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G.

By John Berger

(1)

| Mass Market Paperback | 9789753426626

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Book Description

12 Reviews

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  • 4 people find this helpful

    Quando ero alle media, una professoressa ci convinse ad aderire ad una organizzazione che organizzava contatti fra studenti via posta: i classici “amici di penna”, insomma, con lo scopo di esercitare le proprie abilità linguistiche al di fuori dell’i ...(continue)

    Quando ero alle media, una professoressa ci convinse ad aderire ad una organizzazione che organizzava contatti fra studenti via posta: i classici “amici di penna”, insomma, con lo scopo di esercitare le proprie abilità linguistiche al di fuori dell’istituto scolastico. Ognuno doveva compilare una scheda in cui dettagliava i suoi desiderata per quanto riguardava l’interlocutore: inutile sottolineare che ogni maschietto chiese una femminuccia, e viceversa.

    Siccome non era elegante chiedere o inviare una propria foto con la prima lettera – anche in considerazione del fatto che si temeva l’intercettazione dei genitori – e siccome non esistevano nè Facebook nè Google Immagini, l’unica maniera di “valutare” la propria controparte epistolare era la scrittura. In estrema sintesi, direi che ci eravamo inventati grafologi prima di sapere che cosa fosse la grafologia: la ragazza austriaca che metteva i cuoricini come puntini sulle ì dimostrava inequivocabilmente un interesse specifico per il nostro compagno italiano, e quelli che ricevevano missive scritte in stampatello – fra cui io – erano inevitabilmente presi per le chiappe. Quando cominciarono ad affluire le prime foto, ci rendemmo conto che ci avevamo preso: la teutonica dei cuoricini aveva un delizioso visino lentigginato sotto una frangia biondo-ariana, l’inglese con cui dialogo io sembrava il ritratto di un boiler.

    Adesso, ogni volta che sento dire “ha una bella scrittura”, riferito ad un autore che fa della forma narrativa il suo forte, mi vien sempre quel pensiero lì. Non conta che noi si legga un carattere, è per me inevitabile che chi “scrive bene” debba avere anche una bella calligrafia.

    Ok: se dovessi immaginare John Berger sulla base della sua scrittura, direi che è un incrocio fra Brad Pitt, Keanu Reeves e il fascino brizzolato di Sean Connery. Berger non “scrive bene”, scrive me-ra-vi-glio-sa-men-te, e – vi scongiuro! – non fatevi impressionare dal ritmo delle prime pagine. Sembrano frasi sincopate, piccoli pensieri, ma vi assicuro che con l’andar del tempo e delle pagine Berger vi conquisterà con la storia di G., figlio di un commerciante livornese e di una amante americana, protagonista di mezzo secolo a cavallo fra Ottocento e Novecento, tra primi temerari voli (la storia di Chavez è bellissima e commuovente), spinte idealistiche, coltissimi riferimenti storici.

    Nota aggiuntiva per i triestini in ascolto: credo che siano pochissimi i romanzi ambientati (anche parzialmente) all’ombra del Carso che siano riuscire a tratteggiare così delicatamente la storia della nostra città.

    G. di John Berger è inserito nella lista dei 1001 libri da leggere a ogni costo (la trovate cliccando qui). Ci hanno azzeccato, veramente.

    recensione segnalata su http://www.masedomani.com

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    Alfonso76 said on Aug 5, 2014 | Add your feedback

  • 34 people find this helpful

    CRONACA DI UNA DELUSIONE NON ANNUNCIATA

    Il mio interesse per lei è appena inferiore a quello che provo per G. scrive John Berger a pagina 186: ma così non è, di G. gli interessa poco, lo usa più che altro per farci avanzare lungo il suo romanzo. D’altronde, G. non è particolarmente ...(continue)

