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G.

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Publisher: Metis Yayınları

3.7
(38)

Language:Türkçe | Number of Pages: 358 | Format: Mass Market Paperback | In other languages: (other languages) English , French , Italian

Isbn-10: 9753426623 | Isbn-13: 9789753426626 | Publish date: 

Category: Fiction & Literature

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Book Description
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  • 4

    Quando ero alle media, una professoressa ci convinse ad aderire ad una organizzazione che organizzava contatti fra studenti via posta: i classici “amici di penna”, insomma, con lo scopo di esercitare le proprie abilità linguistiche al di fuori dell’istituto scolastico. Ognuno doveva compilare una ...continue

    Quando ero alle media, una professoressa ci convinse ad aderire ad una organizzazione che organizzava contatti fra studenti via posta: i classici “amici di penna”, insomma, con lo scopo di esercitare le proprie abilità linguistiche al di fuori dell’istituto scolastico. Ognuno doveva compilare una scheda in cui dettagliava i suoi desiderata per quanto riguardava l’interlocutore: inutile sottolineare che ogni maschietto chiese una femminuccia, e viceversa.

    Siccome non era elegante chiedere o inviare una propria foto con la prima lettera – anche in considerazione del fatto che si temeva l’intercettazione dei genitori – e siccome non esistevano nè Facebook nè Google Immagini, l’unica maniera di “valutare” la propria controparte epistolare era la scrittura. In estrema sintesi, direi che ci eravamo inventati grafologi prima di sapere che cosa fosse la grafologia: la ragazza austriaca che metteva i cuoricini come puntini sulle ì dimostrava inequivocabilmente un interesse specifico per il nostro compagno italiano, e quelli che ricevevano missive scritte in stampatello – fra cui io – erano inevitabilmente presi per le chiappe. Quando cominciarono ad affluire le prime foto, ci rendemmo conto che ci avevamo preso: la teutonica dei cuoricini aveva un delizioso visino lentigginato sotto una frangia biondo-ariana, l’inglese con cui dialogo io sembrava il ritratto di un boiler.

    Adesso, ogni volta che sento dire “ha una bella scrittura”, riferito ad un autore che fa della forma narrativa il suo forte, mi vien sempre quel pensiero lì. Non conta che noi si legga un carattere, è per me inevitabile che chi “scrive bene” debba avere anche una bella calligrafia.

    Ok: se dovessi immaginare John Berger sulla base della sua scrittura, direi che è un incrocio fra Brad Pitt, Keanu Reeves e il fascino brizzolato di Sean Connery. Berger non “scrive bene”, scrive me-ra-vi-glio-sa-men-te, e – vi scongiuro! – non fatevi impressionare dal ritmo delle prime pagine. Sembrano frasi sincopate, piccoli pensieri, ma vi assicuro che con l’andar del tempo e delle pagine Berger vi conquisterà con la storia di G., figlio di un commerciante livornese e di una amante americana, protagonista di mezzo secolo a cavallo fra Ottocento e Novecento, tra primi temerari voli (la storia di Chavez è bellissima e commuovente), spinte idealistiche, coltissimi riferimenti storici.

    Nota aggiuntiva per i triestini in ascolto: credo che siano pochissimi i romanzi ambientati (anche parzialmente) all’ombra del Carso che siano riuscire a tratteggiare così delicatamente la storia della nostra città.

