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Furore

La biblioteca di Repubblica - Novecento, 35

Di

Editore: Gruppo Editoriale L'Espresso

4.5
(3984)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 415 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Chi tradizionale , Francese , Spagnolo , Tedesco , Svedese , Portoghese , Olandese , Norvegese , Turco , Ceco

Isbn-10: 848130512X | Isbn-13: 9788481305128 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Carlo Coardi

Disponibile anche come: Paperback , Altri , Tascabile economico , Copertina morbida e spillati , eBook

Genere: Fiction & Literature , History , Social Science

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Descrizione del libro
Pubblicato nel 1939,-Furore- è subito divenuto il romanzo simbolo della Grande Depressione americana. Nell'odissea della famiglia Joad,in penosa marcia,come migliaia e migliaia di americani,è ripercorsa la storia delle grandi,disperate migrazioni interne,lungo la Highway 66, verso lo sfruttamento,la miseria,la fame: un quadro potente e amaro di una dura Terra promessa dove la manodopera era sfruttata e mal pagata,dove ciascuno portava con sè la propria miseria "come un marchio di infamia".
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  • 5

    Furore

    Gli americani come non li avete mai sentiti descrivere, esodi di ieri e di oggi. L'America nel periodo della grande depressione descritta con realismo, attraverso la storia di una famiglia che ...continua

    Gli americani come non li avete mai sentiti descrivere, esodi di ieri e di oggi. L'America nel periodo della grande depressione descritta con realismo, attraverso la storia di una famiglia che percorre da est a ovest gli Stati per raggiungere la California. Ci fa sente la mancanza di uno scrittore come Hemingway per comprendere l'America di oggi.

    ha scritto il 

  • 5

    Mine eyes have seen the glory of the coming of the Lord: He is trampling out the vintage where the grapes of wrath are stored; He hath loosed the fateful lightning of His terrible swift sword: His truth is marching on

    Se siete in cerca di racconti di supereroi con caratteristiche sovrumane, di re e regine impegnati a gestire le loro ricchezze e i loro regni sconfinati, allora vi prego, NON LEGGETE QUESTO LIBRO.

    Se ...continua

    Se siete in cerca di racconti di supereroi con caratteristiche sovrumane, di re e regine impegnati a gestire le loro ricchezze e i loro regni sconfinati, allora vi prego, NON LEGGETE QUESTO LIBRO.

    Se siete INVECE interessati alle persone comuni, o semplici (n.b. mai banali!), dalle umili origini (in questo caso contadini, immersi quindi in un'atmosfera estremamente bucolica, ma ci vuole solo un po’ di immaginazione per sostituirli, in chiave moderna, con operai, cassintegrati, chi è in cerca di un lavoro o una vita migliore, chi è pieno di debiti, chi è senza soldi, o senza casa, sempre perennemente in movimento, chi in fuga da un paese e cerca accoglienza in un altro stato, o qualunque altro possa fare al caso vostro), LE QUALI, nonostante l’aspro impatto con la terra promessa, con una dura realtà che cerca di distruggerli imprimendo loro una visione cinica-nichilista totalitaria, CONTINUANO a credere nei loro sogni, nelle loro aspirazioni di una vita migliore (n.b. e con sogni non intendo essere ricchi, belli e perfettamente in salute, ma anche + semplici, come una famiglia, una casa, un lavoro), ALLORA suggerisco vivamente la lettura di questo libro, nonchè la Valle dell’Eden (dello stesso autore, dove, secondo il mio modesto parere, c’è TUTTO, anche + di Furore, però anche molti lati oscuri in + da dover reggere).

    Un ulteriore consiglio: suggerisco FORTEMENTE di INTERROMPERE la lettura del suddetto romanzo se si prova COMMISERAZIONE/PIETISMO per i personaggi, anzichè una forma di EROISMO E OSTINAZIONE nelle loro storie (ribadisco, di persone comuni e/o umili) mentre si scontrano quotidianamente con quello che sembra impossibile (dove anche un pezzo di pane per i propri figli può diventarlo durante la Grande Depressione Americana degli anni '30), e suggerirei di passare a qualcosa che possa rilassarvi. Questo però dipende solo dalle necessità fisiologiche di ognuno.

    Tanto per darvi un'idea: "How can you frighten a man whose hunger is not only in his own cramped stomach but in the wretched bellies of his children? You can't scare him – he has known a fear beyond every other"

    %-----------------------------------------------------------------% Quello che segue NON RIGUARDA STEINBECK, ma altri libri e autori, in qualche modo ricollegabili, quindi, se volete, potete evitare di leggerlo:

    Se siete invece interessati al ricerca del male in tutte le sue forme, alle debolezze umane e alle paure + estreme, che forse neanche Freud e Jung avevano ipotizzato negli antri più remoti dell’inconscio umano, sempre però con l’obiettivo di scriverle per poterle esorcizzare, mediante la continua interrogazione su profonde questioni morali (decisamente + complesse di Steinbeck), ALLORA suggerisco la bibliografia di un altro, a mio avviso, straordinario autore, William Faulkner (al momento, mio riferimento nella mia piccola e modesta libreria, assieme a Steinbeck e ai loro libri che mi rimangono da leggere).

