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Frankenstein o il Prometeo moderno

Di

Editore: Fanucci

4.0
(8321)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 246 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Chi tradizionale , Catalano , Portoghese , Giapponese , Tedesco , Francese , Chi semplificata , Coreano , Greco , Svedese , Olandese , Ceco , Galego

Isbn-10: 8834710010 | Isbn-13: 9788834710012 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: B. Tasso

Disponibile anche come: Paperback , Copertina rigida , Cofanetto , Tascabile economico , Copertina rinforzata scuole e biblioteche , CD audio , eBook

Genere: Fiction & Literature , Horror , Science Fiction & Fantasy

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Descrizione del libro
La fama e l'influsso del "Frankenstein or the Modern Prometheus" di MaryShelley sono stati enormi nella storia della letteratura e forse non c'è altraopera della tradizione gotica che sia penetrata più profondamentenell'immaginario collettivo. Romanzo gotico, racconto di science-fiction, ilFrankenstein è tutto questo e soprattutto un vero e proprio "contephilosophique", drammatica rappresentazione dell'alienità e della crudeltàdella tecnologia.
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  • 3

    Solitudine e disumanità

    Da tempo volevo leggere questo romanzo e il suo tempo è giunto.
    Avevo immaginato un inizio diverso da quello suo e invece trattasi di una storia nella storia. Per cui se la narrazione prende l'avvio c ...continua

    Da tempo volevo leggere questo romanzo e il suo tempo è giunto.
    Avevo immaginato un inizio diverso da quello suo e invece trattasi di una storia nella storia. Per cui se la narrazione prende l'avvio come se fosse un romanzo epistolare non c'è da preoccuparsi stiamo leggendo il nostro classico.
    Non so perché ma mi aspettavo maggiore descrizione nella creazione del "mostro", ma non è stato così. Il dottor Victor Frankenstein dopo aver tanto studiato dà alla luce la sua creatura e subito la rinnega in quanto solo allora ne coglie la mostruosità. E qui comincia il dramma. L'orrendo essere ha un animo sensibile e desidererebbe essere accettato,magari anche amato, ma certi sentimenti umani passano per gli occhi e il suo aspetto resta un muro invalicabile.
    Credevo di leggere un horror e invece ho provato una profonda pietà per colui che non aveva chiesto la vita e poi è stato abbandonato al suo crudele destino. Tra i due protagonisti sembra proprio che il disumano sia l'umano e non il contrario. Anche quando il "mostro" infliggerà immensi dolori al suo creatore lo farà perchè sofferente per la sua dolorosa condizione esistenziale. Lui è solo, unico nell'universo e terribilmente disperato.

    ha scritto il 

  • 4

    La prima cosa che mi è saltata agli occhi durante la lettura è stata l'estrema diversità di come la creatura artificiale creata da Victor Frankenstein viene rappresentata nell'immaginario collettivo, ...continua

    La prima cosa che mi è saltata agli occhi durante la lettura è stata l'estrema diversità di come la creatura artificiale creata da Victor Frankenstein viene rappresentata nell'immaginario collettivo, sopratutto nei film rispetto a come è descritta nel romanzo. Creatura mostruosa e capace di emettere solo grugniti e di provare solo sentimenti primordiali in genere nei film, personaggio tragico alla ricerca di una felicità preclusogli dal suo mostruoso aspetto, in grado di esprimersi correttamente nell'opera di Mary Shelley.
    Ho trovato il romanzo, nonostante sia vecchio di 200 anni, moderno nei temi e nella struttura a scatole cinesi. Si presenta sotto forma epistolare, narrato dal capitano di una nave in esplorazione tra i ghiacci del polo Nord alla ricerca del leggendario Passaggio Nord-Ovest. Nelle proprie lettere alla sorella racconta del suo incontro col professor Frankenstein che a sua volta, con un lungo flashback, racconta i fatti che portarono alla creazione della creatura. Un racconto dentro un altro racconto.
    All'inizio sembra che il protagonista sia il capitano della nave di esplorazione. Poi si parla di Victor e della sua smania di primeggiare nelle scienze. In seguito l'attenzione si sposta sulla creatura e sul suo errare fino al ricongiungimento col padre. infine si arriva alla chiusura del cerchio con il capitano che da un epilogo al racconto.

    I temi trattati sono tanti: i primi studi sul galvanismo e sull'elettricità e la convinzione tutta illuministica che la scienza tutto possa spiegare e tutto possa ottenere (lo stesso sottotitolo riguardante la figura di Prometeo allude all'aspirazione degli scienziati di poter fare tecnicamente qualsiasi cosa); la paternità rifiutata; la rabbia e la frustrazione di un figlio rifiutato dal padre (la creatura cede al lato oscuro perchè solo quello in fin dei conti ha conosciuto dagli esseri umani); i pregiudizi verso il diverso; l'ossessione e della caccia spietata sullo stile del Capitano Achab nel Moby Dick di Melville.
    Insomma tanta carne sul fuoco che per un certo periodo fecero sospettare che il romanzo non fosse in realtà stato scritto da questa ragazza di 19 anni ma da qualcun altro, tipo il marito o Byron stesso, sospetti comunque completamente infondati.
    Ha sicuramente avuto numerose fonti di ispirazione: dal suo stesso marito Percy, fiducioso nei poteri creativi dell'uomo (lo stesso nome Victor è il nome con cui Percy piaceva farsi chiamare), al Paradiso perduto di Milton, al Faust di Marlowe (Ingolstadt, la città in cui Victor studia è la stessa ambientazione dell'opera di Marlowe), al già citato Prometeo della mitologia greca e delle Metamorfosi di Ovidio.

