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Furore

Di

Editore: Bompiani

4.5
(4002)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 554 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Chi tradizionale , Francese , Spagnolo , Tedesco , Svedese , Portoghese , Olandese , Norvegese , Turco , Ceco

Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Carlo Coardi

Disponibile anche come: Paperback , Altri , Tascabile economico , Copertina morbida e spillati , eBook

Genere: Fiction & Literature , History , Social Science

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Descrizione del libro
.
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  • 5

    Ogni persona dovrebbe averne una copia in bella vista nella propria libreria.

    Da leggere assolutamente. È un capolavoro. Nella versione integrale è il top. Il protagonista e la sua famiglia intraprendono un viaggio disperato che dovrebbe portarli al benessere...... Leggetelo tutti. Perché questa è una storia che si ripete sempre. Che sia duecento anni fa o oggi. Le persone ...continua

    Da leggere assolutamente. È un capolavoro. Nella versione integrale è il top. Il protagonista e la sua famiglia intraprendono un viaggio disperato che dovrebbe portarli al benessere...... Leggetelo tutti. Perché questa è una storia che si ripete sempre. Che sia duecento anni fa o oggi. Le persone continuano a soffrire. Per questo fanno questi viaggi disperati cercando di arrivare in posti dove potrebbero stare meglio. Come ad esempio ora gli immigrati arrivano in Italia o come in nostri nonni che partivano per l'America. Siamo tutti uguali. Siamo esseri umani. RIFLETTETE GENTE.

    ha scritto il 

  • 4

    En un principio, era reticente a leerme Las Uvas de la Ira, un libro que, como otras grandes obras, es conocido por todos, pero pocos se atreven con él.


    La primera parte me pareció aburrida y lenta, lo que confirmaba mi sospecha de que este libro me iba a resultar un tomento. Y sin embarg ...continua

    En un principio, era reticente a leerme Las Uvas de la Ira, un libro que, como otras grandes obras, es conocido por todos, pero pocos se atreven con él.

    La primera parte me pareció aburrida y lenta, lo que confirmaba mi sospecha de que este libro me iba a resultar un tomento. Y sin embargo cuando empezó la segunda parte, la del viaje, el libro empezó a gustarme y me enganchó hasta el final.
    Ya me gustó el estilo y forma de escritura en La perla, el único libro de Steinbeck que me había leído. En este libro, el autor conserva y mejora la forma de escribir, de tal forma que la historia fluye haciendo que sea dinámica, lo que contribuye a engancharte.

    Uno de los mejores logros de la novela son los personajes. Están maravillosamente bien construidos. Son fuertes, pero a la vez humanos, cercanos y entrañables. Hacen lo que tienen que hacer, y sin embargo no se callan ante las injusticias.

    Steinbeck divide en libro en dos partes. En una de ellas te cuenta toda la historia de la familia Joad, lo que constituye en núcleo central de la novela. Esta maravillosa historia tiene un final abierto y, extrañamente, enternecedor. En mi opinión personal, esta historia no puede tener otro final, puesto que el final mismo es un símbolo persistente en la novela: pase lo que pase, siempre hay que mirar hacia adelante.
    La segunda parte, lo constituyen los capítulos intercalados entre la historia central, donde se cuenta con más detalle la realidad de la época. Con estos episodios, el lector es capaz de ubicarse mejor en la época de la historia, aunque no deja de sorprenderte y horrorizarte la forma en la que son tratados los emigrantes, ciudadanos del mismo país, y las condiciones en las que viven. Esta parte, le valió a Steinbeck toda la crítica negativa que ha tenido este libro.

    Para terminar ya, solo me queda recomendar este libro a todos los lectores. Puede parecer angustioso o brutal en algunos momentos, pero también humano y muy emotivo. Es el retrato de una familia intemporal, símbolo de lo que desesperación y el hambre pueden motivar al ser humano a hacer.

    ha scritto il 

  • 5

    Da Vedere e sopratutto da leggere nella NUOVA (finalmente) traduzione.

