Furore

Di

Editore: Bompiani

4.5
(4664)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 554 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Chi tradizionale , Francese , Spagnolo , Tedesco , Svedese , Portoghese , Olandese , Norvegese , Turco , Ceco

Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Carlo Coardi

Disponibile anche come: Paperback , Altri , Tascabile economico , Copertina morbida e spillati , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia , Scienze Sociali

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Descrizione del libro
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  • 4

    Non so quanti libri meglio di questo possano trattare il tema dell'emigrazione. Andrebbe letto nelle scuole, per sensibilizzare i ragazzi e aiutarli a comprendere cosa si prova dall'altra parte dei mu ...continua

    Non so quanti libri meglio di questo possano trattare il tema dell'emigrazione. Andrebbe letto nelle scuole, per sensibilizzare i ragazzi e aiutarli a comprendere cosa si prova dall'altra parte dei muri che si vogliono (ri)alzare. Andrebbe letto dai grandi che hanno dimenticato che l'uomo migra dalla notte dei tempi, e che quando finalmente ha la fortuna di diventare stanziale non deve comunque dimenticare da dove viene, né come ci arriva. Lo farei leggere a tutti quei razzistelli da bar con l'insulto facile e l'intelletto sopito tra le pagine dello sport. Ce la farebbero pure loro a vedere la fine, invero potentissima. Seicento pagine che volano via leggere, complice il linguaggio diretto e mai inutilmente complesso della saggezza contadina, per non parlare dell'ottimo lavoro di traduzione. Le brevi ma pungenti considerazioni dell'autore, che spezzano il ritmo tra le vicende dei protagonisti, andrebbero prese e trasmesse pari pari a reti unificate. Stupendo.

    ha scritto il 

  • 0

    Finalmente ho letto Furore, mi è piaciuto molto nonostante una partenza poco convinta. Racconta l’epopea della famiglia Joad che dall’Oklahoma si mette in viaggio verso la California, a causa dell’est ...continua

    Finalmente ho letto Furore, mi è piaciuto molto nonostante una partenza poco convinta. Racconta l’epopea della famiglia Joad che dall’Oklahoma si mette in viaggio verso la California, a causa dell’estrema povertà e impossibilità di continuare a sopravvivere coltivando la propria terra. L’esperienza della famiglia Joad viene vissuta da tantissime altre famiglie, che si ritrovano una accanto all’altra sia durante il viaggio sia poi nella ricerca di un lavoro e di una nuova esistenza dignitosa in un altro degli stati americani, dove vengono considerati stranieri, profughi, zotici e pericolosi.
    Ho trovato questo libro molto attuale, per varie tematiche affrontate. Innazitutto l’industrializzazione dell’agricoltura, il lavoro umano sostituito dal lavoro delle macchine, il potere in mano a poche potenti banche, le assudità che derivano da un’economia di questo tipo (è più conveniente in alcuni casi buttare della frutta, impedendo ai poveri di cibarsene...). Ma anche “l’immigrazione”, lo spostamento di una massa di uomini che abbandonano la loro casa e la loro terra non per loro volontà ma per necessità, per fame, per sopravvivere...e la difficile situazione del luogo di arrivo, in cui il lavoro scarseggia e perde di valore a fronte di una forza lavoro superiore alla richiesta; le tensioni tra chi vive da tempo nel posto e inizialmente prova pietà e solidarietà per i nuovi venuti, ma poi si ritrova ad essere astiosa e ad aver paura di loro... E la colpa di chi è? Di nessuna delle due parti: gli immigrati si trovano in uno stato di estrema difficoltà che li porta a rubare per sopravvivere, gli autoctoni cercano di difendere quello che hanno costruito nella loro vita. Ovviamente qui sto parlando di uomini “normali”, non di una casta o di aziende.
    Mi è piaciuto molto l’inframezzare il raccondo con capitoli che parlano della situazione dell’America di quegli anni, questi capitoli sono molto interessanti e pieni di dettagli.
    Una caratteristica presente in tutto il libro è la bontà d’animo della famiglia Joad, ma anche di tante altre famiglie nella stessa sotuazione, che pur nell’estrema povertà sono molto solidali tra loro, senza invidie o egoismi. E questo a dispetto del titolo dell’opera, The grapes of wrath (I grappoli d’ira): rabbia che fermenta tra questi uomini e donne portati all’esasperazione dalla situazione, rabbia che prima o poi esploderà.

    ha scritto il 

  • 5

    Primo libro del 2017 ... spettacolo!

