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Galateo, overo de' costumi

Di

Editore: Rizzoli (B.U.R. 131)

3.5
(283)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 97 | Formato: Tascabile economico | In altre lingue: (altre lingue) Inglese

Isbn-10: A000074180 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Altri , Paperback , Copertina morbida e spillati , Copertina rigida

Genere: Education & Teaching , Non-fiction , Da consultazione

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Descrizione del libro
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  • 4

    Libri della mia Gioventù - Libri studi - Preso in biblioteca civica - Pedagogia - Psicologia - Capire la filosofia - Politiche e Società - Saggio italiano - Galateo

    "La verità vuole la maschera", diceva Nietzsche. E una maschera appunto indossò monsignor Giovanni Della Casa, quando decise di porre alcune sue riflessioni circa la convivenza civile sulle labbra di un vecchio che si proclama ripetutamente alquanto ignorante. È la sua voce che ci accompagna dura ...continua

    "La verità vuole la maschera", diceva Nietzsche. E una maschera appunto indossò monsignor Giovanni Della Casa, quando decise di porre alcune sue riflessioni circa la convivenza civile sulle labbra di un vecchio che si proclama ripetutamente alquanto ignorante. È la sua voce che ci accompagna durante tutta la lettura del Galateo: ed è una voce che mette alla berlina maleducazione e bizzarria inanellando esempi spassosi, che propone norme di comportamento e di conversazione ma confessa anche di non averle sempre rispettate, che si spinge con dissimulata malizia fino a criticare il linguaggio dantesco con il tono di chi si affida, nel giudicare, quasi soltanto all'esperienza vissuta. Una prosa classicamente misurata, una voce confidente: un "trattatello" intessuto di raffinata sapienza umanistica e insieme un'opera che è stata subito accolta con straordinario favore, fin dal suo primo apparire, da un ampio pubblico nell'Europa intera.

    ha scritto il 

  • 3

    Si può pensare anacronistico un libretto che, con aulica prosa, spiega di non soffiarsi il naso nella tovaglia e non scaracchiare nel piatto del vicino. Lo è , ma fino a un certo punto...

    ha scritto il 

  • 4

    Breve e piacevolissimo trattatello di estetica, da presentare ai bambini insieme alla Grammatica Italiana ben prima di Winnie The Pooh...


    Diciamo adunque che ciascun atto che è di noia ad alcuno de' sensi, e ciò che è contrario all'appetito, et oltre a ciò quello che rappresenta alla im ...continua

    Breve e piacevolissimo trattatello di estetica, da presentare ai bambini insieme alla Grammatica Italiana ben prima di Winnie The Pooh...

    Diciamo adunque che ciascun atto che è di noia ad alcuno de' sensi, e ciò che è contrario all'appetito, et oltre a ciò quello che rappresenta alla imaginatione cose male da lei gradite, e similmente ciò che lo 'ntelletto have a schifo, spiace e non si dèe fare.

    E non sol questo; ma dèesi l'uomo guardare di cantare, specialmente solo, se egli ha la voce discordata e difforme; dalla qual cosa pochi sono che si riguardino, anzi, pare che chi meno è a ciò atto naturalmente più spesso il faccia.

    Quando si favella con alcuno, non se gli dèe l'uomo avicinare sì che se gli aliti nel viso, perciò che molti troverai che non amano di sentire il fiato altrui, quantunque cattivo odore non ne venisse.

    Dèe l'uomo recarsi sopra di sé e non appoggiarsi né aggravarsi addosso altrui; e, quando favella, non dèe punzecchiare altrui col gomito, come molti soglion fare ad ogni parola, dicendo: – Non dissi io vero? – – Eh, voi? – – Eh, messer tale? – (e tuttavia vi frugano col gomito).

    Non istà bene alzar la voce a guisa di banditore, né anco si dèe favellare sì piano che chi ascolta non oda; e se tu non sarai stato udito la prima volta, non dèi dire la seconda ancora più piano, né anco dèi gridare, acciò che tu non dimostri d'imbizzarrire perciò che ti sia convenuto replicare quello che tu avevi detto.

