati e credere di essere soli nella caduta.

    C’è un passo di un libro, Nel tempo di mezzo di Fois, che avrebbe potuto agevolmente collocarsi a epigrafe del libro di Barthes:

    "Vincenzo cerca le parole. E le parole sono che si tratta di una creatura talmente bella da togliere il respiro, perfetta in tutto, nel sorriso, nei gesti. Michele Angelo lo ascolta senza interrompere, c’è qualcosa di meraviglioso nel cognito che riprende forma; e una tenerezza immensa nella voce di quell’uomo, ragazzo, che ripete esattamente quello che tutti prima di lui hanno detto a proposito della donna di cui si stanno innamorando. Come se il proprio specifico sentimento fosse completamente sconosciuto all’intera umanità. Ma Vincenzo pare non rendersi conto di quanto normale possa essere ciò che racconta come straordinario. Se avesse visto la nonna Mercede in chiesa quando sollevò lo sguardo per osservare quel ragazzone che era suo nonno Michele Angelo, mentre sistemava il turibolo grande a tre metri dal suolo, avrebbe potuto capire fino a che punto l’ostinazione, la coazione a ripetere dentro la quale siamo imprigionati, conti. E fino a che punto conti quella meravigliosa cecità che ci fa sparire ogni alternativa possibile."

    Invece nell’epigrafe troviamo questo, e forse è ancora meglio.

    “È dunque
    Un innamorato
    Che parla
    E che dice:”

    ha scritto il 

Ordina per