    Come si fa a commentare un libro così??!! Ho l’impressione che qualsiasi cosa dica sia riduttiva.
    Un gran romanzo, e tra l’altro molto attuale nonostante sia ambientato nei primi del novecento. E’ la ...continua

    Come si fa a commentare un libro così??!! Ho l’impressione che qualsiasi cosa dica sia riduttiva.
    Un gran romanzo, e tra l’altro molto attuale nonostante sia ambientato nei primi del novecento. E’ la storia della famiglia Joad, e così di un’infinità di americani, che sfrattati dalla propria casa e dalla propria terra si immette sulla route 66 per raggiungere la California in cerca di lavoro e di un posto in cui vivere. E’ la storia del cambiamento economico dell’arrivo dei trattori, dell’amarezza per una finta terra promessa, della manodopera fruttata e mal pagata e della povertà e della fame. Ma è anche la storia della dignità, e della lotta contro l’ingiustizia.
    E’ un libro bellissimo che nonostante la mole e il tema trattato è avvincente e facevo fatica a smettere di leggerlo e appoggiarlo sul comodino per spegnere la luce. Mi rimaneva addosso per il resto della giornata e non vedevo l’ora di trovare dieci minuti per continuare nella lettura. Le descrizioni sono fantastiche e mai pesanti, mi sembrava di essere sul furgone dei Joad a fare il viaggio con loro. Così come i personaggi, da quelli principali (in particolare la madre che è una forza) a quelli secondari, sono tutti importanti per il quadro della storia. Geniale la “scena” della tartaruga. Un libro da leggere assolutamente!

    ha scritto il 

  • 5

    Furore

    La miglior lettura del 2016 è arrivata proprio con lo spirare dell’anno…
    Nonostante il trascorrere inesorabile del tempo, questo romanzo mantiene integra la sua forza espressiva: ci si indigna, ci si ...continua

    La miglior lettura del 2016 è arrivata proprio con lo spirare dell’anno…
    Nonostante il trascorrere inesorabile del tempo, questo romanzo mantiene integra la sua forza espressiva: ci si indigna, ci si emoziona e ci si lascia trasportare dal flusso inesorabile degli eventi, consci di essere al cospetto di uno dei libri più importanti della letteratura del Novecento.
    Nessuno più di John Steinbeck è riuscito a sottolineare le contraddizioni di un’epoca e di una nazione: l’America della Grande Depressione, un paese che si credeva forte e si è invece trovato – di punto in bianco – con le toppe sul sedere. Come in “Uomini e topi”, i protagonisti sono persone assolutamente comuni, che hanno sempre vissuto del lavoro della propria terra: quella parte di popolazione che, dopo l’esplosione della crisi, si è trovata improvvisamente impoverita, spiazzata ed incredula di fronte ai cambiamenti in atto.
    L’odissea della famiglia Joad, costretta ad abbandonare la terra arida e crudele in cui ha vissuto per decenni, è la medesima storia dei migranti dei nostri giorni: di coloro che non hanno alternativa se non quella di fuggire da un luogo che non dà adito a speranze per cercare una nuova terra promessa, in cui cercare di sopravvivere.
    Ma la California – dipinta come una sorta di giardino dell’Eden – non è lo stesso paese descritto sui volantini pubblicitari, stampati con l’unico proposito di attirare mano d’opera a buon prezzo. Nella realtà, si dimostrerà un luogo difficile ed inospitale, dove lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, le vessazioni e la crudeltà di chi ha paura dei “nuovi arrivati” si esplicano quotidianamente, generando una lotta tra chi vuole mantenere il proprio status quo e chi non riesce nemmeno a sfamare la propria famiglia.
    Con una prosa diretta, che alterna il lirismo delle descrizioni alla semplicità dei dialoghi (ottima la traduzione italiana), Steinbeck consegna alla storia della letteratura un romanzo straordinario, che resta dentro e fa riflettere. Perché “Furore” non è solo la storia di una famiglia: rappresenta allo stesso tempo ricostruzione storica ed analisi sociale, capace di centrare l’obiettivo su problemi mai completamente risolti quasi l’industrializzazione selvaggia, lo sfruttamento della mano d’opera e l’emigrazione.
    Ho scoperto Steinbeck in ritardo – mea culpa – ma ora voglio recuperare il tempo perduto: ho già pronti, in rampa di lancio, “La valle dell’Eden” e “Pian della Tortilla”. Saranno sicuramente tra le mie prime letture del nuovo anno.
    Giudizio: un capolavoro!

