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Gelo

Di

Editore: Einaudi (Letture, 11)

4.3
(218)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 358 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Spagnolo

Isbn-10: 8806187309 | Isbn-13: 9788806187309 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Magda Olivetti ; Prefazione: Pier Aldo Rovatti

Disponibile anche come: Altri

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
Un chirurgo affida a un suo studente un'insolita missione: dovrà studiare segretamente il comportamento di suo fratello, un anziano pittore che si è isolato dal mondo ritirandosi a Weng, un paesino d'alta montagna, buio e malinconico. Durante lunghe passeggiate attraverso un paesaggio pietrificato dal gelo,bellissimo e terribile, lo studente si smarrisce ben presto nel labirinto ossessivo dei monologhi del pittore in cui verità lancinanti sembrano brillare al di là della fitta trama di allucinazioni, manie, congetture filosofiche, deliri persecutori e memorie autobiografiche. Il romanzo è il progressivo coinvolgimento dello studente e del lettore nella visionaria psicosi del pittore e nella vita quotidiana del villaggio, i cui abitanti sono esemplari di una umanità priva di ogni possibile luce di redenzione.
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  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    .

    Niente, non succede niente, rimane l'orrore e la paura.
    Un colpo ben assestato a quanti di quella condizione ne conoscono i meandri. L'orrore negli occhi di chi ha ormai ha alzato il velo e, avendolo visto, non può fare a meno che notarlo, ovunque, nelle grandi città così come nel paesino d ...continua

    Niente, non succede niente, rimane l'orrore e la paura.
    Un colpo ben assestato a quanti di quella condizione ne conoscono i meandri. L'orrore negli occhi di chi ha ormai ha alzato il velo e, avendolo visto, non può fare a meno che notarlo, ovunque, nelle grandi città così come nel paesino di montagna.
    Niente, non succede niente. Già.

    ha scritto il 

  • 5

    Uno dei capolavori della letteratura del secondo '900.
    Una lettura difficile e nervosa, a tratti esasperata, sfibrante, eccessiva per alcuni versi, contorta e inafferrabile. Lo stesso narratore, d'altronde, confessa a più riprese di non capire il senso delle frasi del pittore Strauch. Weng ...continua

    Uno dei capolavori della letteratura del secondo '900.
    Una lettura difficile e nervosa, a tratti esasperata, sfibrante, eccessiva per alcuni versi, contorta e inafferrabile. Lo stesso narratore, d'altronde, confessa a più riprese di non capire il senso delle frasi del pittore Strauch. Weng è un villaggio che rimane impresso nella memoria, dopo aver letto tutto "Gelo": la moglie dell'oste e i suoi segreti, lo scuoiatore che è anche becchino, l'ingegnere, il lavoro, i boschi, le spaventose montagne metamorfiche e l'inquietante ululato. Resta tutto nella testa come in un calderone, i monologhi disperati di Strauch non trovano un senso, non hanno una madre-filosofia e non provengono da una tradizione antica. Proprio per questa loro naturalezza incomprensibile, per questo loro status di monologhi selvaggi e incontaminati, rimangono dei cammei del panorama narrativo mondiale.
    I passaggi sul dolore sono come delle ferite aperte che non solo si osserva, ma con cui si prova il gusto di aprirle fino a lacerarsi i tessuti. Non ho mai letto nulla di più lucido ed estenuante sul dolore come in "Gelo" di Bernhard. Gadda, forse. Ma Gadda aveva adottato un'altra strada per dar forma al dolore. Bernhard prova a farlo descrivere a Strauch molte volte nel corso del romanzo, e ogni volta è il fallimento: mancano le parole adatte, il dolore non si scrive, non si racconta. Si può solo vivere e ri-vivere, fargli assumere sembianze umane è grottesco. Il dolore è fuori dalla Storia eppure è così dentro a essa.
    Una traduzione splendida.

    ha scritto il 

  • 4

    Quattro stelline per questo libro in cui l'appena trentaduenne Bernhard ci sbatte in faccia "l'inspiegabile irresponsabilità del mondo" .
    Quattro e non cinque, ma solo perché a "Gelo" preferisco "Il soccombente" ed "Antichi maestri" (per non parlare del magnifico "Estinzione". ...continua

    Quattro stelline per questo libro in cui l'appena trentaduenne Bernhard ci sbatte in faccia "l'inspiegabile irresponsabilità del mondo" .
    Quattro e non cinque, ma solo perché a "Gelo" preferisco "Il soccombente" ed "Antichi maestri" (per non parlare del magnifico "Estinzione".

