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Frammenti di un discorso amoroso

Di

Editore: Einaudi

4.3
(1768)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 258 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8806174312 | Isbn-13: 9788806174316 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Renzo Guidieri

Disponibile anche come: Altri , Tascabile economico

Genere: Family, Sex & Relationships , Philosophy , Da consultazione

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Descrizione del libro
Un vocabolario che comincia con un "abbraccio" e prosegue con "cuore", "dedica", "incontro", "notte", e "piangere" in cui Barthes interviene con il suo sottile ingegno di linguista a collezionare tutti questi discorsi spuri in un unico soliloquio. Per il grande pensatore francese l'amore è un discorso sconvolgente ed egli lo ripercorre attraverso un glossario dove recupera i momenti della "sentimentalità", opposta alla "sessualità", traendoli dalla letteratura occidentale, da Platone a Goethe, dai mistici a Stendhal. Si realizza così un repertorio suffragato da calzanti riferimenti letterari e da obbligati riferimenti psicanalitici sul lessico in uso nell'iniziazione amorosa.
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  • 2

    Quando l'originalità delude

    Nonostante la struttura del libro venga chiarita dall'autore già all'inizio, ciò che rende questo libro speciale, originale e, in un certo senso anche "innovativo" finisce con l'essere il suo principale difetto.
    Frammenti gettati alla rinfusa agli occhi del lettore che si trova di fronte ad ...continua

    Nonostante la struttura del libro venga chiarita dall'autore già all'inizio, ciò che rende questo libro speciale, originale e, in un certo senso anche "innovativo" finisce con l'essere il suo principale difetto.
    Frammenti gettati alla rinfusa agli occhi del lettore che si trova di fronte ad una lettura che sa di inconcludenza e perdita di tempo: un catalogo di momenti letterari, utile solo per cercare brani all'occorrenza di una ricerca.

    ha scritto il 

  • 5

    L'amore è come le foglie di lattuga

    Una delle preoccupazioni maggiori di Barthes nello scrivere questo libro, è la stessa che ha il lettore nello spiegare cosa ha letto ed evitare qualsiasi fraintendimento sul fatto che non sia un banale libro sull’amore.


    Barthes riesce a fugare ogni dubbio a partire dal titolo, io (lettri ...continua

    Una delle preoccupazioni maggiori di Barthes nello scrivere questo libro, è la stessa che ha il lettore nello spiegare cosa ha letto ed evitare qualsiasi fraintendimento sul fatto che non sia un banale libro sull’amore.

    Barthes riesce a fugare ogni dubbio a partire dal titolo, io (lettrice) ovviamente devo abbassare il tiro e rifugiarmi in metafore.

    Sgombrate la mente e immaginate di essere dal fruttivendolo. Comprate una lattuga. Non una di quelle perfette, asettiche, simmetricissime e pulitissime che si trovano facilmente sui banchi del supermercato, ma una di quelle che vengono direttamente dalla campagna. Sporca di terra, irregolare, coi bordi arricciati in maniera diseguale, e con probabili lumachine a dimora tra le foglie più tenere. Tornate a casa con il vostro ciuffo verde-speranza in braccio, e in vista del pranzo procedete ad un attento lavaggio del vostro piccolo tesoro. È probabile che priviate il cespo delle prime foglie, più brutte e più dure, ma dopo incomincerete a “svestirlo” e a lavare le foglie ad una ad una. Pur mettendole sotto l’acqua corrente, vi accorgerete che per mondarle dalla terra e dai micro moscerini, dovrete armarvi di santa pazienza e seguire il percorso delle venature col dito accompagnando l’acqua negli angoli più nascosti, nelle insenature a ridosso del bordo, allargare le onde più strette, sentire al tatto le increspature più sottili per capire se sono naturali o trattengono ancora qualche briciola di terra. Arrivati alla rosetta centrale, l’aprirete dolcemente ma con fermezza per scovare rimasugli di sporcizia e sfrattare inquilini abusivi. Solo dopo averla guardata per l’ennesima volta, magari persino in controluce, potrete dire che la lattuga non ha più segreti per voi, e decidere su quale secondo immolarla a mo’ di contorno.

    Se con un agile balzo della mente (qua vi voglio disinvolti) trasformate la lattuga nell’enunciazione amorosa di un soggetto innamorato qualunque, ecco il lavoro che fa Barthes: tolte le foglie grossolane dei luoghi comuni, sfrondata dagli schemi più prevedibili, passa a una disamina attenta, analitica e impietosa di qualsiasi declinazione possa prendere il discorso amoroso. Dribbla qualsiasi ostacolo dettato dai meccanismi contorti di chiunque sia preso dal vortice della passione, sbugiarda qualsiasi sillogismo, e svela che non c’è nulla di contorto, perché tutto si ripete in modo uguale per tutti, anche se “il soggetto amoroso” è fermamente convinto dell’unicità delle proprie sensazioni.

    Se Werther avesse avuto modo di leggere il libro di Barthes, di sicuro non sarebbe finito nel modo che sappiamo, ma piuttosto avrebbe scritto pamphlet umoristici burlandosi delle proprie tragedie sentimentali, una sorta di Woody Allen ante litteram. E si sarebbe consolato del fatto di essere l’unica vittima di cotanto mal d’amore, insieme al resto del genere umano.

    Ma del resto, il bello è proprio questo: assumere l’aria del veterano ogni volta che guardiamo gli altri innamorarsi, e poi cadere a nostra volta innamorati e credere di essere soli nella caduta.

