Fuga senza fine

Una storia vera

Di

Editore: Bompiani

3.8
(1058)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 162 | Formato: Tascabile economico | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco , Spagnolo

Isbn-10: A000073118 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Copertina morbida e spillati , Altri

Genere: Biografia , Narrativa & Letteratura , Storia

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Descrizione del libro
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  • 3

    Tunda, caro Tunda

    Un fatalismo distruttivo anima le righe di questo romanzo, gli uomini visti intenti ad agitarsi, ad affannarsi, dimentichi dei passi del destino al di sopra di loro. Tutto stride agli occhi di Tunda , ...continua

    Un fatalismo distruttivo anima le righe di questo romanzo, gli uomini visti intenti ad agitarsi, ad affannarsi, dimentichi dei passi del destino al di sopra di loro. Tutto stride agli occhi di Tunda , Franz Tunda, ex tenente dell’esercito austriaco, inghiottito dopo la fine delle ostilità dalla taiga siberiana, ufficialmente disperso, fantasma redivivo poi. Infatti torna Tunda, riemerge da un quadro della storia, spaventato dalla Rivoluzione Russa, reintegrato in vecchi legami sociali: trova pure una moglie ma è ufficialmente ancora fidanzato. Che fa Tunda? Chiude quella finestra temporale e riaggancia la sua, quella lasciata irrisolta dalla Grande Guerra. Va a riprendersi il proprio nome, la propria patria, la propria donna e finisce in fuga, purtroppo da se stesso, dai suoi legami famigliari, dalla sua patria. Non ritrova più niente: la società è incapace di reintegrare il reduce, la vita ha annullato vecchi legami amorosi, la città è contraffatta da altra cultura, è globalizzata, ha perso la sua identità. Gli scomparsi non possono tornare, disturbano il flusso della storia, ricordano le premesse dell’involuzione, annoiano pure…
    Tunda, caro Tunda, sei tu un’anima ferita come altre di nostra memoria o la tua esistenza è solo la metafora dello smarrimento?
    Lettura dall’impatto immediato meno efficace dei grandi scritti del nostro, vive però di un senso di delusione che gli è connaturato e lo caratterizza , perfettamente in linea con il messaggio veicolato. Se si supera l’atteggiamento da lettore egocentrico alla fine lo si apprezza proprio per la perfetta simbiosi tra stile e contenuto.

    ha scritto il 

  • 3

    Disconnected

    Cosa può succedere a un uomo quando vengono a mancare punti di riferimento, quando ciò in cui crede smette di avere senso, quando i valori ritenuti fondamentali vengono meno?

    Può smarrirsi, può lascia ...continua

    Cosa può succedere a un uomo quando vengono a mancare punti di riferimento, quando ciò in cui crede smette di avere senso, quando i valori ritenuti fondamentali vengono meno?

    Può smarrirsi, può lasciarsi trasportare dagli eventi, può fuggire di situazione in situazione, può avere problemi di integrazione con luoghi e persone, può essere ossessionato da quello che è stato e che avrebbe potuto essere, vivendo con un costante senso di alienazione.

    È ciò che succede a Franz Tunda, protagonista di "Fuga senza fine" e alter ego dell'autore, che vive nel periodo tra le due guerre, tra la rivoluzione russa e la crisi dell'impero asburgico e della borghesia intellettuale europea.

    Questo approccio alle cose, libero e non superficiale, lo rende di fatto non incisivo, incapace di desiderare; alla fine, superfluo.

    Un uomo giovane e forte, dai molti talenti, che nel cuore della capitale del mondo non sapeva cosa dovesse fare. Non aveva nessuna professione, nessun amore, nessun desiderio, nessuna speranza, nessuna ambizione e nemmeno egoismo. Superfluo come lui non c'era nessuno al mondo”.

    Mi ha ricordato altri libri sugli inetti e sul male di vivere, scritti nel medesimo periodo. Forse per rafforzare l'immagine di questa carenza di obiettivi e di ideali, il libro è scritto in modo abbastanza distaccato, asciutto, senza entusiasmo, quasi indifferente.

    Precise le descrizioni, dettagliata e acuta l'analisi dei personaggi, una prosa raffinata e scorrevole, riflessioni a tratti folgoranti.

    Cupo, decadente, riflessivo, senza guizzi come può esserlo inevitabilmente chi non vede prospettive positive.
    E infatti Roth le prospettive non riusciva più a vederle, visto che negli ultimi anni della sua vita precipitò in una profonda solitudine annebbiata dall'alcool.

