Frankenstein

(Running Press classics)

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Publisher: Running Pr

4.0
(8822)

Language: English | Number of Pages: 170 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Spanish , Chi traditional , Catalan , Portuguese , Japanese , German , Italian , French , Chi simplified , Korean , Greek , Swedish , Dutch , Czech , Galego

Isbn-10: 0894715208 | Isbn-13: 9780894715204 | Publish date: 

Also available as: Mass Market Paperback , Softcover and Stapled , Hardcover , Audio Cassette , Library Binding , School & Library Binding , Others , Audio CD , Unbound , eBook , Leather Bound

Category: Fiction & Literature , Horror , Science Fiction & Fantasy

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Book Description
This is the story of young Victor Frankenstein, who longed to seek out the answers to life and death. Day and night he worked to create something that the world had never seen. But he did not know that one day his efforts would destroy him and everything he had.

Chris Mould's unique style brings Mary Shelley's classic story dramatically to life. With color illustrations that capture the dark mood of the monster's plight, Mould follows the story from the sweeping icescapes of the Arctic through the birth of the monster and his escape, and on to the tale's tragic end. Children and adults alike will be entranced by this riveting introduction to Frankenstein.

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  • 4

    Il vero mostro e' un Victor Frankenstein che crea un essere senza speranze e senza possibilità di una vita almeno accettabile.
    Victor nel suo farneticamento ha subito provato orrore per la creatura ...continue

    Il vero mostro e' un Victor Frankenstein che crea un essere senza speranze e senza possibilità di una vita almeno accettabile.
    Victor nel suo farneticamento ha subito provato orrore per la creatura ed e' fuggito lasciandola sola e spaventata. La creatura che non aveva preteso la vita è stata abbandonata al suo penoso destino. Victor come umano e come padre l' ha subito disprezzata e indotta ad una tremenda solitudine.
    La creatura nella sua ricerca di affetto e comprensione troverà sempre e soltanto umani che di fronte all'aspetto orrido saranno capaci solo di provare ribrezzo e paura per poi perseguitarla.
    Una storia avvincente e drammatica capace di offrire molti spunti di riflessione, un classico senza tempo che molto rivela sulla natura umana.

    said on 

  • 5

    Tutti a grandi linee conosciamo la storia di Frankenstein e per questo credo che molte persone siano in qualche modo disincentivate alla lettura del romanzo originale credendo di trovarlo scontato o r ...continue

    Tutti a grandi linee conosciamo la storia di Frankenstein e per questo credo che molte persone siano in qualche modo disincentivate alla lettura del romanzo originale credendo di trovarlo scontato o ripetitivo. Sarebbe davvero un grande sbaglio perchè si perderebbe la possibilità di leggere un romanzo ben scritto, di una psicologia fine, per niente "pesante". Gli spunti di riflessione che la storia solleva sono molti e rimangono del tutto attuali anche oggi, specie alla luce delle nuove scoperte scientifiche.
    Ricordo inoltre che Mary Shelley è stata capace di scrivere il suo capolavoro all' età di 19 anni, con un risultato incredibile vista la giovane età.

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  • 4

    Io sto con la creatura senza nome.

    Victor Frankenstein ha dato vita a una creatura senza nome e senza possibilità di appartenere al mondo. Per la sua creatura non ha provato amore ma raccapriccio. Non accettazione ma odio. L’ha rinnega ...continue

    Victor Frankenstein ha dato vita a una creatura senza nome e senza possibilità di appartenere al mondo. Per la sua creatura non ha provato amore ma raccapriccio. Non accettazione ma odio. L’ha rinnegata e costretta alla peggior solitudine.
    Victor Frankestein voleva essere Dio prima ancora d’essere uomo. Cieco e avido, voleva la gloria. La sua creatura, invece, chiedeva solo un po’ d’amore.
    Chi è il vero mostro, Victor Frankenstein?

    “Cercavo amore, compagnia. E venivo sempre respinto. Non è ingiusto? Devo essere considerato l’unico colpevole quando tutta l’umanità ha peccato contro di me? Perché non disprezzate Felix, che ha scacciato un amico dalla sua casa coprendolo di ingiurie? Perché non odiate il contadino che ha tentato di sopprimere chi aveva salvato la sua bambina? No, questi esseri sono virtuosi, puri! Io, l’infelice, l’abbandonato, sono un aborto che si rifiuta, si prende a calci, si calpesta.”

    Quanti sono i Victor Frankenstein sulla terra?