    G. di John Berger è inserito nella lista dei 1001 libri da leggere a ogni costo (la trovate cliccando qui). Ci hanno azzeccato, veramente.

    recensione segnalata su http://www.masedomani.com

    said on 

  • 2

    CRONACA DI UNA DELUSIONE NON ANNUNCIATA

    Il mio interesse per lei è appena inferiore a quello che provo per G. scrive John Berger a pagina 186: ma così non è, di G. gli interessa poco, lo usa più che altro per farci avanzare lungo il suo romanzo. D’altronde, G. non è particolarmente interessante, tutt’altro, come non lo sono suo ...continue

    Il mio interesse per lei è appena inferiore a quello che provo per G. scrive John Berger a pagina 186: ma così non è, di G. gli interessa poco, lo usa più che altro per farci avanzare lungo il suo romanzo. D’altronde, G. non è particolarmente interessante, tutt’altro, come non lo sono suo padre e sua madre: personaggi abbastanza ordinari che niente hanno da spartire con i protagonisti epici e sovrumani, pur se inseriti negli ultimi gradini della scala sociale, presenti nelle altre opere narrative di Berger.
    Il passaggio dalla prima alla terza persona è uno stile già presente altrove in Berger: qui assume però caratteristiche diverse, perché l’io è proprio il narratore, lo scrittore, non il protagonista - si tratta di un parlare in prima persona verboso e prolisso, che si spinge finanche a indirizzarsi direttamente al lettore. Probabilmente perché dietro quest’opera c’è una precisa tesi filosofico-politica da dimostrare che Berger non riesce proprio a camuffare, se mai ci prova.
    G. non ha una visione della vita, al contrario del suo vigoroso creatore: se ne va per il mondo, sfiorando momenti storici di notevole importanza - presente, ma mai partecipe. Anzi, dimostra un notevole disinteresse per quello che gli succede intorno. La sua molla è il desiderio sessuale, l’attrazione per l’altro sesso. Ma anche nel corso delle sue avventure amoroso-erotiche, Berger è così poco stimolato dal suo personaggio centrale, da immergersi piuttosto nell’anima e assumere il punto di vista delle donne ‘conquistate’, siano esse l’indimenticabile Beatrice, la zia che inizia il giovane nipote (il sogno di tutti noi maschietti?), la cameriera Leonie, Mathilde, Madame Camille Hennequin... In pratica, la storia di questo novello Don Giovanni viene raccontata dal punto di vista delle persone sedotte, invece che del seduttore. Non perché Berger veda nelle sedotte delle vittime, fortunatamente, non ci sono né vittime né eroi negli incontri a due di questo romanzo.
    La mia impressione è che questo romanzo, peraltro il più fortunato nella carriera letteraria di John Berger, premiato col prestigioso Booker Prize, sia più vicino alla sua produzione saggistica che narrativa: se non altro tutte le volte che l’autore sale in cattedra, sceglie di spiegare e di motivare, di insegnare. Il che in un saggio è comprensibilissimo, nella narrativa invece...
    Quanto mi sono mancate le geografie aperte, sognate, reinventate che ho finora trovato nei libri di Berger! Quanto mi è mancato il suo asciutto lirismo! Se mi fossi avvicinato a Berger attraverso questo libro, avrei abbandonato il libro e perso per sempre la meraviglia del mondo bergeriano; non mi sarei iscritto immediatamente al gruppo di aNobii a lui dedicato e, quindi, non sarei venuto in contatto con le belle persone iscritte al gruppo; non avrei addirittura avviato una discussione proprio su questo libro pressoché introvabile, dando vita a una catena di fotocopie e spedizioni passate di mano con generosità e partecipazione. Fortunatamente, per me, prima sono venuti capolavori come “Da A a X”, “Festa di nozze”, splendidi libri come “Lillà e Bandiera”, “Qui, dove ci incontriamo”, “E i nostri volti, amore mio, leggeri come foto”.
    Ah, che brutta delusione, signor Berger! Più che possibile che io non l’abbia capita questa volta, che il limite sia tutto mio. Ma le assicuro che la pesantezza e fatica della lettura, la totale mancanza di interesse sono dati concreti. Il fatto che quest'opera anticipi di parecchio le sue altre da me molto amate credo voglia dire qualcosa.

    Tanta tanta perplessità.

