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Frankenstein

Di

Editore: Newton & Compton

4.0
(8265)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 192 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Chi tradizionale , Catalano , Portoghese , Giapponese , Tedesco , Francese , Chi semplificata , Coreano , Greco , Svedese , Olandese , Ceco , Galego

Isbn-10: 8879836064 | Isbn-13: 9788879836067 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Paolo Bussagli

Disponibile anche come: Paperback , Copertina rigida , Cofanetto , Tascabile economico , Copertina rinforzata scuole e biblioteche , CD audio , eBook

Genere: Fiction & Literature , Horror , Science Fiction & Fantasy

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Descrizione del libro
Nella mostruosa creatura a cui uno scienziato dona la vita si riflette come inun gioco di specchi un fitto intreccio simbolico: l'ambiguità dell'atto dellacreazione, la ribellione della creatura verso chi l'ha generata, il diversoche ci somiglia, l'orrore dell'"altro" che prende vita dall'inanimato. Frankestein è tutto questo e altro ancora, ma soprattutto annuncia un genere letterario che deve ancora nascere. La modernizzazione del tema faustiano è l'animadi questo romanzo che ritrae compiutamente la duplice natura dell'individuo eil suo conflitto con una società che ormai vive dentro la scienza.
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  • 5

    Orrore e filosofia nel moderno gotico letterario.

    Ti chiesi io, Creatore, dall’argilla
    di crearmi uomo, ti chiesi io
    dall’oscurità di promuovermi…?

    (Milton, Il Paradiso Perduto)

    Non è facile recensire un romanzo del quale è già stato detto tutto quel ...continua

    Ti chiesi io, Creatore, dall’argilla
    di crearmi uomo, ti chiesi io
    dall’oscurità di promuovermi…?

    (Milton, Il Paradiso Perduto)

    Non è facile recensire un romanzo del quale è già stato detto tutto quello che si poteva dire e che è entrato a pieno titolo nell’immaginario mondiale. Un romanzo la cui sola genesi (avvenuta grazie a un macabro gioco di inventiva nelle fatali nottate che Mary Shelley trascorse a villa Diodati in compagnia di Lord Byron, del dottor Polidori e del marito Percy) profuma di leggenda e che ha finito con il generare uno dei più famosi mostri letterari e cinematografici. Non è facile, ma vale comunque la pena tentare.
    La storia è ben nota. Il promettente Victor Frankenstein, giovane rampollo di una ricca e rispettata famiglia elvetica, si trova al culmine di un percorso scientifico iniziato con l’alchimia di Paracelso e culminato tra le più eminenti cattedre universitarie. E’ proprio al raggiungimento del suo personale climax conoscitivo che Victor compirà il miracolo: nasce il mostro. Nasce la sua creatura. Ma qualcosa nello scienziato si spezza. La febbre che lo aveva animato fino al raggiungimento del suo obiettivo svanisce all’improvviso e in lui resta solo il disgusto e il terrore per ciò che ha fatto.
    Il mostro sparisce, terrorizzato quanto e più di Victor. Unica nel suo genere e flagellata da un aspetto ributtante, la creatura si trova solo e rifiutata. Priva di una formazione morale è in balia dei sentimenti di coloro che incontra sul proprio cammino, sentimenti viziati dall’apparenza del mostro e dall’anima selvaggia e profonda che lo abita. Incolpevole della sua nascita, ben presto cercherà nel creatore Frankenstein uno scopo fino a proporre lo scellerato patto: Victor dovrà fabbricare una seconda creatura in modo da porre fine alla straziante solitudine del mostro e il costrutto, in cambio, si ritirerà lontano dall’uomo. Nessuna vendetta. Nessun altra morte. Nessun pericolo per la famiglia Frankenstein, già spezzata dalla furia solitaria della creatura.
    Il romanzo è strutturato come un diario: l’esploratore Robert Walton scrive alla sorella Margareth fornendo dettagliati resoconti della sua missione al Polo Nord. E’ proprio in quelle gelide lande desolate che incontrerà Victor, intrappolato in una caccia senza fine al mostro, ed è attraverso la penna di Walton che conosceremo la storia di Frankenstein.
    La cosa che più mi ha stupito di questo romanzo è il complesso armamentario psicologico che Mary Shelley dispiega per costruire il confronto tra Victor e il suo costrutto. Da una parte l’etica di Frankenstein, dimenticata fino al fatale giorno in cui il mostro prende vita ma poi destinata a condizionare tutte le sue scelte future. Dall’altra lo straziante conflitto del mostro. Una creatura selvaggia e pura che proprio come l’uomo di Milton non ha chiesto di essere creata ma che, superiore in capacità fisiche e pari in intelletto al suo stesso padre anatomico, pretende gli sia assegnato un posto. E visto che gli altri uomini non sono disposti ad accettarlo è compito di Victor risolvere questo dilemma ripetendo l’abominio.
    Come dicevo, al di là delle riuscite atmosfere gotiche, al di là dell’ambientazione e dei percorsi formativi di Victor, la cosa sorprendente del romanzo è la modernità dei concetti che Mary Shelley mette in campo. La formazione culturale dell’autrice spiega molto di ciò che troviamo in Victor e nella sua creatura ma non è sufficiente. Dietro i lunghi monologhi dei protagonisti c’è una puro pensiero filosofico che è marchio di fabbrica di quei tempi sotto molti aspetti illuminati.
    Ed è su questo che voglio spendere due parole. Come nell’opera di Wells ‘L’Isola del Dottor Moreau‘ anche qui una profonda speculazione filosofica sullo scopo ultimo dell’uomo e sulla sua discendenza ancestrale porta a conclusioni modernissime e inquietanti. La freddezza con la quale il mostro dipinge la società sembra un’infausta previsione di ciò che sarebbe venuto nei secoli successivi così come i dilemmi morali di Victor sono gli stessi che i moderni scienziati si trovano a fronteggiare.
    La filosofia, quindi. Un potentissimo strumento in parte (se non del tutto) bandito dai nostri ‘circoli letterari’ e dalle nostre penne. Mary Wollstonecraft Goodwin Shelley nel 1816 a diciannove anni, forte del bagaglio culturale donatole dalla famiglia e stimolata dai guizzi creativi del marito, fu in grado di dipingere un complesso affresco che scavava senza paura di sporcarsi le mani nei più profondi desideri dell’uomo.
    Mi domando cosa potremmo fare con il tempo, la voglia o la possibilità di riappropriaci della più estrema speculazione filosofica. Mi chiedo quale profondità si potrebbe raggiungere oggi che la tecnologia ci consente cose inimmaginabili anche solo pochi lustri fa. Me lo chiedo e cerco la risposta anche in questi grandi maestri del passato.