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  • 4

    Per me, un esperimento

    Ho letto questo classico all'interno di un esperimento: un progetto di social reading strutturato, che studia per diventare metodo. Si chiama twletteratura, trovate qualche dettaglio qui: www.twletter ...continue

    Ho letto questo classico all'interno di un esperimento: un progetto di social reading strutturato, che studia per diventare metodo. Si chiama twletteratura, trovate qualche dettaglio qui: www.twletteratura.org
    Il conteggio dei caratteri tipico di twitter viene trasformato da limite in potenzialità: la sintesi per pensare mentre si legge e si riscrive un testo. E insieme agli altri l'intertestualitá, i Lettori e le interpretazioni si intrecciano.

    Il metodo e il romanzo. Lo dico col mio ultimo twyll:
    Rimane amarezza per i diversi punti di vista che non si incontrano. Siamo condannati alla solitudine delle nostre interpretazioni? #frank/28
    140 caratteri, spazi inclusi.

    Le repliche permettono estensioni. I limiti della sintesi si intrecciano con la condivisione. É uno strumento per pensare e gli amici di twletteratura stanno provando a capire se funziona bene. E visto che di pensiero abbiamo bisogno, spero per il meglio e continuo a riflettere sulla potenza del pensiero che trascende i 140 caratteri e sui 140 caratteri che miracolosamente focalizzano/evidenziano/orientano il pensiero. È la relazione pensiero-linguaggio, andata e ritormo, bellezza!

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  • 4

    Un classico, ovviamente, e come tutti i classici spesso si tende a dire sempre le stesse cose.
    Averlo letto, per la prima volta, ora che ho un'età piuttosto avanzata, mi fa forse vedere qualcosa di di ...continue

    Un classico, ovviamente, e come tutti i classici spesso si tende a dire sempre le stesse cose.
    Averlo letto, per la prima volta, ora che ho un'età piuttosto avanzata, mi fa forse vedere qualcosa di diverso, rispetto al tema del "Prometeo moderno".

    Per me, è una angosciante storia di colpa: un uomo fa qualcosa che non avrebbe dovuto fare, e che non può fermare e da quel momento la sua vita è rovinata, schiacciata dal senso di colpa e dalle conseguenze nefaste dei suoi errori.
    In questo senso, è davvero ottima la narrazione in prima persona da parte di Frankenstein.
    Un po' deluso invece dalla caratterizzazione del mostro, un po' troppo forzata e priva di senso.

    Comunque, un classico da leggere, ovviamente.

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  • 3

    Se penso che Mary Shelley ha scritto questo romanzo a 19 anni...! E devo dire che i pro e i contro che ho rilevato durante la lettura non riguardano affatto la sua età, ma le varie caratteristiche imp ...continue