    Capolavoro assoluto, NUOVA traduzione eccelsa, ed è dire poco.
    Consiglio vivamente di guardare anche il film omonimo di John Ford.
    E' un libro drammatico, non una barzelletta comica, con un finale non proprio lieto, non è una favola, siete stati avvisati, non postate poi puerili recen ...continua

    Capolavoro assoluto, NUOVA traduzione eccelsa, ed è dire poco.
    Consiglio vivamente di guardare anche il film omonimo di John Ford.
    E' un libro drammatico, non una barzelletta comica, con un finale non proprio lieto, non è una favola, siete stati avvisati, non postate poi puerili recensioni del tipo "triste, pessimista" ecc ecc.
    ciaoooo

    ha scritto il 

  • 5

    Il sogno americano...

    Di Steinbeck avevo letto "L'inverno del nostro scontento" e non ne ero rimasta entusiasta. Mi domandavo perché l'autore fosse considerato un caposaldo della letteratura mondiale, ma mi dicevo che, forse, valeva la pena di tentare con altro di suo.
    Adesso so che la fama di Steinbeck è senza ...continua

    Di Steinbeck avevo letto "L'inverno del nostro scontento" e non ne ero rimasta entusiasta. Mi domandavo perché l'autore fosse considerato un caposaldo della letteratura mondiale, ma mi dicevo che, forse, valeva la pena di tentare con altro di suo.
    Adesso so che la fama di Steinbeck è senza ombra di dubbio guadagnata con questo incredibile capolavoro.
    "Furore" è una medicina per l'anima, un monito, un esempio, una storia che fa vergognare noi contemporanei viziati dal consumismo e dalla scarsità di Valori Veri.
    La grande depressione degli anni '30 del secolo scorso uccide gli stati agricoli americani, invade i terreni fertili, scaccia i mezzadri dalle loro terre, converte il lavoro manuale meccanizzandolo e togliendo, così, case, lavoro, cibo, serenità, vita alle migliaia di famiglie che, da generazioni, coltivavano i campi.
    I Joad sono una delle famiglie che si vede togliere tutto ed è costretta a spingersi verso Ovest, attratta da un'illusione di Eldorado nella ricca e rigogliosa California.
    Padre, madre, zio, figli di ogni età, ammassano i pochi averi su di un camion di seconda mano e iniziano, così, un viaggio della speranza. La ricerca di lavoro diventa un'ossessione; ad ogni tappa del viaggio, la speranza si accende brevemente e si spegne nella delusione: il lavoro pubblicizzato dai volantini, è quasi sempre una miseria, una paga da fame. Gli alloggi sono catapecchie prive di qualsiasi conforto, la fame non si placa mai. Ma la famiglia non demorde, spinta da un'incrollabile madre, incredibile forza motrice del nucleo.
    Da un campo di lavoro a un altro, stringendo amicizie con altri derelitti, derisi e odiati da chi offre un lavoro vergognoso, i Joad proseguono il cammino.
    Non c'è lieto fine, in questo susseguirsi di quadri impressionisti dipinti da Steinbeck, ma c'è un finale grandioso ugualmente.
    Ho macinato le 633 pagine con il cuore pesante e con un senso di vergogna per come siano sconosciuti ai più, me compresa, oggi, il sacrificio e la privazione.
    La scrittura di Steinbeck è straordinariamente visiva, le pagine iniziali, che descrivono l'avvicendarsi delle stagioni nei campi coltivati, sono fra le più belle che io abbia mai letto.
    Le descrizioni dei meravigliosi rapporti umani che si instaurano fra gli emigranti, uniti nella disperazione, sono pura poesia.

    "La notte incalza. Il bimbo è raffreddato. Tieni, piglia questa coperta. E' lana. Era la coperta di mia madre, usala per il tuo piccolo. E' questa la cosa da bombardare. E' così che comincia: da 'io' a 'noi'. Se riusciste a capire questo, voi che possedete le cose che il popolo deve avere, potreste salvarvi. Se riusciste a separare le cause dagli effetti, se riusciste a capire che Paine, Marx, Jefferson e Lenin erano effetti, non cause, potreste sopravvivere. Ma questo non potete capirlo. Perché il fatto di possedere vi congela per sempre in 'io' e vi separa per sempre dal 'noi'."

    "Quando le mani in cui si accumula la ricchezza sono troppo poche, finiscono per perderla; quando una moltitudine di uomini ha fame e freddo, il necessario se lo prende con la forza."

