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Fuoco amico

Duetto

Di

Editore: Einaudi (Supercoralli)

3.9
(540)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 403 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese

Isbn-10: 8806184334 | Isbn-13: 9788806184339 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Alessandra Shomroni

Disponibile anche come: Paperback , Altri

Genere: Fiction & Literature , History , Political

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Descrizione del libro
Daniela e Amotz Yaari sono una coppia di sessantenni residenti a Tel Aviv. Lui ha ereditato dal padre uno studio di progettazione di ascensori, lei è insegnante di inglese al liceo. Hanno due figli. A dicembre, in occasione degli otto giorni dedicati alla festività di Hannukkah, Daniela decide di partire alla volta della Tanzania per fare visita al cognato Yirmiyahu, da poche settimane rimasto vedovo dopo la morte improvvisa della moglie Shuli, sorella di Daniela. Yirmiyahu è un funzionario del Ministero degli esteri in pensione. Era stato inviato in Tanzania dopo che il figlio Eyal era stato ucciso dal fuoco dei suoi commilitoni durante il servizio militare perché scambiato per un terrorista ricercato. Ora lavora come contabile in una spedizione antropologica.. In Africa Daniela, oltre a rievocare l'amata sorella, scopre il lato sconosciuto della personalità del cognato: Yirmiyahu, dopo l'assurda morte del figlio, non vuole avere più nulla a che fare con la propria identità israeliana ed ebraica. A Tel Aviv Amotz si prende cura di tutti i famigliari.
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  • 1

    Non sono riuscita a finirlo

    Sapere che una persona sia riuscita a finire un libro può essere un "commmento" normale, ma se vi dicessi che non mi era mai successo di lasciare un libro incompleto perchè detesto lasciare le cose a emtà e mi sforzo di finire tutti i libri che ho, vi cambierebbe qualcosa? Eh sì, è stato troppo. ...continua

    Sapere che una persona sia riuscita a finire un libro può essere un "commmento" normale, ma se vi dicessi che non mi era mai successo di lasciare un libro incompleto perchè detesto lasciare le cose a emtà e mi sforzo di finire tutti i libri che ho, vi cambierebbe qualcosa? Eh sì, è stato troppo. Continuavo a scorrere le pagine senza leggerle, pregando di giungere al termine, di riuscire a sapere tutto senza fare quello sforzo. Libro sbagliato nel momento sbagliato, è possibile, ma non lo sapremo mai. L'ho dato via perchè era diventato un tormento anche per gli occhi. Spero di aver reso l'idea

    ha scritto il 

  • 5

    Bellissimo, tenero, toccante.

    Yehoshua riesce sempre a trattare temi difficili come le relazioni umane (da quelle più intime tra familiari, a quelle più insidiose tra popoli e culture differenti) con sobrietà, semplicità, comprensione.


    Adoro questo scrittore, e forse questo è, tra i suoi libri che ho letto, quello che ...continua

    Yehoshua riesce sempre a trattare temi difficili come le relazioni umane (da quelle più intime tra familiari, a quelle più insidiose tra popoli e culture differenti) con sobrietà, semplicità, comprensione.

    Adoro questo scrittore, e forse questo è, tra i suoi libri che ho letto, quello che ho apprezzato di più!

    ha scritto il 

  • 4

    Bello perché indaga i sentimenti profondi dei personaggi, le loro relazioni familiari e descrive una solida relazione di coppia; bello perché ci offre uno spaccato delle tradizioni israeliane ma nel contempo guarda in un'ottica diversa il mondo ebraico.
    Amots Yaari e Daniela, sposati da mo ...continua

    Bello perché indaga i sentimenti profondi dei personaggi, le loro relazioni familiari e descrive una solida relazione di coppia; bello perché ci offre uno spaccato delle tradizioni israeliane ma nel contempo guarda in un'ottica diversa il mondo ebraico.
    Amots Yaari e Daniela, sposati da molti anni, si separano per una settimana quando lei va a trovare Yirmiyahu, vedovo di sua sorella, per cercare di elaborare il lutto. Il racconto passa dalla narrazione del viaggio di Daniela e l'attesa del marito rimasto a Tel Aviv intento a risolvere un problema di lavoro ma anche ad occuparsi dei suoi famigliari fra cui il padre alle prese con una vecchia fiamma.
    Il fuoco amico è quello che ha ucciso per sbaglio il figlio della sorella, ossessiona la vita di Yirmiyahu e che lo porta al rifiuto del mondo israeliano.
    Il finale coincide con il ritorno di Daniela ma non è rilevante.

    ha scritto il 

  • 3

    Due storie , otto giorni , come le candele accese per Hanukkah....