    PS
    Continuo a riflettere su questo libro, la delusione brucia parecchio, ero convinto mi sarebbe piaciuto moltissimo. E invece... Lo definiscono il romanzo più sperimentale di Berger: magari lo è pure, ma dovrebbero aggiungere anche il più datato. Sembra un po' di trovarsi davanti a una messa in scena del Living Theatre, a quell'epoca sconvolgenti. Appunto: a quell'epoca. "G" mi ha fatto l'effetto di alcuni film di Godard, di tutti quelli da una certa data in poi (sicuramente, almeno dagli anni Ottanta in poi): datati, prolissi, cervellotici, cattedratici.
    Dimenticavo: complimenti a John Berger per come conosce la storia d'Italia. Mirabile davvero.

    said on 

  • 4

    adoro berger.
    e anche qui ho trovato l'intelligenza, la bella scrittura, le immagini e le descrizioni, una storia che non è tutto ma non mi ha convinto come sempre aveva fatto.
    forse un po' lungo.
    non credo anche perchè non mi hanno mai bloccato le pagine.
    ma mi è rimasto ...continue

    adoro berger.
    e anche qui ho trovato l'intelligenza, la bella scrittura, le immagini e le descrizioni, una storia che non è tutto ma non mi ha convinto come sempre aveva fatto.
    forse un po' lungo.
    non credo anche perchè non mi hanno mai bloccato le pagine.
    ma mi è rimasto come un sospeso.

    said on 

  • 5

    la cornice è storica ma il romanzo è intimo. si oscilla tra esteriore e interiore, qui e altrove, la realtà dei cinque sensi e l'astrazione del pensiero. un testo complesso e affascinante, sperimentale e arcaico insieme. ci leggiamo qui, come noi siamo.

    said on 

  • 0

    Dettaglio storico e filosofia: l'asimmetrico assetto della Storia, da dopo la morte di Garibaldi fino alla guerra mondiale. G come Garibaldi o come don Giovanni: l'autore li mescola e li meticcia.

    said on 

  • 5

    25.05.2012
    Non ho ancora terminato la lettura, ma vale decisamente la pena (delle 500 pagina circa).
    Ci si chiede se chi regala il libro può renderlo più bello. E se chi l'ha regalato, l'abbia letto. E se il fatto che l'abbia letto o meno, possa influire sulla qualità del regalo. ...continue

    25.05.2012
    Non ho ancora terminato la lettura, ma vale decisamente la pena (delle 500 pagina circa).
    Ci si chiede se chi regala il libro può renderlo più bello. E se chi l'ha regalato, l'abbia letto. E se il fatto che l'abbia letto o meno, possa influire sulla qualità del regalo.

    30.05.2012
    Questo libro gira intorno a un pretesto. Affascinante il pretesto, bello il libro.

    said on 

  • 3

    tre stelle e mezzo. la prima parte sarebbe da 4 stelle piene, originale, coinvolgente, poi l'occhio di Berger rallenta la messa a fuoco e ci restitusce un personaggio, questo fantomatico G., che dopo un po' stanca, diventa ripetitivo e pure un po' antipatico. inoltre la scrittura è molto framment ...continue

    tre stelle e mezzo. la prima parte sarebbe da 4 stelle piene, originale, coinvolgente, poi l'occhio di Berger rallenta la messa a fuoco e ci restitusce un personaggio, questo fantomatico G., che dopo un po' stanca, diventa ripetitivo e pure un po' antipatico. inoltre la scrittura è molto frammentaria, sincopata (anche nell'impaginazione) e si perde quella compatezza che dà alla lettura il giusto respiro.

    said on 

  • 4

    "… un piccolo piccione vanitoso"

    Il regalo di un’amica.
    Mi è stato proposto come un libro sperimentale, ma pieno di stimoli e non c’è dubbio che lo sia realmente.
    Non è sicuramente un romanzo lineare, perché la narrazione prosegue frammentata, slegata. Non racconta una storia nella sua interezza, ma momenti, immagini ...continue