    Condivido in pieno quello che, di "Gelo", scrive Pier Aldo Rovatti:

    "Un contagio? E' forse di qualcosa del genere che dobbiamo testimoniare, quando constatiamo che l'osservazione fallisce, e che noi lettori di Gelo (e di Bernhard) siamo tirati dentro nel mondo di Strauch (e di Bernhard), proprio come accade al narratore? C'è un'altra esperienza di lettura, che ci mantenga in una zona di sicurezza rispetto a Bernhard? E se pure ci fosse (ma non conosco nessun lettore di Bernhard che goda di questa immunità), cosa ne guadagneremmo? Avremmo un'immunità senza godimento: quel godimento che, invece, scopriamo, pagina dopo pagina, non perchè vogliamo raggelarci o inorridire, ma perchè riusciamo anche noi ad ascoltare il sottofondo continuo che ulula e latra in ogni istante del nostro esistere. Nessuna geometria delle tenebre. Anzi, al posto dell'appiattimento in un unico colore nero, questo ´sentire' spalanca tutti i colori, li mette in movimento, e con i colori dà dimensioni alle cose, le staglia, le fa venir fuori dalla loro opacità"

    ha scritto il 

  • 2

    Ho iniziato la lettura di questo romanzo con vorace curiosità. L'ingordigia è andata però scemando nell'avanzamento, a parte il pittore Strauch, incantevole personaggio, profondo e pieno di divagazioni e riflessioni notevoli, il resto del romanzo è un claustrofobico e grigio paesotto di montagna, ...continua

    Ho iniziato la lettura di questo romanzo con vorace curiosità. L'ingordigia è andata però scemando nell'avanzamento, a parte il pittore Strauch, incantevole personaggio, profondo e pieno di divagazioni e riflessioni notevoli, il resto del romanzo è un claustrofobico e grigio paesotto di montagna, Weng, dove le più lugubri ripetitività umane vengono dilatate fino all'eccesso. Privo di storia, è apprezzabile a mio avviso solo per l'introspezione del suo protagonista. A mio avviso una rivisitazione non troppo riuscita di un capolavoro di Thomas Mann, quella montagna incantata che tanto mi tenne legato alle sue vicende. Non deprecabile, ma nemmeno ha sollevato in me esaltazione.

    ha scritto il 

  • 5

    Sulla quarta di copertina viene riportata una definizione di Ingeborg Bachmann a proposito dei libri di Bernhard: "necessari, indispensabili, inevitabili."


    È così. Gelo è ambientato a Weng, una sorta di Macondo austriaca caratterizzata però dalla persistente presenza di gelo e neve, quel ...continua

    Sulla quarta di copertina viene riportata una definizione di Ingeborg Bachmann a proposito dei libri di Bernhard: "necessari, indispensabili, inevitabili."

    È così. Gelo è ambientato a Weng, una sorta di Macondo austriaca caratterizzata però dalla persistente presenza di gelo e neve, quel gelo che intorpidisce, che penetra fino al cuore, che ammazza. Il pittore Strauch si è rifugiato lì, allontanandosi da tutto e da tutti, de quando "giunse il momento, quel certo giorno, in cui capii che dovevo farla finita, non tornare indietro, ché tornare indietro era ed è impossibile e la feci finita con loro, la feci semplicemente finita e, lontanissimo da quelle persone e dalle loro abitudini, lontano dai loro averi e dalle loro opinioni, lontanissimo dal loro mondo che non era adatto al mio mondo, proseguii, da solo, da un giorno all'altro quando mi resi esattamente conto che ormai non appartenevo più ad alcun mondo" e, per tutta la vita, ha "frequentato solo se stesso", parole sue.

    È possibile immaginare una solitudine più sconfinata di questa? Ben presto diventerà folle; eppure, la follia di Strauch è come una spirale, avvolge il lettore, lo coinvolge, lo interroga, lo mette con le spalle al muro, lo mette a nudo e non gli offre alcuna via di uscita, nessuna certezza, molte domande e nessuna risposta.

    Magnetico.

    ha scritto il 

  • 5

    un amore difficile

    lo mollo, lo mollo, lo mollo. non l'ho mollato. il pittore continuava a tessermi intorno una rete di niente abitata da spaventosi ipnotici enormi ragni lucenti. parlava ad alta voce di cose che io mi vergogno anche solo a pensare. un libro irritante e mostruoso. se all'inizio la sensazione è che ...continua

    lo mollo, lo mollo, lo mollo. non l'ho mollato. il pittore continuava a tessermi intorno una rete di niente abitata da spaventosi ipnotici enormi ragni lucenti. parlava ad alta voce di cose che io mi vergogno anche solo a pensare. un libro irritante e mostruoso. se all'inizio la sensazione è che B abbia scritto un romanzo sulla pallina del flipper, poco a poco ci si accorge di cavalcare una freccia puntata a velocità massima al centro del proprio miserrimo cranio.

    ha scritto il 

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