    Amotz si trova alle prese con un problema di ascensori che si comportano come arpe eoliche mentre sua moglie Daniela lascia, per la prima volta da sola , Tel Aviv per trascorrere una settimana in una struttura che si occupa di scavi archeologici in Tanzania dove il cognato Yirmiyahu proprio in q ...continua

    Amotz si trova alle prese con un problema di ascensori che si comportano come arpe eoliche mentre sua moglie Daniela lascia, per la prima volta da sola , Tel Aviv per trascorrere una settimana in una struttura che si occupa di scavi archeologici in Tanzania dove il cognato Yirmiyahu proprio in quel paese sta affrontando un percorso di negazione delle proprie origini e del proprio credo religioso cercando così di attenuare la solitudine ed il dolore per l'improvvisa morte della moglie , appunto sorella di Daniela.
    Accanto a questi che sono i protagonisti altri personaggi danno vita a due storie parallele , declinate al presente , che si sviluppano nell'arco di una settimana con continui rimandi dall'una all'altra , talvolta nello stesso capitolo , e nelle quali l'autore ritorna , anche attraverso simbolismi come il vento continuo che provoca il problema acustico negli ascensori e che il lettore sarà libero di interpretare come vuole , sui temi più ricorrenti nella sua produzione letteraria come il senso di appartenenza all'ebraismo , l'amore e la morte .
    Ma pur confermando il mio immutato gradimento per lo stile narrativo di Yehoshua ho tuttavia giudicato questo romanzo un tantino troppo “leggero” , a tratti quasi “frivolo” , e in buona sostanza tale da risultare meno convincente ed ispirato rispetto ad altri dei suoi (Il signor Mani e L'amante su tutti ) già letti sino ad ora .

    ha scritto il 

  • 4

    Aprire Fuoco amico è stato come ascoltare nuovamente una voce amata, dopo lungo tempo, dopo lunga assenza. E non è quindi leggere, nessuna difficoltà di attenzione. Soltanto ascolto. Credo che Yehoshua abbia un potere incantatore, almeno su di me: pacifica, intriga, avvolge ed estrania. E se ques ...continua