    "Di tutte le lacrime che s’ingoiano le più care sono quelle piante su se stessi"

    ha scritto il 

  • 3

    "A quell'ora il mio amico Franz Tunda, 32 anni, sano e vivace, un uomo giovane, forte, dai molti talenti era nella piazza davanti alla Medeleine, nel cuore della capitale del mondo e non sapeva cosa d ...continua

    "A quell'ora il mio amico Franz Tunda, 32 anni, sano e vivace, un uomo giovane, forte, dai molti talenti era nella piazza davanti alla Medeleine, nel cuore della capitale del mondo e non sapeva cosa dovesse fare. Non aveva nessuna professione, nessun amore, nessun desiderio, nessuna speranza, nessuna ambizione e nemmeno egoismo. Superfluo come lui non c'era nessuno al mondo".
    Franz Tunda, tenente dell'esercito austriaco per desiderio del padre, non fa nulla a modo suo nella vita. Deve rinunciare alla musica che ama, fare l'accademia militare dove riesce benissimo in ciò che non gli interessa e infine deve andare a combattere. Finito prigioniero dei russi riesce a scappare grazie a un polacco che lo ospita per anni per poi diventare per puro caso e senza convinzione alcuna rivoluzionario bolscevico. In genere sono le donne a tirarlo di qua e di là, dirottando la sua vita. Certo, a partire dalla rinuncia alla musica la sua vita si diluisce. Il rapporto con il fratello si perde nell'invidia (lui può studiare musica) . Una serie di circostanze indirizzano le sue scelte politiche, di donne, di luoghi in cui vivere. La fuga del titolo è quasi più una ricerca del primitivo Tunda che si è perso, senza peraltro trovarlo mai. E' un passare da un luogo a un altro da una donna all'altra apparentemente alla ricerca della fidanzata quasi fosse stato il lasciarla l'errore principale della sua vita. Tunda incontra donne che lo distolgono dal ritorno a Irene, la fidanzata, molto facilmente. Forse non sentendo se stesso teme di non essere amato da lei. Una donna tra le tante le assomiglia molto. Tutte hanno una certa leggerezza di costumi. Ma probabilmente Irene non è il vero problema di Tunda. E certo non è il solo. Anche l'idea di cercare Irene quando è ormai sposata è un tentativo falso di affrontare un problema. Avrebbe dovuto cercarla prima o almeno farsi riconoscere da lei e parlarle. Alla fine Tunda è così insicuro di se stesso che non tenta di avere un rapporto vero con nessuno: da Irene, al fratello, alle sue mogli e donne varie. La sua mancanza di prese di posizione, di scelte, di atti di volontà lo rendono invisibile come uomo alla sua stessa coscienza. E gli fanno temere di essere invisibile agli altri. Significativa la scena dell'incontro con Irene. In realtà è un uomo che ha una grande facilità di rapporti: dal polacco alle donne (tutte), chiunque si lega a lui. Non sono i rapporti con gli altri il vero problema ma quello con se stesso e dunque con la fidanzata come conseguenza. Lei lo conosce, lo ha conosciuto, teme le sue aspettative.

    ha scritto il 

  • 5

    Lucido e pungente

    Leggere un libro di Roth è sempre una bella esperienza. Il racconto è sempre fluido e molto coinvolgente, con una capacità incredibile di descrivere stati d'animo, situazioni e sensazioni che altri au ...continua

    Leggere un libro di Roth è sempre una bella esperienza. Il racconto è sempre fluido e molto coinvolgente, con una capacità incredibile di descrivere stati d'animo, situazioni e sensazioni che altri autori non possiedono. La storia di questo inquieto nomade, che corre dietro alla felicità senza per forza trovarla, è il racconto di un viaggio senza una meta precisa, dove però nel frattempo ci racconta la borghesia europea fra le 2 guerre con dei giudizi estremamente lucidi ed efficaci. Da non perdere.

    ha scritto il 

  • 3

    🎶🎵"Io cerco la Titina, Titina, Titina"🎵🎶

    Tunda esule di corpo e d'animo non trova un luogo in cui fermarsi. ...Siberia, Vienna, Berlino, Parigi.

    " ... io cerco la Titina..." 🎶🎵

    Tunda non trova neanche una donna su cui soffermarsi.
    Chimerica ...continua

    Tunda esule di corpo e d'animo non trova un luogo in cui fermarsi. ...Siberia, Vienna, Berlino, Parigi.