    Siete stati avvertiti.

    Quanto a me, finito di leggere Born on the 4th of July di Ron Kovic (racconto autobiografico devastante ma sincero), si continua (non so però se a breve) con “To Kill a Mockingbird”, di Harper Lee, in inglese, in modo da cercare di analizzare le importanti questioni morali del libro, nonchè l’integrità ai propri principi e la caratterizzazione psicologica del personaggio principale del romanzo, archetipo dell’avvocato in un sistema basato sul common law (nonchè riferimento per molti avvocati moderni), avendo Faulkner come mio non-necessariamente-definitivo benchmark personale (ovviamente senza preconcetti, perchè leggendo diverse recensioni sui 2 autori si notano forti assonanze), vedendo se riesce a spodestarlo (si preavvisa un confronto TUTT’ALTRO che semplice, in quanto entrambi rilevanti nel loro panorama letterario), e “The Age of Reason” (di Sartre, sempre in inglese, sul quale non servirebbero introduzioni, tantomeno da un pischello come il sottoscritto, ma, poichè era un noto ammiratore di Steinbeck e Faulker, sarebbe almeno un doveroso motivo in + per approfondirlo per chi non lo ha ancora fatto).

    Ciao a tutti!

    ha scritto il 

  • 4

    « Per te chi è uno che fa affari? Come ha detto quello, mica li fa per divertirsi. Li fa per fregarti. Che ti credevi? »

    Dopo lo « sgomento » iniziale nello scoprire che solo con questa edizione, ovvero assai tardivamente, s’è superata la censura fascista; dopo aver constatato di non provare comunque la piú che ...continua

    Dopo lo « sgomento » iniziale nello scoprire che solo con questa edizione, ovvero assai tardivamente, s’è superata la censura fascista; dopo aver constatato di non provare comunque la piú che minima tristezza allo scomparire del mondo contadino – – c’è un che d’insopportabilmente divertente leggere un romanzo di tale livello e forza e significato, trovandolo preceduto da un’introduzione che domanda retoricamente il motivo del perdurare del suo successo, non ostante le polemiche ideologiche e il tema –l’esodo dei contadini diseredati– che non è piú d’attualità – e poi seguíto da una postfazione (un articolo de Il Sole 24 Ore!) che attribuisce questo successo al fatto che sia uno di quei libri « sempre attuali, che sanno raccontare qualcosa che ci riguarda ». —Divertente dunque perché –ancora una volta– l’attualità è il metro di giudizio posticcio e vacuo d’un romanzo. E quasi sembra volersi nascondere il tentativo –questo sí piuttosto ideologico– di privare di realtà una narrazione: per considerarla in astratto, senza dovere (o sapere, o volere) andare oltre un generico valore universale e morale – senza scender nello specifico dello sviluppo capitalistico, e ammettere che la tragedia romanzesca dei Joad è stata –ed è, soprattutto– reale per molte persone, che l’ingiustizia non è diversa oggi – e che vale piú di tutte le chiacchiere di politici ed economisti borghesi… che cioè, al fondo, si parla della natura del capitalismo, non dei suoi difetti, o dell’avidità di taluni… —E debbo dire che indipendentemente dall’intento di Steinbeck, che non era di far propaganda comunista, come fu accusato dall’Associazione degli agricoltori, ma di marchiare con segno d’infamia le malefatte d’industriali, banche, sbirri &c. – il romanzo è di per sé eloquente per chi voglia trarne le dovute conseguenze: piú ancora perché non solo mostra degli eventi economici e il loro sviluppo (meccanizzazione, abbassamento progressivo dei salari, intimidazioni e assassíni), ma pure come questo si riflette nella testa di coloro che ne sono partecipi, finanche nell’ingenuità dei disperati, che non capiscono come la miseria possa vivere accanto all’abbondanza!

    « Lo sa che ha detto il predicatore? Ha detto: ‘In quel campo c’è il male.’ Ha detto: ‘I poveri vogliono fare i ricchi.’ Ha detto:‘Ballano e s’abbracciano quando dovrebbero lamentarsi e piangere per i loro peccati.’ » – Il campo in questione è uno in cui gl’immigrati come i Joad s’autoregolamentano, e dove gli sbirri non entrano: perciò non succede nulla e anzi diviene un’oasi nel mezzo della disperazione giornaliera, perché si conserva almeno la dignità. Ragione sufficiente perché i padroni e i loro lacchè siano affatto contrariati…

    Una nota sulla traduzione. In genere buona nell’offrire una versione italiana alla parlata della gente comune – pecca nel considerare l’elisione, non un aspetto tipico dell’italiano, anche scritto, non ostante si tenda a dimenticarlo, quanto proprio della lingua popolare: col risultato che quest’arbitario collegamento giunge al ridicolo quando accade di trovar « gl’è » chè un errore e basta, non un modo popolare di pronunciare, come si fa per altro normalmente, « gli è » (questa è simile alla sciocchezza ormai invalsa di creder che « ci ho » si possa scriver « c’ho », che in italiano vale solo e soltanto per « che ho », come dovrebbe saper chiunque abbia fatto l’elementari!)…

    ha scritto il 

  • 4

    Ci ho messo una vita a finirlo, anche perché nel frattempo c'è stata la mia vita nel mezzo: sbandavo a ogni capitolo. Oggi ho deciso di terminarlo, e, posso dirlo: mi è piaciuta questa epopea ...continua

