Gödel, Escher, Bach

Un'eterna ghirlanda brillante

Di

Editore: Adelphi (Gli Adelphi, 12)

4.5
(1571)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 852 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Chi semplificata , Tedesco , Francese , Svedese , Olandese , Giapponese

Isbn-10: 8845907554 | Isbn-13: 9788845907555 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Giuseppe Longo , Barbara Veit , Bruno Garofalo , Settimo Termini ; Curatore: Giuseppe Trautteur ; Editore: Fiamma Bianchi Bandinelli

Disponibile anche come: Altri , Tascabile economico

Genere: Computer & Tecnologia , Filosofia , Scienza & Natura

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Descrizione del libro
Il libro che ha svelato a una immensa quantità di lettori, in tutto il mondo, gli incanti e le trappole di un'Eterna Ghirlanda Brillante i cui fili si chiamano intelligenza artificiale, macchina di Turing, teorema di Gödel. Una «fuga metaforica» nel variegato mondo che si dispiega tra la mente, il cervello e i computer.

«Ogni due o tre decenni un autore ignoto produce un libro di tale profondità, chiarezza, vastità, acume, bellezza e originalità che subito esso viene riconosciuto come un avvenimento di prima importanza: Gödel, Escher, Bach è un'opera di tal genere... La struttura di questo libro è satura di complicato contrappunto non meno di una composizione di Bach o dell'Ulisse di Joyce».Martin Gardner, «Scientific American»

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  • 5

    Gli strani anelli dell'io

    Parlare di questo libro è complicatissimo. E’ un testo complesso e profondo, oltre che di spessore, più di 800 pagine, dove si propone una mole di spunti smisurata: ci si perde. Ma è un perdersi assol ...continua

    Parlare di questo libro è complicatissimo. E’ un testo complesso e profondo, oltre che di spessore, più di 800 pagine, dove si propone una mole di spunti smisurata: ci si perde. Ma è un perdersi assolutamente stimolante.

    I muri portanti sono, come facilmente si evince dal titolo, tre personalità diversissime, Godel, Escher e Bach, accomunate però da un insidiosissimo (per la mente) filo conduttore: l’ autoreferenzialità. Godel con i suoi teoremi sull’incompletezza dei sistemi matematici formali e le implicazioni sottese in termini di indecidibilità, Escher con le sue opere che si chiudono su se stesse (clamorosa quella in cui due mani si disegnano a vicenda) Bach per le inversioni nascoste nelle sue fughe. Il tutto scendendo in technicalities di dettaglio, che peraltro non pregiudicano la lettura e la comprensione del senso generale del tutto, ma che mostrano una notevolissima competenza dell’autore nei campi della matematica, dell’arte, della musica e della filosofia, fino a quella che è la sua specialità, il suo cavallo di battaglia: l’intelligenza artificiale.

    Oddio, per cultura e background personale, sono andato in relativa scioltezza (si fa per dire: il testo richiede una lettura assai profonda, attenta e meditata) sulle questioni filosofiche, quelle matematiche e quelle artistiche, mentre su Bach ho fatto un po’ “a fidarmi” essendo più digiuno e meno avvezzo in materia.

    Ad ogni capitolo dei gustosissimi dialoghi tra Achille e la Tartaruga aprono il tema, introducono un po’ quel che si leggerà nel seguito. Cosa è l’intelligenza? Cosa la costituisce? Quali sono le sue strutture? Come agisce? Possiamo costruire macchine in grado di replicarla? Fino a che punto? Queste le domande chiave. L’autore non fornisce risposte, ma molte intuizioni geniali e soprattutto, in corso di ragionamento, un sacco di ottime domande che aprono spiragli sorprendenti.

    Banalizzando un bel po’, verrebbe da ricordare il giochino-filastrocca di quando eravamo bambini, quello di due signori che si incontrano per via interloquiscono così: “Dove vai? Al cinema. A vedere cosa? Quo vadis?. Che vuol dire? Dove vai? Al cinema, A vedere cosa? Etc… etc….

    Non si va da nessuna parte, verrebbe da dire, ci vuole un “qualcosa di esterno” per rompere l’anello, per spazzar via l’incubo in cui sembrano precipitarci i quadri di Escher, o la matematica di Godel… (su Bach, come detto, mi taccio…). Un giochino carino e complesso insomma... Ma, osserva cartesianamente -e malignamente- Hofstadter:
    “ credo che la spiegazione dei fenomeni emergenti nel cervello, per esempio idee, speranze, immagini, analogie, e infine la coscienza e il libero arbitrio, sia basata su un qualche tipo di Strano Anello: un'interazione tra i livelli in cui il livello più alto torna indietro fino a raggiungere il livello più basso e lo influenza, mentre allo stesso tempo viene determinato da esso. (…) Il sé nasce nel momento in cui ha il potere di riflettere se stesso”

    A dire: l’ autoreferenzialità può riservare sorprese… E’ proprio qui che ci accompagna Hofstadter. Ad esplorare e scoprire quelli che lui chiama "gli strani anelli dell’io” ovvero quelle “eterne ghirlande brillanti” dove forse si nasconde l’apriti sesamo, la chiave di volta per comprendere la nostra capacità di “intelligere”.

