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Furore

By John Steinbeck

(42)

| Hardcover

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Book Description

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651 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    un libro da far leggere nelle scuole, incredibilmente attuale anche se ambientato in tempi e spazi diversi, un libro "preveggente" oserei dire.
    Leggendolo si prova la fame, la miseria, lo sporco, la polvere, la disperazione

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    Pino Scintilla said on Aug 24, 2014 | Add your feedback

  • 3 people find this helpful

    Questo è uno di quei romanzi su cui, alla fine, rimane ben poco da dire e dove le critiche appaiono effettivamente inutili.

    E' un grandissimo romanzo. Non servirebbe dire altro. In più, con una traduzione moderna e perfettamente leggibile (cosa che ...(continue)

    Questo è uno di quei romanzi su cui, alla fine, rimane ben poco da dire e dove le critiche appaiono effettivamente inutili.

    E' un grandissimo romanzo. Non servirebbe dire altro. In più, con una traduzione moderna e perfettamente leggibile (cosa che mancava nelle precedenti edizioni).

    Il racconto è incentrato sull'odissea della famiglia Joad che, dal natio Oklahoma è costretta a emigrare su due piedi poiché la terra che coltivavano, resa esausta e improduttiva dalla coltivazione intensiva del cotone e da disastrose tempeste di sabbia, gli viene requisita dalle banche con cui s'era indebitata.

    Con qualche dollaro in tasca, il gruppo si avvia verso la California, credendo di trovarvi un futuro sereno; ci troveranno invece solo altra fame, malvagità, soprusi, miseria. Emergono le figure della madre, incarnazione della saggezza ancestrale innata nel genere umano e del figlio Tom che, pur essendo appena uscito di prigione per omicidio, unico fra tutti conserva parte di quella saggezza, che gli permette di comprendere i messaggi sociali (le urla di furore e di sdegno dei suoi compatrioti, amplificati dai saggi e pacati pensieri del predicatore Casy) che il suo tempo gli porta agli occhi e alle orecchie.

    Il ritratto che Steinbeck fa dell'America della Grande Depressione è disarmante e riuscitissimo; analogamente, riesce con grandissima capacità a rendere lo spirito e la mentalità di mezzadri e contadini dell'epoca, sgomenti di fronte alla meccanizzazione dell'agricoltura (che permetteva grandi guadagni con minori spese) e impotenti rispetto allo sfrenato accumulo di giganteschi capitali nelle mani di pochissimi. Che distruggono deliberatamente i prodotti agricoli mentre la gente muore di fame, per evitare che un'eventuale sovraproduzione porti a un abbassamento dei prezzi.

    Insomma, economia spicciola applicata sulla pelle di milioni di poveracci. Poveracci, fra l'altro, privi della minima difesa sociale contro i soprusi e le angherie, disperati al punto da accettare salari sempre più bassi, oltre il limite della sopravvivenza.

    Più sono i disoccupati, più i salari calano perché c'è un sempre maggiore numero di persone disposte a lavorare per sempre meno.

    Con le dovute proporzioni, questo circolo vizioso (nuovamente da economia spicciola), così come altri aspetti di questo romanzo monumentale, non vi ricorda tempi a noi assai più vicini?

    Ah, quasi dimenticavo: se spesso è l'incipit a ricordare il libro, qui è il finale che racchiude in sé, con una compostezza potentissima, tutto il romanzo. E, della natura umana, tutto ciò che c'è di buono.

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    Dvd (A. Erit In Orbe Ultimo) said on Aug 20, 2014 | 3 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    Un classico

    Capolavoro assoluto della prima metà del '900, un classico proprio perché senza età. Steinbeck scrive un libro di una attualità sconcertante, alla luce poi della crisi attuale che sta attanagliando il mondo intero, la sua denuncia alla società di all ...(continue)

    Capolavoro assoluto della prima metà del '900, un classico proprio perché senza età. Steinbeck scrive un libro di una attualità sconcertante, alla luce poi della crisi attuale che sta attanagliando il mondo intero, la sua denuncia alla società di allora resta la denuncia alle società di sempre, là dove l'uomo comune, il povero, colui che deve lavorare duramente solo per potersi pagare l'indispensabile per sopravvivere, viene sempre dopo gli interessi di chi è più potente. Naturalmente c'è molto altro in questo libro ma i discorsi si farebbero troppo lunghi ed impegnativi.

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    Mauro said on Aug 19, 2014 | 2 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    "sulle strade la gente formicola in cerca di pane e lavoro, e in seno ad essa serpeggia il furore, e fermenta."

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    Nick Molise said on Aug 19, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Nel 2009 i Mumford & Sons incidono Sigh No More, album di debutto della band indie-folk londinese. La traccia numero 11, Dust Bowl Dance, forse la più bella del disco, è fortemente ispirata al romanzo di John Steinbeck.
    Con Dust Bowl ci si riferisce ...(continue)

    Nel 2009 i Mumford & Sons incidono Sigh No More, album di debutto della band indie-folk londinese. La traccia numero 11, Dust Bowl Dance, forse la più bella del disco, è fortemente ispirata al romanzo di John Steinbeck.
    Con Dust Bowl ci si riferisce alle tempeste di polvere e sabbia che negli anni '30 del novecento hanno colpito le pianure di Texas, Kansas, Oklahoma ed altri stati limitrofi, causando la devastazione delle colture e la caduta in disgrazia di migliaia di famiglie, che avendo perso i propri terreni, o vedendoseli espropriati dalla banche, furono costrette a migrare verso ovest, verso la California, lungo la Route 66 (la "madre di tutte le strade", come la definì Steinbeck) in cerca di lavoro e di nuova fortuna.
    Questo viaggio Steinbeck lo conosce bene, avendolo osservato e compiuto in prima persona. E i Joad sono solo una delle tante famiglie che ha vissuto questa progressiva degradazione economica e sociale, da proprietari terrieri a mezzadri, emigranti, nomadi e infine reietti di una società in profonda trasformazione economica, che come in ogni epoca di transizione elegge vincitori e vittime.
    Tuttavia, mentre si compie questa discesa all'inferno, e la famiglia Joad vede perdere pezzi, invece che sgretolarsi essa si rafforza. E come la fiamma di una candela che emana più luce al buio, così un singolo gesto come quello descritto nella commovente scena finale riconsegna con forza la convinzione che l'uomo ha sempre una possibilità di redenzione, anche quando tutto sembra irrimediabilmente perduto, tanto da far apparire quasi grottesco qualsiasi tentativo di resistenza ad un destino già tracciato.

    Non deve sorprendere che un'opera del 1939 sia ancora oggi in grado di influenzare ed ispirare artisti e song writer, 70 anni dopo la sua pubblicazione. E' attuale oggi come lo era allora, ed è un capolavoro oggi come sempre.

    Se non fossi consapevole dell'ingenuità di quest'affermazione, direi probabilmente che è il miglior romanzo che abbia mai letto.

    Al diavolo, lo è per distacco.

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    Gec said on Aug 19, 2014 | Add your feedback

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