Frankenstein

Di

Editore: La Spiga-Meravigli

4.0
(8743)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 32 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Chi tradizionale , Catalano , Portoghese , Giapponese , Tedesco , Francese , Chi semplificata , Coreano , Greco , Svedese , Olandese , Ceco , Galego

Isbn-10: 8871009797 | Isbn-13: 9788871009797 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida , Cofanetto , Tascabile economico , Copertina rinforzata scuole e biblioteche , CD audio , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Horror , Fantascienza & Fantasy

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  • 3

    Finalmente ho colmato la mancanza di essere un'appassionata di horror che non aveva ancora mai letto Frankenstein. Ovviamente la storia non mi era ignota - e questo immagino abbia ridotto di molto il ...continua

    Finalmente ho colmato la mancanza di essere un'appassionata di horror che non aveva ancora mai letto Frankenstein. Ovviamente la storia non mi era ignota - e questo immagino abbia ridotto di molto il piacere della lettura -, ma ci tenevo a poter dire di aver "fatto il mio dovere" con questo caposaldo del genere. Naturalmente sapevo molto bene che, essendo un romanzo d'epoca, avrei faticato un po' a digerire lo stile. A libro terminato, devo ammettere di aver faticato molto più del previsto: il genere epistolare mi infastidisce molto nella sua artificiosità, non riesco a sospendere l'incredulità, e nel complesso trovo che funzioni molto male in questa storia, che avrebbe potuto essere più efficacemente scritta con un narratore esterno; accanto a questo ho trovato melense e seriamente illeggibili tutte le frequentissime digressioni paesaggistiche, che interrompevano inutilmente il corso dell'azione; anche la costruzione del personaggi è a parer mio decisamente irritante, calcati come sono in quella serie di stereotipi che, ai tempi, servivano a caratterizzare la persona dabbene dal mascalzone - l'entrata in scena della giovane Elizabeth è in questo senso da manuale: benché sia mischiata ai figli dei contadini (plebei, e quindi neri e sporchi), i suoi capelli biondi e la sua eleganza innata la qualificano a colpo d'occhio come aristocratica e quindi degna di un futuro migliore. Di nuovo, non credo abbia senso fare le pulci al romanzo per queste cose, perché è un'opera figlia del suo tempo, ma non posso dire che siano caratteristiche semplici su cui sorvolare.
    Accanto a queste osservazioni di stile, devo ammettere di aver davvero disprezzato il personaggio di Victor anche e soprattutto da un punto di vista morale: conoscendolo per il tramite dei film, mi ero abituata a vedere in lui il prototipo dell'uomo di scienza che si spinge oltre quanto è in grado di sopportare, ma che è comunque conscio di ciò che ha fatto e che se ne prende la responsabilità. Nel romanzo Victor mi è sembrato una banderuola totalmente priva di mordente: la passione per la scienza è solo una fase, una delle infatuazioni che cambia con la stessa facilità con cui ci si può cambiare la camicia, e questo a dispetto del pasticcio pazzesco che combina. Di fronte al danno, le sue uniche reazioni sono di ammalarsi di nervi e piangersi addosso, per poi, alla fine, autoassolversi da ogni colpa. Non si denuncia come co-responsabile della morte di William neanche per salvare Justine, giustificandosi con la certezza di non poter essere creduto. Ma in effetti questo suo silenzio vigliacco è ben poco eroico. Neppure di fronte allo sfogo (legittimo) della Creatura si fa venire un minimo scrupolo di coscienza né pensa anche solo lontanamente di prendersi una buona volta la responsabilità di sistemare le cose - ad esempio, se non creando una moglie alla Creatura, accogliendola, curandosi di lei in prima persona. Victor è un ragazzotto viziato, codardo e irresponsabile e trovo molto difficile da accettare che la sua probità venga accettata da tutti i personaggi, come un dogma, quando è certamente il peggiore tra tutta la rosa.
    Ancora, sono rimasta molto delusa dall'estrema vaghezza con cui la Shelley (non)descrive la procedura di creazione. Non mi aspettavo certo un'illustrazione passo per passo di un procedimento che era comunque scientificamente impossibile, tanto più che dubito che l'autrice avesse adeguate conoscenze anatomiche per riuscirci. Tuttavia non ci prova nemmeno e lascia aperte parecchie voragini logiche (ad esempio, dalla lettura pare di capire che la composizione della creatura richieda parecchi mesi: come poteva Victor mantenere i tessuti e gli organi sufficientemente "sani" in un lasso così ampio di tempo? L'assemblaggio del mostro avviene per di più in una normalissima casa e anche nel periodo estivo: per logica, sarebbero dovute bastare dei giorni - massimo qualche settimana - perché i pezzi andassero in decomposizione; e quando Victor cerca di creare la "Signora Frankenstein" su un'isola delle Orcadi? Come si può credere che si sia portato dietro per l'Inghilterra e la Scoza strumenti E pezzi di cadavere senza che nessuno se ne rendesse conto e senza che questi si disfacessero?).
    Nonostante tutto, capisco bene che queste critiche sono dettate o dal mio gusto personale (quindi da criteri non oggettivi) o dalla distanza temporale. E non mi sembra giusto affossare l'opera valutandola con criteri moderni, ai quali non avrebbe potuto anche volendo adeguarsi. Spezzate quindi tutte le dovute lance, quel che resta è un'opera che ha creato un prototipo dell'orrorifico mondiale: la Creatura è in effetti un gioiello che salva l'intero romanzo. La sua originalità, la sua sensibilità, la sua complessità compensano qualsiasi altro difetto io possa trovare nel resto.
    In sintesi, Frankenstein è secondo me un libro molto pesante da leggere oggi, con molte caratteristiche peculiari del suo tempo che potrebbero far storcere il naso, ma che, negli elementi in cui si discosta dal tradizionale, nel suo coraggio di dare in pasto al mondo una nuova idea, un nuovo incubo, fa centro perfetto ancora oggi.