    Una lettura complessa, appagante e bellissima.

    ha scritto il 

  • 5

    Lo commento così

    Quando lo lessi, ormai anni e anni fa, rimasi con il mio sguardo e il mio orecchio interni "abbacinati".
    Quindi lo commento così, perchè i miei mezzi qui non sono sufficienti.

    https://www.youtube.com/ ...continua

    Quando lo lessi, ormai anni e anni fa, rimasi con il mio sguardo e il mio orecchio interni "abbacinati".
    Quindi lo commento così, perchè i miei mezzi qui non sono sufficienti.

    https://www.youtube.com/watch?v=Z4lwV3IMHMQ&feature=share

    ha scritto il 

  • 5

    1,100 kg

    Di cultura, di musica, di matematica, di riflessioni sull'intelligenza. Letto con calma, a tratti, non capendo alcune cose, appuntandone altre. È un libro che apre finestre.

    ha scritto il 

  • 1

    Certo, il fatto di conoscere già molto bene le ricorsività nella musica di Bach e nei quadri di Escher e di avere anche qualche base di logica, matematica e programmazione non mi ha aiutato nell'appro ...continua

    Certo, il fatto di conoscere già molto bene le ricorsività nella musica di Bach e nei quadri di Escher e di avere anche qualche base di logica, matematica e programmazione non mi ha aiutato nell'approcciarmi a questo libro, che per metà punta proprio sullo stupore che queste cose dovrebbero destare in chi non le conosce (e che in me hanno prodotto solo noia e stizza).
    Il problema è che la seconda parte del libro, che è poi quella che contiene il vero tema principale (l'intelligenza artificiale), utilizza un formalismo che spaventa e tiene lontani proprio i profani che sono stati accalappiati con la prima parte del libro, dunque per chi scrive veramente l'autore?
    A complicare tutto, i capitoli sono separati da odiosi intermezzi che fanno il verso a Lewis Carroll, un tipo di letteratura che proprio non mi piace, con tartarughe che parlano e cose simili.
    I riferimenti culturali mi sembrano tutti banali, il formalismo inutilmente complicato, i risultati inesistenti.
    Naif.

    ha scritto il 

  • 0

    la verità è che ho smesso di leggerlo tantissimo tempo fa perché mi sono interessato ad altro. finirlo è uno dei propositi dell'estate, ma l'estate è già finita, e poi in questi giorni sono piuttosto ...continua

    la verità è che ho smesso di leggerlo tantissimo tempo fa perché mi sono interessato ad altro. finirlo è uno dei propositi dell'estate, ma l'estate è già finita, e poi in questi giorni sono piuttosto giù mi sento più miserabile che mai forse è per questo che sono finito a sentirmi cover dub dei joy division e che per cena ho mangiato un panino pane e maionese e basta. sento anche un riacutizzarsi del disprezzo

    ha scritto il 

  • 5

    Un imperdibile viaggio nelle pieghe della ragione

    Nel 1931, un giovane logico austriaco, Kurt Godel, dimostrò due teoremi (detti Teoremi di Incompletezza) che scossero il mondo matematico del tempo e che ancora oggi forniscono materia di riflessione ...continua

    Nel 1931, un giovane logico austriaco, Kurt Godel, dimostrò due teoremi (detti Teoremi di Incompletezza) che scossero il mondo matematico del tempo e che ancora oggi forniscono materia di riflessione non solo ai logici e ai filosofi ma anche a biologi ed esperti di sistemi complessi.
    Semplificando, il Primo Teorema di Incompletezza afferma che in matematica esistono delle proposizioni vere che non possono essere dimostrate mentre il Secondo dice che la matematica non può dimostrare la propria coerenza.
    Douglas Hofstadter si propone in questo libro di illustrare ai “profani” la dimostrazione di queste due perle della logica matematica, mostrando nel contempo come i concetti sottesi a tale prova si ritrovino, sotto altre spoglie, nell'arte di Escher, nella musica di Bach ma anche nell'organizzazione delle colonie di insetti, in molte strutture biologiche (come il cervello umano...), e cosí via.

    L'autore è forse il massimo esperto vivente di Intelligenza Artificiale ma la sua vastissima cultura gli ha consentito di scrivere un'opera che oltrepassa il genere letterario del saggio divulgativo per contaminarsi con la narrativa filosofica e fantastica. Un capolavoro assoluto che riesce a stupire e ad illuminare l'anima ogni volta che lo si sfoglia (io l'ho letto 2 volte per intero ma alcuni brani anche di piú)).
    Profondo, ricco, ben scritto: imperdibile.

    ha scritto il 

  • 0

    Un libro difficile e inarrivabile, geniale e pazzoide; un testo veramente fuori dal comune, lo lessi nel periodo in un periodo di grande difficoltà per il mio lavoro ma posso assicurare che finirlo è ...continua

    Un libro difficile e inarrivabile, geniale e pazzoide; un testo veramente fuori dal comune, lo lessi nel periodo in un periodo di grande difficoltà per il mio lavoro ma posso assicurare che finirlo è stata una grandissima soddisfazione. Sconsigliato a chi ama le letture "facili".

    ha scritto il 

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