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Furore

La biblioteca di Repubblica - Novecento, 35

Di

Editore: Gruppo Editoriale L'Espresso

4.5
(4071)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 415 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Chi tradizionale , Francese , Spagnolo , Tedesco , Svedese , Portoghese , Olandese , Norvegese , Turco , Ceco

Isbn-10: 848130512X | Isbn-13: 9788481305128 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Carlo Coardi

Disponibile anche come: Paperback , Altri , Tascabile economico , Copertina morbida e spillati , eBook

Genere: Fiction & Literature , History , Social Science

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Descrizione del libro
Pubblicato nel 1939,-Furore- è subito divenuto il romanzo simbolo della Grande Depressione americana.
Nell'odissea della famiglia Joad,in penosa marcia,come migliaia e migliaia di americani,è ripercorsa la storia delle grandi,disperate migrazioni interne,lungo la Highway 66, verso lo sfruttamento,la miseria,la fame: un quadro potente e amaro di una dura Terra promessa dove la manodopera era sfruttata e mal pagata,dove ciascuno portava con sè la propria miseria "come un marchio di infamia".
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  • 5

    Imperdibile

    Moderno nello stile e nei temi, potente nel rievocare luoghi e stati d'animo, diretto e concreto come solo la migliore narrativa americana sa essere: un capolavoro assoluto, tra le mie letture più belle di sempre.

    ha scritto il 

  • 4

    Quando un romanzo rimane impresso in immagini che ritrovi ogni volta che ripensi a ciò che hai letto, quando i luoghi e i personaggi che ti vengono narrati sono così vividi che è come se li avessi sempre conosciuti, quando i campi di mais bruciati dal sole rimandano una luce accecante e i persona ...continua

    Quando un romanzo rimane impresso in immagini che ritrovi ogni volta che ripensi a ciò che hai letto, quando i luoghi e i personaggi che ti vengono narrati sono così vividi che è come se li avessi sempre conosciuti, quando i campi di mais bruciati dal sole rimandano una luce accecante e i personaggi sono vividi e presenti allora non c'è più molto da dire; un grande classico, una storia che appena ricorderai il titolo ti apparirà con chiarezza e chi, riesce con abile maestria e grandezza d'intenti a fare ciò,vuol dire davvero che è un grande scrittore.

    ha scritto il 

  • 0

    Incipit

    Sulle terre rosse e su una parte delle terre grigie dell’Oklahoma le ultime piogge furono leggere, e non lasciarono traccia sui terreni arati.....

    http://www.incipitmania.com/incipit-per-titolo/f/furore-john-steinbeck/

    ha scritto il 

  • 4

    Il Germinale degli anni 90

    Romanzo-manifesto di un capitolo, un altro, vergognoso della storia Usa. riesce a farti toccare con mano-e non solo- una realtà che avevi letto solo sui libri di economia politica.

    ha scritto il 

  • 5

    Storia

    Romanzo fondamentale. Uno di quei libri che dovrebbero essere inseriti d'ufficio nei programmi di letteratura contemporanea delle scuole del mondo occidentale.
    Non a caso censurata nell'Italia degli anni'40 e criticata anche in patria, l'odissea verso l'eldorado californiano dei Joad mette ...continua

    Romanzo fondamentale. Uno di quei libri che dovrebbero essere inseriti d'ufficio nei programmi di letteratura contemporanea delle scuole del mondo occidentale.
    Non a caso censurata nell'Italia degli anni'40 e criticata anche in patria, l'odissea verso l'eldorado californiano dei Joad mette a nudo le contraddizioni di una nazione che da meno di un secolo aveva abolito la schiavitù per poi sostituirla con uno sfruttamento ancora più cinico...e quanta attualità nell'opera di Steinbeck se vogliamo applicare il concetto al mondo globalizzato di oggi...del resto come canta Springsteen in "the gost of Tom Joad" :
    - welcome to the new world order -

    ha scritto il 

  • 5

    Grande

    Non rimane molto da dire su un libro di cui si parla da più di mezzo secolo, se non che è bellissimo e sorprende ancora oggi, per temi, scrittura, potenza evocativa, forza delle idee.
    Incredibile l'attualità di materie come emi/immigrazione, emarginazione, impoverimento, tutela sociale. ...continua