    ha scritto il 

  • 4

    Romanzo gotico e romantico: sembra ambientato nei quadri di Friedrich. Le iperboli e gli eccessi romantici lo rendono davvero eccessivo e ai nostri giorni fanno anche sorridere. La trama è davvero sen ...continua

    Romanzo gotico e romantico: sembra ambientato nei quadri di Friedrich. Le iperboli e gli eccessi romantici lo rendono davvero eccessivo e ai nostri giorni fanno anche sorridere. La trama è davvero senza tempo, mentre una chiave di lettura più moderna ci porta rivalutare le tematiche della fuga e dell'inseguimento dell' Uomo e della sua Creatura - dopo l'abbandono della stessa del suo creatore.... e, a proposito, come mai il creatore dopo aver tanto agognato una creatura poi la abbandona inorridito? Dio/uomo? Genitore e figlio? Uomo e scienza? Perché Frankenstein odia cosi la sua Creatura? - , la scienza e i suoi limiti, la caduta e il recupero di una condizione naturale.

    ha scritto il 

  • 4

    Uno dei migliori libri che abbia avuto fra le mani! È un affascinante viaggio fra le emozioni più cupe e le esaltazione più folli, un libro ancora molto attuale e interessante. Ci sono stati alcuni ca ...continua

    Uno dei migliori libri che abbia avuto fra le mani! È un affascinante viaggio fra le emozioni più cupe e le esaltazione più folli, un libro ancora molto attuale e interessante. Ci sono stati alcuni capitoli piuttosto lenti da leggere, alcuni espedienti letterari per far scorrere la storia mi hanno lasciato scettica, ma nell`insieme mi è piaciuto moltissimo.

    ha scritto il 

  • 0

    Che meraviglia! Un libro tutto giocato su saliscendi emotivi, paesaggi bucolici e atmosfere gotiche, picchi paradisiaci e infernali abissi che mai posano piede nell'umile, e limbica, realtà.
    La morsa ...continua