    ha scritto il 

  • 5

    Semplicemente EMOZIONANTE!!!

    Ricordo di averlo letto tutto d'un fiato in neanche mezza giornata e di essermi emozionata tanto! L'ho letto poi diverse volte trovando sempre nuovi dettagli che mi erano sfuggiti.
    È sicuramente una s ...continua

    Ricordo di averlo letto tutto d'un fiato in neanche mezza giornata e di essermi emozionata tanto! L'ho letto poi diverse volte trovando sempre nuovi dettagli che mi erano sfuggiti.
    È sicuramente una storia che fa riflettere e che tutti i ragazzini dovrebbero leggere nonostante lo "stile antiquato" di cui qualcuno ha parlato (ma ricordiamo anche QUANDO è stato scritto! È anche ovvio che sia "antiquato" e proprio da questo deriva il suo fascino).
    La tematica resta attuale nella nostra epoca in cui sembra quasi contare solo l'aspetto esteriore delle persone: il mostro non è il vero mostro... citando Samuele Bersani, "l'unica cosa evidente è che il mostro ha paura".

    ha scritto il 

  • 3

    Arrivata alla fine con fatica per lo stile antiquato e ridondante. Il plot oltre ad essere noto,è comunque scontato e prevedibile. Il mostro é simpatico e il protagonista Insopportabile. E comunque mi ...continua

    Arrivata alla fine con fatica per lo stile antiquato e ridondante. Il plot oltre ad essere noto,è comunque scontato e prevedibile. Il mostro é simpatico e il protagonista Insopportabile. E comunque mi é venuto in mente tutto il tempo il film di mel Brook. Vabbè

    ha scritto il 

  • 4

    Bel romanzo gotico

    Divorato in qualche giorno, davvero godibile. Se Mary Shelley permette, avrei approfondito maggiormente alcuni aspetti della vicenda...ma forse parlo così solo perchè avrei voluto che non finisse così ...continua

    Divorato in qualche giorno, davvero godibile. Se Mary Shelley permette, avrei approfondito maggiormente alcuni aspetti della vicenda...ma forse parlo così solo perchè avrei voluto che non finisse così presto. In fondo, il fascino del libro sta anche nell'insolita ed accattivante circostanza in cui è stato concepito. Anche questo contribuisce a renderlo immortale.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    3

    La mia recensione completa la trovate qua
    http://katiusciarigogliosi.blogspot.it/2015/05/frankenstein.html

    Il dottor Victor Frankenstein, sconvolto dalla morte della madre, lascia il padre e l'amata c ...continua

    La mia recensione completa la trovate qua
    http://katiusciarigogliosi.blogspot.it/2015/05/frankenstein.html

    Il dottor Victor Frankenstein, sconvolto dalla morte della madre, lascia il padre e l'amata cugina Elizabeth per recarsi in Germania al fine di ampliare i suoi studi, e per portare avanti un sogno impossibile: creare un essere umano dotato di perfetta salute.
    Riuscirà nel suo intento, ma la Creatura - o Demone, come verrà chiamato dal suo creatore - lo perseguiterà ovunque andrà, uccidendo le persone a lui care e mettendo in serio pericolo la sua stessa vita.
    Scoperto il motivo di tanto odio, il dottor Frankenstein inseguirà il suo carnefice per mari e monti al fine di ucciderlo.

    Ecco, questa a grandi linee è la storia che, tutti noi, conosciamo. La storia che ci hanno propinato i film - dai vecchi lavori gotici ai moderni horror - in cui un pazzo medico si è sentito Dio e ha voluto creare un mostro che, successivamente, vagherà per il mondo uccidendo la gente.

