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Genealogia della morale

Di

Editore: Newton Compton Editori

4.3
(400)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 163 | Formato: eBook

Isbn-10: 8854138762 | Isbn-13: 9788854138766 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Paperback , Altri , Tascabile economico

Genere: Fiction & Literature , History , Philosophy

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Descrizione del libro
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  • 4

    Il corso on line su Moderno e Postmoderno continua con un saggio di Nietzsche, la "Genealogia della morale". Forse questo scritto polemico è il peggiore Nietzsche che io abbia letto, ma questo non ...continua

    Il corso on line su Moderno e Postmoderno continua con un saggio di Nietzsche, la "Genealogia della morale". Forse questo scritto polemico è il peggiore Nietzsche che io abbia letto, ma questo non gli impedisce di essere un gran bel libro: sicuramente la forma, la sperimentazione stilistica, non è ai vertici caratteristici del filosofo tedesco, ma non per questo il testo non è al solito dinamite, un far filosofia martellando contro idoli, luoghi comuni, presunte certezze, metafisiche verità, rovesciati valori. La genealogica scoperta dell'origine dell'opposizione tra "buono" e "cattivo" e la distinzione tra quest'ultimo e "malvagio", l'identificazione dell'immeschinirsi e del livellarsi dell'uomo europeo come il massimo dei pericoli, quello della stanchezza, del passivo nichilismo, della mancanza di voglia di divenire più grande, di essere - come un arco - teso, pronto al nuovo, al più difficile ancora, al più lontano ancora, minaccia peggiore di ogni presunta barbarie. Lo smascheramento del risentimento quale origine del senso di colpa e della cattiva coscienza, della crudeltà nascosta dietro ogni morale (perfino nel vecchio Kant l'imperativo categorico puzza di crudeltà, di un certo lezzo di sangue e di tortura) e interiorizzata in aggressività contro l'uomo stesso. La trasformazione di questa malattia - che poteva essere come una gravidanza o un orrendamente gioioso travaglio, un'avventura, un disprezzo per nuove sorprendenti bellezze e affermazioni, un supplizio ed esercizio da artisti - in ideali ascetici castranti, venefici, avvilenti, dall'effetto insomma simile a un'intossicazione alcolica o alla sifilide. Questi i temi delle tre trattazioni del saggio nietzschiano.

    ha scritto il 

  • 5

    Una delle più belle opere che abbia mai letto. Così profonda, giunge fino all'imo dello spirito umano non solo ottoccentesco, ma moderno. Nietzsche non propone alcunché, la Genealogia della Morale ...continua

    Una delle più belle opere che abbia mai letto. Così profonda, giunge fino all'imo dello spirito umano non solo ottoccentesco, ma moderno. Nietzsche non propone alcunché, la Genealogia della Morale è un'opera meramente distruttiva. Non semplice, i tre saggi van riletti diverse volte prima di riuscire a comprenderli onninamente. Il linguaggio nietzschiano è come sempre retorico ed un po' ampolloso, ma questo fa parte della violenza artistica con cui il filosofo si getta contro la morale e chi la adopera. Indubbiamente qualcosa da rileggere costantemente.

    Criticabile l'edizione economica della Newton, piena d'errori di trascrizione ed anche con qualche errore di traduzione.

    ha scritto il 

  • 4

    Chi leggendo Nietzsche vi scopre l'antesignano del nazionalsocialismo, non ha capito un fico secco né di quello che ha letto né - tout court - della vita in sé.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    Se si prescinde dall’ideale ascetico, l’uomo, l’animale uomo non ha avuto, sino ad oggi, nessun senso. La sua esistenza sulla terra non ha avuto in sé nessun fine; <a che scopo dunque ...continua