    Ci ho messo una vita a finirlo, anche perché nel frattempo c'è stata la mia vita nel mezzo: sbandavo a ogni capitolo. Oggi ho deciso di terminarlo, e, posso dirlo: mi è piaciuta questa epopea americana lontano nel tempo. Quando uno scrittore azzecca i personaggi, allora minimo il libro è bello, massimo è un capolavoro. Questo romanzo sta riposto tra le due asticelle.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    L'altra faccia del sogno americano

    Una famiglia che scappa dalla povertà, da una modernizzazione che divora i loro campi e le loro vite. Nel corso del libro si consuma la disgregazione del nucleo familiare, costretto a vagare in ...continua

    Una famiglia che scappa dalla povertà, da una modernizzazione che divora i loro campi e le loro vite. Nel corso del libro si consuma la disgregazione del nucleo familiare, costretto a vagare in cerca di un lavoro. Climax meraviglioso nel finale che si chiude inquietante.

    ha scritto il 

  • 5

    Un romanzo drammatico, potente ed attualissimo che narra le vicende dei migranti. E non importa se la via della migrazione è la Route 66 o il Canale di Sicilia, se la rotta va da est a ovest o da ...continua

    Un romanzo drammatico, potente ed attualissimo che narra le vicende dei migranti. E non importa se la via della migrazione è la Route 66 o il Canale di Sicilia, se la rotta va da est a ovest o da sud a nord, se la meta è la ricca California o l'opulenta Europa. Il dramma che accomuna i migranti è sempre lo stesso, la ricerca di lavoro, di cibo, di dignità per se stessi e per i propri figli. Al centro delle vicende c'è la famiglia Jeod che ruota attorno alla forte figura della mamma che, come tutte le donne, decide, anima, incita i suoi cari e li sprona a non arrendersi mai di fronte alla scarsità di lavoro e di cibo, ai soprusi dei padroni, alle avversità e ai cataclismi della natura che si abbattono e sconfiggono sempre i più poveri. Una figura bellissima e dignitosa che da sola riscatta la triste condizione in cui la sua famiglia e uno stuolo interminabile di braccianti scacciati dalle loro terre dall'arrivo delle trattrici e dall'oscura e implacabile voracità delle banche, li ha costretti a sopravvivere. Bellissimo secondo me è anche il finale irrisolto. La scena conclusiva, triste e intensa, mette a nudo la solidarietà che nasce tra chi non ha più nulla, tra chi sembra non avere un futuro diverso, ma che trova sollievo nell'essere d'aiuto agli altri.

    ha scritto il 

  • 5

    beh, che dire... vorrei potermi mettere nei panni dell'autore per sapere cosa si prova a scrivere una scena finale così perfetta per un libro tanto intenso. è qualcosa che resta immagino. non si ...continua

    beh, che dire... vorrei potermi mettere nei panni dell'autore per sapere cosa si prova a scrivere una scena finale così perfetta per un libro tanto intenso. è qualcosa che resta immagino. non si può dare così tanto senza che ti resti qualcosa addosso! per il resto, magari qualcosa da dire ce l'ho ma, sinceramente, chissenefotte!

    ha scritto il 

  • 3

    "Come fai a spaventare un uomo quando quella che lo tormenta non è fame nella sua pancia, ma fame nella pancia dei suoi figli?"

    Non è che non mi sia piaciuto... però ci ho messo un secolo a finirlo, ero arrivata al punto di non poterne più.

    Forse è un libro troppo complesso, così intriso di rabbia, desolazione e ...continua

    Non è che non mi sia piaciuto... però ci ho messo un secolo a finirlo, ero arrivata al punto di non poterne più.

    Forse è un libro troppo complesso, così intriso di rabbia, desolazione e ingiustizia, per essere letto durante le vacanze estive, considerando anche che ogni agosto io precipito rovinosamente nella "crisi del lettore". Ho sbagliato ad iniziarlo in quel momento. Mea culpa.

    Riflettendoci, la prima parte mi aveva davvero catturata. Impossibile non percepire il dolore e il disorientamento di quelle famiglie cacciate dalle loro abitazioni, sperdute, costrette ad arrancare su camion malmessi lungo la Route 66 per raggiungere la California, la "Terra Promessa" dove -credono- ci sarà una nuova casa e lavoro per tutti. Quei trattori che solcavano la terra polverosa del Midwest, che buttavano giù case, sfrattavano contadini, ecco, quei trattori mi sembravano "vivi", sembravano mostri reali.

    Se l' avessi letto con più concentrazione e -magari- più volontà, "Furore" mi sarebbe piaciuto molto. Purtroppo è andata così, e quando ho voltato l'ultima pagina non ho saputo trattenermi dal dire "Finalmente!"

    ha scritto il 

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