    ha scritto il 

  • 5

    CAPOLAVORO PURO

    Scrittura da applausi!
    Da giorni ho finito di leggerlo e sono ancora lì con loro, la famiglia Joad.
    Steinbeck scrive questo testo meraviglioso nel 1939, raccontando la migrazione dei contadini sfrat ...continua

    Scrittura da applausi!
    Da giorni ho finito di leggerlo e sono ancora lì con loro, la famiglia Joad.
    Steinbeck scrive questo testo meraviglioso nel 1939, raccontando la migrazione dei contadini sfrattati dalle loro terre, all'indomani della crisi del '29, verso la California alla ricerca di lavoro e di una nuova vita.
    Un gioiello questo libro, ogni pagina è un capolavoro.
    Ogni personaggio, anche se marginale, è indispensabile per comprendere il disagio, lo spaesamento e l'incredulità man mano che la famiglia precipita nell'indigenza più nera.
    E con loro milioni di contadini, illusi e umiliati.
    "Speriamo di riuscire a lavare un po' di panni. Prima mica eravamo così sporchi. Non laviamo neanche più le patate prima di bollirle. Non capisco perché. E' come se stiamo perdendo la dignità."
    Le parole di Steinbeck sono terribilmente attuali:
    "La gente si sposta perché lo deve fare. Ecco perché la gente si sposta. Si sposta perché vuole qualcosa di meglio. E quello è l'unico modo per trovarlo." e ancora " Come fai a spaventare un uomo quando quella che lo tormenta non è la fame nella sua pancia ma fame nella pancia dei suoi figli? Non puoi spaventarlo: conosce una paura peggiore di tutte le altre."
    E la critica feroce ai latifondisti "I grossi proprietari, inquieti nell'intuire un cambiamento, incapaci di cogliere la natura del cambiamento." e che confondono l'effetto con la causa "Le cause stanno in profondità e sono semplici. Le cause sono la fame di un ventre moltiplicata per un milione; la fame di una singola anima, fame di gioia e di un minimo di sicurezza, moltiplicata per un milione; muscoli e cervello smaniosi di crescere, di lavorare, di creare, moltiplicati per un milione." E la guerra tra poveri "Gli indigeni si suggestionano fino a crearsi una corazza di crudeltà. Formano drappelli, squadre, e li armano: li armano di manici di piccone, di fucili, di gas. Il paese è nostro. Non possiamo lasciare che questi Okie facciano i loro comodi. E gli uomini che venivano armati non possedevano la terra ma pensavano di possederla. E i garzoni che di notte facevano la ronda non possedevano nulla, e i piccoli bottegai possedevano solo debiti. Ma anche un debito è qualcosa, e anche un salario è qualcosa. Il garzone pensava: io prendo quindici centesimi a settimana; che faccio se un maledetto Okie si accontenta di dodici?"

    Bruce Springsteen ha scritto " The ghost of Tom Joad", ispirato da questo romanzo. Bellissima canzone.

    ha scritto il 

  • 4

    Sicuramente un gran romanzo, di sconvolgente attualità. Ottima la nuova traduzione ma continuo a preferire 'Uomini e topi' per la struggente poetica che lo contraddistingue.

    ha scritto il 

  • 5

    Aggiungo solo questo. Ciò che ho amato di più, oltra ai verissimi personaggi principali (la madre in primis) sono i piccoli personaggi inutili ai fini della trama ma indispensabili per completare la c ...continua

    Aggiungo solo questo. Ciò che ho amato di più, oltra ai verissimi personaggi principali (la madre in primis) sono i piccoli personaggi inutili ai fini della trama ma indispensabili per completare la commedia umana di Steinbeck. Il benzinaio disorientato dagli avvenimenti, il meccanico senza un occhio che vorrebbe scappare, il contadino incapace di abbandonare la sua terra... fino alla tartaruga sul ciglio della strada che per un miracolo non viene schiacciata. È in quella tartaruga la genialità di Steinbeck.

    ha scritto il 

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