    Beh, dimenticatevi l'horror, il sangue, il trucidume dei film di serie B. Il libro è in parte epistolare ed in parte confessionale.
    Epistolare quando si tratta del dottor Frankenstein che, dalla Germania, scrive alla sua amata per sentirla più vicina, raccontandole i suoi studi ma nascondendole i suoi esperimenti.
    Confessionale quando - udite udite - la Creatura racconta al dottor Frankenstein i suoi desideri, le sue paure, i suoi timori. Quando ammette di aver imparato a parlare, a ragionare, a provare sentimenti semplicemente guardando una coppia di contadini, che gli han fatto capire che, per essere felici al mondo, basta un po' di amore.
    Ma alla Creatura l'amore è negato, essendo solo al mondo. Ed è quella la causa scatenante dell'odio, del rancore verso il suo stesso creatore. La Creatura necessita di qualcuno a cui voler bene, da stringere, da accarezzare, con cui condividere la propria vita.

    Il mio cuore era fatto per l'amore, per la comprensione; fu il dolore a spingerlo all'odio, alla crudeltà.

    E' con queste parole che il Demone ammette le proprie debolezze.
    D'altronde, tutti noi non aneliamo un po' d'amore per poter vivere serenamente i giorni che abbiamo davanti?

    ha scritto il 

  • 3

    Promoteo... È un mito che mi ha sempre affascinato. È colui che nella mitologia creò il genere umano, dandogli tutte le buone qualità degli uomini, fino al furto del fuoco, inteso come vita ed evoluzi ...continua

    Promoteo... È un mito che mi ha sempre affascinato. È colui che nella mitologia creò il genere umano, dandogli tutte le buone qualità degli uomini, fino al furto del fuoco, inteso come vita ed evoluzione. Forse fu un desiderio di riequilibrare le qualità, troppo buone, che Zeus inviò Pandora e il famoso vaso al fratello stupido di Prometeo. Perché questa divagazione? Perché per stessa ammissione dell'autrice, questo romanzo nacque da una discussione tra amici sulla teoria di Darwin, sull'evoluzione. Frankenstein dona qualcosa all'umanità, la capacità di sconfiggere il nulla e la morte. Questo dilemma esiste ancora oggi, con la clonazione e l'ingegneria genetica. Come sarebbe bello creare, con la clonazione, organi compatibili geneticamente ed incapaci di ammalarsi. Il problema è dov'è il limite, che non va superato? Questo è il vero problema che viene sollevato nel romanzo. Esattamente come Promoteo, dov'è il limite che forse solo Zeus aveva visto? Ora questo romanzo tende molto al filosofico, soprattutto quando arriva il pentimento. Purtroppo io ho visto anche il film Frankenstein di Mary Shelley e devo dire che trovo più emozionante il film, non tanto per la storia che è molto fedele al libro, quanto per gli esperimenti che portano alla nascita della creatura, ecco lì, in quel punto mi aspettavo di più. Una stella in meno per il filosofico e una stella in meno per quel pezzetto mancante.

    ha scritto il 

  • 2

    Mi ha annoiato... Sì, forse sarò tutta matta, ma dopo averci provato due volte, mi aveva così nauseato che l'ho abbandonato prima dell'ultimo capitolo. Vi dico solo che non c'è bisogno di leggerlo, st ...continua

    Mi ha annoiato... Sì, forse sarò tutta matta, ma dopo averci provato due volte, mi aveva così nauseato che l'ho abbandonato prima dell'ultimo capitolo. Vi dico solo che non c'è bisogno di leggerlo, studiate la paginetta di letteratura inglese che lo riguarda e avrete gli stessi benefici. è più interessante l'opinione della critica sul romanzo del romanzo in sé.

    ha scritto il 

  • 4

    Non un noir, ma un romanzo drammatico

    Sono molto soddisfatto dal sapere che questo romanzo non sia stato il classico noir, cosa che ci si aspetta naturalmente, quando si vedono così tante parodie idiote in giro.
    Il mostro c'è ed è l'abomi ...continua

    Sono molto soddisfatto dal sapere che questo romanzo non sia stato il classico noir, cosa che ci si aspetta naturalmente, quando si vedono così tante parodie idiote in giro.
    Il mostro c'è ed è l'abominio dell'uomo, che sfida le leggi della scienza e si spinge oltre le colonne d'Ercole della conoscenza.
    Ma il mostro non è solo l'insieme di organi connessi e riportati alla vita, ma è il simulacro anche della solitudine umana, è la rappresentazione dell'individuo che cerca il suo posto tra i propri simili, che si sente rifiutato, nella sua ricerca della felicità.
    Il monologo finale del mostro è da antologia della letteratura e tocca il cuore, perché ciascuno di noi è stato , almeno una volta, mostro nella sua vita, agli occhi degli altri.

    Lettura piacevole e scorrevole, anche se avrei eliminato alcune futili descrizioni del paesaggio, poiché hanno poco di poetico, ma molto di elenco con cartina a fronte.

    ha scritto il 

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