    Il regalo di un’amica.
    Mi è stato proposto come un libro sperimentale, ma pieno di stimoli e non c’è dubbio che lo sia realmente.
    Non è sicuramente un romanzo lineare, perché la narrazione prosegue frammentata, slegata. Non racconta una storia nella sua interezza, ma momenti, immagini, alternando racconto, analisi psicologiche, storiche e sociali, stimoli sensoriali.
    Ci sono dei passaggi che sembrano svilupparsi come il concertato di un’opera lirica.
    E’ un libro che parla ai sensi. La cura che Berger pone nel descrivere tutti gli aspetti sensoriali delle esperienze è particolarissima. Le sensazioni tattili, i suoni, i profumi, le immagini, i sapori, tutto ciò che colpisce i sensi è analizzato minuziosamente.
    E nonostante lo stile slegato, la frammentarietà del racconto, o forse proprio per questo, è un romanzo che finisce per prenderti profondamente, affascinandoti, ma soprattutto emozionandoti.
    Ogni paragrafo se pur breve stimola la curiosità del successivo, il bisogno di sapere cosa ci sarà “dietro l’angolo”.
    Il protagonista, uno dei personaggi più particolari che mi sia mai capitato di incontrare nei libri, è “un piccolo piccione vanitoso” come lo definisce un amico, che passa attraverso la vita e la storia e sembra quasi non curarsi di ciò che lo circonda, concentrando il suo interesse unicamente sulla donna e la seduzione. E' pervaso da una sensualità istintiva ereditata dalla madre e assimilata con il latte materno: “A Parigi Laura offre il seno al suo bimbo neonato. E' come se il latte che sgorga da lei fosse il mercurio di uno strano specchio. E nello specchio il bambino è parte del suo corpo, ogni parte di lei si raddoppia”. Pratica la seduzione con studio e metodo, come una scienza applicata e i suoi atti risultano quasi esperimenti scientifici. E paradossalmente le donne vivono tutto questo come una sorta di emancipazione. La resa è per loro un atto compiuto per libera scelta e non perché dovuto in base ad un diritto stabilito. Lui non ha diritti su di loro, sono loro a darsi e questo sembra farle sentire libere.
    Ed è un crescendo continuo, fino al finale… emozionante.
    La consapevolezza della realtà, della storia, dei conflitti sociali, del tempo, tutte quelle pulsioni che durante la vita avevano attratto e respinto G, affascinandolo e spaventandolo nel contempo e finendo per sfiorarlo solamente, finiscono per abbattersi su di lui come una Nemesi e lui se ne lascia travolgere.
    Bellissimo, veramente, una sorpresa emozionante.
    Grazie Sandra!

    said on 

  • 4

    uf uf uf
    iniziare dopo una lunga attesa e fotocopie offerte da una persona scoperta amichevole più dell'atteso
    questo si che si conferma ad ogni pagina
    si, è Berger
    anche se giovane e a volte inquaqquerato dalle sovrapposizioni, suppongo, con la propria vita
    ma le do ...continue

    uf uf uf
    iniziare dopo una lunga attesa e fotocopie offerte da una persona scoperta amichevole più dell'atteso
    questo si che si conferma ad ogni pagina
    si, è Berger
    anche se giovane e a volte inquaqquerato dalle sovrapposizioni, suppongo, con la propria vita
    ma le donne del libro sono quelle che mi piace incontrare
    e questo personaggio che fluttua in un tempo elastico che va dal singolo alla storia passando per le favole e la continua curiosità di sorprendere una donna sola, mentre crede di essere sola...ho avuto la costante sensazione di udire una voce narrante con il timbro dei film di Truffaut, stile ragazzo selvaggio
    descrizioni che vorrebbero essere distanti e documentaristiche e invece sorridono alle donne
    e poi...l'Italia assaporata e violenta
    giovane Berger sei nato nel 1926 e si sente che le prime donne che hai odorato coprivano ingiustamente la maggior parte del corpo

    said on 

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