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Furore

La biblioteca di Repubblica - Novecento, 35

By John Steinbeck

(1296)

| Hardcover | 9788481305128

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Book Description

Pubblicato nel 1939,-Furore- è subito divenuto il romanzo simbolo della Grande Depressione americana.
Nell'odissea della famiglia Joad,in penosa marcia,come migliaia e migliaia di americani,è ripercorsa la storia delle grandi,disperate migrazioni in Continue

Pubblicato nel 1939,-Furore- è subito divenuto il romanzo simbolo della Grande Depressione americana.
Nell'odissea della famiglia Joad,in penosa marcia,come migliaia e migliaia di americani,è ripercorsa la storia delle grandi,disperate migrazioni interne,lungo la Highway 66, verso lo sfruttamento,la miseria,la fame: un quadro potente e amaro di una dura Terra promessa dove la manodopera era sfruttata e mal pagata,dove ciascuno portava con sè la propria miseria "come un marchio di infamia".

657 Reviews

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    Un romanzo drammatico, potente ed attualissimo che narra le vicende dei migranti. E non importa se la via della migrazione è la Route 66 o il Canale di Sicilia, se la rotta va da est a ovest o da sud a nord, se la meta è la ricca California o l'opule ...(continue)

    Un romanzo drammatico, potente ed attualissimo che narra le vicende dei migranti. E non importa se la via della migrazione è la Route 66 o il Canale di Sicilia, se la rotta va da est a ovest o da sud a nord, se la meta è la ricca California o l'opulenta Europa. Il dramma che accomuna i migranti è sempre lo stesso, la ricerca di lavoro, di cibo, di dignità per se stessi e per i propri figli.
    Al centro delle vicende c'è la famiglia Jeod che ruota attorno alla forte figura della mamma che, come tutte le donne, decide, anima, incita i suoi cari e li sprona a non arrendersi mai di fronte alla scarsità di lavoro e di cibo, ai soprusi dei padroni, alle avversità e ai cataclismi della natura che si abbattono e sconfiggono sempre i più poveri. Una figura bellissima e dignitosa che da sola riscatta la triste condizione in cui la sua famiglia e uno stuolo interminabile di braccianti scacciati dalle loro terre dall'arrivo delle trattrici e dall'oscura e implacabile voracità delle banche, li ha costretti a sopravvivere.
    Bellissimo secondo me è anche il finale irrisolto. La scena conclusiva, triste e intensa, mette a nudo la solidarietà che nasce tra chi non ha più nulla, tra chi sembra non avere un futuro diverso, ma che trova sollievo nell'essere d'aiuto agli altri.

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    Adibur said on Sep 9, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    beh, che dire... vorrei potermi mettere nei panni dell'autore per sapere cosa si prova a scrivere una scena finale così perfetta per un libro tanto intenso. è qualcosa che resta immagino. non si può dare così tanto senza che ti resti qualcosa addosso ...(continue)

    beh, che dire... vorrei potermi mettere nei panni dell'autore per sapere cosa si prova a scrivere una scena finale così perfetta per un libro tanto intenso. è qualcosa che resta immagino. non si può dare così tanto senza che ti resti qualcosa addosso!
    per il resto, magari qualcosa da dire ce l'ho ma, sinceramente, chissenefotte!

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    Ettore BilBo said on Sep 8, 2014 | Add your feedback

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    "Come fai a spaventare un uomo quando quella che lo tormenta non è fame nella sua pancia, ma fame nella pancia dei suoi figli?"

    Non è che non mi sia piaciuto... però ci ho messo un secolo a finirlo, ero arrivata al punto di non poterne più.

    Forse è un libro troppo complesso, così intriso di rabbia, desolazione e ingiustizia, per essere letto durante le vacanze estive, consid ...(continue)

    Non è che non mi sia piaciuto... però ci ho messo un secolo a finirlo, ero arrivata al punto di non poterne più.

    Forse è un libro troppo complesso, così intriso di rabbia, desolazione e ingiustizia, per essere letto durante le vacanze estive, considerando anche che ogni agosto io precipito rovinosamente nella "crisi del lettore".
    Ho sbagliato ad iniziarlo in quel momento. Mea culpa.

    Riflettendoci, la prima parte mi aveva davvero catturata. Impossibile non percepire il dolore e il disorientamento di quelle famiglie cacciate dalle loro abitazioni, sperdute, costrette ad arrancare su camion malmessi lungo la Route 66 per raggiungere la California, la "Terra Promessa" dove -credono- ci sarà una nuova casa e lavoro per tutti.
    Quei trattori che solcavano la terra polverosa del Midwest, che buttavano giù case, sfrattavano contadini, ecco, quei trattori mi sembravano "vivi", sembravano mostri reali.

    Se l' avessi letto con più concentrazione e -magari- più volontà, "Furore" mi sarebbe piaciuto molto.
    Purtroppo è andata così, e quando ho voltato l'ultima pagina non ho saputo trattenermi dal dire "Finalmente!"

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    Ellis_4733 said on Sep 6, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Pollice verso alla nuova traduzione!! Ovvero come ti devasto un capolavoro

    Non so oggi, ma per alcune generazioni i romanzi di Steinbeck sono stati una classica lettura giovanile che a suo tempo ho mancato. Ho iniziato a colmare questa lacuna con 'Furore' attratta anche dalla nuova edizione, integrale e ritradotta, incensat ...(continue)

    Non so oggi, ma per alcune generazioni i romanzi di Steinbeck sono stati una classica lettura giovanile che a suo tempo ho mancato. Ho iniziato a colmare questa lacuna con 'Furore' attratta anche dalla nuova edizione, integrale e ritradotta, incensata sul 'domenicale' del Sole24Ore.
    Letto oggi il romanzo regge, eccome. Il tema della mancanza di lavoro è, purtroppo, attualissimo e il grande affresco delle tensioni sociali che ne derivano è dipinto da S. con toni vividi e con grande potenza drammatica. Il racconto, insomma, conserva intatta la sua forza dirompente nonostante qualche sdolcinatura e qualche eccesso di retorica ‘buonista’.
    Quello che proprio non va è la traduzione. Se è certamente lodevole l’iniziativa di un’edizione integrale e senza censure, sulle scelte di traduzione c’è molto da eccepire, non tanto nelle parti descrittive, quanto nel dialogato, che ha grande parte nel romanzo. Restituire il registro ‘basso', ossia il parlato gergale dell’Oklahoma è certamente impresa improba se non impossibile. Ma perché farlo - tanto per esemplificare - con espressioni come “mi credevo che…”, con la sistematica eliminazione di tutti i congiuntivi o, ancora, con l’inserimento, fuori luogo e fastidiosissimo, di ripetuti toscanismi? Il risultato è, a mio modo di vedere, indisponente, a dire poco. Il confronto, che ho fatto ripetutamente, con la precedente traduzione (purtroppo non integrale), nella collana curata da Vittorini, è impietoso.
    Continuerò a leggere Steinbeck, ma se questi sono i criteri della nuova edizione, mi rivolgerò, senza esitazione alla precedente.
    Non assegno stellette perché il romanzo merita il massimo, ma il traduttore ne ha fatto, purtroppo, un discreto scempio.

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    Lilli48 said on Sep 1, 2014 | Add your feedback

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