    Leggenda narra che l'idea del romanzo venne a Mary una notte mentre si trovava a Villa Diodati, sul lago di Ginevra, insieme al suo amante e futuro marito Percy Shelley, Lord Byron e ìd il suo medico personale Polidori. Il tempo piovoso confina spesso il gruppo di amici in casa e questi occupano il tempo libero leggendo traduzioni in francese di storie di fantasmi dalla letteratura tedesca. Byron propone allora di comporre loro stessi una storia di fantasmi. Da quella stessa sfida venne fuori anche Il Vampiro, iniziato da Byron ma sviluppato da Polidori, racconto che ispirerà probabilmente Stoker per la definizione del suo famoso vampiro, il Conte Dracula.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    Giovanardi

    Ad ogni minimo cambiamento ad odore di scienza succede che qualcuno si allarga ad immaginare un estremo così ...così estremo da far paura.
    Se sei divina, scrivi queste pagine.
    Se sei Giovanardi, no.

    D ...continua

    Ad ogni minimo cambiamento ad odore di scienza succede che qualcuno si allarga ad immaginare un estremo così ...così estremo da far paura.
    Se sei divina, scrivi queste pagine.
    Se sei Giovanardi, no.

    Da sedicenne, dopo aver letto queste pagine mi sono convinto che se prendevo due antibiotici di fila avrei avuto una brutta malattia.
    Assurdo vero?
    Allora non vi parlo di cosa penso di Giovanardi.

    ha scritto il 

  • 3

    瑪麗.雪萊的《科學怪人》雖然被譽為「史上第一部科幻小說」,實際上讀來就是──
    50%以上的男主角的自責悔恨崩潰悲傷難過等內心戲 +
    30%的歐洲風景 +
    20%以下的怪人。

    ha scritto il 

  • 4

    Da quel poco che conoscevo di Frankenstein non pensavo potesse piacermi e invece è stata una sorpresa. Il protagonista assoluto è Victor Frankenstein prima con la sua ambizione e poi con i suoi tormen ...continua

    Da quel poco che conoscevo di Frankenstein non pensavo potesse piacermi e invece è stata una sorpresa. Il protagonista assoluto è Victor Frankenstein prima con la sua ambizione e poi con i suoi tormenti, non riesco perciò a capire come mai nell'immaginario collettivo il personaggio più famoso sia diventato la mostruosa creatura , certamente importante ma non così presente, anche se la troviamo sempre nei pensieri di Frankenstein.

    ha scritto il 

  • 5

    Orrore e filosofia nel moderno gotico letterario.

    Ti chiesi io, Creatore, dall’argilla
    di crearmi uomo, ti chiesi io
    dall’oscurità di promuovermi…?

    (Milton, Il Paradiso Perduto)

    Non è facile recensire un romanzo del quale è già stato detto tutto quel ...continua

    Ti chiesi io, Creatore, dall’argilla
    di crearmi uomo, ti chiesi io
    dall’oscurità di promuovermi…?

    (Milton, Il Paradiso Perduto)

