Quando tutto nella vita è andato storto, come al professor Karlo Adum, vedovo e pensionato, il quale ormai fa affidamento solo su una buona e vecchia Volvo che in trent'anni non lo ha mai piantato in asso, è forse giunto il tempo di mettersi in viaggio, e di portare con sé una pistola. Al volante deContinue
Quando tutto nella vita è andato storto, come al professor Karlo Adum, vedovo e pensionato, il quale ormai fa affidamento solo su una buona e vecchia Volvo che in trent'anni non lo ha mai piantato in asso, è forse giunto il tempo di mettersi in viaggio, e di portare con sé una pistola. Al volante della sua fedele amica, il professore percorre i chilometri che separano Zagabria da Sarajevo, la città natale da cui manca da quasi mezzo secolo. Davanti ai suoi occhi sfilano rovine, campi minati, ciminiere arrugginite e i bizzarri abitanti di una terra che non gli appartiene più. In questo pungente e disincantato romanzo on the road dominano, esplosivi, gli slanci, gli sdegni, le ossessioni e lo spirito ilare di un autore come Jergovic, che quando scrive mette in gioco l'intera esistenza.
Miljenko Jergović (1966), romanziere, poeta, giornalista e sceneggiatore, nonché maestro del racconto breve, è senza dubbio uno dei maggiori talenti letterari della sua generazione. Nasce a Sarajevo, dove trascorre la sua infanzia e compie studi in filosofia e sociologia. Il suo esordio letterario, a soli ventidue anni, con una raccolta di versi, gli vale il premio Ivan Goran Kovačić, assegnato a Zagabria alle giovani promesse della poesia, e il premio Mak Dizdar come miglior poeta della Bosnia Erzegovina. Nel 1990 viene inserito nella Nuova antologia della poesia bosniaca. Inizia quindi la sua attività di giornalista, in cui mette in mostra una prosa brillante, un vivace spirito critico e una sorprendente versatilità che gli permette di dedicarsi ai temi più svariati, dalla letteratura al costume, dalla politica allo sport, con la sua tipica dissacrante carica ironica. Nel 1994, durante il drammatico assedio di Sarajevo – magistralmente tratteggiato nella raccolta di racconti Le Marlboro di Sarajevo, la sua prima pubblicazione in prosa con cui si aggiudica, tra gli altri, il prestigioso premio Eric-Maria Remarque in Germania – decide di lasciare la città natale per trasferirsi a Zagabria, dove tuttora vive e lavora. La guerra, l’assedio, la fuga, il doloroso disgregarsi di una comunità, la nostalgia, ma anche gli affreschi commoventi e fiabeschi della propria infanzia, l’intrecciarsi di destini familiari e collettivi, saranno temi ricorrenti anche nelle opere successive.
I suoi libri sono stati tradotti in una ventina di lingue e la lunga serie di premi e riconoscimenti letterari – tra cui, in Italia, il Grinzane Cavour nel 2003 per il libro Mama Leone – lo consacra non solo come autore di fama internazionale ma anche come autentico erede dell’eccellente tradizione narrativa bosniaca e della migliore letteratura del Paese che una volta è stato la Jugoslavia.
Alla sua prolifica attività di romanziere, Jergović affianca quella di giornalista e columnist per alcuni quotidiani: collabora stabilmente con “Jutarnji list” di Zagabria, “Oslobodjenje” di Sarajevo e “Politika” di Belgrado.
Tra i successi delle sue sceneggiature ricordiamo i recenti premi ottenuti ai festival del cinema di Sarajevo e Pola (2008) per "Buick Riviera", film tratto dall’omonimo romanzo.
Tradotto in maniera quantomeno precaria.
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