    " ... io cerco la Titina..." 🎶🎵

    Tunda non trova neanche una donna su cui soffermarsi.
    Chimerica Irene, prima fidanzata.
    Con lei non avrebbe avuto probabilmente nulla in comune, ma solo per il fatto che non l'ha avuta ne conosciuta a fondo, diventa il simbolo e la meta cui tendere. Non a caso, quando si incrociano fortuitamente, i due manco si riconoscono.

    "...chissà dove sarà !"🎵🎶

    Dell'essere superflui e del non esserne consapevoli.

    "Non aveva nessuna professione, nessun amore, nessun desiderio, nessuna speranza, nessuna ambizione e nemmeno egoismo. Superfluo come lui non c’era nessuno al mondo."

    Tunda uomo senza meta, senza scopo e senza qualità.

    Un romanzo che non mi ha entusiasmato.

    ha scritto il 

  • 3

    «L'amore, l'amore!» gridava Nataša. «Raccontalo alla tua fidanzata! Io disprezzo il tuo amore. Che vuol dire? Non sai nemmeno spiegarlo. Hai sentito una parola, l'hai letta nelle poesie e nei vostri l ...continua

    «L'amore, l'amore!» gridava Nataša. «Raccontalo alla tua fidanzata! Io disprezzo il tuo amore. Che vuol dire? Non sai nemmeno spiegarlo. Hai sentito una parola, l'hai letta nelle poesie e nei vostri libri bugiardi, nelle vostre riviste per buone famiglie! L'amore, l'avete magnificamente organizzato! Qui avete la casa dove abitate, là la fabbrica o la bottega del droghiere, dall'altra parte la caserma, accanto il bordello e in mezzo il pergolato. Fate come se fosse la cosa più importante del vostro mondo, vi depositate strato su strato tutto quanto c'è in voi di nobile, di sublime, di gentile, e tutt'intorno c'è posto per la vostra volgarità. I vostri scrittori sono ciechi o corrotti, credono a quel vostro edificio, parlano di sentimenti invece che di affari, di cuore invece che di denaro, descrivono i quadri preziosi alle pareti e non i conti in banca.»

    L'amore è uno dei sentimenti più presenti in letteratura; quello di Fuga senza fine è un amore romantico, irrequieto, libero dai canoni classici, a tratti profanato. Quasi soltanto una consuetudine dell'uomo borghese.
    Quelli di Franz Tunda, il protagonista, sono più amori, più o meno veri, più o meno saldi, ma mai idealizzati: amori visti quasi come naturali tappe di una vita fatta di spaesamento e smarrimento.
    Franz Tunda è un tenente austriaco che viene catturato dai russi e deportato in Siberia; la cattura ne determina la morte, o – meglio – pone fine alla sua identità precedente: non potendo tornare in patria da eroe, egli decide di liberarsi dei propri documenti e di iniziare una nuova vita, che si configura però come una fuga da se stesso e dal proprio passato, dalla propria famiglia e dalla fidanzata che l’attende, almeno nei suoi pensieri, fedele e speranzosa. Nonostante la guerra civile possa ormai dirsi conclusa, c'è però sullo sfondo una nuova guerra – apparentemente meno importante – che è quella contro l'analfabetismo, per garantire igiene e uno stile di vita dignitoso per i cittadini: Tunda si fa coinvolgere da una rivoluzionaria, Nataša, alla quale si adatta, pur senza condividere gli ideali che lei tenta di inculcargli per allontanarlo dalla banale ideologia borghese: nonostante ciò se ne innamora, diventandone anche geloso.
    L'amore tra Tunda e Nataša finisce nel momento in cui la donna si rende conto di aver bisogno di altro e si allontana con un altro uomo: tutto, nella narrazione (che, come dice il sottotitolo, è una storia vera) sembra muoversi per necessità, quasi non ci fossero una reale libertà e una reale volontà, come se i protagonisti venissero a trovarsi in un fluire inarrestabile degli eventi.
    Incontra per la seconda volta l’amore nella bella e silenziosa Alja, che frequenta il cinema in cui egli è nel frattempo diventato direttore. Alja è descritta quasi come una non – persona, come «l'inviata di un altro mondo, come rappresentante di una potenza ignota, indifferente e curiosa, incapace forse di amore non meno che di intelligenza, stupidità, bontà, cattiveria, insomma di tutte quelle qualità terrene di cui di solito è costituito un carattere». Rapporti fatti del nulla, che, nonostante ciò, danno vita a un forte sentimento come l'amore, come se questo risiedesse solo nell'animo dell’individuo e necessitasse solo di una persona, una qualsiasi, su cui riversarsi.
    Nel frattempo gli anni passano, la giovinezza sembra essere ormai dietro alle spalle, così come la parte migliore della vita. Decide così di iniziare a scrivere, per dare dignità e nobiltà a fatti irrilevanti della quotidianità, che altrimenti sarebbero dimenticati.
    Questo Fuga senza fine è un romanzo del disincanto, che rappresenta con grande forza – seppur con un stile diretto e paratattico – tutto quello che fu il XX secolo, il secolo per eccellenza della crisi: delle certezze, dei valori, dell’identità, ma anche del linguaggio e, di conseguenza, della comunicabilità.
    Nonostante sia presentato come Una storia vera, si ha la netta sensazione che qui ci sia molto delle sue idee, di lui, di quello che è l’uomo del Novecento:

    «Io so soltanto che non è stata, come si dice, la ‘inquietudine’ a spingermi, ma – al contrario – una assoluta quiete. Non ho nulla da perdere. Non sono né coraggioso né curioso di avventure. Un vento mi spinge, e non temo di andare a fondo.»

    Anche il tentativo di partecipare alla rivoluzione si rivela fallimentare perché, sebbene insieme a un gruppo ristretto, si tratta comunque di un adeguamento a qualcosa che non lo rappresenta veramente.
    Come se l'uomo moderno e contemporaneo non fosse altro che spettatore della vita che crede illusoriamente che gli appartenga, mentre anche questa è in fuga dal suo controllo; un uomo che diventa alienato, superfluo alla propria stessa vita, nel momento in cui non riesce a ritrovare la propria posizione in un mondo di cui, forse, non ha mai fatto parte.

    ha scritto il 

  • 3

    Joseph (non Philip ma anche lui in ogni caso) Roth scrive bene, ha una prosa pulita e ottima e avevo già avuto modo di constatarlo.
    La seconda parte del libro, la parte diciamo più europea e meno russ ...continua

    Joseph (non Philip ma anche lui in ogni caso) Roth scrive bene, ha una prosa pulita e ottima e avevo già avuto modo di constatarlo.
    La seconda parte del libro, la parte diciamo più europea e meno russa, è meritevolissima, ma purtroppo non sono riuscita ad entrare come avrei voluto nello spirito di questo libro.
    E mi dispiace perché mi è stato regalato e quando mi regalano un libro non vorrei deludere le aspettative, perché immagino che il donatore veda, o abbia visto, un filo invisibile di affinità, di gusti e di intenzioni, ma, si sa, pur leggendo lo stesso libro, ognuno ne legge uno diverso e in un altro istante temporale e con una maturità non uguale, e l’amicizia o l’amore non ne vengono né sminuiti né accresciuti, anche se quando accade la coincidenza di apprezzamento è una sensazione che fa stare molto bene.
    Un libro in regalo è un piccolo scrigno di tesori che contiene molto di più delle parole stampate sulle sue pagine, è un pezzetto di sé che si offre all’altro.

    ha scritto il 

  • 4

    l'essenza dell'uomo addomesticato è la viltà

    "Se fosse indispensabile caratterizzarlo con un attributo qualsiasi, direi che la sua qualità più evidente era il desiderio di libertà. In fondo era un europeo, un 'individualista', come dicono le per ...continua

    "Se fosse indispensabile caratterizzarlo con un attributo qualsiasi, direi che la sua qualità più evidente era il desiderio di libertà. In fondo era un europeo, un 'individualista', come dicono le persone colte. Aveva bisogno, per godere a pieno, di situazioni più complicate. Aveva bisogno dell'atmosfera di intricate menzogne, di falsi ideali, di salute apparente, di marcio persistente, di fantasmi imbellettati, dell'atmosfera dei cimiteri che hanno l'aspetto di sale da ballo o di fabbriche o di castelli o di scuole o di salotti. Aveva bisogno di aver vicini i grattacieli, di cui s'intuisce la caducità e la cui durata è tuttavia garantita per secoli. Era un 'uomo moderno'.

    Considerato il più autobiografico tra i libri di Roth, "Fuga senza fine" è un libro breve ma che si lascia apprezzare, in particolare per lo stile asciutto, onesto e malinconicamente ironico nel descrivere tutto il disincanto, la solitudine e lo smarrimento che ha colpito la generazione vissuta in Europa tra le due guerre mondiali.
    Da leggere, roth è un autore che merita di essere conosciuto di più e meglio, a mio modesto avviso.

    recensione completa: http://chicchidipensieri.blogspot.com/2015/11/recensione-fuga-senza-fine-una-storia.html

    ha scritto il 

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