    Non rimane molto da dire su un libro di cui si parla da più di mezzo secolo, se non che è bellissimo e sorprende ancora oggi, per temi, scrittura, potenza evocativa, forza delle idee.
    Incredibile l'attualità di materie come emi/immigrazione, emarginazione, impoverimento, tutela sociale.

    ha scritto il 

  • 5

    Applausi a scena aperta. Se Steinbeck è un genio nelle descrizioni psicologiche anche indirette qui si batte, riuscendo a costruire una costellazione di tipi umani tutti racchiusi in un unico nucleo famigliare e presentati in 20 pagine. Se Steinbeck è bravo nelle descrizioni degli ambienti qui, l ...continua

    Applausi a scena aperta. Se Steinbeck è un genio nelle descrizioni psicologiche anche indirette qui si batte, riuscendo a costruire una costellazione di tipi umani tutti racchiusi in un unico nucleo famigliare e presentati in 20 pagine. Se Steinbeck è bravo nelle descrizioni degli ambienti qui, letteralmente, dipinge paesaggi con la penna, e lo sfondo diventa personaggio influendo sulle scelte dei protagonisti. Se Steinbeck è uno che ha sempre rivolto lo sguardo verso gli ultimi, qui diviene un comunista spirituale in maniera pazzesca e sempre (sempre!) condivisibile.
    E se ci fosse bisogno di altro... beh questo è un capolavoro di sentimenti (nascosti); di amore trattenuto, ma messo in pratica; di pietas.

    ha scritto il 

  • 5

    Quedé gratamente sorprendida, sobre todo porque al principio estuve a punto de dejarlo.
    Me removió montón de sentimientos: tristeza por las desgracias de los Toad, mucha rabia e impotencia por las injusticias y el trato inhumano que recibían los emigrantes: pero además, esperanza. Porque po ...continua

    Quedé gratamente sorprendida, sobre todo porque al principio estuve a punto de dejarlo.
    Me removió montón de sentimientos: tristeza por las desgracias de los Toad, mucha rabia e impotencia por las injusticias y el trato inhumano que recibían los emigrantes: pero además, esperanza. Porque por más que la vida les daba de palos, ellos lo aceptaban y lo arreglaban; pero aún así la vida seguía: la gente se enamoraba, tenía hijos, celebraban los eventos importantes con sus limitados recursos, y sobre todo, nunca se rindieron. Por otro lado, Steinbeck me pareció toda una revelación, qué forma más bella tiene de relatar la historia, para mí su prosa era hipnótica, podría estar hablando de cómo una mosca vuela y se estrella una y otra vez contra un cristal, y a mí me mantendría hechizada. Se ha convertido en uno de mis escritores favoritos.

    ha scritto il 

  • 5

    Dice che una volta era andato nel deserto per cercare la sua anima, e aveva scoperto che non ce l’aveva un’anima tutta sua. Dice che aveva scoperto che lui aveva solo un pezzetto di un’anima grande e grossa. Dice che il deserto non andava bene, perchè il suo pezzetto di anima non serviva a ...continua

    Dice che una volta era andato nel deserto per cercare la sua anima, e aveva scoperto che non ce l’aveva un’anima tutta sua. Dice che aveva scoperto che lui aveva solo un pezzetto di un’anima grande e grossa. Dice che il deserto non andava bene, perchè il suo pezzetto di anima non serviva a niente se non stava con tutti gli altri pezzetti, e non faceva un’anima intera. È strano che me lo ricordo. Mi pareva che manco lo stavo a sentire. Ma ora so che uno se sta da solo non serve a niente.