    Il mio interesse per lei è appena inferiore a quello che provo per G. scrive John Berger a pagina 186: ma così non è, di G. gli interessa poco, lo usa più che altro per farci avanzare lungo il suo romanzo. D’altronde, G. non è particolarmente interessante, tutt’altro, come non lo sono suo padre e sua madre: personaggi abbastanza ordinari che niente hanno da spartire con i protagonisti epici e sovrumani, pur se inseriti negli ultimi gradini della scala sociale, presenti nelle altre opere narrative di Berger.
    Il passaggio dalla prima alla terza persona è uno stile già presente altrove in Berger: qui assume però caratteristiche diverse, perché l’io è proprio il narratore, lo scrittore, non il protagonista - si tratta di un parlare in prima persona verboso e prolisso, che si spinge finanche a indirizzarsi direttamente al lettore. Probabilmente perché dietro quest’opera c’è una precisa tesi filosofico-politica da dimostrare che Berger non riesce proprio a camuffare, se mai ci prova.
    G. non ha una visione della vita, al contrario del suo vigoroso creatore: se ne va per il mondo, sfiorando momenti storici di notevole importanza - presente, ma mai partecipe. Anzi, dimostra un notevole disinteresse per quello che gli succede intorno. La sua molla è il desiderio sessuale, l’attrazione per l’altro sesso. Ma anche nel corso delle sue avventure amoroso-erotiche, Berger è così poco stimolato dal suo personaggio centrale, da immergersi piuttosto nell’anima e assumere il punto di vista delle donne ‘conquistate’, siano esse l’indimenticabile Beatrice, la zia che inizia il giovane nipote (il sogno di tutti noi maschietti?), la cameriera Leonie, Mathilde, Madame Camille Hennequin... In pratica, la storia di questo novello Don Giovanni viene raccontata dal punto di vista delle persone sedotte, invece che del seduttore. Non perché Berger veda nelle sedotte delle vittime, fortunatamente, non ci sono né vittime né eroi negli incontri a due di questo romanzo.
    La mia impressione è che questo romanzo, peraltro il più fortunato nella carriera letteraria di John Berger, premiato col prestigioso Booker Prize, sia più vicino alla sua produzione saggistica che narrativa: se non altro tutte le volte che l’autore sale in cattedra, sceglie di spiegare e di motivare, di insegnare. Il che in un saggio è comprensibilissimo, nella narrativa invece...
    Quanto mi sono mancate le geografie aperte, sognate, reinventate che ho finora trovato nei libri di Berger! Quanto mi è mancato il suo asciutto lirismo! Se mi fossi avvicinato a Berger attraverso questo libro, avrei abbandonato il libro e perso per sempre la meraviglia del mondo bergeriano; non mi sarei iscritto immediatamente al gruppo di aNobii a lui dedicato e, quindi, non sarei venuto in contatto con le belle persone iscritte al gruppo; non avrei addirittura avviato una discussione proprio su questo libro pressoché introvabile, dando vita a una catena di fotocopie e spedizioni passate di mano con generosità e partecipazione. Fortunatamente, per me, prima sono venuti capolavori come “Da A a X”, “Festa di nozze”, splendidi libri come “Lillà e Bandiera”, “Qui, dove ci incontriamo”, “E i nostri volti, amore mio, leggeri come foto”.
    Ah, che brutta delusione, signor Berger! Più che possibile che io non l’abbia capita questa volta, che il limite sia tutto mio. Ma le assicuro che la pesantezza e fatica della lettura, la totale mancanza di interesse sono dati concreti. Il fatto che quest'opera anticipi di parecchio le sue altre da me molto amate credo voglia dire qualcosa.

    Tanta tanta perplessità.

    PS
    Continuo a riflettere su questo libro, la delusione brucia parecchio, ero convinto mi sarebbe piaciuto moltissimo. E invece... Lo definiscono il romanzo più sperimentale di Berger: magari lo è pure, ma dovrebbero aggiungere anche il più datato. Sembra un po' di trovarsi davanti a una messa in scena del Living Theatre, a quell'epoca sconvolgenti. Appunto: a quell'epoca. "G" mi ha fatto l'effetto di alcuni film di Godard, di tutti quelli da una certa data in poi (sicuramente, almeno dagli anni Ottanta in poi): datati, prolissi, cervellotici, cattedratici.
    Dimenticavo: complimenti a John Berger per come conosce la storia d'Italia. Mirabile davvero.

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    orsodimondo said on Apr 3, 2014 | 3 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    adoro berger.
    e anche qui ho trovato l'intelligenza, la bella scrittura, le immagini e le descrizioni, una storia che non è tutto ma non mi ha convinto come sempre aveva fatto.
    forse un po' lungo.
    non credo anche perchè non mi hanno mai bloccato le p ...(continue)

    adoro berger.
    e anche qui ho trovato l'intelligenza, la bella scrittura, le immagini e le descrizioni, una storia che non è tutto ma non mi ha convinto come sempre aveva fatto.
    forse un po' lungo.
    non credo anche perchè non mi hanno mai bloccato le pagine.
    ma mi è rimasto come un sospeso.

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    Gianni Bestagno said on Nov 26, 2013 | Add your feedback

  • 2 people find this helpful

    la cornice è storica ma il romanzo è intimo. si oscilla tra esteriore e interiore, qui e altrove, la realtà dei cinque sensi e l'astrazione del pensiero. un testo complesso e affascinante, sperimentale e arcaico insieme. ci leggiamo qui, come noi sia ...(continue)

    la cornice è storica ma il romanzo è intimo. si oscilla tra esteriore e interiore, qui e altrove, la realtà dei cinque sensi e l'astrazione del pensiero. un testo complesso e affascinante, sperimentale e arcaico insieme. ci leggiamo qui, come noi siamo.

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    titti said on Aug 14, 2013 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Dettaglio storico e filosofia: l'asimmetrico assetto della Storia, da dopo la morte di Garibaldi fino alla guerra mondiale. G come Garibaldi o come don Giovanni: l'autore li mescola e li meticcia.

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    Cinziabettinaglio said on Jul 9, 2013 | Add your feedback

  • 2 people find this helpful

    25.05.2012
    Non ho ancora terminato la lettura, ma vale decisamente la pena (delle 500 pagina circa).
    Ci si chiede se chi regala il libro può renderlo più bello. E se chi l'ha regalato, l'abbia letto. E se il fatto che l'abbia letto o meno, possa inf ...(continue)

    25.05.2012
    Non ho ancora terminato la lettura, ma vale decisamente la pena (delle 500 pagina circa).
    Ci si chiede se chi regala il libro può renderlo più bello. E se chi l'ha regalato, l'abbia letto. E se il fatto che l'abbia letto o meno, possa influire sulla qualità del regalo.

    30.05.2012
    Questo libro gira intorno a un pretesto. Affascinante il pretesto, bello il libro.

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    Laura AliceeilGatto Antoniolli said on May 25, 2012 | Add your feedback

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