    "Sto imparando una cosa importante, -disse-. La sto imparando ogni momento, tutt'i giorni. Quando stai male o magari hai bisogno o sei nei guai...va' dalla povera gente. Soltanto loro ti danno una mano...soltanto loro."

    ha scritto il 

  • 4

    impara dal passato per rifare gli stessi errori

    Un viaggio disperato alla ricerca del benessere; "mangeremo pesche ed uva fino a scoppiare" pensava il nonno Joad. La carovana verso la California invece diventa un processo di disumanizzazione. Poveri contadini prima scacciati dai loro campi dalle banche, si vedeno trattare peggio delle bestie. ...continua

    Un viaggio disperato alla ricerca del benessere; "mangeremo pesche ed uva fino a scoppiare" pensava il nonno Joad. La carovana verso la California invece diventa un processo di disumanizzazione. Poveri contadini prima scacciati dai loro campi dalle banche, si vedeno trattare peggio delle bestie. Repressi, privi di diritti, pagati miseramente e visti come invasori scomodi. Vedere l'unita famiglia Joad disgregarsi chilometro dopo chilometro, indifferenti alla morte dei propri cari, per puro spirito di sopravvivenza è stata una cosa difficile da digerire.
    Poi anche senza rifletterci tanto, si nota che tutto il mondo è un paese, che le cose fondamentalmente non cambiano mai nonostante si dica "imparare dalla storia per non sbagliare nel futuro". In questo libro erano gli Okies, ieri erano gli Italiani, poi gli Albanesi, poi i Senegalesi, Messicani, Nigeriani, Rumeni. Ogni qual volta ci sia stata un invasione di un paese povero, subito un altro popolo ha provato il furore, l'odio, la paura.
    Ma le persone disperate non hanno più nulla da perdere tanto che si fanno ammazzare per una gallina, devono adattarsi, ed ecco che un vecchio morente beve il latte materno di una giovane donna direttamente dal suo seno.
    Tom Joad sembrava il personaggio principale, poi scompare senza mai riapparire. Nessuno sa che fine abbia fatto, ma nell'animo il lettore spera stia facendo giustizia, anche da morto come il famoso Bašmačkin del "cappotto" di Gogol. Una giustizia che va ben oltre la grande depressione americana ma che arriva ai nostri giorni, mentre noi leggiamo questo capolavoro.

    ha scritto il 

  • 5

    Furore

    Gli americani come non li avete mai sentiti descrivere, esodi di ieri e di oggi. L'America nel periodo della grande depressione descritta con realismo, attraverso la storia di una famiglia che percorre da est a ovest gli Stati per raggiungere la California.
    Ci fa sente la mancanza di uno sc ...continua

    Gli americani come non li avete mai sentiti descrivere, esodi di ieri e di oggi. L'America nel periodo della grande depressione descritta con realismo, attraverso la storia di una famiglia che percorre da est a ovest gli Stati per raggiungere la California.
    Ci fa sente la mancanza di uno scrittore come Hemingway per comprendere l'America di oggi.

    ha scritto il 

  • 5

    Mine eyes have seen the glory of the coming of the Lord: He is trampling out the vintage where the grapes of wrath are stored; He hath loosed the fateful lightning of His terrible swift sword: His truth is marching on

    Se siete in cerca di racconti di supereroi con caratteristiche sovrumane, di re e regine impegnati a gestire le loro ricchezze e i loro regni sconfinati, allora vi prego, NON LEGGETE QUESTO LIBRO.


    Se siete INVECE interessati alle persone comuni, o semplici (n.b. mai banali!), dalle umili o ...continua

    Se siete in cerca di racconti di supereroi con caratteristiche sovrumane, di re e regine impegnati a gestire le loro ricchezze e i loro regni sconfinati, allora vi prego, NON LEGGETE QUESTO LIBRO.

    Se siete INVECE interessati alle persone comuni, o semplici (n.b. mai banali!), dalle umili origini (in questo caso contadini, immersi quindi in un'atmosfera estremamente bucolica, ma ci vuole solo un po’ di immaginazione per sostituirli, in chiave moderna, con operai, cassintegrati, chi è in cerca di un lavoro o una vita migliore, chi è pieno di debiti, chi è senza soldi, o senza casa, sempre perennemente in movimento, chi in fuga da un paese e cerca accoglienza in un altro stato, o qualunque altro possa fare al caso vostro), LE QUALI, nonostante l’aspro impatto con la terra promessa, con una dura realtà che cerca di distruggerli imprimendo loro una visione cinica-nichilista totalitaria, CONTINUANO a credere nei loro sogni, nelle loro aspirazioni di una vita migliore (n.b. e con sogni non intendo essere ricchi, belli e perfettamente in salute, ma anche + semplici, come una famiglia, una casa, un lavoro), ALLORA suggerisco vivamente la lettura di questo libro, nonchè la Valle dell’Eden (dello stesso autore, dove, secondo il mio modesto parere, c’è TUTTO, anche + di Furore, però anche molti lati oscuri in + da dover reggere).

