Pubblicato inizialmente nel 1962 da Il Saggiatore, poi ripresentato da Feltrinelli nel 1980, il testo di De Martino è considerato ormai un classico della storia delle religioni e dell'antropologia. I quattro saggi che compongono la raccolta, l'ultima a essere curata personalmente da De Martino, sonoContinue
Pubblicato inizialmente nel 1962 da Il Saggiatore, poi ripresentato da Feltrinelli nel 1980, il testo di De Martino è considerato ormai un classico della storia delle religioni e dell'antropologia. I quattro saggi che compongono la raccolta, l'ultima a essere curata personalmente da De Martino, sono dedicati a questioni tuttora attuali: religione, diversità culturale, violenza collettiva.
"Furore Simbolo Valore" è considerato un classico del pensiero antropologico del Novecento, ancora oggi sorprendente per il rigore teorico e per la straordinaria attualità delle problematiche affrontate. I tre saggi che compongono questa raccolta, organizzata dallo stesso De Martino, sono legati da nessi sottili che conferiscono all'opera un respiro unitario.
"Mito, scienze religiose e civiltà moderna" tende a circoscrivere il senso e la funzione del fenomeno "religione", ricondotto nell'alveo della produzione storica. Nell'ottica demartiniana i dispositivi mitico-rituali permettono di oltrepassare i momenti posti sotto il segno del furore (vale a dire dello smarrimento di sé e del significato culturale dell'esistere) e, di riflesso, mediano il recupero della dimensione dei valori umani.
"Furore in Svezia" è un'anticipazione e un compendio delle espressioni più inquietanti del disagio giovanile del nostro tempo.
In "Promesse e minacce dell'etnologia" prende forma un articolato progetto di trasformazione dell'esistente che presuppone una nuova coscienza umanistica, il cui fondamento risiede nel confronto critico tra l'Occidente e il "culturalmente alieno". Un confronto che racchiude in sé l'essenza positiva di una scienza etnologica capace di promuovere sia la conoscenza dell'Altro sia una rinnovata consapevolezza storica delle scelte culturali occidentali, una scienza in grado di esorcizzare due fantasmi distinti, ma egualmente sinistri: quello della presunta superiorità dell'Occidente e quello del suo declino irreversibile, che favorisce il disimpegno e la fuga dalle responsabilità civili.
Ernesto De Martino è internazionalmente riconosciuto come uno dei protagonisti della scuola italiana di antropologia culturale. La modernità del suo pensiero è testimoniata dai molti studiosi contemporanei che si sono ispirati a lui o che dalle sue ricerche sono stati influenzati. Tra i nostri autori, basti citare Carlo Tullio-Altan, Giovanni Jervis e, tra i più giovani, Natale Losi e Paolo Apolito. Famoso per le sue ricerche sul campo che costituirono un’eccezione in un panorama di studiosi per lo più sedentari – come non ricordare i suoi scritti sul tarantismo? – De Martino fu anche un teorico eccezionale. Proprio questo aspetto riserva ancor oggi sorprese capaci di sviluppi fecondi. Di qui un ritorno di interesse per lo studio del suo pensiero e la decisione di rendere disponibile uno dei suoi testi teorici più interessanti.