    Se penso che Mary Shelley ha scritto questo romanzo a 19 anni...! E devo dire che i pro e i contro che ho rilevato durante la lettura non riguardano affatto la sua età, ma le varie caratteristiche implicate nel periodo in cui è stato scritto il libro.
    Ci sono alcune ingenuità, dettate presumibilmente dal fatto che nel 1831 il concetto di romanzo di fantascienza non esistesse nemmeno nella tradizione letteraria. Frankenstein da alcuni è considerato il primo romanzo del genere sci-fi, da altri come un precursore. Sicuramente si comincia a seminare per le successive centinaia di personaggi dello "scienziato pazzo", ad esempio, anche se bisognerà ancora aspettare per avere della vera e propria speculazione scientifica all'interno della storia. Difatti ciò che ha contrariato già altri, da quel che ho letto, è che il processo attraverso cui Frankenstein crei e dia vita al mostro non è affatto chiarificato. Nelle trasposizioni cinematografiche ricorre la battuta "it's alive!" appena Frankenstein ha terminato la sua prodigiosa opera e il mostro dà un segno di vita. Al di là del fatto che questa battuta non esista nel romanzo, ciò che intendo è proprio che sembri succedere quasi da sé, impedendo al lettore di poter sapere i vari processi che hanno reso possibile che il mostro acquistasse un'attività cerebrale e persino una coscienza. Inoltre un altro dettaglio, forse più imputabile ad un'autoindulgenza dell'autrice più che a un difetto dell'epoca, è che il mostro acquisisca una padronanza del linguaggio, tale da non aver nulla da invidiare a Frankenstein stesso, da una semplice esperienza di autodidatta isolato, che non ha fatto alcuna pratica attraverso ripetute interazioni sociali, a parte per degli scambi molto brevi. Un livellamento del linguaggio a seconda delle possibilità dei personaggi sarebbe stato gradito, ma c'è da dire che non è mica la Divina Commedia di Dante.
    Se posso inserire una contrarietà più personale che obiettiva è che si sente davvero tanto la cultura romantica in cui era immersa Shelley. Si tratta di una corrente letteraria che non incontra la mia partecipazione né la mia condivisione di principi, tuttavia fortunatamente c'erano talmente tanti elementi in ballo durante la lettura che il fastidio è passato in secondo piano la maggior parte delle volte.
    Ciò che stupisce davvero è il quadro psicologico dei vari personaggi e il peso dei temi inseriti nella tormentata vicenda dei protagonisti, oltre ad una serie di simbolismi, allusioni interessanti ad una certa cultura biblica o più generalmente letteraria. Victor Frankenstein, ad esempio, può facilmente non piacere come personaggio. Ha un carattere estremamente egocentrico e debole. S'interessa di scienza, veniamo a sapere, non tanto per la disciplina in sé, ma per poter soddisfare le sue brame ambiziose, di gloria e allo stesso tempo di potere che vada oltre il meramente mortale, umano, e si costituisca come un creatore simile a Dio. Tuttavia non ha la stessa onniscienza né è esente da difetti specificamente umani: è estremamente impaziente, tanto che appena ha creato il mostro, è assalito dal terrore verso la sua stessa opera, verso ciò che ha fatto, come se dopo un affannarsi accecato, all'improvviso potesse rendersi conto della degenerazione e deformità del suo operato. Non ha considerato per nulla le possibili conseguenze delle sue azioni, e per tutto il romanzo avrà un rapporto discutibile con il concetto di "responsabilità", oscillando tra un'attribuzione delle proprie pene e delle azioni del mostro ad un fato crudele, e una maggiore consapevolezza del peso delle proprie scelte, purtroppo mai definitiva. Non è dotato, tra l'altro, di un qualche talento empatico, non riuscendo mai a vedere più in là delle sue stesse pene. Qui di certo subentra il fattore romantico, perché sia Frankenstein che il mostro possono essere considerati eroi romantici. Frankenstein ha il tipico senso di importanza data al proprio vissuto che vorrebbe andare ben oltre le modeste circostanze di una vita tra un milione e vedersi come un martire (perlopiù incompreso), dando ai propri sentimenti una solennità sovraumana. Una tendenza che ho sempre trovato ostica del Romanticismo infatti è la costante necessità di quantificare le proprie pene, per mostrare quanto il tormento vissuto sia incredibilmente maggiore rispetto a quello di altri; pensiero per me risibile e infantile. Frankenstein, però, è proprio infantile e non penso che non sia voluto: su di lui viene proiettato il concetto di paternità, ma sconfigge ogni aspettativa al riguardo, passo dopo passo, dimostrandosi un padre sconsiderato, incapace di un rapporto maturo con la propria creatura, peraltro condannata alla solitudine, e incapace di crescere in seguito all'interazione con essa, al di là di un infossamento in una situazione ancora più mostruosa e controversa. Quest'ultima tuttavia permette al romanzo di prendere una piega quasi titanica, di scontro logorante, corrosivo e sempre più abissale tra potenze avverse che è indubbiamente affascinante. Inoltre tutto l'approfondimento possibile sul suo personaggio suggerisce che esso sia costruito decisamente bene, che abbia un carattere distintivo e definito, come nel caso del mostro.
    Il mostro, invece, proprio in quanto romantico è un personaggio che funziona alla grande: l'idea di un'incomprensione a livelli cosmici tra un protagonista romantico e il resto della società qua è evidente, e il sentimento di solitudine, bisogno di amore, di un contatto affettivo significativo e condiviso, e allo stesso tempo il ripudio totale dell'umanità in seguito all'impossibilità di essere accettato è l'insieme di suggestioni più bello di tutto il romanzo, forse perché molto più giustificato rispetto a quello di Frankenstein, che in ultima analisi è in una tale posizione abietta da non riuscire ad attirare a sé la stessa compassione che si può sentire per il mostro.
    Inutile dire, inoltre, che temi scottanti come quello del 1) diritto alla vita, 2) della coscienza, 3) dei limiti della scienza, 4) di cosa ci definisca umani e 5) del rapporto con il diverso 6) del rapporto tra uomo e natura sono amplificati molto bene e sono alla radice della tensione drammatica della storia.