    Che meraviglia! Un libro tutto giocato su saliscendi emotivi, paesaggi bucolici e atmosfere gotiche, picchi paradisiaci e infernali abissi che mai posano piede nell'umile, e limbica, realtà.
    La morsa di un lessico tanto caro al più puro stile romantico non lascia la sua presa mai: nessun rigo ne è esente...volente o nolente, si è trasportati nel vortice della "tempesta e dell'istinto".
    E che importa se certi passi narrativi sono più che opinabili; che importa se certe scelte sono così stereotipe da suscitare un sorriso (in fondo, è da libri come questo che nacque il mito romantico); quel che importa - il tema dominante - è la volontà di dare adito alla voglia di una vita vissuta con inappellabile, e quasi dolorosa, intensità.
    Ahhh, che meraviglia!!!!

    ha scritto il 

  • 3

    Non mi ha preso particolarmente. La storia di Frankenstein e della sua creatura mi è piaciuta, avvicente e stimolante (se l'armonia della narrazione non fosse stata interrotta da tutte quelle storiell ...continua

    Non mi ha preso particolarmente. La storia di Frankenstein e della sua creatura mi è piaciuta, avvicente e stimolante (se l'armonia della narrazione non fosse stata interrotta da tutte quelle storielle derivate l'avrei preferito). Ho trovato invece insopportabile il tono della narrazione, in particolare i dialoghi alla Mulino Bianco: capisco fosse il periodo in cui si scriveva e parlava così, però mi suonano troppo calcati e artificiosi.

    ha scritto il 

  • 4

    Nonostante la lettura odierna di questo libro sia logicamente diversa da quella fatta da un lettore del secolo nel quale fu scritto Frankenstein, si riconosce senza difficoltà la bravura dell'autrice. ...continua

    Nonostante la lettura odierna di questo libro sia logicamente diversa da quella fatta da un lettore del secolo nel quale fu scritto Frankenstein, si riconosce senza difficoltà la bravura dell'autrice.
    Sia per la parte introspettiva nei personaggi; sia per la costruzione della storia non banale e articolata; e sia per il ritmo narrativo (forse in alcune parti eccessivamente) romantico (e un po' teatrale).
    Ovviamente era un altro modo di scrivere, che oggi potrebbe non piacere e annoiare. Sicuramente un classico della letteratura gotica da leggere.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    3

    www.scaffalivirtuali.altervista.org

    É certamente particolare il modo, quasi scherzoso, in cui quest'opera così famosa è nata, ed è altrettanto particolare leggerla duecento anni dopo la sua pubblicazione. Nell'immaginario collettivo, in ...continua

    É certamente particolare il modo, quasi scherzoso, in cui quest'opera così famosa è nata, ed è altrettanto particolare leggerla duecento anni dopo la sua pubblicazione. Nell'immaginario collettivo, influenzato anche da decine di film, si hanno visioni molto diverse della creatura di Frankenstein, spesso citata come mostro. Lo stesso Frankenstein viene spesso rappresentato come uno scienziato pazzo, quando in realtà semplicemente vive, per un terzo circa del libro, il sogno di creare la vita dal nulla, passando i restanti due terzi del libro a pentirsene. Frankenstein è una persona molto istruita, determinata, uno scienziato che sogna di creare qualcosa di epico, che lo renderà famoso nei secoli futuri. Non si interroga sulla correttezza etica dei suoi esperimenti e alla fine è sopraffatto dalla sua stessa creatura, che ripudia fin dal primo istante. La creatura è piena di umanità, ma il suo aspetto la rende odiata da tutti e ben presto questo affetto si trasforma in rabbia violenta. Cosa manca alla creatura? Se lo chiede e trova anche la risposta: una donna del suo stesso tipo. Ma è Frankenstein disposto a creargliela? Le minacce del mostro gli lasciano scampo? É troppo tardi per avere un ripensamento mettendoci quell'etica che è mancata in precedenza? La storia appassiona ed è abbastanza diversa da ciò che se ne apprende dai film per grande e piccolo schermo, anche se a tratti vi sono delle descrizioni troppo prolisse, come spesso accade per la narrativa dell'epoca. Però resta un bel libro, ed è facile capire perché sia diventato immortale, più della stessa creatura di cui parla.

    ha scritto il 

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