    Aprire Fuoco amico è stato come ascoltare nuovamente una voce amata, dopo lungo tempo, dopo lunga assenza. E non è quindi leggere, nessuna difficoltà di attenzione. Soltanto ascolto. Credo che Yehoshua abbia un potere incantatore, almeno su di me: pacifica, intriga, avvolge ed estrania. E se questo Fuoco amico non ha la potenza letteraria dei Signor Mani o di Divorzio tardivo, se il suo rovello non è lama acuminata come in L'amante, credo sia solo un problema di prospettiva.
    Con una meccanica inconsueta scandita dalle fiammelle di Hanukkah e con perfetto dualismo di voci Yehoshua racconta del viaggio in Africa di Daniela, moglie di Amotz Yaari, per comprendere e rivivere il dolore della perdita della sorella attraverso il racconto del marito di lei. Sull'altro versante Amotz vive la sua solitudine in attesa del ritorno della moglie lavorando su vari problemi dei suoi ascensori, sui misteri di venti che spaventano dei condomini; seguendo le vicende del figlio e della moglie, del padre malato e della incredibile ex sua passione. Se il ritmo è di passeggio e la narrazione priva di quella profondità e complessità cui altrove ci ha abituati, Y. ci conduce su un terreno insidioso: quello della serenità famigliare, quello dei dinamici rapporti tra le persone, dell'intricato ed elaborato gioco di equilibri, di rivelazioni, di omissioni cui bisogna ricorrere ogni giorno. E questo lavoro magistrale apparentemente leggero si alterna al tema principale, quello del fuoco amico, quell'incidente e quella pallottola israeliana che ha ucciso il nipote. Il fuoco amico è il leit motiv, quell'incrinatura del sistema che manda in crisi, che corruga la superficie altrimenti piatta della vita, quella fenditura che sprofonda e separa, forse per sempre, la vita e chi ne fa parte dal luogo remoto dove ci si nasconde o si ritira. Perché Yirmiyahu, il cognato di Daniela e Amotz, ha dedicato la sua vita, ha sacrificato la sua vita ed il rapporto con la moglie per capire perché e come sia andata quella notte. E la risposta è una risposta devastante che coinvolge l'essere israeliani, essere sempre dalla parte di chi vive in una perenne guerra, in una pace transitoria, in attesa che qualcuno ti osservi e ti critichi. E la Bibbia stessa diviene materia del dibattere, terreno di scontro.
    Capita così che Yehoshua, in modo sottile e disincantato scriva di qualcosa di forte, esca anche sul terreno religioso con qualcosa di inaspettato, e lo faccia come per inciso, quasi a dire che la doppia vita è lì, vivere una vita di desiderio e di allegria, una vita di dolore e di affetti, che scorre accanto a quella quotidiana fatta di incertezza, di agguati ma anche dell'ansia di sapersi ebrei, da sempre lacerati tra l'assimilazione e la identità, in ogni luogo per prima cosa attenti ad essere ebrei (e/o israeliani) in mondo che ti osserva. L'abisso diviene così gettare via tutto, dimenticare, rifiutare. Ed accettare un luogo che ha la storia antica, una natura fiera ed un orgoglio che si specchia nel cielo Tanzaniano. Un luogo dove l'occhio assurdo e triste dell'elefante sembra spendere quella lacrima misteriosa che, spente le parole, può raccogliere il dubbio e l'inconoscibile dell'esistere.
    A chi ami Yehoshua il piacere di scoprire l'arte di nascondere la profondità sotto un animato affresco famigliare.

    ha scritto il 

  • 3

    La vicenda di questo romanzo corre parallelamente in due diversi e distanti luoghi geografici: Tel Aviv e Tanzania. Nel primo, un progettista di ascensori è chiamato a risolvere qualche problema tecnico in un grattacielo di recente costruzione per difendere il buon nome della sua azienda, nel sec ...continua

    La vicenda di questo romanzo corre parallelamente in due diversi e distanti luoghi geografici: Tel Aviv e Tanzania. Nel primo, un progettista di ascensori è chiamato a risolvere qualche problema tecnico in un grattacielo di recente costruzione per difendere il buon nome della sua azienda, nel secondo ha scelto di stabilirsi, forse per sempre, un cognato vedovo del protagonista, in una sorta di isolato e volontario esilio. Egli vuole fuggire dal suo Paese che in qualche modo considera responsabile della morte del figlio, ucciso per errore (da "fuoco amico", appunto) in un'azione militare israeliana nei territori occupati. Seppur con qualche sprazzo interessante, la trama appare complessivamente piatta e deludente anche se il libro, forse, si proponeva più alti intendimenti politici e sociali.

    ha scritto il 

  • 4

    Quando la guerra diventa normale.

    Avevo già notato in altre opere di Yehoshua come il perenne conflitto che come una maledizione insanguina la storia di Israele sia penetrato in profondità nel pensiero comune e nella vita di tutti i giorni del popolo ebraico.
    Anche nei momenti di gioia familiare di una madre col suo figlio ...continua

    Avevo già notato in altre opere di Yehoshua come il perenne conflitto che come una maledizione insanguina la storia di Israele sia penetrato in profondità nel pensiero comune e nella vita di tutti i giorni del popolo ebraico.
    Anche nei momenti di gioia familiare di una madre col suo figlio essa rimane, come un fastidioso mormorio lontano cui ci si abitua ma che non si può dimenticare, e di cui non si può non tener conto nel fare le proprie scelte.

    Ma ci si potrà mai abituare alla guerra? Quando la guerra mostra il suo volto feroce e vermiglio, portandoci via una persona cara magari in circostanze assurde che non hanno nulla di eroico?