    Due curiosità che a me sono piaciute tanto:
    1) dal punto di vista psicologico la creazione del mostro da parte di Frankenstein viene descritta da Shelley in modo simile al parto. Frankenstein si isola durante gli ultimi momenti più intensivi della sua creazione, similmente a come le donne del XIX secolo erano costrette all'isolamento negli ultimi mesi della gravidanza. Inoltre Frankenstein viene descritto come pallido, emaciato, uno stato di salute che una gravidanza difficoltosa può causare. Il dettaglio forse più rivelatorio è che in seguito al termine della sua creazione egli sia così sfinito da addormentarsi. Non è la prima volta, però, che ho avuto l'impressione che Shelley stesse trasferendo la propria esperienza femminile ad un personaggio maschile, in quanto già l'educazione estremamente ritirata ricevuta durante l'infanzia, paragonabile più a quella femminile, mi è parso un dettaglio interessante.
    2) La natura duale del mostro è molto importante, sospeso tra una generosità innata e l'acquisizione, in seguito all'interazione con la società, di una deriva malvagia, vendicativa (ci vedo un po' di Rousseau). Proprio in riferimento alle allusioni letterarie accennate all'inizio, il mostro dice che il suo libro preferito è Paradise Lost di Milton. Milton dice che Satana è geloso di Adamo perché aveva accanto a sé Eva e, comunque, dimorava nel giardino dell'Eden. La stessa storia del mostro condivide sentimenti simili, in quanto non può accettare l'idea che Frankenstein abbia una vita felice, visto che il poveretto è isolato e dannato dalla società. C'è inoltre il tema dell'essere stati "creati" invece che essere nati, oltre al fatto che ad un certo punto il mostro voglia ritirarsi in regioni estreme del mondo, cibandosi di ciò che offre la natura e figurandosi l'idea che possa bastargli fare compagnia a se stesso.

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  • 5

    Ritengo che Frankenstein sia uno dei libri più belli che io abbia mai letto. Quando lo lessi la prima volta mi colpì subito per la trama e per l'atmosfera romantica. Ho adorato le descrizioni dei paes ...continue

    Ritengo che Frankenstein sia uno dei libri più belli che io abbia mai letto. Quando lo lessi la prima volta mi colpì subito per la trama e per l'atmosfera romantica. Ho adorato le descrizioni dei paesaggi e di come Victor vi trovi conforto. Ma Frankenstein è molto di più di un romanzo gotico, offre tantissimi punti di riflessione, per esempio sulla morte, sui limiti della scienza, sul rapporto genitori figli (Victor infatti è un cattivo padre, abbandona la creatura e rinnega qualsiasi legame con lui), e anche sulle discriminazioni, di genere, di cultura ecc.
    Lo consiglio assolutamente a tutti.

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  • 3

    Finalmente ho colmato la mancanza di essere un'appassionata di horror che non aveva ancora mai letto Frankenstein. Ovviamente la storia non mi era ignota - e questo immagino abbia ridotto di molto il ...continue