    Se si prescinde dall’ideale ascetico, l’uomo, l’animale uomo non ha avuto, sino ad oggi, nessun senso. La sua esistenza sulla terra non ha avuto in sé nessun fine; <a che scopo dunque l’uomo?> – è stata una domanda senza risposta; la volontà per uomo e terra mancava; dietro ogni grande destino umano risuonava come refrain, un ancora più grande <invano!>. L’ideale ascetico significa proprio questo: che qualcosa mancava, che l’uomo era circondato da un enorme vuoto – egli non sapeva giustificare, spiegare, affermare se stesso, soffriva del problema del suo significato – Soffriva comunque, anzi era, in primo luogo, un animale valetudinario: ma non la sofferenza in sé era il suo problema, sebbene, il fatto che non ci fosse risposta per il grido: <a che scopo soffrire?>. L’uomo, l’animale più coraggioso e più assuefatto al dolore, non nega in sé la sofferenza; la vuole, la va persino a cercare, sempreché gli mostri un significato della sofferenza stessa, un <perché> del soffrire. L’assurdità della sofferenza, non la sofferenza, è stata la maledizione che ha gravato sino ad oggi sull’umanità – e l’ideale ascetico le conferì un senso! Sino ad oggi è stato l’unico senso; un senso qualsiasi è meglio di nessun senso; sotto ogni punto di vista l’ideale ascetico è stato il <faute de mieux> par excellence che sia mai fino a ora esistito. In esso il dolore veniva interpretato; il vuoto enorme parve colmato; si chiuse la porta davanti a ogni nichilismo suicida. E’ fuori di dubbio che l’interpretazione portò con sé nuovo dolore, più profondo, più intimo, più tossico, più corrosivo per la vita: essa pose ogni dolore nella prospettiva della colpa… Ma malgrado tutto ciò – l’uomo venne così salvato, ebbe un senso, non fu più, a partire da quel momento, una foglia al vento, uno scherzo dell’assurdo, del <senza-senso>, poteva ormai volere qualcosa – e soprattutto non importava in che direzione, a che scopo, con che mezzo volesse: la volontà stessa era salva. [...] l’uomo preferisce ancora volere il nulla, piuttosto che non volere…

    ha scritto il 

  • 4

    Io la filosofia non la capisco: premesso ciò, le poche cose che ho capito di questo libro mi sembrano abbastanza "sensate", se inquadriamo nietzsche in una prospettiva ideologico-politica di ...continua

    Io la filosofia non la capisco: premesso ciò, le poche cose che ho capito di questo libro mi sembrano abbastanza "sensate", se inquadriamo nietzsche in una prospettiva ideologico-politica di destra.. C'è tutto qui, infatti: il rimpianto per il buon "tempo antico", dei vecchi valori-guerreschi, la volontà di potenza, il narcisismo della propria intelligenza e\o forza ecc. Il tutto condito con un trasversale e forte anticlericalismo e anticristianesimo, in particolar modo contro gli "ideali ascetici": il "prete asceta" -o l'asceta, come direbbero i comuni mortali- sarebbe, a detta del N., soltanto un "infrollito" che ha scelto la vita monastica perchè non può soddisfare appieno la propria "volontà di potenza" nel mondo: quindi lui pensa che per questo sia "meglio volere il NULLA, piuttosto che NON VOLERE". E nell'argomentare questa tesi, devo ammettere, il filosofo di Rocken si dimostra molto convincente.

    ha scritto il 

  • 5

    "Genealogia della morale" è probabilmente il libro di Nietzsche che sto digerendo con maggior fatica, non tanto perché qui egli abbandona gli aforismi brevi per una maggiore sistematicità, quanto ...continua

    "Genealogia della morale" è probabilmente il libro di Nietzsche che sto digerendo con maggior fatica, non tanto perché qui egli abbandona gli aforismi brevi per una maggiore sistematicità, quanto perché vi sono alcuni passaggi che rimbombano troppo nel mio cervello. Il libro contiene tre dissertazioni. La prima riguarda ciò che è definito "buono e malvagio" e "buono e cattivo". Si tratta di un'analisi profonda su come queste parole abbiano acquisito per noi un determinato significato. E' la famosa teoria della morale dei signori e la morale del gregge. La seconda dissertazione verte invece sui concetti di "colpa" e "cattiva coscienza". La terza e ultima è un'analisi spietata dei cosiddetti "ideali ascetici". Non mi azzardo ad andare oltre in questa recensione, temo anzi d'aver scritto già troppo e in maniera imprecisa. Lascio a chi vorrà addentrarsi in quest'opera, meravigliosa nel suo complesso ma che in qualche tratto mi ha lasciato perplesso (forse più per le conseguenze che la mia mente ha tratto da quelle parole che non per le parole in sé), il piacere della scoperta di quest'altra opera del filosofo tedesco.

    ha scritto il 

  • 4

    Composto da tre saggi più sistematici di quanto FWN ci abbia abituati: il primo è tutto sommato lineare e di facile comprensione; il secondo costringe il lettore ad una riflessione approfondita e ...continua

    Composto da tre saggi più sistematici di quanto FWN ci abbia abituati: il primo è tutto sommato lineare e di facile comprensione; il secondo costringe il lettore ad una riflessione approfondita e non scontata (necessario prendere appunti per non perdersi le cose più rilevanti); il terzo prende l'argomento un po' alla lontana, ma, nella seconda metà, martella.

    Una nota per i lettori pratici di psicoanalisi: confrontate il discorso sulla "bionda bestia" (primo saggio) e sull'origine del senso di colpa (secondo saggio) con la mitologia freudiana del padre primordiale in "Totem e Tabù"...

    ha scritto il