    Un romanzo epico, al quale mi sono accostata con fiducia (per mille motivi, uno fra tutti l'aver già letto e apprezzato Uomini e topi) ma anche con cautela, forse perché non amo particolarmente i romanzi cosiddetti "sociali". No che non li apprezzi... semplicemente, nella letteratura come nella vita, ho una predilizione per una componente più individualista, legata alla natura dell'uomo singolo o comunque dell'uomo in quanto tale, piuttosto che alla sua dimensione comunitaria. Frutto, probabilmente, anche dell'epoca in cui vivo, del benessere in cui sono cresciuta e che ha finito per farmi concentrare molto su me stessa e sulla mia individualità.
    Questo romanzo, al contrario, ha indubbiamente un respiro "comunitario"... preferisco questo al termine "sociale", appunto perchè il "sociale" spesso si porta dietro una serie di altre cose (nobilissime), che qui sono presenti, ma si integrano talmente bene con l'intrinseco valore dell'opera, che a sottolinearle troppo si finirebbe per svilire la ricchezza di quello che è prima di tutto un indiscusso capolavoro letterario. A raccontarci di questo capolavoro sono lo stile pulito, cristallino, la capacità di dar vita a personaggi che, se sono "veicolo" di qualcosa, lo sono solo dopo essere stati prima di tutto se stessi, con la semplicità e la vividezza magnificamente resi dall'uso, nei discorsi diretti, di un linguaggio essenziale e immediato. In questo senso, in questo connubio fra contenuto e resa letteraria, mi ha ricordato un altro capolavoro che è La storia della Morante.

    La socialità in Furore non nasce tanto dalla denuncia politica, quanto dalla dimensione collettiva che sorge spontanea nel momento in cui la necessità, la privazione, l'irrinunciabile bisogno di mantenere integra la propria dignità di persone, spingono questa folla di diseredati a unirsi l'uno con l'altro, a superare gli egoismi individuali per acquisire, con sempre maggior consapevolezza, la dimensione del "noi" che sola può combattere l'aridità e la miseria interiore dei pochi "io" che si spartiscono la ricca California. E quel passaggio dall'io al noi è tutt'altro che semplice, tutt'altro che scontato...
    Seguendo le tribolate vicende della famiglia Joad nel suo viaggio verso la "terra promessa", la prima sensazione è quella di un continuo e inarrestabile sgretolamento. Mà − personaggio straordinario, ancestrale − vede i membri della sua famiglia disperdersi, uno dopo l'altro, e si rende conto che tutto sta cambiando. Non si abbatte, quello no... il suo gesto è quello di chi scuote dolorosamente il capo e... non capisce, non capisce..., per poi subito dopo rimboccarsi le maniche e ricominciare daccapo, un passo dopo l'altro, senza farsi troppe illusioni, senza andare troppo in là con l'immaginazione. Radicata a terra, Mà, la Madre Terra. In lei il superamento della dimensione individuale non scaturisce dal di fuori (come accadrà con Tom), ma è qualcosa di radicato dentro, di ancestrale appunto, sebbene si riveli e si rafforzi proprio con l’aumentare delle difficoltà e la necessità crescente, per la famiglia, di un punto di riferimento stabile, di un appiglio cui aggrapparsi per non crollare. Bellissimo il suo rapporto con la figlia, Rose of Sharon: una madre "compiuta" − tenera e forte, amorevole e irriducibile − che protegge e sostiene la figlia che sarà futura madre, e per questo deve imparare prima di tutto ad essere lei stessa roccia. E che ti credi, Rosasharn, che sei l'unica ad aver aspettato un bambino? Smettila di lamentarti e muoviti, vieni ad aiutarci.

    Dall'altra parte Tom, la controparte maschile di Mà. Da una parte la forza della compassione, dall'altra quella del "furore"... a rialzare la testa non basta la miseria: serve la rabbia che nasce dalla disperazione, serve quel "Grapes of Wrath," letteralmente "l'uva dell'ira" che "negli animi degli affamati da semi sono diventati acini, e gli acini grappoli ormai pronti per la vendemmia".
    Bello che a incarnare il secondo fulcro di questo romanzo non sia "Pà", ma Tom, il figlio. La madre − perché è la Madre Terra che ci nutre, perché è alla Madre Terra che si torna − e il germoglio, perché è da lui, giovane e forte, che nascerà la nuova pianta, perché la vita continua, perché − come dice Mà alla fine − "è tutto come un fiume, che ogni tanto c’è un mulinello, ogni tanto c’è una secca, ma l’acqua continua a scorrere, va sempre dritta per la sua strada. La gente non muore mai fino in fondo. La gente continua come il fiume: magari cambia un po’, ma non finisce mai." E questo, alla fine, lo capirà anche Rose of Sharon, prima tutta racchiusa nella sua dimensione "egoistica" e del tutto naturale: una mamma che contiene e protegge il suo bambino... lui è l'unico bambino che esiste, e lei l'unica madre, fino a quando non si renderà conto anche lei che essere madre racchiude una vocazione molto più grande.... Da qui il finale, così forte, così sconvolgente, di quelli che non puoi dimenticare, sebbene non sia che uno solo dei tanti preziosi "pezzetti" che compongono questo mosaico straordinario, questo ritratto indimenticabile di Storia.