    Un ulteriore consiglio: suggerisco FORTEMENTE di INTERROMPERE la lettura del suddetto romanzo se si prova COMMISERAZIONE/PIETISMO per i personaggi, anzichè una forma di EROISMO E OSTINAZIONE nelle loro storie (ribadisco, di persone comuni e/o umili) mentre si scontrano quotidianamente con quello che sembra impossibile (dove anche un pezzo di pane per i propri figli può diventarlo durante la Grande Depressione Americana degli anni '30), e suggerirei di passare a qualcosa che possa rilassarvi. Questo però dipende solo dalle necessità fisiologiche di ognuno.

    Tanto per darvi un'idea:
    "How can you frighten a man whose hunger is not only in his own cramped stomach but in the wretched bellies of his children? You can't scare him – he has known a fear beyond every other"

    %-----------------------------------------------------------------%
    Quello che segue NON RIGUARDA STEINBECK, ma altri libri e autori, in qualche modo ricollegabili, quindi, se volete, potete evitare di leggerlo:

    Se siete invece interessati al ricerca del male in tutte le sue forme, alle debolezze umane e alle paure + estreme, che forse neanche Freud e Jung avevano ipotizzato negli antri più remoti dell’inconscio umano, sempre però con l’obiettivo di scriverle per poterle esorcizzare, mediante la continua interrogazione su profonde questioni morali (decisamente + complesse di Steinbeck), ALLORA suggerisco la bibliografia di un altro, a mio avviso, straordinario autore, William Faulkner (al momento, mio riferimento nella mia piccola e modesta libreria, assieme a Steinbeck e ai loro libri che mi rimangono da leggere).

    Siete stati avvertiti.

    Quanto a me, finito di leggere Born on the 4th of July di Ron Kovic (racconto autobiografico devastante ma sincero), si continua (non so però se a breve) con “To Kill a Mockingbird”, di Harper Lee, in inglese, in modo da cercare di analizzare le importanti questioni morali del libro, nonchè l’integrità ai propri principi e la caratterizzazione psicologica del personaggio principale del romanzo, archetipo dell’avvocato in un sistema basato sul common law (nonchè riferimento per molti avvocati moderni), avendo Faulkner come mio non-necessariamente-definitivo benchmark personale (ovviamente senza preconcetti, perchè leggendo diverse recensioni sui 2 autori si notano forti assonanze), vedendo se riesce a spodestarlo (si preavvisa un confronto TUTT’ALTRO che semplice, in quanto entrambi rilevanti nel loro panorama letterario), e “The Age of Reason” (di Sartre, sempre in inglese, sul quale non servirebbero introduzioni, tantomeno da un pischello come il sottoscritto, ma, poichè era un noto ammiratore di Steinbeck e Faulker, sarebbe almeno un doveroso motivo in + per approfondirlo per chi non lo ha ancora fatto).

    Ciao a tutti!

    ha scritto il 

  • 4

    « Per te chi è uno che fa affari? Come ha detto quello, mica li fa per divertirsi. Li fa per fregarti. Che ti credevi? »

    Dopo lo « sgomento » iniziale nello scoprire che solo con questa edizione, ovvero assai tardivamente, s’è superata la censura fascista; dopo aver constatato di non provare comunque la piú che minima tristezza allo scomparire del mondo contadino – – c’è un che d’insopportabilmente divertente legge ...continua

    Dopo lo « sgomento » iniziale nello scoprire che solo con questa edizione, ovvero assai tardivamente, s’è superata la censura fascista; dopo aver constatato di non provare comunque la piú che minima tristezza allo scomparire del mondo contadino – – c’è un che d’insopportabilmente divertente leggere un romanzo di tale livello e forza e significato, trovandolo preceduto da un’introduzione che domanda retoricamente il motivo del perdurare del suo successo, non ostante le polemiche ideologiche e il tema –l’esodo dei contadini diseredati– che non è piú d’attualità – e poi seguíto da una postfazione (un articolo de Il Sole 24 Ore!) che attribuisce questo successo al fatto che sia uno di quei libri « sempre attuali, che sanno raccontare qualcosa che ci riguarda ».