    C’è un passo di un libro, Nel tempo di mezzo di Fois, che avrebbe potuto agevolmente collocarsi a epigrafe del libro di Barthes:

    "Vincenzo cerca le parole. E le parole sono che si tratta di una creatura talmente bella da togliere il respiro, perfetta in tutto, nel sorriso, nei gesti. Michele Angelo lo ascolta senza interrompere, c’è qualcosa di meraviglioso nel cognito che riprende forma; e una tenerezza immensa nella voce di quell’uomo, ragazzo, che ripete esattamente quello che tutti prima di lui hanno detto a proposito della donna di cui si stanno innamorando. Come se il proprio specifico sentimento fosse completamente sconosciuto all’intera umanità. Ma Vincenzo pare non rendersi conto di quanto normale possa essere ciò che racconta come straordinario. Se avesse visto la nonna Mercede in chiesa quando sollevò lo sguardo per osservare quel ragazzone che era suo nonno Michele Angelo, mentre sistemava il turibolo grande a tre metri dal suolo, avrebbe potuto capire fino a che punto l’ostinazione, la coazione a ripetere dentro la quale siamo imprigionati, conti. E fino a che punto conti quella meravigliosa cecità che ci fa sparire ogni alternativa possibile."

    Invece nell’epigrafe troviamo questo, e forse è ancora meglio.

    “È dunque
    Un innamorato
    Che parla
    E che dice:”

    ha scritto il 

  • 5

    Un amore bolognese

    Vagando per gli scaffali dell'Ibs di Bologna, eccolo "Frammenti di un discorso amoroso" mi trova. Sì, mi trova pronta a leggerlo perché da mesi convivevo con quel flusso di discorso continuo sull'amore e i suoi temi che ogni innamorato svolge nella sua mente. Questo libro è una salvezza, questo l ...continua

    Vagando per gli scaffali dell'Ibs di Bologna, eccolo "Frammenti di un discorso amoroso" mi trova. Sì, mi trova pronta a leggerlo perché da mesi convivevo con quel flusso di discorso continuo sull'amore e i suoi temi che ogni innamorato svolge nella sua mente. Questo libro è una salvezza, questo libro fa esclamare: "Eureka!", questo libro è un'opera aperta.
    Già conoscevo Barthes, stra-studiato per gli esami di comparatistica e semiotica, ma non conoscevo quest'opera così poco accademica. L'amore non è un tema da accademici/scienziati. Ma lui, che più che accademico, era un intellettuale si butta nel tema spinoso senza timore d'essere bandito dal cenacolo dei luminari.Coraggioso come pochi. Coraggioso come chi ancora decide di amare e parlare d'amore oggi.
    E che dire poi della struttura del volume? Decisamente originale, suddiviso per "figure", vale a dire quei frammenti di discorso che fluttuano nella mente dell'innamorato.
    Concludo con le parole di Barthes:
    "La necessità di questo libro sta nella seguente considerazione: il discorso amoroso è oggi d'una estrema solitudine. Questo discorso è forse parlato da migliaia di individui (chi può dirlo?), ma non è sostenuto da nessuno; esso si trova ad essere completamente abbandonato dai discorsi vicini: oppure è da questi ignorato, svalutato, schernito, tagliato fuori non solo dal potere, ma anche dai suoi meccanismi (scienze, arti, sapere). Quando un discorso viene, dalla sua propria forza, trascinato in questo modo nella deriva dell'inattuale, espulso da ogni forma di gregarietà, non gli resta altro che essere il luogo, non importa quanto esiguo, di un'affermazione. Questa affermazione è in definitiva l'argomento del libro che qui ha inizio".

    ha scritto il 

  • 5

    Siamo dei Werther vigliacchi!

    Conversare d'amore è, da sempre, meraviglioso. Collegare questa esigenza a suggestioni letterarie è di sicuro un'impresa magnifica.
    Roland Barthes ci è riuscito.

    Frammenti, immagini nitidissime, quadretti esemplari che non hanno la pretesa di insegnare o consolare, ma di illustrare ...continua

    Conversare d'amore è, da sempre, meraviglioso. Collegare questa esigenza a suggestioni letterarie è di sicuro un'impresa magnifica.
    Roland Barthes ci è riuscito.

    Frammenti, immagini nitidissime, quadretti esemplari che non hanno la pretesa di insegnare o consolare, ma di illustrare questioni amorose universali vissute da qualsiasi essere umano, reale o irreale che sia.

    Dunque nel libro posso ritrovarmi nel fantomatico X, poi nel Frédéric flaubertiano, addirittura nel Proust più nevrotico e infine, inevitabilmente, nel Werther di Goethe, colonna portante dell'intero "saggio" (meglio viaggio) del percorso sentimentale.

    ha scritto il 

  • 3

    I singoli frammenti che compongono questo famoso saggio sull’amore, ridondanti di citazioni, sono alquanto complicati, e il loro insieme, non organizzato, resta alla fine un groviglio di pensieri molto dotti, e però scarsamente fruibili: un esercizio intellettuale, quello di Barthes, senz’altro a ...continua

    I singoli frammenti che compongono questo famoso saggio sull’amore, ridondanti di citazioni, sono alquanto complicati, e il loro insieme, non organizzato, resta alla fine un groviglio di pensieri molto dotti, e però scarsamente fruibili: un esercizio intellettuale, quello di Barthes, senz’altro appagante per l’autore molto più che per il lettore.

    ha scritto il 

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