    E come che malagevolmente isprimere appunto si possa che cosa bellezza sia, non di meno, acciò che tu pure abbi qualche contrasegno dell'esser di lei, voglio che sappi che, dove ha convenevole misura fra le parti verso di sé e fra le parti e 'l tutto, quivi è la bellezza: e quella cosa veramente «bella» si può chiamare, in cui la detta misura si truova.

    E non guardare perché le sopra dette cose ti paiano di picciolo momento, perciò che anco le leggieri percosse, se elle sono molte, sogliono uccidere.

    Rilasciato da .•.•´*`•.•. LaFigliaDelPittore .•.•´*`•.•. con licenza CC Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 3.0 Italia. http://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/3.0/it/

    ha scritto il 

  • 3

    Spesso non ci si rende conto... leggendo il titolo... di quanto possa essere una lettura esilarante. Basti pensare alla diversa "collocazione sociale" del cappello, o all'arte dello sputare a tavola! per comprendere quanto di diverso si legga in queste pagine rispetto alle buone maniere moder ...continua

    Spesso non ci si rende conto... leggendo il titolo... di quanto possa essere una lettura esilarante. Basti pensare alla diversa "collocazione sociale" del cappello, o all'arte dello sputare a tavola! per comprendere quanto di diverso si legga in queste pagine rispetto alle buone maniere moderne... ... ma è un interessante ritratto degli usi e costumi di un tempo!

    ha scritto il 

  • 3

    Questo libro ha solo un valore storico/affettivo. Letto alla luce di oggi alcune cose sono senza senso per motivi culturali ('Mai riferirsi a se stessi come "Eccellenza") altre mi stupisce che non fosserò già seguite all'epoca dell'autore: "mentre si mangia mai tenere le mani nelle parti del corp ...continua

    Questo libro ha solo un valore storico/affettivo. Letto alla luce di oggi alcune cose sono senza senso per motivi culturali ('Mai riferirsi a se stessi come "Eccellenza") altre mi stupisce che non fosserò già seguite all'epoca dell'autore: "mentre si mangia mai tenere le mani nelle parti del corpo che vengoo coperte". Se c'era bisogno di scriverlo evidentemente c'era chi lo faceva. Prima di terminare questa recensione ed andarmi a lavare le mani di nascosto, perchè sappiatelo è disdicevole farlo in pubblico, vi rammento di non controllare mai il vostro moccichino "neanche ci fossero perle e rubini".

    ha scritto il 

  • 4

    "...i modi piacevoli sono quelli che porgon diletto o almeno non recano noia ad alcuno de' sentimenti, né all'appetito né all'immaginazion di coloro co' quali noi usiamo..."


    Non crediate che sia di una noia mortale, è scritto bene, e a tratti molto ironico. Seppure non giusto in ogni sua p ...continua

    "...i modi piacevoli sono quelli che porgon diletto o almeno non recano noia ad alcuno de' sentimenti, né all'appetito né all'immaginazion di coloro co' quali noi usiamo..."

    Non crediate che sia di una noia mortale, è scritto bene, e a tratti molto ironico. Seppure non giusto in ogni sua parte, o antiquanto in certe, è una lettura fondamentale. Oggi più che mai, dove la maleducazione e il cattivo gusto regnano sovrani.

    ha scritto il 

  • 3

    Una piccola opera interamente dedicata all'apparenza che, nel '500 come oggi, checché se ne dica, conta fin troppo. Senza dubbio interessantissima dal punto di vista linguistico,lo è un po' meno da quello contenutistico: la narrazione dapprima piacevole ed ironica nel descrivere comportamenti gro ...continua

    Una piccola opera interamente dedicata all'apparenza che, nel '500 come oggi, checché se ne dica, conta fin troppo. Senza dubbio interessantissima dal punto di vista linguistico,lo è un po' meno da quello contenutistico: la narrazione dapprima piacevole ed ironica nel descrivere comportamenti grotteschi da evitare, diventa pian piano noiosa, eccessivamente "paranoica", soprattutto nella parte finale, nel cercare ogni possibile comportamento che si deve fuggire quando si è in compagnia.

    ha scritto il