    Finalmente ho colmato la mancanza di essere un'appassionata di horror che non aveva ancora mai letto Frankenstein. Ovviamente la storia non mi era ignota - e questo immagino abbia ridotto di molto il piacere della lettura -, ma ci tenevo a poter dire di aver "fatto il mio dovere" con questo caposaldo del genere. Naturalmente sapevo molto bene che, essendo un romanzo d'epoca, avrei faticato un po' a digerire lo stile. A libro terminato, devo ammettere di aver faticato molto più del previsto: il genere epistolare mi infastidisce molto nella sua artificiosità, non riesco a sospendere l'incredulità, e nel complesso trovo che funzioni molto male in questa storia, che avrebbe potuto essere più efficacemente scritta con un narratore esterno; accanto a questo ho trovato melense e seriamente illeggibili tutte le frequentissime digressioni paesaggistiche, che interrompevano inutilmente il corso dell'azione; anche la costruzione del personaggi è a parer mio decisamente irritante, calcati come sono in quella serie di stereotipi che, ai tempi, servivano a caratterizzare la persona dabbene dal mascalzone - l'entrata in scena della giovane Elizabeth è in questo senso da manuale: benché sia mischiata ai figli dei contadini (plebei, e quindi neri e sporchi), i suoi capelli biondi e la sua eleganza innata la qualificano a colpo d'occhio come aristocratica e quindi degna di un futuro migliore. Di nuovo, non credo abbia senso fare le pulci al romanzo per queste cose, perché è un'opera figlia del suo tempo, ma non posso dire che siano caratteristiche semplici su cui sorvolare.
    Accanto a queste osservazioni di stile, devo ammettere di aver davvero disprezzato il personaggio di Victor anche e soprattutto da un punto di vista morale: conoscendolo per il tramite dei film, mi ero abituata a vedere in lui il prototipo dell'uomo di scienza che si spinge oltre quanto è in grado di sopportare, ma che è comunque conscio di ciò che ha fatto e che se ne prende la responsabilità. Nel romanzo Victor mi è sembrato una banderuola totalmente priva di mordente: la passione per la scienza è solo una fase, una delle infatuazioni che cambia con la stessa facilità con cui ci si può cambiare la camicia, e questo a dispetto del pasticcio pazzesco che combina. Di fronte al danno, le sue uniche reazioni sono di ammalarsi di nervi e piangersi addosso, per poi, alla fine, autoassolversi da ogni colpa. Non si denuncia come co-responsabile della morte di William neanche per salvare Justine, giustificandosi con la certezza di non poter essere creduto. Ma in effetti questo suo silenzio vigliacco è ben poco eroico. Neppure di fronte allo sfogo (legittimo) della Creatura si fa venire un minimo scrupolo di coscienza né pensa anche solo lontanamente di prendersi una buona volta la responsabilità di sistemare le cose - ad esempio, se non creando una moglie alla Creatura, accogliendola, curandosi di lei in prima persona. Victor è un ragazzotto viziato, codardo e irresponsabile e trovo molto difficile da accettare che la sua probità venga accettata da tutti i personaggi, come un dogma, quando è certamente il peggiore tra tutta la rosa.
    Ancora, sono rimasta molto delusa dall'estrema vaghezza con cui la Shelley (non)descrive la procedura di creazione. Non mi aspettavo certo un'illustrazione passo per passo di un procedimento che era comunque scientificamente impossibile, tanto più che dubito che l'autrice avesse adeguate conoscenze anatomiche per riuscirci. Tuttavia non ci prova nemmeno e lascia aperte parecchie voragini logiche (ad esempio, dalla lettura pare di capire che la composizione della creatura richieda parecchi mesi: come poteva Victor mantenere i tessuti e gli organi sufficientemente "sani" in un lasso così ampio di tempo? L'assemblaggio del mostro avviene per di più in una normalissima casa e anche nel periodo estivo: per logica, sarebbero dovute bastare dei giorni - massimo qualche settimana - perché i pezzi andassero in decomposizione; e quando Victor cerca di creare la "Signora Frankenstein" su un'isola delle Orcadi? Come si può credere che si sia portato dietro per l'Inghilterra e la Scoza strumenti E pezzi di cadavere senza che nessuno se ne rendesse conto e senza che questi si disfacessero?).
    Nonostante tutto, capisco bene che queste critiche sono dettate o dal mio gusto personale (quindi da criteri non oggettivi) o dalla distanza temporale. E non mi sembra giusto affossare l'opera valutandola con criteri moderni, ai quali non avrebbe potuto anche volendo adeguarsi. Spezzate quindi tutte le dovute lance, quel che resta è un'opera che ha creato un prototipo dell'orrorifico mondiale: la Creatura è in effetti un gioiello che salva l'intero romanzo. La sua originalità, la sua sensibilità, la sua complessità compensano qualsiasi altro difetto io possa trovare nel resto.
    In sintesi, Frankenstein è secondo me un libro molto pesante da leggere oggi, con molte caratteristiche peculiari del suo tempo che potrebbero far storcere il naso, ma che, negli elementi in cui si discosta dal tradizionale, nel suo coraggio di dare in pasto al mondo una nuova idea, un nuovo incubo, fa centro perfetto ancora oggi.

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  • 4

    Romanzo gotico e romantico: sembra ambientato nei quadri di Friedrich. Le iperboli e gli eccessi romantici lo rendono davvero eccessivo e ai nostri giorni fanno anche sorridere. La trama è davvero sen ...continue

    Romanzo gotico e romantico: sembra ambientato nei quadri di Friedrich. Le iperboli e gli eccessi romantici lo rendono davvero eccessivo e ai nostri giorni fanno anche sorridere. La trama è davvero senza tempo, mentre una chiave di lettura più moderna ci porta rivalutare le tematiche della fuga e dell'inseguimento dell' Uomo e della sua Creatura - dopo l'abbandono della stessa del suo creatore.... e, a proposito, come mai il creatore dopo aver tanto agognato una creatura poi la abbandona inorridito? Dio/uomo? Genitore e figlio? Uomo e scienza? Perché Frankenstein odia cosi la sua Creatura? - , la scienza e i suoi limiti, la caduta e il recupero di una condizione naturale.

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  • 4

    Vendetta, pietà, paura, odio amore, tutti gli ingredienti di questo fantastico libro. Si è sempre in bilico tra sentimenti di orrore o commiserazione e pietà per le vicende del "demone".

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