    In "Fuoco amico" Yehoshua affrontaa questo tema direttamente. Durante una missione militare nei territori occupati, a causa di un tragico errore il giovane Yael viene ucciso dal fuoco dei suoi stessi compagni: la sua famiglia fronteggia il dolore immenso della perdita di un figlio, alla ricerca di un senso che non può esistere.

    Pazzi di dolore, i genitori Yirmiyahu e Shuli perdono la speranza nella nuova Israele e nella possibilità che si possa un giorno arrivare ad un popolo in pace in una terra in pace: non vogliono più saperne, rinnegano la loro ebraicità e fuggono in Tanzania.
    Fa da contraltare a questa scelta la vita trasudante forza ed efficienza di Amotz Yaari a Tel Aviv, immagine dell'infaticabile ebreo colonizzatore della terra promessa. Riesce a portare avanti con professionalità la sua azienda, trova il modo di accudire il vecchio padre malato, di venire incontro alle esigenze ed alle insicurezze dei figli, persino di fare da baby sitter ai nipoti, trovando il modo di mandare la moglie Daniela in Tanzania presso il cognato Yirmiyahu a piangere con lui la morte della sorella Shuli, seguita di poco a quella del figlio.

    Su questo parallelismo tra l' Africa (stupendamente descritta) vista come un radicale rifiuto dell'ebraicità con la sua religione e la sua storia, e Israele vista come il suo compimento si gioca tutto il romanzo. Se da un lato Yirmiyahu sembra peccare di scarso coraggio con la sua fuga ed il suo rabbioso ed infantile rifiuto, egli a diffetenza di Amotz sembra capire quanto sia bestiale riuscire a considerare normale perdere un caro per "fuoco amico". Tale normalità egli non l'accetta, cosa che invece sembra fare Amotz con tutta la sua efficienza nel tenere unita la famiglia (egli stesso aveva usato quuesta locuzione per confortare il cognato).

    Non mi ero mai reso conto di quanto fosse orrenda la frase fuoco amico. Uccidere un compagno, la morte improvvisa che arriva da chi ti fidi, come un tradimento e per uno sbaglio spesso in condizioni banali. Che Amotz non si sia reso conto che parlando in questo modo anzichè confortare peggiorava le cose, è segno della rassegnazione del popolo ebraico alla morte nella sua storia, già profetata nelle bellissime e feroci pagine dell'antico testamento che Yehoshua ci fa riscoprire.

    Non saper accettare quel sangue significa rinnegare l'appartenenza al popolo di Israele, e Daniela arriverà a dirlo in faccia a Yirmiyahu cercando di spronarlo a ritornare.
    Esiste peraltro, viene da pensare, un fuoco che non sia "Amico"? tutte le guerre sono guerre civili, dice Cesare Pavese, perchè sono guerre di uomo contro l'uomo. La cecità degli ebrei adattati nei confronti della popolazione palestinese, dei crimini e delle umiliazioni che infliggono loro e del susseguente freddo e terribile odio, da un lato conferma la condanna biblica a non avere pace, dall'altra scandalizza Yirmiyahu che entra in contatto col popolo palestinese mentre indaga sulle circostanze della morte del figlio. Ed è quello scandalizzarsi della guerra e delle umiliazioni che essa porta che lo esclude dal popolo ebraico e lo costringe all'autoesilio in Tanzania.

    E' un romanzo che insegna tanto sulla guerra, e sul modo in cui trasforma gli uomini in lupi feroci. E che il fondo non viene toccato col pianto delle madri e dei compagni, ma quando tutto questo diventa "normale". Vedere questa normalità come inevitabile predestinazione rafforzata dalle oscure minacce di profeti pieni di odio (Geremia); addirittura come elemento caratterizzante la cultura di un intero popolo, fa capire anche molto del popolo di Israele e della sua tormentata storia che sembra non conoscere pace.

    Un libro che con incredibile pacatezza ha molto da dire non solo sull'interminabile conflitto israelo-palestinese, ma anche sulla natura del popolo eletto e delle sue tribolazioni, sulla guerra in generale, e sul rapporto tra uomini ridotti a bestie dalla violenza ed un Dio che mai come in queste pagine sembra essere lontano e misterioso.

    ha scritto il 

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