    —Divertente dunque perché –ancora una volta– l’attualità è il metro di giudizio posticcio e vacuo d’un romanzo. E quasi sembra volersi nascondere il tentativo –questo sí piuttosto ideologico– di privare di realtà una narrazione: per considerarla in astratto, senza dovere (o sapere, o volere) andare oltre un generico valore universale e morale – senza scender nello specifico dello sviluppo capitalistico, e ammettere che la tragedia romanzesca dei Joad è stata –ed è, soprattutto– reale per molte persone, che l’ingiustizia non è diversa oggi – e che vale piú di tutte le chiacchiere di politici ed economisti borghesi… che cioè, al fondo, si parla della natura del capitalismo, non dei suoi difetti, o dell’avidità di taluni…

    —E debbo dire che indipendentemente dall’intento di Steinbeck, che non era di far propaganda comunista, come fu accusato dall’Associazione degli agricoltori, ma di marchiare con segno d’infamia le malefatte d’industriali, banche, sbirri &c. – il romanzo è di per sé eloquente per chi voglia trarne le dovute conseguenze: piú ancora perché non solo mostra degli eventi economici e il loro sviluppo (meccanizzazione, abbassamento progressivo dei salari, intimidazioni e assassíni), ma pure come questo si riflette nella testa di coloro che ne sono partecipi, finanche nell’ingenuità dei disperati, che non capiscono come la miseria possa vivere accanto all’abbondanza!
    « Lo sa che ha detto il predicatore? Ha detto: ‘In quel campo c’è il male.’ Ha detto: ‘I poveri vogliono fare i ricchi.’ Ha detto:‘Ballano e s’abbracciano quando dovrebbero lamentarsi e piangere per i loro peccati.’ » – Il campo in questione è uno in cui gl’immigrati come i Joad s’autoregolamentano, e dove gli sbirri non entrano: perciò non succede nulla e anzi diviene un’oasi nel mezzo della disperazione giornaliera, perché si conserva almeno la dignità. Ragione sufficiente perché i padroni e i loro lacchè siano affatto contrariati…

    Una nota sulla traduzione. In genere buona nell’offrire una versione italiana alla parlata della gente comune – pecca nel considerare l’elisione, non un aspetto tipico dell’italiano, anche scritto, non ostante si tenda a dimenticarlo, quanto aspetto proprio della lingua popolare: col risultato che quest’arbitrario collegamento giunge al ridicolo quando accade di trovar « gl’è » chè un errore e basta, non la trascrizione d’un modo popolare di pronunciare, come si fa per altro normalmente, « gli è » (questa è simile alla sciocchezza ormai invalsa di creder che « ci ho » si possa scriver « c’ho », che in italiano vale solo e soltanto per « che ho », come dovrebbe saper chiunque abbia fatto l’elementari!)…

    ha scritto il 

  • 4

    Ci ho messo una vita a finirlo, anche perché nel frattempo c'è stata la mia vita nel mezzo: sbandavo a ogni capitolo.
    Oggi ho deciso di terminarlo, e, posso dirlo: mi è piaciuta questa epopea americana lontano nel tempo.
    Quando uno scrittore azzecca i personaggi, allora minimo il libr ...continua

    Ci ho messo una vita a finirlo, anche perché nel frattempo c'è stata la mia vita nel mezzo: sbandavo a ogni capitolo.
    Oggi ho deciso di terminarlo, e, posso dirlo: mi è piaciuta questa epopea americana lontano nel tempo.
    Quando uno scrittore azzecca i personaggi, allora minimo il libro è bello, massimo è un capolavoro. Questo romanzo sta riposto tra le due asticelle.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    L'altra faccia del sogno americano

    Una famiglia che scappa dalla povertà, da una modernizzazione che divora i loro campi e le loro vite. Nel corso del libro si consuma la disgregazione del nucleo familiare, costretto a vagare in cerca di un lavoro. Climax meraviglioso nel finale che si chiude inquietante.

    ha scritto il 

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