    Non è facile recensire un romanzo del quale è già stato detto tutto quello che si poteva dire e che è entrato a pieno titolo nell’immaginario mondiale. Un romanzo la cui sola genesi (avvenuta grazie a un macabro gioco di inventiva nelle fatali nottate che Mary Shelley trascorse a villa Diodati in compagnia di Lord Byron, del dottor Polidori e del marito Percy) profuma di leggenda e che ha finito con il generare uno dei più famosi mostri letterari e cinematografici. Non è facile, ma vale comunque la pena tentare.
    La storia è ben nota. Il promettente Victor Frankenstein, giovane rampollo di una ricca e rispettata famiglia elvetica, si trova al culmine di un percorso scientifico iniziato con l’alchimia di Paracelso e culminato tra le più eminenti cattedre universitarie. E’ proprio al raggiungimento del suo personale climax conoscitivo che Victor compirà il miracolo: nasce il mostro. Nasce la sua creatura. Ma qualcosa nello scienziato si spezza. La febbre che lo aveva animato fino al raggiungimento del suo obiettivo svanisce all’improvviso e in lui resta solo il disgusto e il terrore per ciò che ha fatto.
    Il mostro sparisce, terrorizzato quanto e più di Victor. Unica nel suo genere e flagellata da un aspetto ributtante, la creatura si trova solo e rifiutata. Priva di una formazione morale è in balia dei sentimenti di coloro che incontra sul proprio cammino, sentimenti viziati dall’apparenza del mostro e dall’anima selvaggia e profonda che lo abita. Incolpevole della sua nascita, ben presto cercherà nel creatore Frankenstein uno scopo fino a proporre lo scellerato patto: Victor dovrà fabbricare una seconda creatura in modo da porre fine alla straziante solitudine del mostro e il costrutto, in cambio, si ritirerà lontano dall’uomo. Nessuna vendetta. Nessun altra morte. Nessun pericolo per la famiglia Frankenstein, già spezzata dalla furia solitaria della creatura.
    Il romanzo è strutturato come un diario: l’esploratore Robert Walton scrive alla sorella Margareth fornendo dettagliati resoconti della sua missione al Polo Nord. E’ proprio in quelle gelide lande desolate che incontrerà Victor, intrappolato in una caccia senza fine al mostro, ed è attraverso la penna di Walton che conosceremo la storia di Frankenstein.
    La cosa che più mi ha stupito di questo romanzo è il complesso armamentario psicologico che Mary Shelley dispiega per costruire il confronto tra Victor e il suo costrutto. Da una parte l’etica di Frankenstein, dimenticata fino al fatale giorno in cui il mostro prende vita ma poi destinata a condizionare tutte le sue scelte future. Dall’altra lo straziante conflitto del mostro. Una creatura selvaggia e pura che proprio come l’uomo di Milton non ha chiesto di essere creata ma che, superiore in capacità fisiche e pari in intelletto al suo stesso padre anatomico, pretende gli sia assegnato un posto. E visto che gli altri uomini non sono disposti ad accettarlo è compito di Victor risolvere questo dilemma ripetendo l’abominio.
    Come dicevo, al di là delle riuscite atmosfere gotiche, al di là dell’ambientazione e dei percorsi formativi di Victor, la cosa sorprendente del romanzo è la modernità dei concetti che Mary Shelley mette in campo. La formazione culturale dell’autrice spiega molto di ciò che troviamo in Victor e nella sua creatura ma non è sufficiente. Dietro i lunghi monologhi dei protagonisti c’è una puro pensiero filosofico che è marchio di fabbrica di quei tempi sotto molti aspetti illuminati.
    Ed è su questo che voglio spendere due parole. Come nell’opera di Wells ‘L’Isola del Dottor Moreau‘ anche qui una profonda speculazione filosofica sullo scopo ultimo dell’uomo e sulla sua discendenza ancestrale porta a conclusioni modernissime e inquietanti. La freddezza con la quale il mostro dipinge la società sembra un’infausta previsione di ciò che sarebbe venuto nei secoli successivi così come i dilemmi morali di Victor sono gli stessi che i moderni scienziati si trovano a fronteggiare.
    La filosofia, quindi. Un potentissimo strumento in parte (se non del tutto) bandito dai nostri ‘circoli letterari’ e dalle nostre penne. Mary Wollstonecraft Goodwin Shelley nel 1816 a diciannove anni, forte del bagaglio culturale donatole dalla famiglia e stimolata dai guizzi creativi del marito, fu in grado di dipingere un complesso affresco che scavava senza paura di sporcarsi le mani nei più profondi desideri dell’uomo.
    Mi domando cosa potremmo fare con il tempo, la voglia o la possibilità di riappropriaci della più estrema speculazione filosofica. Mi chiedo quale profondità si potrebbe raggiungere oggi che la tecnologia ci consente cose inimmaginabili anche solo pochi lustri fa. Me lo chiedo e cerco la risposta anche in questi grandi maestri del passato.

    ha scritto il 

  • 5

    Semplicemente EMOZIONANTE!!!

    Ricordo di averlo letto tutto d'un fiato in neanche mezza giornata e di essermi emozionata tanto! L'ho letto poi diverse volte trovando sempre nuovi dettagli che mi erano sfuggiti.
    È sicuramente una s ...continua

    Ricordo di averlo letto tutto d'un fiato in neanche mezza giornata e di essermi emozionata tanto! L'ho letto poi diverse volte trovando sempre nuovi dettagli che mi erano sfuggiti.
    È sicuramente una storia che fa riflettere e che tutti i ragazzini dovrebbero leggere nonostante lo "stile antiquato" di cui qualcuno ha parlato (ma ricordiamo anche QUANDO è stato scritto! È anche ovvio che sia "antiquato" e proprio da questo deriva il suo fascino).
    La tematica resta attuale nella nostra epoca in cui sembra quasi contare solo l'aspetto esteriore delle persone: il mostro non è il vero mostro... citando Samuele Bersani, "l'unica cosa evidente è che il mostro ha paura".

    ha scritto il 

  • 3

    Arrivata alla fine con fatica per lo stile antiquato e ridondante. Il plot oltre ad essere noto,è comunque scontato e prevedibile. Il mostro é simpatico e il protagonista Insopportabile. E comunque mi ...continua

    Arrivata alla fine con fatica per lo stile antiquato e ridondante. Il plot oltre ad essere noto,è comunque scontato e prevedibile. Il mostro é simpatico e il protagonista Insopportabile. E comunque mi é venuto in mente tutto il tempo il film di mel Brook. Vabbè

    ha scritto il 

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