    ha scritto il 

  • 5

    Capolavoro epico

    Quando leggi un simile capolavoro rimani con poche parole efficaci a commentare un libro così bello.
    E' un libro che dopo che lo hai letto prendi coscienza che il tuo modo di pensare è cambiato, che il tuo modo di vedere le cose è cambiato, le tue convinzioni sono cambiate. La storia raccon ...continua

    Quando leggi un simile capolavoro rimani con poche parole efficaci a commentare un libro così bello.
    E' un libro che dopo che lo hai letto prendi coscienza che il tuo modo di pensare è cambiato, che il tuo modo di vedere le cose è cambiato, le tue convinzioni sono cambiate. La storia racconta il viaggio di una famiglia che non si dispera, ma che unita affronta il lungo viaggio verso la California, e quando arriva è disposta a tutto per provare a vivere in maniera dignitosa e onesta. Il racconto si svolge ai tempi della grande depressione, quindi ai primi anni '30. E nonostante il tempo passato rispetto a quando è stato scritto trovo che le immagini descritte e i giudizi espressi siano tuttora di evidente attualità.
    Comunque ritengo che per scrivere una recensione adeguata a un simile capolavoro siano molto più adatte le parole scritte da una mia amica anobiiana e che qui riporto integralmente:
    -Intanto dico che è un romanzo straordinario destinato a diventare un classico perché riunisce in sé gli elementi che ne sono prerogativa: una storia universale, senza tempo, che ci parla attraverso frammenti di storie individuali.
    La scrittura di Steinbeck è una scrittura potente con una capacità di librarsi sempre ad altezze da uccello rapace, dosando i diversi registri richiesti passo passo dal momento narrativo delle vicende: usa una sintassi elementare povera di vocaboli, priva di congiuntivi per riprodurre i discorsi dei poveri emigranti, il suo linguaggio diventa denso di immagini allorchè si presta a descrivere la natura e taluni oggetti del vivere quotidiano cui riesce a dare una loro vita, animandoli (un esempio su tutti in uno dei capitoli iniziali le pagine dedicate al trattore, mostro ruggente e metallico che va a sostituirsi alle braccia fatte di sangue, muscoli e sudore dei contadini) la sua prosa si trasforma poi in arringa precisa e tagliente atta a denunciare gli squilibri sociali di un’economia agricola in profonda trasformazione e contraddizione.
    Capacità proprie di uno scrittore che sa plasmare e dominare in maniera eccellente la materia narrativa che fuoriesce dalla sua penna.
    Questi gli elementi oggettivi, poi c’è la drammaticità della vicenda che attinge alla storia, una epopea da ciclo dei vinti americani, l’altra faccia dell’America contraltare dell’America del Jazz, dei vari Fitzgerald Hemingway nel loro aspetto più lascivo e godereccio.
    Non da ultimo un accenno doveroso ai personaggi sui quali, nella mia classifica personale, troneggia la madre Ma’ alla cui efficace autorevolezza il capofamiglia Pa’ si è arreso come un cagnetto con il cappottino, donna dalla dolcezza e fermezza granitiche che tiene salde le redini della famiglia, nonostante le avversità che si susseguono senza soluzione di continuità, e Tom, il figlio maggiore, che incarna l’uomo che mal domina le sue impetuosità caratteriali quando trattasi di difendere un ideale di giustizia umana, che si trasforma, sul finire del romanzo, in una entità spirituale che ci sarà sempre in tutti posti…dappertutto: dove ci sarà qualcuno che lotta per dare da mangiare a chi ha fame, dove ci sarà uno sbirro che picchia qualcuno, negli urli dei ribelli, nelle risate dei bambini quando hanno fame e sanno che la minestra è pronta…lui sarà lì, sempre.
    Riguardo la pagina finale…,chi lo legge può comprendere, una scena così toccante, apparentemente irriverente, ma così pregna di solidarietà umana è più unica che rara.
    (recensione scritta da Anileve a cui esprimo il mio grazie per le sue bellissime ed efficaci parole)

    ha scritto il 

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